Pompei 4 maggio 2014
Spesso sentendo parlare dei crolli a Pompei, sorge spontanea la domanda: ma chi ci osserva dall’estero, noi italiani, eredi di questo variegato museo galleggiante che A? la nostra penisola, soprattutto il Sud Italia, che opinione deve avere di noi? PerchA? in questi casi la prima reazione A? quella di fare di tutta l’erba un fascio, quindi i cittadini in primis passano per persone di poca cultura, incapaci di gestire le ricchezze del loro territorio senza la guida di un paese straniero che dia loro fondi e regole. Oggi (domenica 4 maggio 2014) la catena umana che ha abbracciato gli scavi, ha mostrato al mondo, se i media si degneranno di trasmettere l’informazione, che la nostra gente si preoccupa seriamente della sua storia e della sua identitAi??, che se noi cittadini siamo chiamati a manifestare il nostro sdegno per una situazione di degrado ormai insostenibile, siamo in grado di farlo in maniera pacifica e organizzata, uniti da un unico fine: non permettere che il nostro passato si sgretoli. Lo stesso passato che per noi A? stato una fonte inesauribile di turismo e quindi di lavoro; ma se il disinteresse per la salvaguardia dovesse continuare ed alimentare i crolli che giAi?? stanno prendendo una frequenza preoccupante, infatti solo a marzo di quest’anno in 48 ore ce ne sono stati ben tre, non potremmo piA? continuare a vivere della preziosa rendita che i nostri avi ci hanno lasciato in dote. L’affluenza turistica che incentiva l’economia locale non sarAi?? piA? interessata a visitare una cittAi?? come Pompei quando vicino c’A? il sito di Ercolano che, grazie a un benefattore americano A? tenuto in ottime condizioni. La gioiosa e pacifica catena umana di oggi, ha dimostrato di voler esserci per dare una spinta per risollevare le tristi sorti prospettate da questo icomprensibile abbandono istituzionale. Che sia di monito a coloro i quali sono stati indicati come responsabili di questo bene comune per non tirare troppo la corda, errare A? umano, perseverare A? diabolico. Oggi abbiamo dimostrato che Pompei vive.



2 Comments
Carissimo Fiore e a tutti dei CDS Soprattutto a Chiara che,da giornalista “navigato” faccio i complimenti. Non solo Pompei é stata vittima dell’Italia, ma pensiamo anche alla Reggia di Caserta e al Real sito di Carditello. “Vae victis” disse il capo barbaro Brenno dopo aver pensato di aver sconfitto per sempre i Romani. Ma la frase si applica purtroppo molto bene ai nostri fratelli meridionali, vittime di una propaganda decennale di colonialismo e di presunta “inferiorità”. Bisogna ricordare ai nostri “fratelli assassini” che il primo vero parlamento nacque in Sicilia sotto i Normanni e non in Inghilterra come credono i più. E, con tutta la benedizione del grandissimo Dante, ance la lingua italiana (il vulgare) é nato nel Regno meridionale nel XIII secolo. E chi più ne ha più ne metta.
Forza e Onore
Nino Alimenti
Bondi di Forza Italia si dimise quando ci fu il primo crollo, dovuto sembra, alla pioggia. Lo fecero dimettere per incompetenza. Ma gli attuali amministratori se ne fregano allegramente della pioggia e delle incurie.
Altro bel tomo, che addirittura aveva le chiavi delle reggia di Caserta per fare footing…questa sarebbe la classe dirigente del sud?
Al di là dell’aspetto politico non si trova la via per avere una gestione oculata…eppure quel sito di Pompei dovrebbe essere fonte di guadagno, non solo di cultura.
A chi conviene tutto ciò?
Non amo fare il complottista, ma c’è qualcuno che sta facendo l’inventario dei beni culturali italiani forse per allungare le mani in vista del fallimento italiano verso cui stiamo andando, con il tacito accordo dei nostri amministratori.
Noi da anni sogniamo una classe dirigente del sud e intanto…
Nell’ultimo libro di Lorenzo Del Boca: L’Italia bugiarda, scrive dei molti paralleli esistenti tra il parlamento di Torino dell’800 e questo attuale, ladri, affaristi e truffatori erano e tali sono rimasti.
Che cosa potevamo aspettarci da un Paese nato sulla violenza e sulla truffa?
E il sud… continua a dormire come se nulla accadesse da 154 anni…peccato!