di Angelo D’Ambra
Quando nel 1610 iniziarono i lavori per la realizzazione dei Regi Lagni il viceregno spagnolo osA? affrontare un problema che da secoli attanagliava la Campania Felix. Le continue inondazioni del fiume Clanio infatti tormentavano le popolazioni locali e impedivano lo sviluppo urbanistico sin dallai??i??epoca romana quando Livio e Virgilio descrivevano Acerra e Liternum come siti spopolati e assediati dalle acque. Tali effetti negativi si accentuarono nel Medioevo e persisterono nelle etAi?? normanno-sveva e ancor piA? in quella angioina, quando Napoli divenne capitale del Regno e i suoi confini territoriali e la sua capacitAi?? amministrativa non potevano piA? fermarsi allai??i??alveo del Clanio. Lai??i??opera di bonifica e costruzione della rete idrica, sicuramente una delle maggiori per lai??i??epoca, fu conclusa nellai??i??arco di sei anni sulla base di un preciso progetto che considerava attentamente questioni geografiche e morfologiche e poneva definitivamente fine al problema delle inondazioni.
I Regi Lagni sono canali rettilinei che raccolgono acque piovane e sorgive convogliandole dalla pianura a Nord di Napoli per oltre 56 Km da Nola verso Acerra e quindi al mare, tra la foce del Volturno ed il lago di Patria, estendendosi lungo 110 mila ettari pianeggianti dalle grandi qualitAi?? agrarie delimitati a nord-ovest dal litorale domizio e dal bacino del Volturno, a sud-est dall’area casertano-nolana e a sud-ovest dai Campi Flegrei. Unai??i??opera realizzata da architetti di talento come Fontana, Tortelli, Casale.. che va a comporre un complesso sistema di drenaggio svolgendo una funzione fondamentale per la tutela dellai??i??equilibrio idro-geologico e rappresenta una delle opere maggiori di quel tempo, affiancata nel 1629 dallai??i??acquedotto di Carmignano, testimonianza di efficienza dei governi vicereale e borbonico.
Per cui oltre ad essere un bene storicamente rilevante e invidiabile, sono anche qualcosa da conservare in maniera responsabile e attiva per la difesa del territorio. Al contrario proprio lai??i??assenza di attenzione e consapevolezza dellai??i??immensa utilitAi?? e al contempo della delicatezza dei Regi Lagni, fanno si che oggi versino in un indecoroso stato di abbandono con la scomparsa di filari di pioppi Settecenteschi, la distruzione di mulini e ponti in muratura (a volte sostituiti con anonimi manufatti in cemento), in un contesto in cui i centri urbani dislocati a destra e a sinistra del suo tracciato, per un totale di oltre 425.000 abitanti, continuano caoticamente a dilatarsi. Tutto ciA? mette a rischio la tenuta degli equilibri morfologici. I Regi Lagni servivano proprio a drenare lai??i??acqua da zone come quella di Sarno che rischiava di franare anche allora ed in piA?, in quanto sede di una notevole sedimentazione di detriti erosi dalle circostanti fasce montane, i Regi Lagni necessitavano e necessitano di una continua opera di manutenzione.
Ma quanti sono i disastri ambientali che le odierne efficientissime autoritAi?? governative non sono in grado di prevenire nAi?? di risolvere? Che lai??i??incapacitAi?? di avviare in quasi venti anni un ciclo virtuoso di smaltimento dei rifiuti esponendo la popolazione a pericolosissime malattie, non ci lasci dimenticare i gravi problemi riguardanti la tenuta degli assetti idrici e morfologici che hanno avuto negli scorsi anni risvolti davvero tragici.
Se pensiamo che nel penultimo anno del suo viceregno, Pietro Fernandez di Casto, conclusa lai??i??opera di bonifica di Caserta e tutta Terra di Lavoro, predispose severe misure di vigilanza e di repressione atte a difenderla dallai??i??invadenza delle attivitAi?? delle industrie di canapa e lino; se pensiamo che nel 1749 Carlo di Borbone preoccupato di assicurare maggiore stabilitAi?? alle sponde degli alvei, ordinava la collocazione di pioppi su entrambi i lati dei Regi Lagni con un ritmo di 6000 piantate lai??i??anno che si susseguirono per diverse stagioni! non possiamo non meditare sul fatto che i successivi governi non hanno mostrato pari attenzione nellai??i??amministrazione del patrimonio idrogeologico ed agricolo dellai??i??ex-Regno delle Due Sicilie ormai divenuto Sud.
La bonifica seicentesca fu ripresa agli inizi dellai??i??Ottocento e prosciugA? le paludi di Acerra, Candelaro, Aurno, Loriano, Maddaloni, S.Arcangelo, Pozzobianco, Ponterotto, Pascarola, Apramo e Melaino con la creazione delle sorgenti della tenuta di Carditello. Poi a seguito del decreto reale del 1839 fu la volta del bacino inferiore del Volturno con imponenti lavori di bonifica che comportarono il tracciamento di molte strade come la Capua-S.Maria la Fossa-Grazzanise e lai??i??Arnone-Castel Volturno e la Pozzuoli-Qualiano-Giuliano.
Da allora cosa ne A? dei Regi Lagni? Cosa ne A? di questa fondamentale opera idrica? Oggi i Regi Lagni non sono che maleodoranti fogne a cielo aperto in cui viene sversato di tutto che convogliano a mare e che sono in collegamento coi pozzi utilizzati per irrigare i vicini campi. Sono cambiati i tempi, sono cambiati i governi.


