Aprile e Musumeci: Lettere al Parlamento delle Due Sicilie.

fiore a fagnano consegna tessera a salvo musumeci

La consegna della tessera dei Comitati Due Sicilie al Maestro Salvo Musumeci.

 

Aprile e Musumeci:  Lettere al Parlamento delle Due Sicilie.

“Prima, manco si piegavano lorsignori a contrastare il nuovo meridionalismo, ritenuto marginale, neoborbonico e no; ora va bene anche Efialte, se vende la propria gente, in odio alla sua gobba.”

Di Fiore Marro

Caserta 10 giugno 2019

Sabato 1 giugno 2019 a Napoli presso la Sala Storica della Provincia di Napoli in Santa Maria la Nova si è riunito il Parlamento delle Due Sicilie, presieduto da Gennaro De Crescenzo .

Tra le tante note positive della giornata identitaria, mi preme riportare, visto che sono uno dei due che hanno ricevuto gli scritti in questione, l’altro destinatario è stato proprio Gennaro De Crescenzo, lettere, parole di incoraggiamento del maestro Salvatore Musumeci  presidente del MIS ( Movimento per l’Indipendenza della Sicilia)di  Pino Aprile, oramai da anni riconosciuto dai più come uno dei traghettatori del cosmo meridionalista.

Santa Venerina (CT) 1 giugno 2019

Salvatore Musumeci, dirigente scolastico, presidente del Mis e storico della Sicilia, da la propria disponibilità a lavorare nel Ministero Cultura del Parlamento delle Due Sicilie. Augura a tutti voi un buon lavoro. A presto

Ecco, invece, le parole di Aprile:

Aosta 31 maggio 2019

cari amici,

volendo prendere le distanze da voi, ho cercato il posto più lontano in cui rintanarmi. Avessi scelto Trapani, sarei stato facilmente rintracciabile: dove lo becchi Pino Aprile? A Sud.

Così ho accettato di essere temporaneamente deportato in terra sabauda (e senza manco opporre resistenza, anzi!): una cosa organizzata da mesi, su indicazione della mia casa editrice.

Ho evitato Fenestrelle (tutto esaurito per una gara di spogliarelli di coppia, anche se non è san Valentino; e se avessi partecipato, nella famosa vasca ci sarei finito per giusta causa…) e sono approdato ad Aosta.

Un saluto sarei venuto a darvelo. Non faccio parte della vostra associazione, ma seguo da tempi non sospetti la vostra attività e ammiro le vostre ricerche e le tante iniziative, cui spesso partecipo: fra i crimini contro l’umanità che mi verranno contestati, l’accusa mostrerà qualche articolo su “Oggi”, grazie ai quali conobbi gli Argenio che chiedevano: «Allora queste cose si possono scrivere sui giornali nazionali?”. Ma la condanna verrà per il reportage in cui molti di voi erano fotografati dinanzi e sullo scalone della Reggia di Caserta, per annunciare la rinascita del Parlamento delle Due Sicilie, che parve una bizzarria.

Sono giornalista, e quella mi era parsa una notizia sottovalutata: ci sono notizie-imballaggio (voluminose e piene di nulla, da smaltire in appositi cassonetti) e notizie-bocciuolo (che il tempo ingrandisce). Quella era una notizia-bocciuolo. Naturalmente, mi sbagliavo… (attento al tono di lettura, qualcuno potrebbe prenderla sul serio la battuta).

Questo accadeva ben prima che pubblicassi “Terroni” (ma gli Argenio mi avevano già marchiato a fuoco con la cravatta identitaria).

Sapete come la penso: credo che la cosa migliore che io possa fare per la ricostruzione di una comunità consapevole meridionale sia difendere la mia libertà di vicinanza e di non appartenenza. Il che mi rende inviso a chi mi vorrebbe organico, come si diceva una volta, ma mi fa restare credibile (o, almeno, mi fa restare nella condizione che rende credibili).

Così, sono molto attivo nel sostegno e nel dibattito di tutto quanto (quasi tutto: fegato e gabbasini hanno indice di tolleranza alto, ma anche un punto di rottura) si muove per la riconquista della consapevolezza di quel che ci è stato fatto e taciuto, perché non sapessimo di cosa siamo capaci.

Solo una comunità conspevole e gelosa della sua dignità può veder emergere dal suo interno una classe dirigente che ne sappia rappresentare i diritti, ottenerli, difenderli. Qualcosa la stiamo già vedendo: abbiamo giornalisti più attenti e combattivi; abbiamo dei sindaci che non vendono i diritti dei loro cittadini alla disciplina di partito; abbiamo parlamentari che hanno saputo controbattere al tentativo dei razzisti di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna di scappare con la cassa (come non bastasse quanto hanno rubato finora); abbiamo un mondo accademico che ci ha sorpreso, prendendo posizioni contro la Secessione dei ricchi; abbiamo amministratori non solo locali che bonificano un po’ di vie e piazze lardellate dei nomi di massacratori o anche solo per ridare un po’ di equilibrio al racconto stradale della nostra storia.

Per capire la portata di queste cose, se dieci anni fa, la vedova scaltra avesse detto: “Signore, fatemi vedere almeno degli amministratori così, giornalisti così, librerie piene di testi meridionalisti, docenti universitari fare blocco e con dei nostri parlamentari far fallire la più grande rapina mai tentata dal Nord, dopo il 1861 e poi raccoglietemi pure accanto a quell’anima benedetta”…, oggi ne leggeremmo i manifesti funebri: “Rapita all’amore di figli e nipoti, ha raggiunto l’amato bene”.

Ne abbiamo pure prove in negativo: prima, manco si piegavano lorsignori a contrastare il nuovo meridionalismo, ritenuto marginale, neoborbonico e no; ora va bene anche Efialte, se vende la propria gente, in odio alla sua gobba.

Oggi, nel dibattito politico e culturale, i nostri temi sono centrali, declinati in modi diversi, ognuno con la sua ricetta che non concide con quella altrui, ma tutte miranti allo stesso risultato. Chi dice che non cambia mai niente?

Detto questo, abbiamo il dovere dell’impazienza.

Pino Aprile.

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