“oggettivamente l’identitAi?? del nostro territorio andrebbe organizzata realisticamente in espressioni politiche.” (Costagliola)
Sono daccordo, cambierei solo l’ultima parola da “politiche” a “civiche”. L’unico modo che personalmente accetto di partecipazione alla pubblica amministrazione A? solo lo strumento della lista civica. Non ne concepisco altri.
Io parlo da Modena e forse, essendo lontano da realtAi?? come le vostre (ma che considero mie pur essendo barese), non riesco a cogliere pienamente quanto, per molti di voi, sia importante la possibilitAi?? di poter entrare nell’amministrazone dei vostri territori martoriati da decenni di colonialismo politico e culturale. Forse A? questo il mio peccato originale.
Quello che la politica di questo Stato italiano ha fatto alla nostra terra A? comparabile ad un’altro effetto del colonialismo a cui siamo sottoposti, quello della cosAi?? detta Emergenza Rifiuti. I danni arrecati alla nostra terra e alla nostra gente dalle centinaia di discariche abusive non saranno recuperabili in pochi anni, ci vorranno centinaia di anni e probabilmente quelle terre, oggi contaminate, verranno ricordate con nomi e nomignoli che avranno nella radice il male che hanno trasmesso e nascosto.
I danni fatti dalla politica italiana nelle nostre terre sono identici. Ci vorranno anni prima che la gente cominci a liberarsi dell’idea che uno qualsiasi degli aspetti di questa politica ci appartenga. La politica italiana, e i mali che produce, sono l’effetto di decenni di sversamento illegale di rifiuti politici.
Ha ragione Luca Esposito a dire che le nostre idee cozzano vigorosamente con quelle della politica italiana, c’A? un abisso profondo! Siamo incompatibili ma A? nel nostro DNA. Noi siamo l’anti Stati italiano (di cui formalmente oggi facciamo ancora parte), noi dovremmo essere i difensori delle istanze degli abitanti della nostra terra. La politca italiana per noi dovrebbe essere politica estera! Noi dovremmo costruire la nostra politica. Diversa da quella a cui ci hanno abituati fin oggi e che A? la causa prima di tutti i nostri mali.
Non sono importanti i finanziamenti pubblici, le promesse, le poltrone, i primi posti, lo scranno parlamentare, ragazzi questa e roba da vomito, questa A? la politica tal quale come ci A? stata tramandata dall’unitAi?? d’Italia da quei parruccchieri di Cavour e compagnia bella…
Dovremmo impegnare le nostre forze per far capire a quanta piA? gente possibile che il nostro male A? l’Italia. Non allearci con chi non aspira altro che trovarsi nella camera dei bottoni per dirottare i prossimi fondi statali a suo piacimento, nel nostro caso, magari per aprire un bel giornale a tiratura settimanale, che poi non comprerAi?? nessuno ma che comunque arriverAi?? in tutte le case delle persone che vorremo con la marca da bollo pagata dalla regione, dalla provincia o dallo Stato. Questo non significa fare politica, questo A? continuare a farsi del male, ed alimentare quel sistema che ci ha sprofondati nel baratro in cui sono le nostre cittAi?? e le nostre terre.
Noi dovremmo essere la risposta a questa feccia italiana.
Dovremmo anche, come dice giustamente Costagliola, smettere di chiamarci meridionalisti. Il meridionalismo con noi non centra niente, perchA? ci limita e ci vincola ad una visione italiana del problema (il meridionalismo nasce come scienza che studia ed indaga le cause dell’arretratezza del Mezzogiorno continentale ed insulare rispetto alle zone del Nord, analizzando motivi, sociologici, storici, culturali ed economici, cosa centriamo con tutto questo se noi cerchiamo, inceve, di dimostrare che quanto il meridionalismo cerchi non A? mai esistito se non in chiave di pure sfumature?).
Infine, vorrei rispondere a chi dice che non entrare in politica significa isolarsi. E’ vero invece il contrario! L’isolamento, il frazionamento, le divisioni continueremo a procurarcele cercando legami con i nostri aguzzini. L’isolamento a cui siamo relegati come terra, il luogo comune come marchio infamante dei nostri comportamenti, l’abbandono economico a cui le nostre terre sono sottoposte, chi ha creato tutto questo, se non la politica affarista di un certo sistame italiano?
Isolarsi significherAi?? legarsi ad un partito e fare passare le nostre aspirazioni, le nostre idee come idee e aspirazioni di una sola parte politica. Isolarsi significherAi?? legarsi a questa politica cosAi?? notoriamente lontana dalla gente e dai suoi problemi.
Ma isolarsi significherAi?? anche credere di entrare in un partito con l’illusione di condizionarne le intere scelte, perchA? ogni partito italiano A? una piccola riproduzione dell’Italia con al suo interno delle regole, di cui al primo posto si troverAi?? “il partito A? uno e indivisibile…” ecc…
Per cui se vogliamo continuare ad isolarci entriamo pure in politica, continuiamo a fare le cose cosAi?? come si sono fatte fin d’oggi. Ma se invece, vogliamo creare qualcosa di veramente alternativo, un vero punto di riferimento, allora dobbiamo costruirci la nostra Politica, il nostro Stato, la nostra Identita, A? certamente una strada molto piA? difficile, ma per gradi ci si puA? arrivare. Per gradi perA?!
Marco Fortunato CDS Emilia-Romagna
P.S. Spero che le mie parole non vengano prese in polemica da nessuno perchA? non voglio fare polemiche ne accuse, il mio intento A? solo quello di parlare e scambiarci opinioni, possibilmente senza accuse e offese.


