Di Chiara Foti – Formia 04.09.2013
Si chiuderAi?? a Cervinara, paese di origine di Fiore Marro, la presentazione del suo libro “La fine dei vinti”che in tale occasione giungerAi?? alla ventesima esposizione ufficiale. Affiancheranno l’autore il giornalista Rai Rino Genovese, appassionato di meridionalismo e il promotore dell’evento ultradecennale “Sulle tracce dei briganti” Mauro De Lucia. SarAi?? tra i conferenzieri Giovanni Precenzano, amico dell’autore ed esponente della NNI (Nazione Napolitania Indipendente). IntrodurrAi?? i lavori il prof. Franco Martino, una delle figure di spicco nell’ambito culturale cervinarese e ideatore della serata. Dopo un saluto introduttivo da parte delle autoritAi?? locali, InterverrAi?? l’autore a raccontare del romanzo di cui alcuni brani verranno letti dal Maestro Rino Cuomo.
Di seguito alcune recensioni:
Questo libro ,ai???LA FINE DEI VINTI ai???di Fiore Marro , si configura come un libro coraggioso perchAi?? affronta con determinazione e senza falsi pudori od occultamento di veritAi?? storiche, per quanto amare e dure esse possano essere, una tematica, cosAi?? trascurata dalla storiografia ufficiale quando non fatta oggetto di unai??i??analisi superficiale, se non stereotipata e persino denigratoria, quale quella riguardante il cosiddetto fenomeno delAi??ai???BRIGANTAGGIO MERIDIONALEai???.
Un lucido e razionale esame viene effettuato dallai??i??autore che esprime, con chiarezza di vedute, la sua tesi.
Un popolo timorato di Dio, ancorato , nel corso dei secoli , a due pilastri fondamentali della sua esistenza, rappresentati dalla fede nel proprio re e nelle istituzioni religiose, viene fatto oggetto di una tale violenza da parte dellai??i??invasore piemontese, da subire una profonda trasformazione sociale.
Molti diventano briganti e , da persone semplici dedite ad unai??i??onesta professione, si mutano in uomini che con le armi difendono il loro re, la loro libertAi?? di scelta, il loro diritto allai??i??autodeterminazione.
In quella societAi??, regolata su di un antico ritmo, vengono sconvolte tutte le regole sociali fino a quando non cadono ad uno ad uno tutti i tabA? e,nel caso menzionato dallai??i??autore, anche quello di non cibarsi di carne umana.
Eai??i?? cosAi?? che il popolo meridionale sprofonda nel baratro dellai??i??abiezione morale, segnato ed etichettato dallai??i??opinione pubblica nazionale e , talvolta anche internazionale, come portatore del male, di negativitAi?? e non giAi?? a causa di ben accertate ragioni storiche, ma bensAi?? per una naturale ed intrinseca natura degli abitanti del Sud. Come a dire, criminali si nasce.
Il giudizio, fin dallai??i??inizio, A? ben deciso. Giovanni Dai??i??Avanzo A? da condannare, cosAi?? come tutti gli altri appartenenti alla banda di briganti, in quanto irrimediabilmente colpevole. Ed A? in quel giudizio preconcetto che si ravvisa tutta la condanna che la societAi??, fin dai primi istanti di vita della nuova nazione italiana, esprime nei confronti dei vinti meridionali. Essi sono da condannare in quanto barbari, poco piA? che animali, di certo intellettualmente e moralmente inferiori ai vincitori.
Lai??i??autore non nega lai??i??abbrutimento dei vinti, il loro ricorso alla forza bruta, ma ne indaga le ragioni storiche e lo fa mediante la presentazione della figura di Giovanni Dai??i??Avanzo che da poliziotto e , quindi, da tutore dellai??i??ordine costituito, si trasforma in brigante e , quindi, nel suo assoluto contrario.
E questo cosa ci insegna? Nientai??i??altro che questo: i confini tra lecito ed illecito, tra lai??i??essere membro di unai??i??istituzione e brigante, e quindi, secondo la comune concezione, un fuorilegge, sono labili. E cosAi?? se Giovanni nel suo mondo, quello non ancora fatto oggetto di invasione da parte dei Savoia, A? un poliziotto e , quindi, la quintessenza della difesa dellai??i??ordine costituito, diviene, nel momento in cui quel mondo viene derubato della sua identitAi??, sfruttato, maltrattato, fatto oggetto di violenza, brigante ossia apparentemente un fuorilegge, ma , nei fatti, ancora un garante delle istituzioni, ma non di quelle instaurate dagli invasori, ma di quelle piA? antiche che sono state destituite, rinnegate e che egli vuole ristabilire.
La strada che egli sceglie A? quella della ribellione anche a costo di uscire paradossalmente fuori dalla societAi?? per vivere fuori di essa come BRIGANTE. Ed A? nella ribellione che Paolino Amato ed i suoi dipendenti Aniello e Vincenzo ed altri meridionali ancora trovano la loro ragione di vita, ad essa affidano il compito del recupero dellai??i??antica identitAi?? e dignitAi?? perduta. Ed A? questa la via che lai??i??autore ci indica , quale unico strumento per ridare un barlume dai??i??orgoglio, un sussulto di fierezza al popolo meridionale che A? storicamente un vinto, ma nel cui animo persiste un forte anelito alla libertAi??, al trionfo della giustizia.
La narrazione procede densa, incalzante, senza concessione a pause narrative che possano distogliere lai??i??attenzione del lettore deviandola verso altre tematiche di secondaria importanza. E questo costituisce, a mio avviso,unai??i??arma a doppio taglio perchAi?? se , da un lato, il lettore A? talmente coinvolto nel ritmo narrativo da sentirsi intimamente partecipe degli avvenimenti menzionati, dallai??i??altro, tuttavia, la crudezza dei fatti, il susseguirsi continuo degli avvenimenti, degli interrogatori, delle riflessioni di Paolino possono generare in lui una certa stanchezza con inevitabili cadute dai??i??attenzione . Lai??i??adozione di un artificio quale quello di sviluppare allai??i??interno della narrazione principale, un motivo o una trama secondaria avrebbe potuto, a mio modesto avviso,ovviare a tale inconveniente.
Trattasi, comunque, di una scelta narrativa dellai??i??autore, che forse, in tal modo, vuole creare un forte coinvolgimento emozionale nei suoi lettori.
Il materiale si presenta piuttosto fitto, in alcune parti del libro, lai??i??autore incede in un uso privilegiato del discorso diretto, in altre in quello de discorso indiretto. Ed anche qui, forse bisognerebbe, secondo me, pervenire ad un maggior equilibrio, in modo tale da conferire alla narrazione maggiore dinamicitAi??.
Il linguaggio adottato da Fiore Marro A? quello vagamente arcaico dai??i??una volta. In tale campo, lai??i??autore dimostra una notevole padronanza del mezzo linguistico prescelto. Talvolta Fiore indulge con maestria nellai??i??uso del dialetto napoletano che ci presenta nella sua forma piA? schiettamente colloquiale.
Belle anche le parti piA? sinceramente descrittive in cui Paolino ci parla di Roma, del suo amore per questa cittAi?? o ci comunica la sua personale percezione delle cose e del mondo che lo circonda. Sai??i??evince da esse un senso lieve, dolce dellai??i??esistenza, il sentimento di appartenenza del protagonista alla sua cittAi?? e la sua simpatia per il popolo napoletano.
In sintesi, questai??i??opera rappresenta sicuramente un importante contributo allo sviluppo e rafforzamento del perduto sentimento di identitAi?? delle popolazioni meridionali, nonchAi?? uno strumento di comprensione della storia del Sud Italia o meglio dellai??i??ex regno delle due Sicilie.
Pina D’Isanto



4 Comments
Un complimento ancora è” d’obbligo”,non nel senso letterale dell’espressione,ma perchè ancora una volta meritato e meritato a larghi voti !
Molto bene e auguri a far sempre meglio e di più Gianni Salemi
Grazie per le bella parole caro don Giovanni.
Il titolo del libro è interessante e le recensioni pure. Dovrebbe essere degno di nota la ricerca per mettere in luce gli occultamenti dei fatti e le azioni dannose perpetrate a danno dei meridionali.
Grazie ancora Antonio, devo ancora procurare di spedirtene una copia. A presto.