
Lo scrivano pubblico A? il sensale delle parole.
Il suo stile A? immutabile, semplice, abborrente da metafore e da qualsiasi figura.
Ama la brevitAi?? per convincimento che ha di persuader meglio altrui e giovare piA? sollecitamente a sAi?? stesso.
Egli non cerca mai modi eleganti nel manifestare ciA? che pensa il suo vicino. Sa bene che l’eleganza e il lusso ingenerano la corruzione della specie umana. Indarno i suoi clienti gli raccomandano di usare de’ mezzi termini, delle frasi velate, delle allusioni.
Egli A? chiaro ed originale. – Ama come Orazio il vin di Bromio e la solitudine, ma non possiede una villa. Gli basta una pietra vesuviana che lo sostenga nel giorno, e le lettere o per meglio dire le epistole!
Egli ama le lettere e gli cal poco che siano amene o belle lettere. Pur che siano lettereAi??altro non chere.
L’apice delle sue cognizioni leggesi sur una tabella che talora pende sul davanti del tavolino. – ColAi?? A? scrittoAi??si traduce il francese.
L’apice della sua agiatezza A? quando ha tal credito mensile, da trovar ricovero in qualche canto di bottega, o, quando riparasi presso un fabbricante di occhiali della strada Quercia, ed accoppia la sua insegna a quella dell’ottico. CosAi?? al trasparir degli occhiali, quegli stima di esser meglio veduto.
Lo scrivano ha pure la sua tariffa col prezzo de’ suoi lavori, cominciando dalla supplica in carta semplice fino al volume delle cento pagine in folio scritto alla spagnuola, vero apogA?o dell’arte sua.
Tra noi popolani han bisogno di ricorrere altrui, quando son lontani da lor’ compagni e da’ congiunti, epperA? stretti si veggono a domandar l’opera del segretario pubblico, a svelargli i piA? intimi misteri del cuore, ad affidare a prezzolata penna quella prudente indagine paterna che custodisce la pace del focolare domestico.
PerA? di costa a questi uomini che seggono professando lettere ne’ siti giAi?? innanzi descritti, vedete posarsi una o piA? donne e vecchi e giovani con bamboli. Quella al marito assente, ricorda se stessa, i figliuoli, le miserie in che lasciavala, la seduzione che la circonda, ed i fatti gelosi dell’onor suo confida all’ironico segretario che sol di parole fa merce: questa ammonisce giovane figliuolo perchAi?? desista da scioperata vita che in sorgente di precipizi lo mena. Altri rimprovera la frode, altri sparge la discordia, altri promette di solvere il debito. E lo scrivano pubblico vede innanzi agli occhi passarsi le immagini di tanti uomini traditori o traditi, spergiuri o fraudolenti, ovvero miseramente virtuosi. Lo scrivano A? non pur l’interpetre di tante svariate e strane passioni, ma A? il depositario degli altrui palpiti, delle amarezze, delle gioie di fanciulle povere e onorate che per difetto d’istruzione debbon talvolta con se medesime e di se stesse arrossire. Il segretario pubblico meglio che alcun altro scrittore del giorno potrebbe riassumere e redarguire i moti dell’animo plebeo, tenendo innanzi le tendenze, tipo del popolare intendimento e del costume.
Tratto da: De Bourcard: “Usi e costumi di Napoli e Contorni” volume I, pag. 151-153, brano di Carlo Tito Dalbono.
fonte: il quotidiano di ventura
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