L’acquafrescaioAi??(oAi??acquajuolo) era colui che vendeva acqua fresca e limonate agli angoli delle strade.
Solitamente disponeva di un carretto con il quale girava per le strade della cittAi??, mentre alcuni piA? fortunati riuscivano a stabilizzarsi aprendo un proprio chiosco, ornato con erbe e limoni. I tipi di acqua che si potevano comprare dall’acquafrescaioAi??erano di diverso tipo:
Acqua addirosa: Acqua profumata, solitamente aromatizzata con un leggero profumo di vino o di alcune fragranze leggere.
Acqua annevataAi??= Acqua fresca, che veniva raffreddata grazie a blocchi di ghiaccio posti in un vano delle botti in cui veniva conservata.
Acqua appanataAi??= Acqua nella quale veniva inserito un po’ di pane abbrustolito per preparare polpette o ripieni.
Acqua chiuveticceAi??= Acqua piovana che veniva raccolta in secchi ed era utilizzata per innaffiare o lavare i panni.
Acqua ‘e ciummeAi??= Acqua di fiume
Acqua ‘e mareAi??= Acqua marina, venduta ai pescivendoli per tenere in vita il pesce appena pescato.
Acqua ‘e SerineAi??= Acqua proveniente dalle sorgenti del Serino.
Acqua ‘e TeleseAi??= Acqua di Telese, acqua che ha un odore di uova andate a male,odore di acido solfidrico.
Acqua ferrataAi??= Acqua ferruginosa, ricca di sali di ferro, utilizzata come rimedio per la clorosi e l’anemia.
Acqua mortaAi??= Acqua di stagno
Acqua suffregnaAi??= Acqua Sulfurea, che sgorgava dalla sorgente di via Chiatamone e da quella nei pressi della chiesa di Santa. Maria della Catena, era portata e conservata in recipienti a forma di anfora, dette Mummare, che la conservavano e la mantenevano fresca per molto tempo.
Con il caldo estivo, perchAi?? non rinfrescarci con la storia dell’Acquaiuolo, raccontata proprio da una degli ultimi “superstiti” di questo antico mestiere?
Si trova tutt’ora a Via dei Tribunali, vicino alla pizzeria Sorbillo: passate a darle un omaggio!
Si tratta infatti di un mestiere che a Napoli fu inventato proprio per combattere la… crisi del posto fisso per i giovani.
Gli acquaioli erano spesso ragazzi con una etAi?? che andava dai 15 ai 25 anni, in cerca di qualche piccolo soldo da risparmiare: si muovevano con piccoli carretti di legno, mentre i piA? fortunati riuscivano a comprarsi piccolissimi locali.
Lai??i?? acqua che vendevano era quella sulfurea proveniente dal Monte Echia, conosciuta come ai??? l’acqua d’ ‘e mummarelleai???. Le mummarelle erano anfore in terracotta in grado di conservare fresco il liquido.
Le fonti dalle quali gli acquaioli si rifornivano erano principalmente due: quella “frizzante” di Santa Lucia, che scorreva sotto il Monte Echia, e la fonte del Serino, che, dai tempi dei Romani ad oggi, rifornisce d’acqua corrente tutta Napoli. (Piccolo omaggio alla signora Gentile).
Gli acquafrescai del Borgo Marinaro furono poi chiamati “Luciani” proprio perchAi?? spesso si riunivano attorno alla chiesa di Santa Lucia: si trattava per lo piA? di giovani e seducenti venditrici che attiravano clienti offrendo loro acqua fresca e dissetante, spesso aggiungendo una spremuta di limone per regalare una bibita dissetante.
I Luciani erano soliti concludere questa “sessione estiva” di mercato con un festa che aveva luogo l’ultima domenica di agosto in onore della Madonna della Catena: essi avevano l’abitudine di tuffarsi a mare e gettavano in acqua chiunque si trovasse a passare a quell’ora per la riviera.
Piccola curiositAi??:
“AcquaiuA?, l’acqua A? fresca?”
“E’ fresca comm’ ‘a neve!”
Come facevano a mantenere l’acqua VERAMENTE fresca, nonostante il solleone di Agosto?
Con un sistema “rubato” agli antichi romani: merito proprio delle anfore di terracotta. Nei locali, invece, si utilizzava un “frigorifero” d’argilla in cui mettere grossi rifornimenti di vasi.
Fonte: Valerio Iovane e Federico Quagliuolo


