
In due occasioni vanno in giro i banditori di vino: o all’apertura di una nuova cantina; o quando ad una giAi?? aperta cantina capita qualche botte di vino nuovo. Ma oltre a queste due ve n’A? una terza ragione, ed A? quella di risvegliare nella moltitudine la notizia di una cantina derelitta o poco frequentata, di fare una retata di bottegai e avventori sotto il pretesto della novitAi?? e adescandoli con un saggiuolo di vino abboccato per poi dar loro a bere cerboneca.
Quando dunque occorre uno di questi motivi, un facchino di voce stentorea e di maniere facete vien prescelto al grande uffizio.Con cappello a tre acque tutto adorno di cartoccetti, con un farsetto ed un robone alla foggia di quei Don Nicola nel carnevale, tutto unto e sudicio e sdrucito e il piA? delle volte scalzo, il nostro eroe s’impara a mente la cantilena che dee spandere ai quattro venti, imbrandisce un fiasco esternamente impagliato, e via alla pugna seguito da un piffero e da un tamburino che ne debbono col suon guerresco eccitar l’ardimento.
Uommene e femmene, gruosse e piccirille, nobele e snobele, ricche e puverielle, a o vicoAi??taleAi??s’A? aperta na nobele cantina, attaccata o postiere, derempetto a o pizzajuolo; se venne lo vino asciutto a nu rano e a ddi rAi?? a carrafa. Currite!*
Ecco un modello delle allocuzioni che han luogo in casi simili, a cui non mancano mai delle variazioni, o per varietAi?? di circostanze o per ingegno inventivo del faceto banditore. Qualche volta per esempio si magnifica un qualche ribasso di prezzo, a cui provvede l’acqua del pozzo, e si grida che il vino di sei si darAi?? per quattro, quello di quattro per tre, e simili. E per intendere queste locuzioni dovete sapere che il prezzo della caraffa si calcola a tornesi, e che vino di sei vuol dire vino di tre grana a caraffa.
E’ notabile che cotesti banditori non dicono mai il numero della bottega di cui parlano: sarebbe tempo perduto per gente che non sa di abbaco e fa i conti colle dita sulla punta del naso. Invece si servono di indicazioni che sono ad universale conoscenza, come dire vicino alla parrocchia, accanto al farinajo, dirimpetto allozeppolajuolo, e simili altri indizi che meglio dei numeri conducono allo scopo, poichAi?? chi A? nella contrada che non sappia dove sta ilpostiere, la bettola, il venditore di farina o di zeppole?
Cotesti araldi di bacco non si contentano di bandire il mirabile umore che cola dalla vite misto al calar del sole, non si contentano di esaltarne il merito e di farne risaltare il basso prezzo, non si contentano di indicare a certi segni il luogo dello spaccio, chA? aggiungono a tutto ciA? una piA? potente tentazione, una seduzione piA? immediata. E’ questa l’assaggio che fanno fare a chiunque il voglia della merce vinosa. S’accosta una donniciuola o un fanciullo, ed egli mettendo loro nella bocca il collo del fiasco, con una leggerissima e celere alzata di mano ne fa discendere una sorsata. Gli si appressa un bastagio, ed egli senza tante cerimonie gli fa piovere nella bocca sottoposta e nelle sue circostanze il rubicondo liquore, e spesso gliene spruzza l’adusto volto e l’ispido petto**. QuAi?? si vede messo in opera il bere per convento e il bere a garganella, e parecchi si fanno ad assaggiare sol per dar prova di bravura in non far perdere neppure una gocciola del vino che con molta parsimonia e poca attenzione lor si gitta nelle bramose canne. E il banditore grida e vversa e mette in bocca e gode dell’opera sua, mentre il tamburo e il piffero richiamano la gente ed eccitano alla bacchiche libazioni anche i piA? freddi bevitori.
Gli strumenti di Marte prestano in questa occorrenza i loro servigi a Bacco, come quelli di Bacco molti ne prestano ai seguaci di Marte.
Tratto da: De Bourcard: “Usi e costumi di Napoli e Contorni” volume II, pag. 43-45, brano di Emmanuele Rocco.
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