
La bottega di questo abile artigiano specializzato A? la strada. Egli vive una vita sAi?? nomade ma lieta e felice, scevra dalla preoccupazione di dover trovare come pagare un pigione a fine mese come i piA? altolocati calzolai.
Lo zoccolaro Ai??trasporta da sAi?? e con sAi?? tutto il necessario alla sua arte: in un sacco a due bisacce delle quali per mantenere buon equilibrio una pende sul petto e l’altra sulle spalle A? contenuto il legname giAi?? lavorato in forma di zoccoli e in una cesta intessuta di legno di castagno, che nel suo errare porta infilata al braccio e dove A? conservato il cuoio bello e ammanito per coprire gli zoccoli, chiodi, martello, le forbici ed altri simili ferri del mestiere.
Detta cesta, una volta che lo zoccolaro si A? accomodato in un cantone adeguato a divenir momentanea bottega, ne diventa la sedia di lavoro.
Certo un paio di zoccoli non arriverAi?? a spuntar il prezzo di scarpe o stivali, ma questo artigiano itinerante azzera i rischi del mestiere visto che esegue tutta la lavorazione necessaria tenendo ben d’occhio il committente, non essendoci bisogno di lungo lavoro, appuntamenti a scopo di misura o anticipi per un lavoro da consegnare.
Inoltre, sebbene non ci si aspetti di trovare nei suoi pressi gentildonne possidenti o nobili dame, egli ad ogni sua nuova apertura di bottega A? rapidamente circondato da un conciliabolo diAi??
serveAi??di cui l’una gli porge lo zoccolo per aggiustarlo, l’altra vuol che sia cambiato il legno oramai assottigliato ed una terza desidera invece cambiar il cuoio.
E visto che l’uomo ha comunque due sole mani e l’attesa A? inevitabile:Ai??“per non peccar d’ozio, si divertono con grande edificazione del prossimo a trinciar il saio de’ padroni, piA? tenero e prediletto dei loro colloqui. Ei fa silenzio ed arbitro si asside in mezzo a lor*”
(*)De Bourcard: “Usi e costumi di Napoli e Contorni” volume II, pag. 210.
fonte: il quotidiano di ventura
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