
Consistono le bagattelle, ovvero teatrino ambulante di burattini in una torricciuola quadrilatera ed alta, di legno, vestita allai??i??intorno di tela, e che alla parte superiore, dallai??i??un deai??i?? lati, ha una buca, con fondo di scena, o senza (secondo la condizione e dignitAi?? del bagattelliere) la quale forma il proscenio nelle rappresentazioni. In questa torricciuola entra un uomo, che vi si tien nascosto, e per la buca fa agire deai??i??burattini, che porta seco in un sacchetto, rappresentanti commediole che egli improvvisa al momento, ma per lo piA? azioni tragiche nelle quali non manca mai Pulcinella, personaggio principale, anzi protagonista delle bagatelle.
Lai??i?? impresario, artista drammatico ed autore trasporta egli stesso sulle spalle il suo teatrino ambulante, la cui comica compagnia si compone costantemente di Pulcinella, di Colombina, di Coviello e di Caporal Fasulo immancabili come Pantalone deai??i?? Bisognosi, Lelio e Brighella nelle commedie di Goldoni.
Sia eroica, sia tragica, sia ridicola , sia favolosa la rappresentazione che da il nostro autore, egli A? ad ammirar veramente, non meno l’abil modo onde fa muovere ed agire i suoi fantocci, che la prontezza dell’ingegno nel piantare e condurre un argomento. Ecco per esempio:
Pulcinella A? innamorato cotto di Colombina sorella di Coviello; il quale si A? gAi??a accorto degli amori clandestini, ma niente ama che si elfettuisca un tal matrimonio – Pulcinella coglie il destro dell’assenza di Coviello e va ad un segreto abboccamento con la sua innammorata, quando ecco l’implacabil nemico, che il tien d’occhio continuamente, lo colpisce mentre esce dalla sua casa (di Coviello). Qui aspre parole si avvicendano tra loro, le quali pertanto son tuttai??i?? altro che tragiche – Si viene ad un duello – Le armi sono ordinariamente due bastoncelli, onde i due avversari si pestano cosAi?? bene e si dan sAi?? bei colpiAi??
da far tremar l’Asia e l’Epiro. Uno solo basterebbe ad atterrare, imperciocchA? si colpiscono sempre in testa o sull’osso del collo, ma le bagattelle sono una eccezione alle miserie umane, giacche non pure niuno deai??i??due soccombe nel terribile conii??i??itto, ma spesso asciano i bastonccelli ed afferrano due spadoni, piA? terribili di quello di D. Diego Garcia quando ammazzo quel formidabile toro che sapete: e tic tac-botte dritte, ii???nte cavate e cartocci, Pulcinella ti spaccia magniii???camente il signor Coviello, piantandogli una spada nel petto fino allai??i??elsa, non altrimenti de’ nostri cuochi quando inii???lzano i fegatini – Vedete un poai??i??se queste cose meritano il nome di bagattellel Intanto il pubblico ride e non vuole spasimare come i lettori della Margherita Pusterla.
Lo sventurato Coviello rovescia bocconi sulla scena, ossia sullai??i??orlo della sua buca teatrale. Corre allora la povera Colombina e ti schicchera una lamentazione sul cadavere fraterno che farebbe scorno al discorso di Achille sullai??i??estinto amico, ma l’ira di lei non A? simile a quella del grande eroe contro di Ettore. Ella va dolorando sAi?? il perduto fratello ma quellai??i??eternissimo amore che non lascia neanche le bagattelle la fanno compassionevole verso il suo Pulcinella -lnvano- Fatto palese l’omicidio Caporal Fasulo, personaggio tragico piA? del Filippo dai??i??Alii???eri, viene con modi imperiosi a chieder conto dellai??i?? accaduto al reo.
Credete voi che questi si avvilisca o discenda alla bassezza d’una discolpa? -OibA?: queste cose accadono nella societAi?? umana, non sulle bagattelle. In quella vece Pulcinella risponde allai??i??aspro soldato impugnando di bel nuovo la spada ed invitandolo a misurarsi seco. Ed ecco un secondo duello nel quale Pulcinella manda allai??i??altro mondo questo secondo avversario nello stesso modo del primo. Quest’altro omicidio rende implacabile la giustizia contro Pulcinella. Vengono i birri, te lo acchiappano, lo gittano in una prigione; di lAi?? A? menato alla forca -con grande soddisfazione degli uditori, ciascun deai??i??quali vorrebbe appiccarvi ben altri rei che Pulcinella. E statevi bene.
Gli argomenti variano poi sempre secondo lai??i??estro e la volontAi?? del commediografo, e questa A? una delle centomila catastrofi.
Tante volte lai??i?? infelice vittima del duello A? Pulcinella , che risorge spesso dopo morto -Tante volte, quando lai??i??opera A? mitologica, Pulcinella A? trascinato all’Averno: ivi stringe amicizia con Berlich e Berloc, satelliti di Plutone, per la cui opera A? salvato e ridonato al mondo.
Numerose cerchio di persone, napolitani e forestieri, signori e plebei, assiste a queste rappresentazioni che peai??i??lazzi e facezie onde abbondano muovono le piA? alle risa.
CosAi?? l’originalita di Shakespear, le stragi di Hugo, il terrore di Alii???eri, sono bizzarramente innestate sulle bagattelle col comico di de Petris e di Cerlone e con le buffonerie di Pulcinella, e di qui anche di leggieri puA? argomentarsi che uomo sapiente e che specie di autore drammatico sia il bagattelliere.
I bagattellieri guadagnano lino ad otto, e dieci carlini in un giorno di loro rappresentazioni, segnatamente quando si avvengono in generosi forestieri, come suole accadere al largo della Villa Reale ovvero alla bella riviera di Ghiaia, la dove per esservi grandiose locande, forestieri di allo conto facendosi ai balconi soecorrono questi poveri commediografi ambulanti. I quali oltre delle rappresentazioni che danno per le pubbliche strade, vanno anche nelle case private a divertire le famiglie che li vogliano. Si trasferiscono ai paesi circonvicini e specialmentea Castellammare, allorchA? la bella stagione invita quivi napolitani e stranieri alle aure vivificanti degli ameni colli, alle feste ed al sollazzo; e cosAi?? pure nei giorni in cui le sante istituzioni della nostra Chiesa vietano gli spettacoli pubblici in Napoli. Allorquando le fiere chiamano il concorso nelle altre citta del regno traggono quivi col loro teatrino portatile. Taluni sono a stipendio de’ proprietari de’teatri d’infimo ondine, o pure di cantambanchi o giocolieri, e servono ad intrattenere il pubblico negli intervalli tra uno spettacolo ed un altro.
Tratto da: De Bourcard: “Usi e costumi di Napoli e Contorni” volume I, pag. 264-266, brano di Enrico Cossovich
fonte: il quotidiano di ventura
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