a cura di Fiore Marro
Giuseppe Campanelli
Potenza 6/1/1811 – Napoli 8/2/1884
Tenente colonnello
Felice Campanelli (1767-1820) capitano di fanteria aveva avuto dal matrimonio con Maria Tosti di Valminuta 5 figli maschi; rimasti orfani in tenera età furono tutti avviati, per volere del Re, ad una onorevole carriera militare.
Giuseppe Campanelli fu ammesso gratuitamente al collegio militare nel 1823 e ne’ uscì alfiere di artiglieria nel 1832.
Sei anni dopo era primo tenente al reggimento Regina.
Nel 1843 iniziò ad operare lo stabilimento di Pietrarsa, Giuseppe Campanelli fu uno degli artefici della crescita dell’opificio, collaborando attivamente per ben 12 anni.
Nel 1847 era capitano di I classe, nel 1856 fu trasferito a Capua come direttore dei lavori del pirotecnico militare, promosso maggiore nel 1859 gli fu affidata la settima direzione di Capua.
Nel luglio del 1860 fu promosso tenente colonnello e l’11 di quell’anno ispettore del materiale dell’arma.
Dopo la battaglia del 1 ottobre fu decorato con la Croce di Francesco I per il lavoro svolto e per la tenacia e l’incoraggiamento dato ai soldati .
Ritiratosi l’esercito dietro al Garigliano, Campanelli rimase in collaborazione con il colonnello Ferrante, a difendere la piazza di Capua assediata dai piemontesi.
Interrogato dal governatore generale De Cornè su quanto la difesa avrebbe potuto fare fronte agli assedianti rispose con franchezza che lo spoglio matematico di materiale e di munizioni avvenuto durante la gestione di Pianell, la difesa si riduceva a ben poco, ma che avrebbe fatto tutto quello che era in suo potere per prolungare la resistenza il più a lungo possibile.
Infatti pose in batteria una quantità impressionante di cannoni riattando vecchi affusti con il ferro ricavato anche dai letti delle caserme, con una macchina a vapore dell’opificio militare e con le mole di un vecchio mulino di sua invenzione potè approvvigionare la piazza che era oramai allo stremo per la mancanza di viveri.
Si battè da vero soldato fino al giorno della capitolazione dando lustro all’esercito borbonico, dimostrando che i veri soldati napoletani erano quelli come lui, quando Capua capitolò il 2 novembre, nel consiglio di guerra che si riunì per deliberare se accettare la resa Giuseppe Campanelli votò contro.
Rientrato a Napoli si ritirò a vita privata, rifiutando ripetutamente l’invito per l’integrazione nell’esercito sardo.
Un grande uomo un grande soldato.
Giuseppe Campanelli


