Uomini del Sud Visti da vicino – Marcello Veneziani: quando l’integrità intellettuale supera gli steccati delle ideologie

marcello veneziani

Uomini del Sud visti da vicino – Marcello Veneziani: quando l’integrità intellettuale supera gli steccati delle ideologie

“Mi piace coltivare l’identità del sud, come fatto culturale, di costume, bellezza, gastronomia e memoria storica”

Di Fiore Marro

Caserta 10 ottobre 2020uando l’integrità intellettuale supera gli steccati delle ideologie

Le interviste che riguardano la mia collezione “Un Caffè con .. Uomini del Sud visti da vicino” ha avuto una matrice specifica, intervistare personaggi che hanno e continuano a dare un contributo importante al miglioramenti sociale, civile, storico e identitario del sud italico, con la regola fissa che ad essere intervistati comunque rimangano persone che ho avuto modo di conoscere individualmente, talvolta in maniera fortemente amicale; tuttavia, in questo caso, ho ritenuto giusto fare una eccezione alla regola, infatti con Marcello Veneziani non esiste una conoscenza personale, né un rapporto di amicizia, ma l’intervista per me era importante, per la stima, per la sua integrità intellettuale e soprattutto per quel bellissimo contributo dato alla Causa contenuto nel suo libro “Sud viaggio civile e sentimentale” Mondadori 2009, in cui parla per la prima volta anche del progetto Comitati Due Sicilie, raccontando un profilo preciso e puntuale di cosa si prefigge chi intraprende la strada dei CDS; per dovere di privacy non riporto lo scambio epistolare intrapreso tra il sottoscritto e il giornalista di origini pugliesi, ma posso garantire che è stata una piacevole conversazione che serberò gelosamente.

Laureato in filosofia all’Università di Bari, ha iniziato la carriera di giornalista nel 1977 collaborando al periodico Voce del Sud di Lecce. Nel 1979, entra nella redazione barese del quotidiano Il Tempo. È giornalista professionista dal 1982, dopo il praticantato a Il Giornale d’Italia, il quotidiano romano diretto dal deputato democristiano Luigi D’Amato. Nel 1981, all’età di 26 anni, assume la direzione del gruppo editoriale La Fenice, incarico che mantiene fino al 1987. Ritenuto uno tra gli intellettuali di spicco della destra italiana, Veneziani ha significativamente tentato di rivalutare, in diverse pubblicazioni, l’operato del pensatore tradizionalista. Scrive a lungo su Il Giornale, collabora con Il Messaggero, La Repubblica, La Stampa, il Secolo d’Italia, L’Espresso, Panorama, Il Mattino, La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Gazzetta del Mezzogiorno. Redattore del Giornale Radio Rai di mezzanotte, prende parte a vari programmi televisivi e da vent’anni collabora come commentatore della Rai. Dal 1985 al 1987 dirige il bimestrale Intervento. Nel 1988 fonda il mensile di cultura Pagine libere, che dirige fino al 1992. Successivamente fonda e dirige settimanali come L’Italia settimanale (1992-1995), periodo in cui parallelamente dà vita alla Fondazione Italia, e Lo Stato (1997-1999) che poi si fonde con Il Borghese. È stato membro del Consiglio di Amministrazione della Rai durante la XIV Legislatura e membro del Consiglio di Amministrazione di Cinecittà. Dal 2016 al 2018 è stato editorialista del quotidiano romano Il Tempo. Attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

Nell’estate 2019 debutta a San Felice Circeo nei Giardini Divini alla Corte con uno spettacolo intitolato “Un mare di miti”, prodotto da Angelo Tumminelli.

D) Conosce il mondo delle Due Sicilie?

R) Lo conosco come mondo storico, mondo del passato, i suoi retaggi, i suoi ricordi, i suoi aneddoti. Un passato controverso, fatto di miseria e nobiltà, di fasi storiche ascendenti e discendenti, dorate e declinanti, come quasi tutte le parabole dei regni. Posso solo dire che il sud preunitario distava dal resto d’Europa meno di quanto disti oggi; e Napoli è stata per secoli una delle città più vive e importanti d’Europa, al livello delle principali tre o quattro capitali d’Europa.

D) Nel libro “Sud” c’è un paragrafo dedicato al progetto dei Comitati Due Sicilie, da allora ritiene sia emerso il credo del progetto identitario?

R) Devo onestamente dire che non mi riconosco in alcun progetto di restaurazione filo-borbonica o sudista e resto ancorato al valore dell’unità nazionale e dell’identità italiana nell’ambito dell’identità europea e mediterranea. Poi sul piano storico ho molte riserve su come avvenne il processo risorgimentale, riconosco alcune pagine buie e infami della “conquista del sud” e riconosco viceversa alcuni aspetti positivi del regno borbonico. E sul piano affettivo sono legato al sud. Ho simpatia per la revisione storica e per chi indaga i lati rimossi della storia; ma non sogno di ripristinare lo status quo ante … Mi piace coltivare l’identità del sud, come fatto culturale, di costume, bellezza, gastronomia e memoria storica; ma non reputo che l’identità meridionale possa trasformarsi in un progetto politico o qualcosa del genere.

D) Ha mai avuto rapporti con il mondo borbonico? Se si,  la considera una esperienza valida o non conforme?

R) No. Ho conosciuto singoli esponenti intellettuali di quel mondo, penso a Silvio Vitale e al suo “Alfiere”, penso per certi versi a Gabriele Fergola, Pino Tosca, al mio amico Carlo De Luca e poi alcuni amici siciliani; e ho conosciuto il re in pectore, Carlo di Borbone, abbiamo perfino mangiato insieme una pizza, non napoletana …

D) Ha contatti con Pino Aprile scrittore pugliese come lei, cosa pensa delle sue azioni sudiste?

R) L’ho incrociato in alcuni dibattiti pubblici, ho seguito con interesse i suoi primi libri in difesa dei Terroni. Non entro nel merito dell’attendibilità storica delle sue opere ma reputo positivo aprire scorci rimossi, occultati o dimenticati della storia e del nostro passato meridionale, amo ogni ripensamento storico che ci permette di approfondire gli eventi controversi del passato e indagare l‘emisfero in ombra, se non proibito. Poi non condivido la visione complessiva, la battaglia sudista e il messaggio politico e civile.

D) Tra Macroregione, Autonomia, e Indipendenza, crede ci sia davvero un’opportunità simile per la gente del sud italico?

R) No, francamente non lo credo. E un Sud svuotato come questo, con i figli tutti fuori e i vecchi a casa, in preda a mafia, inefficienza e depressione, ancor meno. Confido sempre negli imprevisti, nelle sorprese della storia, non reputo che la storia sia una freccia che va necessariamente in una direzione. Ma se dovessi fare una previsione realistica basata sul presente, non mi aspetto che il sud possa percorrere nessuna delle vie indicate, ma debba semmai ripensare al suo ruolo attivo nell’ambito dello Stato Nazionale. Dimenticando la “lagna” e considerando che mai ha avuto un governo così fortemente a trazione meridionale come questo, con quasi tutti i leader istituzionali e governativi, Quirinale incluso, meridionale; vedendo i risultati, verrebbe voglia di auspicare l’avvento dei giapponesi (anche per prevenire quello, meno improbabile, dei cinesi)…

D) Esiste una sua idea di cosa sono le Due Sicilie e se posso ritornare?

R) Mi piace pensare che la memoria storica e le identità culturali restino vive, e dunque perduri il ricordo del regno delle due Sicilie; ma non rinuncio a sentirmi appartenente a un’identità italiana che non passa necessariamente dallo Stato unitario ma dalla civiltà, il territorio, la lingua, la cultura italiana, gli italiani che onorarono questo paese e coloro che combatterono e morirono per quella patria. Per me l’Italia è patria e il sud è matria. Per me è Dante il vero fondatore dell’Italia, non Garibaldi né Vittorio Emanuele …

D) Il prossimo libro di Marcello Veneziani?

R) Dicevo di Dante non a caso. In vista del settecentesimo anniversario della sua nascita ho scritto un saggio non letterario su Dante e ho curato un’antologia tra tutte le sue opere in prosa, nello stesso libro. Intanto è uscito un mio saggio introduttivo alla nuova edizione di Genesi e struttura della società di Giovanni Gentile e nel prossimo anno ci sarà un romanzo spirituale che odora di sud…

sud marcello veneziani

Un caffè con Gianfranco Lucariello : Una icona del giornalismo sportivo napoletano e una bella figura di cronista innamorato del periodo borbonico.

fiore e lucariello

Fiore Marro e Gianfranco Lucariello a Gaeta 2020 in occasione della Commemorazione della caduta del regno delle Due Sicilie

Un caffè con Gianfranco  Lucariello : Una icona del giornalismo sportivo napoletano e una bella figura di cronista innamorato del periodo borbonico.

“C’è anche un crescendo nell’amore della gente del Sud verso l’antica Patria, le Due Sicilie. Eravamo in pochi, adesso siamo in tanti. E saremo sempre di più.”

Di Fiore Marro

Caserta 9 ottobre 2020

Non è semplice da spiegare, a chi non ha vissuto la provincia campana ed è stato tifoso del Napoli, cosa hanno rappresentato certe figure agli occhi di noi amanti, appassionati della maglia azzurra: Juliano, Bruscolotti, Musella , Vinicio, Antonio Scotti ( da lui appresi quella famosa frase che ancora oggi amo usare “ a mio sommesso avviso” ), Antonio Ghirelli, Gianfranco Lucariello sono stati la nostra guida, i nostri fari, quelli che allietavano le domenica pomeriggio in Tv o il lunedì mattina sui giornali. Continua a leggere

Un caffè con il Maestro Salvatore Musumeci, presidente del MIS

fiore a fagnano consegna tessera a salvo musumeci

Fagnano Castello 16 agosto 2016 scambio di bandiere della Trinacria e delle Due Sicilie tra Fiore Marro e Salvatore Musumeci

«Se consideriamo che il Regno di Sicilia aveva i suoi territori nel continente, non possiamo negare che c’è stato e continua ad esserci un forte legame storico, in parte linguistico e di sangue».

di Fiore Marro

Caserta 7 ottobre 2020

Ho avuto la fortuna di diventare amico di Salvatore Musumeci, grazie ai buoni uffici del professore Eduardo Spagnuolo, un’amicizia decennale la nostra, che è andata rinsaldandosi anno dopo anno,  nato a Santa Venerina (Ct) nel 1958, oltre agli studi Umanistici e Artistici, Maturità Classica, Maturità Magistrale, Diploma di Magistero Musicale, ha conseguito la Laurea in Scienze Politiche, prediligendo l’approfondimento delle materie storico-sociali.

Dirigente Scolastico dell’I.C. “F. De Roberto” di Zafferana Etnea (già dirigente dell’I.C. “Card. G. B. Dusmet” di Nicolosi e docente nella scuola dell’obbligo) svolge anche attività didattico-musicale – Maestro Direttore e Concertatore della “Royal Horchestra” (orchestra sinfonica); condirettore del corpo musicale intercomunale  (Mascali, Fiumefreddo di Sicilia, Santa Venerina) “Orchestra d’Armonia della Contea” – e pubblicistica.

Molte sue composizioni sono state incise, date alle stampe e utilizzate come commento musicale di cortometraggi culturali (documentari). Suoi saggi storici e sociologici sono stati pubblicati da diverse testate giornalistiche regionali e nazionali. Ha realizzato le monografie: Il Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, L’Altra Sicilia, Bruxelles 2003; Tra Separatismo e Autonomia, Armando Siciliano Editore, Messina 2005; Voglia d’Indipendenza, Armenio Editore, Brolo (Me) 2012; Conoscere Santa Venerina, coautore Salvatore Raciti, edito dal Comune di Santa Venerina (Ct) 2016; Conoscere Nicolosi – Porta dell’Etna, Graphic & Print, Nicolosi 2020.

Cultore di Storia Contemporanea del Meridione e di Storia della Sicilia è stato allievo e collaboratore dello storico Mauro Canali, professore emerito dell’Università di Camerino (Mc) e membro del Comitato Scientifico di Rai Storia.

Dal 1998 al 2003, ha ricoperto la carica di Vice Presidente e di Presidente ff. del Consiglio Comunale di Santa Venerina. Impegnato politicamente, ha partecipato nel 1996 all’esperienza della “Federazione Noi Siciliani”, militando successivamente nell’Fns di cui è stato Vice Presidente Nazionale.

Eletto Consigliere Indipendentista (Fns) al Comune di Santa Venerina, nel 1998, ha ricoperto la carica di Vice Presidente e di Presidente ff. del Consiglio Comunale. In tale veste, interpretando la Legge Bassanini sulle Autonomie Locali, in data 30 marzo 1999 – 717° Anniversario del Vespro – ha proposto e sollecitato l’approvazione della Delibera Consiliare n. 25/99 per l’esposizione del vessillo giallo-rosso della Regione Siciliana sotto forma di bandiera, davanti alle sedi istituzionali del Comune. L’atto deliberativo, inviato al Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, on. Nicola Cristaldi, fu uno dei principali input che portarono alla stesura ed approvazione della Legge 4 gennaio 2000 n. 1: “Adozione della bandiera della Regione Siciliana”.

Dal giugno 2003 al gennaio 2007, è stato Vice Sindaco e Assessore alla Cultura, Sport, Turismo e Spettacolo, e ha ideato e promosso l’istituzione del Premio Internazionale di Giornalismo “Maria Grazia Cutuli”, ottenendo l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Leader del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia (fondato da Andrea Finocchiaro Aprile, nel 1943), nel 2004, insieme ad altri indipendentisti, ha rivitalizzato il Movimento riportandolo alla politica attiva e guadagnando presenze istituzionali (Consiglieri Comunali, Sindaci, Vice Sindaci ed Assessori) in diversi Comuni siciliani; assumendone la presidenza nazionale  nel 2008.

Dirigente Scolastico ff. del Circolo Didattico di Santa Venerina, nell’anno scolastico 2010/2011, ha promosso il corso – primo in assoluto dopo l’approvazione della L.R. n.9 del 31 maggio 2011, e precedendo persino la definizione degli indirizzi attuativi da parte dell’Assessorato regionale –, di aggiornamento e formazione per docenti di scuola primaria e secondaria di I grado “Conoscere per riconoscersi”, approccio tematico e metodologico per la “Promozione, valorizzazione ed insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole”.

Ha fatto parte del cast artistico-scientifico – insieme a Carlo Ruta, Stefania Limiti, Giuseppe Sciortino Giuliano, Fabio Delicato, Leonardo Epifaro, Antonino Terranova, Catalin Tutu – per la realizzazione del film documentario Il Padrino del Bandito Giuliano, con la regia di Ieva Lykos, prodotto da Carlo Fusco nel 2017.

D) Ai napolitani, quali parole per far intendere ai nostri elettori che la tua provenienza ideologica, non ha difficoltà ad unire questo tuo tragitto politico con il progetto di Due Sicilie? Quale è la tua visione di identità siciliana?

R) «Caro Fiore, abbiamo condiviso 150 anni di storia, regnante Casa Borbone, a tratti non idilliaca per noi Siciliani. Sicuro è che i Borbone di errori ne fecero tanti e il più grave fu quello, probabilmente condizionati dal Congresso di Vienna, di unire i due regni e ritirare la Costituzione siciliana del 1812. Comunque, nei confronti della Sicilia, sono stati meno vessatori dei Savoia. Se oggi mi proponessero un ritorno geopolitico al 1860 e mi chiedessero di scegliere tra Casa Borbone e Casa Savoia, ferma restando la mia fede repubblicana, non esiterei un attimo e risponderei: “O Re!, ovvero la dinastia borbonica. Poi mi adopererei per rivedere, aggiustare ed evitare gli errori del passato. La Sicilia è il più antico regno del vecchio mondo ed è stata, con Federico II, una monarchia illuminata ante litteram; i territori del Sud Italia (geografico) costituivano la Sicilia continentale; alla corte palermitana si poetava ancor prima del “Dolce Stilnovo” toscano. Nei secoli successivi i musicisti siciliani hanno tracciato le linee caratterizzanti l’evoluzione dell’arte musicale europea (mi riferisco allo sviluppo della polifonia con Pietro Vinci e tanti altri musicisti operanti alla corte dei Moncada a Mazzarino;  alla “forma-sonata” di Domenico Scarlatti e alle opere del figlio Alessandro fino a giungere al più noto Vincenzo Bellini). Eppure, questi artisti sono stati censiti come italiani, ma non lo erano. Lo stesso vale per tutti gli artisti: pittori, scultori, stuccatori ecc., vedasi Antonello da Messina, i Gagini, il Serpotta… si potrebbe continuare per le lunghe!

La storia millenaria della Sicilia è storia certa e ciò ha contribuito all’evoluzione di una forte identità di popolo fatta di lingua, cultura e tradizioni, ma la damnatio memoriae  unitaria ha cancellato tutto, riducendoci a colonia arretrata e a cittadini di serie B. Ha proprio ragione il poeta bagherese Ignazio Buttitta: “Un populu mittitulu a catina, spugghiatulu, attuppatici a vucca, è ancora libiru … Un populu, diventa poviru e servu quannu ci arribbanu a lingua addutata di patri: è persu pi sempri!”. Occorre lavorare per il recupero urgente dell’identità storico-linguistico-letteraria e, quindi, politica dei siciliani. Solo un’identità vigorosa può autodeterminarsi!».

D) La tua adesione con il MIS quando nasce e perché? Un percorso che rifaresti?

R) «Nei miei primi anni di docenza, entrando in classe lessi sulla lavagna una frase, scritta dall’insegnante di geografia, “La Sicilia è una regione a Statuto speciale”. Un alunno mi chiese: “Prof. che cosa è lo Statuto speciale?”. Cercai di dare una risposta dicendo che la Sicilia ha un suo parlamento, ma in effetti mi rendevo conto che non conoscevo i contenuti dello Statuto. All’insistenza del ragazzo, promisi di procurarmi una copia dello Statuto e di commentarlo in classe. In quell’epoca non c’era il web, quindi, mi recai alla Biblioteca Zelantea di Acireale e chiesi la fotocopia della Gazzetta Ufficiale contenete lo Statuto, che mi diedero subito. Cominciai a leggerlo per strada… appena 43 articoli e mentre leggevo le prerogative assegnate alla Sicilia, non riuscivo a capacitarmi sulla nostra arretratezza politico-economica. Interrogai subito un mio amico, l’avv. Stefano Massimino (oggi al mondo dei più), docente di Diritto Costituzionale e Regionale, ed egli mi spiegò che molti articoli, 36, 37 e 38 i più significativi dal punto di vista economico, erano (e lo sono ancora oggi) inapplicati poiché mancati delle norme attuative, ovvero del disposto autorizzativo/applicativo del governo centrale. Mi spiegò, inoltre, che lo Statuto di Autonomia Speciale, promulgato il 15 maggio 1946 da Umberto II di Savoia, era stato la soluzione per bloccare il separatismo, guidato da Andrea Finocchiaro Aprile leader del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, che all’indomani dello sbarco alleato del luglio 1943, chiedeva l’affrancamento della Sicilia dallo Stato Italiano e che, nel 1945, aveva avuto anche un’organizzazione paramilitare, l’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia (EVIS) guidato dal prof. Antonio Canepa. Apprendevo fatti storici di cui non vi era traccia sui manuali di storia dei licei. Compresi che lo Statuto Speciale aveva un’origine “pattizia” ed era scaturito da un accordo fra lo Stato Italiano e la Sicilia (in armi), formulato dalla Consulta Regionale Siciliana, costituita nel 1945, in cui erano rappresentate le categorie, i partiti e i ceti produttivi dell’isola; e che se fosse integralmente renderebbe la Sicilia un “quasi” Stato federato con l’Italia (infatti, trattasi di un ordinamento giuridico ben diverso e più rilevante, rispetto agli altri Statuti concessi alla Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia). La Consulta Regionale, il 23 dicembre approvò, finalmente, il testo elaborato dalla Commissione e lo trasmise alla Consulta Nazionale, competente a pronunciarsi nella forma e nel merito. In quella sede, Pietro Nenni, Leone Cattani, Luigi Gasparotto si mostrarono nettamente contrari al testo in esame e Luigi Einaudi arrivò a parlare della creazione di “uno Stato nello Stato”, cercando con ogni mezzo di eliminare l’art. 38 in quanto avrebbe potuto consentire alla Sicilia di “battere moneta”. Ma la minaccia separatista travolse le ultime resistenze costringendo ad abbreviare i tempi per l’approvazione. Nonostante l’opposizione di alcuni partiti, soprattutto delle sinistre, lo Statuto ottenne, il 7 maggio 1946, parere favorevole alla sua promulgazione con valore di testo costituzionale da coordinare con la futura nuova Costituzione italiana, monarchica o repubblicana, e il relativo decreto venne pubblicato sulla G. U. del Regno savoiardo, il 10 giugno 1946 n. 133-3.

Caro Fiore, pensa che lo Statuto Speciale prevedeva (e ancora continua a prevedere) un’Alta Corte per la Sicilia (artt. 24 e 25); essa venne costituita il 31 maggio 1948 e durante la sua attività (1948-56) sono state emesse ben 91 sentenze. L’Alta Corte ha assolto, dunque, egregiamente i compiti previsti  dallo Statuto, fino a quando è stato reso impossibile il suo ulteriore funzionamento per la mancata integrazione dei suoi componenti. A tal fine il 4 aprile 1957 avrebbe dovuto tenersi una riunione della Camera e del Senato, in seduta comune, per l’elezione d’un membro effettivo e di uno supplente. Sennonché, con un messaggio in data 3 aprile, l’allora Presidente della Repubblica on. Giovanni Gronchi consigliò un rinvio sine die della seduta. Successivamente la Corte Costituzionale, con propria sentenza n. 38 del 9 marzo 1957, giudicò la competenza dell’Alta Corte “travolta”, sostituendosi a essa in modo arbitrario. Ed ancora: l’art. 31 conferisce al Presidente della Regione la competenza di provvedere al mantenimento dell’ordine pubblico a mezzo della Polizia dello Stato, “la quale nella Regione dipende disciplinarmente, per l’impiego e l’utilizzazione, dal Governo Regionale”. Il Presidente della Regione può chiedere allo Stato l’impiego delle Forze Armate. Può, altresì, proporre con richiesta motivata al Governo Centrale la rimozione o il trasferimento fuori dall’Isola dei funzionari di Polizia.

Acquisivo, così, notizie storiche e nozioni giuridiche mai sentite!

La mia curiosità divenne tale, che iniziai a cercare libri che parlassero dell’argomento. Lessi tutto ciò che era stato pubblicato fino a quel momento: sia testi accademici che denigravano il Separatismo, sia “memorie” di persone che avevano vissuto e pagato sulla loro pelle l’impegno profuso per la “causa siciliana”, iniziai ricerche presso gli archivi storici, tanto da diventare studioso e cultore della materia, scrivendo nuovi testi sulla storia contemporanea della Sicilia, su Portella della Ginestra e Salvatore Giuliano; soprattutto m’innamorai della mia terra e, riscoprendomi orgogliosamente siciliano, mi sentii chiamato a far qualcosa per essa. Conobbi i figli e/o i familiari di tanti “attori” protagonisti del periodo separatista, ovvero degli “Anni della rabbia” come definiti dal giornalista e storico Sandro Attanasio. Scoprii che il MIS non era stato un movimento extraparlamentare, ma aveva eletto quattro deputati alla Costituente – Andrea Finocchiaro Aprile, Attilio Castrogiovanni, Concetto Gallo, Antonino Varvaro – e aveva ottenuto nove seggi nelle prime elezioni regionali, svoltesi il 20 aprile 1947. Addirittura, nel 1948, aveva partecipato alle prime elezioni nazionali e per evitare gli sbarramenti previsti dalla legge elettorale, Andrea Finocchiaro Aprile aveva stipulato un’alleanza strategica con la Sud Tirole Wolke Partei, presentando un unico contrassegno elettorale costituito dai simboli abbinati della Trinacria e dell’Edelweiss, con la denominazione “Unione Movimenti Federalisti”. Successe così che, grazie al Mis, il Partito Tirolese ottenne una rappresentanza parlamentare (3 deputati e 2 senatori). Infine, scoprii che il MIS malgrado la diaspora del 1951, non era scomparso, manteneva la Segreteria Generale a Catania con la presidenza di Rosario Fasanaro. Per meritoria opera di quest’ultimo il movimento storico ha continuato a testimoniare gli ideali indipendentisti, battendosi sempre per il riconoscimento dei diritti del popolo siciliano, derivanti dallo Statuto Speciale di Autonomia. Nel 1996 partecipai all’esperienza della “Federazione Noi Siciliani”, eleggemmo un deputato all’Ars, Antonino Scalici, che pesò subito di cambiare casacca!

Nel 1998, fui eletto Consigliere Indipendentista (Fns) al Comune di Santa Venerina, ricoprendo la carica di Vice Presidente e di Presidente del Consiglio Comunale. In tale veste, interpretando la Legge Bassanini sulle Autonomie Locali, in data 30 marzo 1999 – 717° Anniversario del Vespro – proposi e sollecitai l’approvazione della Delibera Consiliare n. 25/99 per l’esposizione del vessillo giallo-rosso della Regione Siciliana sotto forma di bandiera, davanti alle sedi istituzionali del Comune. L’atto deliberativo, inviato al Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, on. Nicola Cristaldi, fu uno dei principali input che portarono alla stesura ed approvazione della Legge 4 gennaio 2000 n. 1: “Adozione della bandiera della Regione Siciliana”.

Morto Fasanaro, nel 2004, un gruppo di indipendentisti, tra cui il sottoscritto, ha rivitalizzato il Movimento riportandolo alla politica attiva e guadagnando presenze istituzionali (Consiglieri Comunali, Sindaci, Vice Sindaci ed Assessori) in diversi Comuni siciliani. Nel 2009 ne ho assunto la presidenza. Abbiamo collaborato con il Presidente della Regione Raffaele Lombardo, sollecitando l’approvazione della legge n. 9/2011 “Norme sulla promozione, valorizzazione ed insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole” (ma la stragrande maggioranza delle scuole siciliane la disattendono).

Il Mis del terzo millennio è un movimento indipendentista, sicilianista e confederalista, democratico e trasversale alle principali ideologie universali non violente e non razziste; sostiene il processo pacifico di decolonizzazione culturale, economica e politica per condurre il  Popolo Siciliano alla piena percezione della millenaria dimensione nazionale della propria identità. S’adopera per il rispetto dell’inalienabile diritto di  autodeterminazione dei popoli, che porti all’esercizio diretto e pieno della sovranità dei Siciliani. In realtà, basterebbe che i Siciliani e/o i partiti fossero autonomisti, a prescindere dal loro credo ideologico. Mi chiedevi: rifaresti lo stesso percorso? Certamente si, anzi con maggiore coscienza e conoscenza!».

D) L’impatto con il mondo borbonico la ritieni una esperienza positiva o deludente?

R) «Occupandomi di ricerche storiche, ho subito compreso che i conti, dal punto storico, non tornavo. Iniziai ad interrogarmi sul risorgimento, sull’epopea garibaldina in Sicilia, sul brigantaggio … scoprii, così, una vasta letteratura storica, non allineata alla storiografia ufficiale ed etichettata come neoborbonica, opera di autorevoli ricercatori come Gennaro De Crescenzo, Francesco Maurizio Di Giovine, Edoardo Spagnuolo, Fulvio Izzo, Fiore Marro, ma anche di autori settentrionali: Lorenzo Del Boca, Gilberto Oneto … È stato un approccio positivo ed interessante, tanto da spingermi a partecipare ad alcuni seminari storico-commemorativi di Gaeta. Mi resi conto, purtroppo, che il cosiddetto mondo borbonico è una galassia tanto quanto il mondo indipendentista siciliano. Pochi i gruppi seri, nell’una e nell’altra, al servizio della “causa”. Nella maggioranza serpeggia, invece, il terribile demone dell’ascarismo che alimenta il divide et impera, tanto caro ed utile alle forze politiche dominanti. Ritengo necessari il dialogo e la convergenza tra i gruppi sani (borbonici ed indipendentisti) per dare vita ad una coalizione capace di dare voce alle istanze politiche dei popoli meridionali e insulari (Sicilia e Sardegna)».

D) I tuoi rapporti con Nello Musumeci?

R) «Con Nello Musumeci ci conosciamo da sempre, essendo ambedue catanesi! Tra di noi vi è una grande stima ed amicizia, che prescinde dalle posizioni politiche. Nello Musumeci è un politico di spessore; nel 2005, ha avuto un leggero afflato autonomista fondando Alleanza Siciliana, per poi tornare sulle sue posizioni unitariste. Musumeci, comunque, conosce bene lo Statuto Speciale della Sicilia, probabilmente, rimane condizionato dagli equilibri della politica romano-centrica. Al suo fianco ha, tra l’altro, l’avv. Gaetano Armao (Vicepresidente della Regione), che conosce bene la “causa siciliana” e la valenza dell’Autonomia speciale. Volendo, potrebbero fare di più!».

D) Il tuo progetto come siciliano cosa prevede la Macroregione, l’autonomia, l’indipendenza?

R) «L’indipendenza è il sogno mai sopito dei siciliani (quelli veri). Io credo, guardando anche alla recente esperienza catalana, che bisognerebbe ripensare l’assetto costituzionale italiano in chiave federale (ovvero, una Repubblica Federale) e vi sono tanti esempi anche in Europa; si potrebbero creare delle Regioni dotate di vera autonomia legislativa e con diritto di tribuna sia nel parlamento federale che in quello europeo. Si dovrebbe passare dall’unitarismo all’unionismo solidale, promuovendo il livellamento economico tra regioni del nord e regioni del sud. Non vedo altre strade, almeno per il momento. Certamente si potrebbe pensare alla confederazione degli Stati Duosiciliani, ma essendo ormai nel “sistema Italia” non è facile uscirne. Però, un serio ripensamento costituzionale non è una chimera! Certamente a proporlo dovrebbero essere forze politiche territoriali. Pertanto, risulta urgente dar vita ad una coalizione meridionalista ovvero duosiciliana».

D) Oggi il mondo meridionalista si sta affidando a uomini come Pino Aprile, che è espressione di chiara matrice progressista. Una tua idea in merito?

R) «Pino Aprile nelle prime dieci pagine del suo Terroni, nel 2010, scrive una serie di: “Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto … Io non credevo che … Io non pensavo …”, eppure, molti storici etichettati (per discredito) neoborbonici, tutti i suoi “non sapevo” li avevano documentati diversi decenni prima. Pino Aprile, in fondo, ha scoperto “l’acqua calda” Sic! Ha solo avuto la fortuna che i suoi volumi sono diventati bestseller, ma non ha dimostrato di aver appreso la lezione!».

D) Esiste una tua idea di cosa sono le Due Sicilie?

R) «Se consideriamo che il Regno di Sicilia aveva i suoi territori nel continente, non possiamo negare che c’è stato e continua ad esserci un forte legame storico, in parte linguistico e di sangue. Si tratta di popoli fratelli, con usi, costumi, religiosità e tradizioni per lo più uguali o molto simili. Insomma, ci comprendiamo al volo, anche senza parlare. Tutto ciò, probabilmente, avrà indotto Casa Borbone a denominare l’unione delle due corone: Regno delle Due Sicilie. I popoli del sud sono accoglienti, solari, capaci, furbi (e questo a volte diventa difetto), intelligenti. Allo stesso tempo, purtroppo, sono i peggiori nemici delle loro terre!».

D) Una tua congiunzione tra musica e identità?

R) «Avendo maturato competenze storiche, ma ancor prima quelle musicali, il connubio è stato semplice e naturale. Sono sempre stato attratto, sin da giovane, dalla cosiddetta musica popolare. Ho avuto il piacere di collaborare con l’antropologo Antonino Uccello, al recupero di nenie, canti di lotta, di lavoro e d’amore, della tradizione orale siciliana e di tramandarli alle nuove generazioni attraverso una piacevole attività musico-corale. Ho pubblicato: Era Sicilia, ‘A Nuvena di Natali, Cantiamo la nostra Terra e tanti altri lavori in forma di musical. Certamente l’identità culturale siciliana passa attraverso tutte le arti e, quindi, non può mancare la musica!».

D) Il futuro di Salvatore Musumeci, quali intenti, quali aspettative?

R) «Ti confesso che a volte vorrei mollare tutto, ma poi non riesco a farlo. Mi auguro di poter contribuire alla nascita di una grande coalizione politica pro Sicilia utile anche al sud. Tutto ciò può avvenire solo attraverso il dialogo con altre forze sane, ma molto spesso si perde tempo con il demone dell’ascarismo, di cui ho già parlato. E allora? Con un po’ di romantico sentimentalismo, guardando la bandiera siciliana e quella borbonica presenti nel mio studio, non abiurando al mio sentire repubblicano, ti saluto fraternamente: Forza e Onore, Viva ‘O Re!».

 

 

Un caffè con Luigi Fusco – Un professore identitario al servizio della Storia.

libro luigi fusco

Un caffè con Luigi Fusco – Un professore identitario al servizio della Storia.

“L’epoca pre-unitaria, ci ha fatto pervenire numerosissime testimonianze, dall’età antica al XIX secolo”

Il mio rapporto amicale con il professor Luigi Fusco ha origini lontane ed è nata grazie alla sua collaborazione con il sito telematico del Movimento Neoborbonico; all’epoca ero, come ruolo all’interno dell’associazione di Gennaro De Crescenzo, addetto alle relazioni pubbliche e curatore ufficiale del sito, in quegli anni Luigi collaborò con la realizzazione di interessanti pagine di storia che, ancora oggi, sono manna per chi volesse informarsi sulla gloriosa storia che ci circonda. Continua a leggere

Un caffè con ……..Antony Corbara: un menestrello del III millennio

sgarbi e masaniello

Un caffè con ……..Antony Corbara:  un menestrello del III millennio

“Il mio cassetto dei sogni non contiene le proporzioni del sogno stesso, quindi, ho dovuto occupare abusivamente tutto il tratto di cielo che va dalla Sicilia a Napoli.”

Di Fiore Marro

Caserta 1 settembre 2020

Antonino Condrò conosciuto anche come Antony Corbara, nativo di Taurianova (R.C.), è esperto in tecniche e strategie della comunicazione.

Oltre alla passione per la scrittura, dedica un forte impegno alla diffusione del pensiero meridionalista che l’ha reso protagonista di uno scontro pubblico con Vittorio Sgarbi, a Palmi, nell’Agosto del 2014, sulla questione “Bronzi no expo”. Continua a leggere

Un caffè con Ferdinando Luisi : Calcio e Identità

luisi

Un caffè con  Ferdinando Luisi : Calcio e Identità

Il futuro del Sud: “Senza mezzi termini : la piena indipendenza! Macroregione, federalismo, autonomia? Se attraverso queste stazioni intermedie l’arrivo é all’indipendenza, allora sono disposto a partecipare al viaggio. “

Di Fiore Marro

Caserta 28 agosto 2020

Ferdinando Luisi , padre di tre figli, nato a Benevento nel 1958, maturità classica, si trasferisce dall’età di 18anni a Napoli per il periodo del corso di laurea in Medicina e Chirurgia di 6 anni. Successivamente consegue anche la Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva (4 anni) e la Specializzazione in Medicina del lavoro (4 anni). Quindi Medico Chirurgo con esercizio della professione in Campania fino al 1988. Dal luglio del 1988 ad oggi vive e lavora in Friuli Venezia Giulia come Dirigente responsabile di Unità Territoriale in un Ente Pubblico. Oggi gli mancano 5 anni alla pensione . Continua a leggere

Intervista per il giornale Roma a Cosimo De Gioia ingegnere meccanico con le Due Sicilie nel cuore

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Intervista per il giornale Roma a Cosimo De Gioia ingegnere meccanico con le Due Sicilie nel cuore

“ In realtà la Meccanica è prima di tutto una sapienza che accompagna l’uomo dall’invenzione della ruota alla costruzione dei missili che mandano le sonde spaziali su Marte.”

La Meccanica è prima di tutto una sapienza che accompagna l’uomo dall’invenzione della ruota alla costruzione dei missili che mandano le sonde spaziali su Marte

Cosimo de Gioia, generazione anni ’60, ingegnere meccanico, socio fondatore di Comitati  delle Due Sicilie, cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, docente delle materie tecniche di un master per Traduttori tecnici di lingua inglese, scrittore, meridionalista, storico, presenterà  nel corso del raduno di Gaeta  il suo libro “Discorsi Duosiciliani”.

Anzitutto volevo ringraziarti per il contributo che dai al nostro movimento e anche per l’attenzione che hai al lavoro del sottoscritto, citando i miei scritti nelle tue pagine. Ma voltiamo pagina.

D) Sei un ingegnere meccanico, con tesi sperimentale Robotica: nell’immaginario popolare non c’è nulla di più lontano dalla ricerca storica. Qual è allora l’input che ti ha fatto deviare dai tuoi interessi culturali e di studio? Da cosa nasce l’interesse per la storia, in particolare per la contro storia delle Due Sicilie?

R) La Meccanica oggi viene presentata come una materia tecnica al pari di altre. In realtà la Meccanica è prima di tutto una sapienza che accompagna l’uomo dall’invenzione della ruota alla costruzione dei missili che mandano le sonde spaziali su Marte. Dunque la Meccanica è lo studio dell’avventura umana e quindi non è disgiungibile dalla speculazione del mondo sia negli aspetti fisici che umanistici. Persino nella Bibbia si parla del moto dei corpi e quindi di Meccanica, secondo le approfondite letture di Sant’Agostino, Newton e molti altri grandi della storia. Dunque l’interesse per la storia forse non è una deviazione rispetto alla mia formazione scolastica. Poi nel mio caso, questo interesse è del tutto naturale perché ho sempre fatto parte di associazioni culturali di storia. Penso sia dovere di ognuno documentarsi personalmente sulla propria storia: non si può demandare a istituzioni scolastiche che hanno politiche di indottrinamento dalle quali talvolta è più opportuno liberarsi. Secondo l’indottrinamento scolastico, per esempio, Newton avrebbe scoperto le leggi del moto quando, seduto all’ombra di un melo, un frutto maturo si staccò dall’albero e gli cadde in testa: il moto della mela fornì allo scienziato la grande intuizione. Questa è una tesi illuminista avente lo scopo di disconoscere l’enorme importanza degli autori antichi consultati da Newton nelle sue ricerche; fu dunque una tesi che tagliava i ponti con ciò che non era funzionale all’affermazione delle idee illuministe: la Bibbia, il Libro dei Sogni dell’arabo Acmet, le opere dei matematici dell’antico Egitto e degli antichi greci. Dunque esiste la storia scolastica, ma esiste anche la Storia che è molto bella ed interessante da studiare, apprendendola anche fuori dagli ambienti scolastici. La Storia del Regno delle Due Sicilie è una di queste storie importanti.

D) Nel tuo libro ci sono ricordi, anche personali, sulla figura di don Massimo Cuofano, dunque la tua attenzione verso di lui scaturisce dalla credibilità umana che egli aveva come sincero spirito identitario oppure da un interesse culturale verso i suoi studi?

R) Certamente entrambe, ma a prevalere è il mio interesse verso i suoi studi nei quali rilevo una metodologia originale. Don Massimo Cuofano è stato un uomo di fede autentica; i suoi studi consistono in ricerche di verità storiche alla luce della Verità di fede. Egli analizza i documenti non già per costruire una tesi storica, bensì per constatare che la verità, nota in forza di valori superiori, trova riscontro in “miracolose” manifestazioni quali, appunto, i documenti storici che emergono nonostante le difficoltà. Altre manifestazioni di autenticità di quella pura verità in don Cuofano sono i raduni duosicilianisti, l’impegno degli attivisti, l’entusiasmo dei giovani, la preghiera rivolta agli eroi che hanno donato la loro vita quale seme fecondo per la rifioritura del Sud.

D) Il meridionalismo oggi, a tuo avviso, deve occuparsi di politica?

R) Sì, il meridionalismo deve occuparsi di politica, ma prima occorre l’azione culturale per capire che cosa significa meridionalismo. Tutti i partiti sono meridionalisti quando vengono a chiedere i voti al Sud, anche la Lega Nord è meridionalista. Non basta essere sinceramente meridionalisti, occorre la consapevolezza che il meridionalismo deve avere una connotazione chiara, forte: borbonica. Il meridionalismo o è autenticamente identitario o non è; il meridionalismo o è distintamente borbonico oppure è come quello dei partiti italiani.

D) Sei socio fondatore di comitati Due Sicilie. Da quando è stato fondato questo movimento (2007) ad oggi, come pensi si sia evoluto il meridionalismo duosiciliano?

R) Il meridionalismo duosiciliano anni fa era un’idea, oggi è sempre più una concretezza che spero si espanda alla conoscenza delle popolazioni del Sud.

D) Riassumi con 3 parole la tua esperienza di questi anni in Comitati.

R) La mia esperienza nei Comitati è stata accompagnata da una personale maturazione culturale, da un arricchimento di amicizie straordinarie, dalla costatazione che la pluralità dei Comitati nelle diverse regioni abbia inciso nella società, destando voglia di riscatto: l’auspicato riscatto del Sud.

D) Nel tuo libro Meccanica Apocalittica, proponi una filosofia della tecnica, il sapere scientifico reinterpretato in una visione etica e persino religiosa. Per analogia si potrebbe dire che hai seguito le orme di don massimo, il quale ha decifrato il percorso storico duosiciliano, particolarmente in riferimento alla figura di Francesco II, secondo metriche teologiche?

R) Sì, è proprio così. Nel mio libro “Meccanica Apocalittica” mi sono esercitato ad applicare la metodologia di ricerca di don Massimo Cuofano. Egli affrontava la scienza storica con una visione dettatagli dalla fede: una Verità superiore, divina, certifica la verità storica. Nel mio libro di Meccanica ho provato ad affermare le verità meccaniche con riferimento a Verità bibliche, superiori. Nel mio libro la Meccanica non è un ramo della conoscenza parallelo alla Matematica, è (nelle mie intenzioni) parallelo alla Teologia.

D) Questa frammentazione corpuscolare del mondo meridionalista, in tanti, troppi, movimenti gruppi e partitini, a tuo parere, indica un accresciuto interesse verso le tematiche identitarie oppure una mancanza di coesione tra tutti noi duosiciliani?

R) La frammentazione è un elemento negativo per lo sviluppo del pensiero e dell’azione meridionalista. Occorre passare da un interesse che di anno in anno si accresce, ad un pensiero strutturato e ad un’azione mirata agli obiettivi fondamentali. I Comitati delle Due Sicilie, ai quali orgogliosamente aderisco sin dalla fondazione, contribuiscono a quella scuola di pensiero che vede nella pluralità dei comitati territoriali, una ricchezza e non un elemento di divisione e frammentazione. Il percorso che si apre davanti a noi è ancora, dopo tredici anni, quello contenuto dello Statuto dei Comitati delle Due Sicilie.

Intervista a Del Gaudio : “… Io Sindaco, due anni da camorrista senza ( sapere di esserlo) “

del gaudio

“ GUAI A CHI CI CAPITA …” Il libro denuncia di Pio Del Gaudio

Intervista a Del Gaudio : “… Io Sindaco, due anni da camorrista senza ( sapere di ) esserlo “

di Fiore Marro

Caserta 20 dicembre 2019

Pio Del Gaudio ha 52 anni, è dottore Commercialista , Revisore dei Conti  e  Pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti, oltre a condurre varie trasmissioni televisive e radiofoniche.

Sposato con due figli, ci dice, con orgoglio:  “Mio figlio Angelo che studia Medicina a Milano e mia figlia iscritta al  5° anno del Liceo classico. Mia moglie e biologa. Nella mia famiglia ci sono  esponenti della Polizia, dei Carabinieri, Magistrati “. Continua a leggere

Intervista per il Roma a Salvatore Ronghi: Futuro? Più che al mio “io” sono interessato al futuro dei nostri figli.

intervista a ronghi

Intervista per il Roma a Salvatore Ronghi: Futuro? Più che al mio “io” sono interessato al futuro dei nostri figli. 

Di Fiore Marro

Caserta 14 novembre 2019

Salvatore Ronghi nato a Napoli,   dove vive,  ha dedicato la propria vita, prima come sindacalista e poi come politico, alle problematiche meridionali. L’identità territoriale, il lavoro, lo sviluppo economico e sociale sono stati i temi che lo hanno visto protagonista prima nella CISNAL, poi diventata Ugl, e, poi, in Alleanza Nazionale. A seguito dello scioglimento di AN, non aderì al  costituente  Popolo della Libertà ma preferì  sostenere Movimenti territoriali meridionali fino alla costituzione di “Sud Protagonista”. Continua a leggere

MERIDIONALISMO E RISCATTO: IL SUD RIPARTA DALLA SUA FECONDA STORIA MA SENZA NOSTALGIE ANACRONISTICHE

paolo trapani

Il Roma giovedì 12 settembre 2019

 

Intervista a Paolo Trapani per il giornale Roma

MERIDIONALISMO E RISCATTO: IL SUD RIPARTA DALLA SUA FECONDA STORIA MA SENZA NOSTALGIE ANACRONISTICHE

Intervista con il giornalista e scrittore Paolo Trapani

Di Fiore Marro

Caserta 13 settembre 2019

Paolo Trapani, napoletano classe ’75, giornalista e scrittore, si occupa da sempre di comunicazione politica e istituzionale. Al fianco di Antonio Parlato, già avvocato, più volte Parlamentare della Repubblica e sopratutto esperto meridionalista, Trapani ha pubblicato nel 2002 il primo dei suoi tre libri, che sono tutti a trazione sudista. Continua a leggere