La prima rivendicazione femminile della Storia a Piedimonte Matese

piedimonte-filanda-egg

Piedimonte in una cartolina d’epoca, con il Cotonificio Egg in primo piano

La prima rivendicazione femminile della Storia? Avvenne a Piedimonte

Nel giorno della festa dei lavoratori, ecco il racconto di un episodio misconosciuto, segnalato dal Prof. Mario Martini: un breve ma intenso spaccato che proietta nuovamente il territorio matesino in una prospettiva di assoluta centralità

Di Alfonso Feola – 1 maggio 2018

Spesso siamo abituati a vivere ricorrenze come quella odierna della Festa dei lavoratori con innaturale distacco, quasi si tratti di qualcosa che non ci riguardi da vicino, che non tocchi le coscienze e non spinga ad interrogarsi sulle problematiche vecchie e nuove della società. Non dovrebbe essere cosi, specie per chi vive la realtà sociale e civile di Piedimonte Matese e del territorio circostante. Continua a leggere

Nel 1862 un episodio di brigantaggio a Ravello: quando Sir Reid dovette scappare da Villa Rufolo

nel-1862-un-episodio-di-brigantaggio-a-ravello-qu-196677

Francis Nevile Reid.

Nel 1862 un episodio di brigantaggio a Ravello: quando Sir Reid dovette scappare da Villa Rufolo

Ravello 15 aprile 2018

di Cesare Calce*

Nel 1862 a Ravello si verificò un episodio di brigantaggio ai danni del più influente e importante personaggio di quel periodo nel paese: Sir Francis Nevile Reid. Ma prima di parlare di quell’episodio, vorrei fare un breve excursus storico sul brigantaggio, perchè si tratta di un fenomeno estremamente complesso e sfaccettato, che spesso si presta ad interpretazioni frettolose e fuorvianti.Il termine “brigante” deriva da “briga” nel suo vecchio significato di compagnia, e briganti erano detti i soldati di ventura che in piccoli gruppi si spostavano da un luogo all’altro. Continua a leggere

A una Medaglia D’oro mai conferita!

lapide-cervinara-2

A una Medaglia D’oro mai conferita!

Resistenza duosiciliana: Briganti o guerriglieri?

Di Fiore Marro

Caserta 3 aprile 2018

“Vinto oggi, non avrà pè miei vincitori amare parole, ma, un giorno noi ci ritroveremo faccia a faccia; poichè conservando in fondo all’anima tutte le mie convinzioni, attendo con fede l’ora della giustizia. Continua a leggere

Una storia dimenticata da troppo tempo del nostro Mezzogiorno – Le insorgenze del Sud

briganticatturatifrosinone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una storia dimenticata da troppo tempo del nostro Mezzogiorno – Le insorgenze del Sud

di Antonello Cannarozzo
 
10 gennaio 2018
 
Nelle pagine del nostro Risorgimento si è sempre scritto che la liberazione del Sud Italia da parte dei piemontesi fu ostacolata dai briganti, gente ladra, assetata di sangue ancora al soldo dei vituperati Borboni.
Con le loro gesta sanguinose terrorizzavano le popolazioni e per questo il giovane esercito italiano dovette usare spesso le maniere forti: arresti di massa, fucilazioni senza processo e quant’altro. In fondo erano solo dei briganti e con questa giustificazione era permessa ogni azione militare, anche la più vergognosa.
Non tutti, però, difendevano questi interventi. Tra i primi a smontare queste giustificazioni fu, già nel 1862 dai banchi del parlamento torinese, il deputato Giuseppe Ferrari, filosofo, storico di tendenza democratica e repubblicana e grande avversario dei Borboni, ciò nonostante usò parole di fuoco contro questo modo di gestire la nazione appena nata, con accuse che hanno, purtroppo, ancora la loro attualità.
“Non riconoscere – affermava – a chi si trova sul fronte opposto alcuna dignità politica, attingere a quel repertorio di parole che definisca l’altro ora “barbaro”, ora “brigante” è il metodo più semplice e antico di demonizzare l’avversario e insieme legittimare se stessi” e concluse, non senza una profonda ed  amara ironia,:” I padri di questi briganti hanno riportato per due volte i Borboni sul trono di Napoli […] È possibile, come il governo vuol far credere che 1.500 uomini comandati da due o tre vagabondi possano tener testa a un intero regno, sorretto da un esercito di 120.000 regolari? Perché questi 1.500 devono essere semidei, eroi!”
Storicamente il Regno delle Due Sicilie non era certo Paradiso in terra, ma neanche gli altri Stati europei erano terra di Bengodi; la povertà, almeno intesa con i moderni parametri sociologici, era assai vasta. Ciò nonostante, non solo uomini dell’esercito piemontese, ma anche scrittori che erano calati a Sud per conoscere questa nuova realtà, rimasero colpiti dall’attaccamento del popolo al loro re.
Una devozione che sarà messa in pratica specialmente nel corso del XVIII e XIX secolo, quando il meridione fu terra di scorrerie straniere. Invasioni che suscitarono una vigorosa reazione, specialmente dal cosiddetto popolo minuto, sempre con un senso identitario per la difesa della patria e di una dinastia come quella dei Borboni, fino ad allora forestiera, ma dopo questi eventi finalmente diventata anch’essa ‘napoletana verace’.
Tra le tante insurrezioni o insorgenze contro lo straniero da parte dei ‘cafoni’, poco conosciuta, ma assai significativa per comprendere lo spirito dei sudditi borbonici, è una pagina di storia abruzzese che vide la cacciata, nel 1798, degli invasori francesi grazie alla vittoriosa sommossa guidata da un semplice popolano, Giuseppe Pronio, fautore, tra l’altro, della riconquista di Pescara che inflisse dure perdite al generale Duhesme, presso Castel di Sangro.
Purtroppo, i francesi tornarono dopo poco tempo grazie ai successi del giovane Napoleone Bonaparte il quale, con la scusa degli ideali della Rivoluzione, diede luogo in realtà ad una corruzione e ruberie senza pari, spartendo anche i regni conquistati tra i suoi congiunti.
In questo dramma, a resistere furono unicamente le due fortezze della piazza abruzzese di Civitella del Tronto e quella di Gaeta, nel basso Lazio. Il generale irlandese Wade che comandava la fortezza abruzzese, rifiutò senza esitazioni la resa ai francesi e addirittura cominciò una contro offensiva assieme al capo-popolo, sopranominato Sciabolone, con azioni di guerriglia assai efficaci. Le truppe francesi per risposta a questa inaspettata resistenza bombardarono la città, per poterla occupare facilmente, ma ogni sforzo fu vano. Anche l’attacco che doveva essere risolutivo nei piani del generale, venne respinto dalla popolazione.
Solo l’arrivo del generale Saint-Cyr cambiò le sorti dei rivoltosi in favore dei francesi. Con spietatezza ordinò di indirizzare tutta la forza bellica non verso il forte, impossibile da vincere, ma contro la città, punto debole dell’intero sistema difensivo, facendo centinaia di vittime innocenti.
Dopo questa ingloriosa vittoria, Saint-Cyr ordinò da par suo la spoliazione della città, in pratica licenza di rubare e violentare le donne. Inoltre emanò un editto nel quale si dichiarava che tutti gli abitanti presi con le armi in mano o sospettati di resistenza dovevano essere immediatamente giustiziati, anche senza alcun processo; in caso di ribellione si sarebbe proceduto alla rappresaglia per decimazione, sempre in nome, ovviamente, della Liberté, Égalité, Fraternité. La reazione, come in altre parti del regno occupate e spesso senza una guida certa del governo borbonico in fuga, portò molti, specialmente tra i giovani ufficiali, soldati e popolani, a prendere la via della montagna per combattere l’invasore.
Scrisse alcuni anni fa lo storico Arrigo Petacco nel suo libro ‘O Roma o morte’: “Nel Meridione si verificò in anticipo quanto accadrà dopo l’armistizio del 8 settembre 1943, quando i soldati italiani, abbandonati dai loro comandi, si rifugiarono sulle montagne per accendere i primi fuochi di resistenza. Non a caso, anche i tedeschi li chiamarono briganti o banditi invece che patrioti. Lo stesso capitò ai soldati borbonici”.
Forse, rileggendo la vera storia del Sud, senza nulla togliere alle varie responsabilità personali, si capirebbe meglio l’annosa questione del Mezzogiorno che da un secolo e mezzo, da Giustino Fortunato ai nostri tempi, è ancora sentita come un peso invece di una opportunità per l’intera nazione e, purtroppo, non si intravedono segnali di soluzione, almeno fino ad oggi.

Giovanni Gabriele un eroico Ufficiale Borbonico caduto nella battaglia contro i garibaldini

atto-nascita-giovanni-liberato-ferdinando-gabriele

 

 

 

 

Stralcio dell’atto di nascita di Giovanni, Liberato, Ferdinando GABRIELE;

 

Giovanni Gabriele un eroico Ufficiale Borbonico caduto nella battaglia contro i garibaldini

Pescara 4 luglio 2017

Di Geremia Mancini

Giovanni, Liberato, Ferdinando GABRIELE nacque, il 1 febbraio del 1838, a Pescara da Don Giuseppe (all’epoca primo tenente del Genio) e da Donna Colomba Betti. Continua a leggere

Legittima difesa: ecco come risolse il problema il Regno delle Due Sicilie

regno-delle-due-sicilie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Legittima difesa: ecco come risolse il problema il Regno delle Due Sicilie

4 giugno 2017

Antonio Gaito

Oggi piA? che mai quello della legittima difesa A? un tema molto complesso e scottante. Numerosi casi sono spesso finiti sotto la luce dei riflettori sia per la violenza, a cose e persone, che contraddistingue gli assalti di questi criminali, sia a causa di un eccesso di difesa da parte di chi ha subito il misfatto. Continua a leggere

Le vaccinazioni nel Regno delle Due Sicilie: un primato dei Borbone

buona-sanita-borbone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le vaccinazioni nel Regno delle Due Sicilie: un primato dei Borbone

Ai??Ai??Ai??Ai??

Articolo di Alessia Mancini

Napoli 23 maggio 2017

In Italia il fronte antivaccini A? una corazzata agguerrita. Per questa ragione tante polemiche sta suscitando la decisione del Ministro Lorenzin di procedere ad un Decreto Legge che obblighi di fatto i genitori a vaccinare i propri figli. Le sanzioni per chi iscrive i propri figli da 0 a 16 anni in qualsiasi istituto, senza averli sottoposti ai vaccini previsti per legge e rifiutandosi di vaccinarli anche dopo lai??i??iscrizione, sono altissime. Qualcosa del genere accadde anche nel 1821 a Napoli, e nel Regno delle Due Sicilie. Continua a leggere

Sicilia: 4 aprile 1860 rivolta della Gancia

di Ignazio Coppola

ai???Allai??i??erta tutti ppi lu quattru aprili, sangu ppi sangu,nni lai??i??avemu a fari, sta sette impia lai??i??avemu a finiri, la Sicilia lai??i??avemu a libbirariai???.

rivolta-gancia-2Queste erano le parole dai??i??ordine che il 4 aprile di 157 anni fa i congiurati del convento della Gancia cantavano a squarciagola agli ordini dei capipopoloAi??Francesco Riso, mastro fontaniere, e Salvatore La Placa, sensale di bovini. Era la fine di febbraio del 1860 quando il comitato liberale i cui autorevoli rappresentanti erano Michele Amari, Filippo Cordova, il marchese di Torrearsa, Mariano Stabile, Matteo Reali, Vito Dai??i??ondes Reggio contattarono appunto Francesco Riso e Salvatore la Placa, due capipopolo in grado, grazie al loro ascendente, di raggruppare gente sveglia e pronta a menar le mani. Continua a leggere

I tradimenti che hanno fatto l’Italia: la battaglia di Calatafimi

siamosemprequanoiapollonitravaso15ago1945A cura di: Manfredi Mosca

La battaglia di Calatafimi, piuttosto che nei libri di storia o sui quadri, andrebbe rappresentata piA? appropriatamente su ai???Scherzi a parteai???.

Quando un esercito di oltre 2000 soldati, armati e ben equipaggiati, posizionato su unai??i??altura da dove domina il nemico e lo puA? distruggere facilmente a cannonate, a fucilate e perfino facendo rotolare massi e pietre, quando queste truppe, di fronte ad un assalto suicida alla baionetta si ritirano e lasciano che il nemico, inferiore di numero, male equipaggiato raggiunga la vetta dellai??i??altura, le domande sono ovvie. Continua a leggere