FIAT (Torino) vs. DR (Isernia ai??i?? Due Sicilie)

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Di Luca Longo

Roma, 17 marzo 2018

Fiat e il ruolo in Europa. Abbiamo bisogno di fare spazio ai marchi più potenti. Non sto uccidendo Fiat, credo che abbia un grande futuro in America Latina, e che in Europa possa contare sulla forza della 500. Ma non dobbiamo essere emotivi: la rilevanza di Fiat per il pubblico è diminuita.

Queste parole sono state pronunciate da Sergio Marchionne qualche giorno fa.

Certo, sembra molto singolare il fatto che Marchionne, nato a Chieti, capoluogo dell’ex Abruzzo citeriore, stia (quasi) uccidendo la Fabbrica Italiana di Automobili Torino.

Le affermazioni strategiche di Marchionne, che punta sul mercato premium (vedi 500) anche per il marchio FIAT, lasciano spazi di mercato alla DR Automobiles di Massimo Di Risio, imprenditore del Molise, che vende vetture dal prezzo interessante e quindi alla portata di molte tasche, sicuramente di molte duosiciliane.

Grazie ad una gamma rinnovata, i risultati di vendita dei primi due mesi del 2018 sono confortanti per la DR: + 24% a gennaio e + 91% a febbraio.

In bocca al lupo!

QUATTRORUOTE: ALTRO CHE UNITA’ D’ITALIA

 

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Di Luca Longo

Roma 17 febbraio 2018

Su Quattroruote di Febbraio 2018 è presente un interessante articolo sull’andamento delle immatricolazioni di automobili nel 2017.

A loro parere si sono accentuate le differenze tra le varie Regioni, tutto il Nord è cresciuto più della media mentre il Sud e le Isole molto di meno. Continua a leggere

AUTO ai???ITALIANEai???? IN REALTAai??i?? VENGONO PRODOTTE AL SUD (O ALLai??i??ESTERO)

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La DR prodotto molisano.

 

AUTO ai???ITALIANEai???? IN REALTAi??ai??i?? VENGONO PRODOTTE AL SUD (O ALL’ESTERO)

di Luca Longo

Roma 29 novembre 2017

Di tanto in tanto ritorno su un argomento che mi A? caro, quello dellai??i??industria nelle Due Sicilie, con particolare riferimento a quella automobilistica che conosco abbastanza bene fin dai tempi dellai??i??UniversitAi??. Continua a leggere

GAETA 2016 – INDUSTRIALIZZAZIONE NELLE DUE SICILIE

Gaeta Luca Longo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luca Longo

 

Questo brevi appunti, presentati a Gaeta, sonoAi??basati sullai??i??opera decennale di due studiosi dellai??i??UniversitAi?? degli Studi di Roma, con il supporto istituzionale fornito dalla Banca dai??i??Italia.Ai??

Gaeta 6 febbraio 2016

<< Tra lai??i??UnitAi?? e la Grande Guerra le sole fonti statistiche sulle economie regionali almeno teoricamente esaustive, ripetute nel tempo, ragionevolmente omogenee sono i censimenti demografici del 1861, 1871, 1881, 1901, e 1911; nel 1891 imperversava la crisi, per risparmiare, ahinoi, il censimento non venne fatto. Dal 1871 in poi questi censimenti contengono una classificazione dettagliata della forza lavoro, industria per industria.Si appoggia direttamente a questi dati, in mancanza di statistiche migliori, lai??i??analisi diacronica dellai??i??industrializzazione regionale >> (Fenoaltea). Continua a leggere

Valore aggiunto industriale al 1871 – Province duosiciliane eccellenti

Luca-Longo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luca Longo

Nel 1871, a pochi anni dalla fine del Regno, nelle ex Due Sicilie c’eranoAi??ancora delle eccellenze a livello industriale, come si evinceAi??dalla seguente tabellaAi??sul ai???Valore aggiunto industrialeai??? per Provincia.

In particolare, NapoliAi??e Palermo erano rispettivamente al 4Ai?? e 9Ai?? posto suAi??69 Province italiane nella classifica generale.

Per quanto concerne i singoli settori industriali, Napoli era al primo posto in 2 settori e Palermo altrettanto in altri 2. Continua a leggere

Valore aggiunto industriale al 1871 – Eccellenze duosiciliane

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Luca Longo al raduno dell’11 e 12 ottobre 2014 a CasertaAi??

Nel 1871, 11 anni dopo lo sbarco dei “Mille”, il territorio duosiciliano presentava ancora delle eccellenze a livello industriale, come si evinceAi??dalla seguente tabellaAi??sul “Valore aggiunto industriale”.

In particolare, Campania e Sicilia erano rispettivamente al 3Ai?? e 5Ai?? posto su 16 Regioni italiane nella classifica generale.

Per quanto concerne i singoli settori industriali, la Sicilia era al primo posto in 3 settori, al secondo posto in uno,Ai??la Campania al secondo in 2 settori. Continua a leggere

Industrializzazione nel 1871 – Confronto con la realtAi?? attuale

 

 

 

Luca LongoLa seguente tabella riporta il confronto fra lai??i??ai???Industrializzazione relativaai???Ai??nel 1871 e il ai???PIL pro capiteai??? nel 2012, per singola Regione.

La tabella esprime, in pratica, il livello di industrializzazione dopo 10 anni dallai??i??UnitAi?? dai??i??Italia e segue unai??i??altra analisi sulle Province pubblicata in agosto.

Come si evince dai dati, nel 1871 la Campania era al 5Ai?? posto, la Sicilia al 7Ai?? su 16 Regioni;Ai??nel 2012Ai??la Campania A? al penultimo, la Sicilia al terzai??i??ultimo.

Credo non servano commentiai??i??

Napoli, 03/10/2014

Luca Longo

POS. INDUSTRIALIZZAZIONE RELATIVA 1871 POS. PIL PRO CAPITE 2012
1 Liguria Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 1,48 1 Lombardia 129,1
2 Lombardia Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 1,37 2 Emilia 123,7
3 Piemonte Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 1,13 3 Veneto 115,0
4 Toscana Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 1,07 4 Lazio 114,9
5 Campania Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 1,01 5 Toscana 109,9
6 Veneto Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,99 6 Piemonte 109,2
7 Sicilia Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,98 7 Liguria 106,4
8 Lazio Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,96 8 Marche 99,9
9 Emilia Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,85 9 Umbria 89,7
10 Marche Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,83 10 Abruzzi 84,7
11 Sardegna Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,80 11 Sardegna 75,3
12 Puglie Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,78 12 Basilicata 68,8
13 Calabria Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,69 13 Puglie 66,5
14 Umbria Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,68 14 Sicilia 63,7
15 Basilicata Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,67 15 Campania 63,2
16 Abruzzi Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,58 16 Calabria 63,1

 

SVIMEZ, SUD sempre piA? al ribasso – Necessario un MOVIMENTO politico identitario

Luca LongoNapoli, 28/08/2014

Stralci dall’ultimo Rapporto SVIMEZ.

 

ai??i?? ai???Un Paese diviso e diseguale, dove il Sud scivola sempre piA? nellai??i??arretramento: nel 2013 il divario di Pil pro capite A? tornato ai livelli di dieci anni fa, negli anni di crisi 2008-2013 i consumi di delle famiglie sono crollati quasi del 13%, gli investimenti nellai??i??industria addirittura del 53%, i tassi di iscrizione allai??i??UniversitAi?? tornano ai primi anni Duemila e per la prima volta il numero di occupati ha sfondato al ribasso la soglia psicologica dei 6 milioni, il livello piA? basso dal 1977. Una terra a rischio desertificazione industriale e umana, dove si continua a emigrare, non fare figli e impoverirsi: in cinque anni le famiglie assolutamente povere sono aumentate di due volte e mezzo, da 443mila a 1 milione e 14mila nuclei.

Pil e Mezzogiorno – In base a valutazioni SVIMEZ nel 2013 il Pil A? crollato nel Mezzogiorno del 3,5%, approfondendo la flessione dellai??i??anno precedente (-3,2%), con un calo superiore di quasi due percentuali rispetto al Centro-Nord (-1,4%). Da rilevare che per il sesto anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno registra segno negativo, a testimonianza della criticitAi?? dellai??i??area. Il peggior andamento del Pil meridionale nel 2013 A? dovuto soprattutto ad una piA? sfavorevole dinamica della domanda interna, sia per i consumi che per gli investimenti. Anche gli andamenti di lungo periodo confermano un Paese spaccato e diseguale: negli anni di crisi 2008-2013 il Sud ha perso -13,3% contro il 7% del Centro-Nord. Il divario di Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2013 A? sceso al 56,6%, tornando ai livelli di dieci anni fa.

Nel periodo 2001-2013 Italia peggio della Grecia ai??i?? Dal 2001 al 2013 il tasso di crescita cumulato A? stato + 15% in Germania, +19% in Spagna, + 14,3% in Francia. Segno positivo perfino in Grecia, +1,6%. Negativa lai??i??Italia, con -0,2%, tirata giA? sostanzialmente dal Mezzogiorno, che perde oltre il 7%, contro il +2% del Centro-Nord.

 

Pil per abitante e divari storici ai??i?? In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2013 A? sceso al 56,6% del valore del Centro Nord, tornando ai livelli del 2003, con un Pil pro capite pari a 16.888 euro.

 

In valori assoluti, a livello nazionale, il Pil A? stato di 25.457 euro, risultante dalla media tra i 29.837 euro del Centro-Nord e i 16.888 del Mezzogiorno. Nel 2013 la regione piA? ricca A? stata la Valle dai??i??Aosta, con 34.442 euro, seguita dal Trentino Alto Adige (34.170), dalla Lombardia (33.055), lai??i??Emilia Romagna (31.239 euro) e Lazio (29.379 euro). Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite piA? elevato A? stata lai??i??Abruzzo (21.845 euro). Seguono il Molise (19.374), la Sardegna (18.620), la Basilicata (17.006 euro), la Puglia (16.512), la Campania (16.291), la Sicilia (16.152). La regione piA? povera A? la Calabria, con 15.989 euro.

Ancora in calo la spesa pubblica per investimenti al Sud ai??i?? Nel 2012 la spesa aggiuntiva per il Sud A? scesa al 67,3% del totale nazionale, ben al di sotto della quota dellai??i??80% fissata per la ripartizione delle risorse aggiuntive tra aree depresse del Centro-Nord e del Sud del Paese. Particolarmente preoccupanti i tagli agli investimenti in infrastrutture; se nel Centro-Nord si mantengono i livelli di spesa per opere pubbliche di 40 anni fa, al Sud oggi si spende 1/5 di quanto si faceva negli anni ai??i??70. Dinamiche divergenti anche sul fronte degli investimenti delle imprese pubbliche nazionali: al Sud nel 2012 sono crollati del 12,8% rispetto al 2011, mentre al Centro-Nord nello stesso periodo sono saliti del 2,9%.

Il Sud A? ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che lai??i??assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire allai??i??area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente.

Nel 2013 occupati al Sud come nel 1977 ai??i?? Il Mezzogiorno tra il 2008 ed il 2013 registra una caduta dellai??i??occupazione del 9%, a fronte del -2,4% del Centro-Nord. Delle 985mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro, ben 583mila sono residenti nel Mezzogiorno. Nel Sud,dunque, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani si concentra il 60% delle perdite determinate dalla crisi. La nuova flessione riporta il numero degli occupati del Sud per la prima volta nella storia a 5,8 milioni, sotto la soglia psicologica dei 6 milioni; il livello piA? basso almeno dal 1977, anno da cui sono disponibili le serie storiche basi di dati. Tornare indietro ai livelli di quasi quarantai??i??anni fa testimonia, da un lato, il processo di crescita mai decollato, e, dallai??i??altro, il livello di smottamento del mercato del lavoro meridionale e la modifica della geografia del lavoro.

Da segnalare inoltre nel 2013 lai??i??aumento del tasso di disoccupazione. Quello ai???ufficialeai??? nel 2013 A? stato del 19,7% al Sud e del 9,1% al Centro-Nord, a testimonianza del permanente squilibrio strutturale del nostro mercato del lavoro.

Il Sud sarAi?? quindi interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando cosAi?? a pesare per il 27% sul totale nazionale a fronte dellai??i??attuale 34,3%.

 

Il Sud sempre piA? povero – In Italia oltre due milioni di famiglie si trovavano nel 2013 al di sotto della soglia di povertAi?? assoluta, equamente divise tra Centro-Nord e Sud (1 milione e 14mila famiglie per ripartizione), con un aumento di 1 milione 150mila famiglie rispetto al 2007. La povertAi?? assoluta A? aumentata al Sud rispetto allai??i??anno scorso del 2,8% contro lo 0,5% del Centro-Nord. Nel periodo 2007-2013 al Sud le famiglie assolutamente povere sono cresciute oltre due volte e mezzo, da 443mila a 1 milione 14mila, il 40% in piA? solo nellai??i??ultimo anno.ai???

 

Ai??Ai?? Al Sud necessita un Movimento politico identitario e unitario che, in primis, lo difenda dal resto dellai??i??Italia e che ne rivendichi con forza le aspirazioni all’autonomia.

 

La Grecia, negli ultimi 12 anni, ha fatto meglio del Sud (+ 1,6% contro il – 7,2%)…

Luca Longo