Fiore Marro intervista, per il giornale Il Roma, Mimmo Cavallo

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Un caffè con Mimmo Cavallo

Napoli 15 giugno 2017

Fiore Marro intervista, per il giornale “Il Roma”, il musicista pugliese.

Mimmo Cavallo è la figura magnifica di un meridionalismo che si ribella, con la musica,  allo stereotipo affibbiato da sempre al popolo del sud. Le sue canzoni, avanti anni luce dalla riscoperta identitaria, hanno accompagnato almeno due generazioni di insorgenti, padri e il figli duosiciliani conoscono, cantano e apprezzano fortemente l’impegno musicale del cantautore pugliese. Un figlio del Sud che ha avuto la forza, il coraggio e la volontà di raccontare l’imbroglio e l’abuso storico, perpetrato sulle popolazioni meridionali. Mimmo contro ogni principio di  “scienza” … come un calabrone, vola alto e canta e racconta e denuncia il sopruso fatto da sempre alla gente del  meridione. Il sud a cui appartiene Mimmo Cavallo non è solo un luogo geografico ma un territorio immaginario , un cratere, un turibolo dove bruciano essenze musicali profumate.  “Dalla parte delle bestie” è il nuovo album inedito  di Mimmo Cavallo, da sempre una delle voci più interessanti del nostro sud , conosciamolo un poco meglio.

  1. D) Quando hai scoperto la nostra storia, quella negata?

Da ragazzo a Torino dove abitavo emigrato con la mia famiglia dal Salento, mi capitò una rivista siciliana che vendevano in edicola dove si raccontava sul risorgimento una storia alquanto diversa da quella studiata a scuola

D)Cosa ti ha spinto a cantare dei nostri eroi, talvolta per nulla conosciuti?

A Torino (erano gli anni 70) già mostravo una certa insofferenza per gli atteggiamenti contro i meridionali. Leggendo, informandomi e confrontandomi con altri ho cominciato ad avvertire in me il desiderio di buttare giù tutto questo falso altare, questo cucuzzaro di luoghi comuni messo su dai cisalpini artatamente. Ho capito che il fallimento del sud, della nostra storia, della verità era diventato una specie di sindone da offrire come interpretazione storica e ancora oggi continua ad essere così ed è la ragione della nostra miseria. Canto i nostri eroi ed è per questo che la mia musica è una musica sostanzialmente di territorio. Oltre alla realtà storica è stata spezzata anche una visione della vita che è la nostra dimensione mediterranea.

  1. D) Qual è il tuo spunto storico preferito quando scrivi un testo e perché?

Il primo pezzo che ho scritto sulla nostra storia è stato UH MAMMA’ (1982), in seguito con TERRONI di Pino Aprile in occasione del 150esimo triste anniversario ho scritto il CD “Quando saremo fratelli uniti”. Attraverso gli spettacoli teatrali abbiamo raccontato le falsità storiche senza ismi o isti, senza contrapposizioni auspicando davvero un incontro tra nord e sud. Leggo libri, mi documento. Poi i testi  mi suggeriscono una linea melodica. A volte accade il contrario…è un lavoro continuo di ricerca musicale e di idee, argomenti, frasi.

  1. D) Questo mondo meridionalista che pare sia in evoluzione, grazie anche ai tuoi sforzi musicali, come lo vedi?

Il meridionalismo è sicuramente in evoluzione. C’è ancora molto da fare ma il cammino ormai è intrapreso. Le bugie hanno gambe veloci ma la verità pian piano le raggiunge. Occorre assolutamente evitare però manifestazioni di intolleranza, revanscismo che possono solo nuocere a Sud. Non si può prescindere dal Sud. Il Sud è l’alternativa. Siamo la culla di tutto l’occidente. Il Sud può spiegare al mondo cos’è la vita senza l’ossessione dei mercati, del guadagno. Occorre tornare a volare alto.

  1. D) Le tue canzoni del passato, che trattano il tema meridionalista sono frutto di quali esperienze?

Bhe sicuramente gli anni che ho vissuto a Torino mi hanno “formato”. Poi mi sono “in-formato” e naturalmente ho tirato fuori quello che avevo dentro. A questo proposito voglio ribadire che le divisioni allontanano le soluzioni. Oggi siamo tanti stagni, tante paludi, tante onde capillari che ancora non sono un mare ma singolarità che possono rimanere tali. Troppi generali e pochi soldati. Dobbiamo confluire ognuno con le proprie esperienze e competenze in un solo grande progetto per spazzare tutti i pregiudizi di quel cucuzzaro cui accennavo prima. E questo deve accadere con gli spettacoli, nelle piazze, a scuola, in ogni dove…deve essere il nostro tormentone.

  1. D) Dalla tua posizione privilegiata di osservatore avverti o no una maggiore presa di coscienza da parte della gente del sud?

C’è una maggiore presa di coscienza sicuramente ma ancora il Sud non sa di sé. Il Sud è ancora nascosto dietro al peggio, basta guardare le nostre città, le nostre strade, il nostro territorio, il turismo, la disoccupazione, la miseria, l’emigrazione. No, ancora il viatico è lungo e la politica ci è contro per colpa anche dei nostri “rappresentanti” che una volta arrivati al potere dimenticano le istanze del Sud.

 

  1. D) La tua impressione è che la musica ispirata da questi temi sia apprezzata o si deve lavorare ancora e  fare di più?

Lavorare di più? Ma certo. Quello che faccio io è solo una goccia d’acqua in un deserto di falsità. Evapora prima ancora di toccare terra. Serve un uragano, un diluvio. Oggi il sud non ha più quell’armonia che la nostra cultura ha prodotto.  Il nostro patrimonio, però, è lì. Ogni ulivo, ogni vicolo è testimonianza di un popolo. Ecco perché dobbiamo insistere a gridare la nostra memoria. Ricordiamoci che per liquidare un popolo si comincia proprio dalla memoria e a questo riguardo ci sono ancora tante cose da fare, tanti sepolcri da scoperchiare. Siamo solo all’inizio.

 

 

 

 

 

 

 

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