La biografia del Capobrigante Cipriano Della Gala

Alle radici del brigantaggio Parte XX Lagala
A cura di Ferdinando MercoglianoAi??
Cipriano Della Gala, capobrigante della banda ai???La Galaai??? non ha mai goduto di buona stampa. GiAi?? allai??i??epoca del processo un cronista cosAi?? si esprimeva nei suoi confronti: Ai??A vederlo seduto con un certo contegno di superioritAi?? non rivela in sulle prime esser stato uno deai??i?? piA? feroci briganti che abbiano desolato le meridionali province dai??i??Italia; ma fissandolo bene, su tutta la fisionomia in lui traspare lai??i??asprezza selvaggia dellai??i??uomo in guerra aperta con la societAi??, e quando nel suo interrogatorio si fa a rispondere, alla voce feminea se ne distingue la prima qualitAi?? caratteristica dellai??i??uomo crudele, imperocchA? sembri che natura si compiaccia negare una maschia voce agli esseri dotati di ferociaAi??. Nel suoai???Parere frenologico sui famosi delinquenti Cipriano e Giona La Galaai???,Ai??Biagio Miraglia, che fu poeta, patriota italiano nonchAi?? psichiatra direttore del Regio Morotrofio di Aversa, sostenne che lai??i??attitudine delinquenziale dei briganti meridionali era visibile, misurabile, classificabile, Cipriano Ai??per esempio ai???Ha qualche cosa tra lai??i??imbecille e il sospettosoai???. Ancora ai nostri giorni, Pasquale Moschiano, uno storico locale che si colloca nel solco della narrazione liberale del processo unitario italiano, scrive del brigante: Ai??non fu certo animato da sentimenti politici, nAi?? spinto alla lotta per motivi di rivendicazioni sociali, ma fu un criminale responsabile di scelleratezze come omicidi e rapine per cui era stato condannato [ai??i??] privo dai??i??istruzione e rozzo nei modi, profittando del momento (favorevole a molti criminali) si confuse nella lotta per il brigantaggio [ai??i??] lo Zimmermann lo colloca tra i grandi briganti dediti prevalentemente al volgare malandrinaggioAi??. Nel tempo una lunga serie di giudizi negativi che contrastano con il favore popolare di cui godeva il brigante presso la popolazione. Il 13 giugno 1861, a San Paolo Bel Sito, tre donne, pur sapendo il rischio che correvano, se ne andavano cantando per strada ai???Viva Cipriano che ci ha dato la libertAi??ai??? e per questo motivo furono inseguite da un milite della Guardia Nazionale che voleva arrestarle. Se Cipriano fosse stato solo un delinquente incallito, non avrebbe suscitato lai??i??ammirazione popolare. Come si spiega allora questa lunga serie di giudizi solo negativi? Subito dopo la conquista garibaldina di Napoli, la maggior parte degli intellettuali napoletani che erano stati mandati in esilio, in seguito alla reazione postquarantottesca di Ferdinando II, rientrarono nel Regno e presero il controllo di tutte le istituzioni politiche e culturali. I professori nominati dal precedente regime, inclusi luminari di livello mondiale, furono destituiti e sostituiti da intellettuali filopiemontesi di tendenza liberale. Tutti gli insegnanti che non manifestarono il loro entusiasmo per i piemontesi invasori furono rimossi, al punto da lasciare vuote alcune scuole. Un filosofo come Silvio Spaventa, che pure aveva lottato contro la censura borbonica, una volta nominato capo della polizia, represse duramente ogni manifestazione studentesca a favore dei Borboni. Nuovi giornali e periodici furono fondati per contrastare il passo alla stampa filoborbonica o autonomista. Quando fu spenta ogni voce favorevole al passato regime, gli intellettuali napoletani passati con armi e bagagli nella nuova intellighenzia italiana, di fronte alle difficoltAi?? di governare la realtAi?? meridionale, abbandonarono gli ideali di rinnovamento un tempo professati e confluirono nelle file conservatrici della Destra Storica. Il partito di quella borghesia che un moderato come Giustino Fortunato definAi??: ai???reazionaria nellai??i??anima, corrotta, plebea, desiderosa di dominio assoluto nel proprio interesse esclusivoai???. Ogni mezzo divenne buono per assicurarsi privilegi, mantenere in posizione subalterna le massi rurali, la piccola borghesia e per favorire gli interessi economici delle regioni settentrionali. Lai??i??insurrezione dei briganti fu un ostacolo imprevisto, mise in serio pericolo il progetto borghese della costruzione dello stato liberale italiano a egemonia piemontese. Cipriano Della Gala, in particolare, controllando con i suoi uomini le montagne a est di Napoli, circoscriveva il dominio piemontese sulle province meridionali alla sola capitale. Dopo che la dura repressione piemontese ebbe ragione dellai??i??insurrezione dei briganti, passato lo spavento per il pericolo corso, gli intellettuali borghesi diedero libero sfogo allai??i??avversione e al disprezzo per il nemico di classe ridotto in catena. Quei giudizi infamanti, dettati dal rancore accumulato nella guerra di conquista, sono durati a lungo perchAi?? non cai??i??era piA? nessuna voce a bilanciarli dalla parte dei vinti. Oggi, a distanza di piA? di un secolo e mezzo, penso si possa provare a raccontare la storia di questo capobrigante da una prospettiva diversa. In questa sede, ovviamente, evidenzierA? solo gli avvenimenti di cui Cipriano e i suoi uomini si resero protagonisti nel territorio del Vallo di Lauro. Cominciamo quindi dal personaggio. Cipriano Della Gala, e non La Gala come spesso A? stato storpiato il suo cognome e come viene chiamata la sua banda, nacque a Nola il 17 aprile 1830, quindi aveva 30 anni quando Garibaldi invase il Regno delle Due Sicilie. Sveglio, dai??i??indole ardita e animo temerario, era snello, aveva gli occhi cervini, i capelli castani, il colorito bianco. I genitori, Luigi e Maria Luigia Napolitano erano nolani, il nonno Domenico Della Gala era di San Paolo. I genitori erano bracciali nullatenenti. Cipriano, registrato come bracciale analfabeta, insieme ai fratelli Domenico e Giona, nel 1855 fu rinchiuso nel Reale Cantiere di Castellammare, per scontare una condanna a venti anni per aver derubato e ucciso, il 25 gennaio del 1854, il massaro Andrea Nappi di Liveri. Ai primi di agosto del 1860, mentre Garibaldi si preparava a sbarcare in Calabria, approfittando della confusione, evase insieme ai suoi fratelli e si rese irreperibile. Nello stesso periodo, a Napoli, Francesco II di Borbone, davanti allai??i??avanzata delle truppe garibaldine, il 6 settembre del 1860, decise di lasciare Napoli e di trasferirsi a Gaeta. Doveva guadagnare tempo per riorganizzare lai??i??esercito, che si era sfaldato di fronte alle camicie rosse, e tentare la riconquista del Regno. Per contrastare la sollevazione liberale filounitaria, ricorse al tradizionale metodo dei Borboni che usavano la sollevazione contadina in funzione antiborghese. A tale scopo, sul finire di settembre, furono formate le prime squadre composte di contadini ed ex soldati sbandati che erano ritornati nei ruoli. A questi uomini furono impartite precise istruzioni: ripristinare le autoritAi?? borboniche, abbattere i governi rivoluzionari, disarmare le guardie nazionali, raccogliere fondi da inviare a Gaeta, conservare lai??i??ordine e il rispetto della religione. Quando, nel mese di ottobre, la controffensiva dellai??i??esercito delle Due Sicilie sai??i??infranse contro le linee garibaldine attestate sul Volturno, a Francesco II non rimase che prepararsi allai??i??estrema resistenza. Asserragliato nella fortezza di Gaeta, sotto gli incessanti bombardamenti dellai??i??artiglieria di Cialdini, sul finire del 1860, il Sovrano decise di giocarsi il tutto per tutto e chiamA? il paese alle armi. Il suo appello ad agire contro i ribelli liberali, in Ai??difesa del Regno, rinvigorAi?? la tradizionale fedeltAi?? delle masse contadine verso il legittimo sovrano e contribuAi?? a creare uno stato dai??i??animo di resistenza e avversione al nuovo regime piemontese. Diecimila uomini, scelti tra le truppe dai??i??Ai??lite, furono congedati con il compito di ritornare nei loro paesi e attivarsi per armare le bande dei resistenti e organizzare la guerriglia. Il brigantaggio che fino allora si era manifestato, nelle province napoletane, attraverso le forme del banditismo endemico, ladrocini, ricatti, vendette, vandalismo agrario, cambiA? volto. Si trasformA? in guerriglia di bande di soldati e contadini, organizzate per uno scopo politico, la lotta contro i liberali meridionali e gli invasori piemontesi.
In questo frangente, a Nola, improvvisamente ricomparve Cipriano Della Gala. La notte del 13 novembre 1860 con i suoi uomini assalAi?? il carcere di Cicciano liberando, tra gli altri, Alessio Ferrara di Taurano e Domenico Colucci di Domicella. Il 14 assalAi?? e disarmA? un nucleo della G. N. di Visciano. Nel paese Cipriano aveva diversi fiancheggiatori, a cominciare dal cognato Vincenzo Foglia. Nei giorni seguenti, con la sua comitiva ai???il cui numero e baldanza si va aumentando alla giornataai???, rimase sulle montagne del Vallo per arruolare uomini. Cipriano arruolava gli uomini pagandoli con il denaro del Comitato centrale borbonico di Napoli. Quando non aveva abbastanza fondi, estorceva denaro ai liberali e ai possidenti. Il 26 novembre prese di mira la famiglia Trione e Fiore di Fontenovella. Il 21 gennaio 1861, i suoi uomini uccisero Antonio Ianniciello e ferirono Arcangelo Menna, entrambi di Casola, perchAi?? membri della squadriglia nolana che aveva dato la caccia ai briganti. Il primo febbraio, si mostrA? dalle alture tra Liveri e Visciano, sventolando la bianca bandiera delle Due Sicilie e sparando in aria, per invitare la popolazione alla rivolta. Allai??i??arrivo dei militi della G. N. di Nola e Cimitile si spostA? con la sua banda nel bosco di Montedonico, trascorrendo Ai??la notte intorno al fuoco senza curarsi dei carabinieri che presidiavano Visciano. Il giorno seguente, sapendo della sua presenza in loco, un gruppo di 200 persone, la maggiore parte indossante la divisa dellai??i??esercito borbonico, cercA? di unirsi alla sua banda sulle montagne di Quindici ma fu assalita e dispersa dai militi della G. N. di Quindici, Moschiano, Lauro e Taurano, che arrestarono 54 uomini. Il 22 febbraio, al passo del Conciaturo, una sessantina dei suoi uomini disarmarono una pattuglia della G.N. di Moschiano e taglieggiarono i commercianti che andavano a comprare il grano alla Dogana di Avellino. Il 26 a Visciano, i suoi uomini liberarono due soldati borbonici. Cipriano, con le sue azioni dimostrative, riuscAi?? ad arruolare 300 uomini per la sua banda e sai??i??impose come capo autorevole di una rete di 33 bande minori che operavano nei monti di Cervinara con 5 capibanda, nei monti intorno Cancello con 8 capibanda, nei monti del Taburno con 10 capibanda. Le bande avevano una struttura politico-militare ed erano sempre guidate da un capo che si distingueva per abilitAi?? e coraggio e che si occupava di pagare i suoi uomini. Nel Nolano operavano sotto il suo controllo nove bande agli ordini dei seguenti capobriganti: Crescenzo Gavino, per tutti solo Criscienzo, di Carbonara di Palma (oggi di Nola), Angelo Bianco di Baiano, Angelo La Vecchia di Monteforte, Pasquale dai??i??Avanzo di Avella, Antonio del Mastro di Avella, Giuseppe Santaniello di Palma, Benedetto dai??i??Avanzo di Avella, Antonio Botta di Sarno e Orazio Cioffi. Queste bande erano dotate di larga autonomia. Alle bande piA? piccole, formate da pochi individui, in genere affidava incarichi minori. Alle bande piA? grandi, composte anche da cinquanta uomini, affidava lai??i??invasione dei paesi. Tutte le bande facevano capo a una base principale situata sui monti del Taburno che, per i fitti boschi e il terreno accidentato, permetteva ai briganti di nascondersi facilmente e organizzare la guerriglia in Campania, Puglia e Basilicata. Ogni banda conquistava i propri fucili nelle azioni contro i militi della G. N. o negli scontri con i soldati piemontesi, altrimenti doveva accontentarsi dei fucili da caccia consegnati dai contadini o requisiti nelle case dei borghesi. Spesso le bande rifiutavano lai??i??arruolamento di nuovi briganti proprio per la mancanza di armi. A sostegno delle bande intervenivano, in tutte le province, la propaganda e la cospirazione borbonica. Un nucleo di cospiratori, che manteneva i contatti tra Napoli e Taurano e aveva il compito di rifornire i briganti di armi, munizioni e viveri, era costituito dalla famiglia Buonoconte di Taurano. Il 19 luglio a Napoli, furono arrestati, in seguito alla delazione di un brigante pentito, don Nicola Buonoconte, con la moglie d.Carmina Amodeo, la sorella d.Rosa, il figlio d. Gio.Battista, nonchAi?? Antonio Volino, Antonio Manfredi e Pietro Graziano, tutti di Taurano. Nei centri abitati, i cittadini di fede borbonica, appoggiati da bande di guerriglieri composte di ex soldati e contadini, organizzavano le ai???reazioniai???, cioA? manifestazioni politiche di massa contro il regime sabaudo che spesso sfociavano in azioni armate di carattere insurrezionale. I volontari liberali e lai??i??esercito piemontese reprimevano questi moti con una durezza esagerata e indiscriminata. Ma il metodo del terrore non provocA? gli effetti sperati. Le persone invece di intimorirsi, fuggivano dai centri abitati e si univano alle bande di briganti nascoste nei boschi in attesa dellai??i??insurrezione imminente. Unai??i??insurrezione che non poteva cominciare da Napoli. La ex capitale era efficacemente presidiata dalle truppe piemontesi e da una guardia nazionale ben armata e devota al nuovo regime. Allora cominciA? dalle province, dove era andata gradualmente crescendo la forza delle bande, la loro combattivitAi?? e la loro diffusione nel territorio. Lai??i??insurrezione divampA? in Basilicata, nel Melfese. Il 5 aprile 1861, Crocco partendo da Lagopesole con oltre 500 briganti, sbaragliA? i drappelli della guardia nazionale e proclamA? la restaurazione del governo borbonico. Dopo la Basilicata si mosse Terra di Lavoro. Nel Vallo, il primo conflitto a fuoco si registrA? il 4 aprile, giorno in cui un gruppo di briganti di Cipriano, comandati da Crescenzo Gavino, si scontrA? presso Casola con un drappello della G.N. di Palma. Quanto fosse diffusa lai??i??idea di un imminente ritorno del legittimo sovrano, che avrebbe segnato la rivincita sui liberali usurpatori, lo dimostra un episodio avvenuto il 16 maggio, quando furono arrestati, e condannati a due mesi di prigione, due contadini di Marzano, Giuseppe Ariano e Luca Sorrentino, per aver gridato ai???Viva Francischiello, mA? vene Francischiello e fra tre o quattro iuorne debbo strappare i mustacchi a tutti i carbonariai???. Il 21 maggio il sindaco di Taurano segnalA? che nel suo territorio si aggirava una banda di 14 giovani renitenti alla leva italiana che percorreva le campagne dimostrando a favore del governo borbonico. Il 23 maggio Cosimo Bianco, un giovane pugliese ai???conosciutissimo per lai??i??attaccamento al passato governo, e per lai??i??avversione allai??i??attualeai???, fece evadere dal carcere di Lauro di cui era il custode, tre briganti di Taurano e tre soldati sbandati che vi erano rinchiusi. Il 29 e il 30 maggio, a Visciano, i briganti sequestrarono alcuni coloni fin quando non fu pagato il riscatto. Il 7 giugno i briganti di Cipriano entrarono in Migliano e Domicella. Nel Vallo si formA? una banda, composta solo da elementi locali, che sotto il comando di un contadino di Quindici, Andrea Santaniello, nome di battaglia Ciuccio, faceva capo alla banda di Criscienzo. La banda si rese protagonista di sequestri di persone, ricatti, distruzione di raccolti, tentati omicidi e ferimenti. Il sequestro di tre ricchi coloni tauranesi, nel mese di giugno, fu il loro colpo piA? importante. Ai??Il Santaniello, un ex soldato borbonico di 32 anni, che si era fatto brigante per non rispondere allai??i??arruolamento nellai??i??esercito italiano, era considerato il brigante piA? temerario e temuto del Vallo. Ai??Nel pomeriggio del 9 giugno una banda di ottanta uomini, tra cui molti ex soldati borbonici, invasero Taurano. Il 14 a Marzano, 50 briganti attaccarono e disarmarono un gruppo di militi della G.N. uccidendone il caporale. Il nome di Cipriano perA? acquisAi?? notorietAi?? nazionale con il colpo di mano di Caserta. Il 16 giugno, in tarda sera, Cipriano e diciotto uomini della sua banda, vestiti e disposti come fossero un drappello della G. N., si presentarono alle porte del carcere di Caserta accompagnati da diversi mastini napoletani, dicendo che dovevano consegnare due malfattori. Misero fuori combattimento il presidio delle guardie e liberarono piA? di 56 detenuti, tra i quali Giovanni De Cesare di Marzano, Luigi Spera e Francesco Casilla di Casola. Oltre a Giona, fratello di Cipriano, che ricoprirAi?? un ruolo di primo piano nella conduzione della banda, evase Giovanni Dai??i??Avanzo di Nola, destinato a diventare il segretario e il compagno inseparabile di Cipriano. Degli evasi, 34 la stessa notte giurarono fedeltAi?? a Francesco II e si arruolarono tra i briganti. Mentre si ritirava con gli evasi, Cipriano ingaggiA? un vivace scontro a fuoco con i militari e le guardie uscendone indenne con tutti gli uomini. Il giorno dopo il nome del Capobrigante comparve su tutti i giornali del Regno. Lai??i??opinione pubblica nazionale rimase impressionata dallai??i??audacia e dalla determinazione dimostrata nellai??i??azione. E soprattutto era chiara la sfida che Cipriano, entrando con i suoi uomini nel capoluogo della provincia, sotto gli occhi del governatore, lanciava al regime di occupazione piemontese. Lai??i??estate del 1861, nelle province napoletane, fu caratterizzata dagli attacchi dei briganti ai paesi in cui inscenavano violente ai???reazioniai???, con uccisioni di liberali, sindaci e guardie nazionali, saccheggi dei beni dei possidenti filoitaliani, e liberazione dei briganti e soldati borbonici prigionieri. A marcare politicamente queste manifestazioni il fatto che, spesso quando ce nai??i??erano le condizioni, la rivolta si concludeva con la proclamazione di un governo provvisorio borbonico. Cipriano nelle invasioni applicava sempre la stessa tattica, mandava Crescenzo a bloccare il paese dallai??i??esterno, mentre i suoi uomini lo invadevano assalendo la casa comunale e il posto di guardia, per poi procedere alla requisizione di fucili e viveri. Di quanto favore godesse tra la popolazione lo dimostra lai??i??episodio del 21 giugno quando si avvicinA? a Moschiano con 60 uomini scendendo per la montagna della CaritAi??. Saputo della sua presenza molti moschianesi si recarono a rifornirlo di viveri, pane, salame, formaggio, vino. Corcione Pasquale, Manzi Salvatore e Borrasi Elia si presentano per arruolarsi a un brigante che annotA? i loro nomi nel libro della banda. Altri furono rimandati indietro perchAi?? non cai??i??erano abbastanza fucili per armarli. Un sarto, Paride Dalia consegnA? del denaro: ai???Chesto aggio potuto e chesto vi aggio portatoai???. I fratelli Fiore si presentano agitando il cappello Ai??e gridando ai???Viva Francischielloai???, poi sedettero per terra e parteciparono alla cena dei briganti, allietata dal suono dei flauti e da balli. Dopo abbondanti libagioni un brigante diede la voce: ai???Evviva chi?ai??? e tutti in coro risposero ai???Francischielloai???. Il 24 giugno, invase Visciano. Dopo aver gozzovigliato nel bosco di Montedonico, Cipriano sollecitato e scortato da molti viscianesi irruppe nel paese con 200 briganti che sventolavano le bianche bandiere borboniche al grido di ai???Viva Francesco II, viva Ciprianoai???. Mentre alcuni uomini, saliti sul campanile, suonavano le campane a stormo, altri distrussero gli stemmi sabaudi e bruciarono i ritratti dei Savoia e di Garibaldi. Arruolato tre viscianesi, che avevano partecipato alla manifestazione, riprese la via dei boschi. Il 6 luglio i suoi uomini invasero di nuovo il paese. Sostenuti dallai??i??ex capo urbano, devastarono la sede della G. N. poi girarono per le strade del paese, raccogliendo viveri e soldi dai cittadini e insultando chi portava la barba allai??i??italiana. Nello stesso giorno invasero il comune di Pago e la frazione di Pernosano per rifornirsi di viveri. Il 14 luglio, Cipriano alla testa di unai??i??imponente banda invase Migliano. Mentre Crescenzo bloccava le strade di accesso al paese, vi entrA? con i suoi uomini, devastA? la casa comunale e il posto di guardia e rastrellA? i fucili nelle case dei privati. Il bottino perA? fu misero: tre fucili, una baionetta e poche munizioni. Lasciando il paese alcuni briganti chiesero del pane alla moglie del tesoriere comunale. Al suo diniego, un brigante pieno di sdegno le disse: ai???Vi avete mangiato il sangue di Francesco II ed ora negate il pane ai suoi soldatiai???. Il 17 luglio, Cipriano con 400 briganti invase Moschiano. Anche qui stesso rituale: sfilata per il paese con le bandiere borboniche, grida inneggianti a Francesco II, distruzione degli stemmi sabaudi e delle immagini di Vittorio Emanuele e di Garibaldi. A Moschiano perA? dovette affrontare la reazione della G. N. che resistette e non si fece disarmare. Nel conflitto a fuoco restarono uccisi due briganti e tre militi. Mentre una parte dei briganti si scontrava con la G. N., gli altri saccheggiarono le case dei galantuomini schierati col regime italiano. Avvertiti che da Lauro stavano marciando i militi del 61Ai?? reggimento di linea, i briganti si diressero verso Capomoschiano. Nei pressi della chiesa del Rosario si scontrarono con la truppa. Riuscirono a ucciderne il comandante, il capitano piemontese Achille Belgieri ma molti uomini probabilmente rimasero feriti, visto che nei giorni seguenti furono rinvenuti diversi cadaveri nei boschi circostanti. Poi chiamati a raccolta dalla tromba, si ritirano verso la montagna di Santa Cristina. Nellai??i??invasione di Moschiano si misero in evidenza due brigantesse. La prima, vestita da uomo, protagonista dellai??i??invasione della casa di don Giuseppe Buonaiuto, si vantA? di aver sparato il colpo che aveva ucciso il capitano piemontese. La seconda, figlia del limonaro di Pago, uccise con un colpo di pistola in bocca il liberale Michele Sirignano. In quel periodo i briganti erano attivi in tutto il Vallo. A Lauro assaltavano le vetture per derubare i passeggeri benestanti. A Quindici ricattarono un ricco colono. A Moschiano, presidiavano in uniforme borbonica il passo del Congiaturo, per ottenere denaro dai commercianti che andavano ad Avellino. A metAi?? luglio arrivA? a Napoli Cialdini per assumere la carica di Luogotenente. Gli era stato dato l’obiettivo strategico di ristabilire le vie di comunicazioni e conservare il controllo dei centri abitati. Aveva a disposizione poteri eccezionali e imponenti forze militari. Lai??i??esercito di occupazione piemontese aumentA? i suoi effettivi fino a schierare 120.000 uomini, divisi tra 57 reggimenti di fanteria; 10 reggimenti di cavalleria; 19 battaglioni di bersaglieri. Ai militari si aggiungevano 7.489 carabinieri e 83.927 militi della Guardia Nazionale. Cialdini non impiegA? molto tempo per capire che Cipriano, con la sua costellazione di bande dislocate nellai??i??area montuosa di Terra di Lavoro, Avellinese e Beneventano, metteva in pericolo i collegamenti tra Napoli e le altre province. Il Capobrigante doveva assolutamente essere battuto. CiA? spiega la spietata persecuzione che le truppe piemontesi condussero contro di lui e i suoi uomini. In Terra di Lavoro il comando militare era stato affidato al generale Pinelli, che in Abruzzo si era meritato la fama di spietato. Ai suoi ordini aveva la Guardia Nazionale Mobile, cinque battaglioni di bersaglieri, due reggimenti di fanteria, artiglieria da montagna, due compagnie di granatieri e quattro squadroni di cavalleggeri. Pinelli inasprAi?? la giAi?? dura repressione, la lotta non conobbe piA? quartiere. I briganti consegnati o catturati erano immediatamente giustiziati. Il 2 agosto a Casamarciano fu fucilato Stefano La Manna, contadino di Visciano. Il 29 agosto a Lauro fu fucilato Antonio Ferraro, anni 60, bracciale di Taurano. Il 17 dicembre a Nola fu fucilato Tommaso Fortino di Moschiano. Il 27 dicembre a Liveri fu fucilato Amoroso Rocco, di anni 33, bracciale di Pago. Cipriano perA? con i suoi uomini ribattevano colpo su colpo e in qualche caso, riuscirono a battere gli occupanti. Lai??i??otto agosto sulla montagna di Taurano uccisero un caporale piemontese del 61Ai??. Lai??i??undici agosto, attestati dietro la chiesa dellai??i??Arcucciello, respinsero lai??i??assalto di una compagnia del 61Ai?? reggimento e si ritirarono solo dopo lai??i??arrivo di altre compagnie a rinforzo e il cannoneggiamento dellai??i??artiglieria del castello di Lauro. Il 16 agosto, a Visciano, ingaggiarono un violento scontro a fuoco con le truppe di Pinelli. La ferocia con la quale i piemontesi reprimevano le popolazioni che appoggiavano i briganti provocA? un mutamento negli obiettivi della guerriglia. Per risparmiare le ritorsioni sulle popolazioni, i briganti diminuirono le invasioni dei paesi e le ai???reazioniai??? e aumentarono i sequestri, i ricatti ai proprietari filounitari, le rapine, gli incendi, gli assassini di spie, guardie nazionali e sindaci collaborazionisti. Inoltre, man mano che aumentava il numero dei soldati piemontesi dispiegati nelle province duosiciliane, i briganti cominciarono a evitare gli scontri frontali con le truppe ben armate e addestrate, preferendo gli agguati e gli assalti ai drappelli della G. N.. Non essendo riuscito a sconfiggere Cipriano, Pinelli fu sostituito dal generale Franzini. Il nuovo comandante rinunciA? a inseguire Cipriano e le sue bande e si concentrA? sulla popolazione. I provvedimenti adottati miravano a eliminare tutti i possibili contatti tra la popolazione e i briganti, a evitare che potessero ottenere aiuti e informazioni, a fare terra bruciata intorno ai Della Gala. Impose di effettuare la raccolta delle castagne in soli tre giorni e poi vietA? lai??i??accesso alle montagne. Fece bruciare i pagliai e murare le case rurali in muratura inclusi gli eremitaggi. Chiunque fosse sorpreso in montagna a fischiare o a sparare in aria era ritenuto colpevole di voler avvisare i briganti e doveva essere immediatamente fucilato. I parenti dei briganti furono incarcerati. La caccia al capobrigante non aveva soste. Braccato dal 40Ai?? fanteria e piA? volte sconfitto, Cipriano fu costretto a ritirarsi sul Taburno. La repressione della sollevazione a oriente di Napoli cominciava a segnare i primi successi. Lai??i??otto dicembre, a Tagliacozzo nella Marsica, fu catturato e fucilato JosA? Borjes, lai??i??ufficiale borbonico sbarcato in Calabria con il compito di dare una direzione unitaria e un indirizzo politico legittimista alla sollevazione contadina. Ai??Il 18 dicembre del 1861 Cipriano subAi?? una pesantissima sconfitta. La sua banda si era accampata sullai??i??altopiano di Piano Maggiore Ai??tra la Valle Caudina e lai??i??agro Nolano in territorio di Roccarainola. Le spie comunicarono la notizia al generale Franzini che fece convergere sulla zona ingenti forze. Il 3Ai?? battaglione dei bersaglieri, comandati dal maggiore Robaudi, si posizionA? sulle montagne lato Nola, una compagnia di G. N. chiuse il versante Sud verso Baiano e Mugnano del Cardinale, il 18Ai?? battaglione del maggiore Melegari occupA? le cime dal versante Caudino a Nord verso Arpaia, Cervinara, Rotondi e Paolisi, mentre altre due compagnie della G. N. dovevano chiudere i passi del Vallone di Forchia e di Cervinara. Lai??i??abbondante nevicata, caduta nei giorni precedenti, rendeva impossibile muoversi a est verso il Partenio, lai??i??accerchiamento era riuscito. I briganti tentarono la fuga verso San Martino, lai??i??unico varco rimasto aperto per il ritardo della seconda compagnia bersaglieri. Se la trovarono di fronte in localitAi?? Farnito. Lo scontro fu violentissimo, i briganti furono presi tra due fuochi. Trentuno di loro si sacrificarono per permettere la fuga a Cipriano e ai compagni, che si diressero verso il vallone di Cervinara. A Montesarchio, i briganti furono intercettati e assaliti da un reparto di fanteria comandata dal tenente Negri. I superstiti ripararono sul Taburno e poi sul Partenio. Quel giorno la banda perse, tra morti e catturati, 163 dei suoi piA? valorosi uomini. Dei catturati, due briganti e una brigantessa furono fucilati la sera stessa a Mugnano. Come conseguenza di questa sconfitta la banda decise di dividersi in quattro nuclei: la prima con una cinquantina di elementi comandata da Cipriano, la seconda di quindici elementi diretta da Crescenzo Gavino, la terza, anchai??i??essa, di quindici comandata da Nicola Piciocchi e la quarta di dieci uomini diretta da Antonio Testa. La banda piA? pericolosa rimasta in circolazione nellai??i??agro nolano era quella di Criscienzo e su di lui si concentrA? lai??i??attenzione delle forze dellai??i??ordine. Nella notte tra il 22 e il 23 dicembre le compagnie del 13Ai?? bersaglieri, due del 3Ai?? e le compagnie della G. N. di Lauro, Quindici, Mugnano, Casola, Domicella e Palma circondarono le montagne tra Quindici e Palma. La banda di Crescenzo fu intercettata e messa in fuga a Torre Savaja e poi sconfitta nel bosco demaniale Frisoli. I briganti catturati furono fucilati nella piazza di Palma. Nei giorni successivi i briganti superstiti, 50 di Cipriano e 18 di Criscienzo, si consegnarono con le loro armi. Il 2 gennaio del 1862, si consegnA? alle autoritAi??, dopo essere Ai??stato congedato da Criscienzo, Andrea Santaniello. Alla sconfitta di Cipriano e dei suoi briganti a Piano Maggiore e a Frisoli, i giornali italiani diedero ampio risalto. Avevano colto il punto di svolta rappresentato da questi due fatti dai??i??arme. La fucilazione di Borjes e la sconfitta di Cipriano segnavano la fine del brigantaggio politico. Il regime unitario aveva retto allai??i??urto insurrezionale e poteva annettersi senzai??i??altri ostacoli il territorio dellai??i??ex Regno delle Due Sicilie. Restavano le rovine di centinaia di paesi saccheggiati e incendiati. Migliaia di vittime che nessuno si occupava piA? di contare. Centinaia di migliaia di profughi. Lai??i??economia agricola in ginocchio, il commercio bloccato, le industrie smantellate per favorire la produzione piemontese. Ma questo non interessava, e ancor oggi non interessa, i cantori dellai??i??epopea risorgimentale. Dopo il 1862 il brigantaggio cambiA? faccia, perse la connotazione politica e diventA? un fenomeno sociale. Di Criscienzo si persero le tracce, si sa solo che non fu catturato e non morAi?? in combattimento. Cipriano, invece, con il fratello Giona e i pochi uomini rimastigli vicino, per sfuggire alle caccia serrata dellai??i??esercito si diresse verso il territorio pontificio. Il 6 gennaio 1862, fu intercettato mentre si aggirava nel territorio dei Mazzoni di Capua, usando come ricovero, durante la notte, una casa di contadini di Casal di Principe. Cipriano, sparando allai??i??impazzata, riuscAi?? ad aprirsi un varco tra i carabinieri di Capua che avevano circondano la casa. Ai??Raggiunse il territorio pontificio e sai??i??imbarcA? a Civitavecchia, con un passaporto munito di visto dell’ambasciata di Francia, per Marsiglia e Barcellona, cittAi?? in cui contava di reclutare volontari legittimisti a sostegno di Francesco II. Fu acciuffato dalle forze dellai??i??ordine italiane, con uno stratagemma, il 10 luglio 1863, nel porto di Genova. Durante l’assenza del capitano, sceso a terra per vidimare le carte di bordo all’Ufficio di SanitAi?? portuale, salirono sul piroscafo Aunis, delle Imperiali Messaggerie Francesi, un commissario di polizia italiana con agenti e carabinieri e lo arrestarono insieme a Giona Della Gala, Giovanni Dai??i??avanzo, Angelo Sarno e Domenico Papa, in aperta violazione della Convenzione consolare italo-francese. Ammanettati, furono fatti scendere e condotti al Palazzo del Governo tra le proteste dei Francesi. Ne nacque un caso diplomatico ricomposto con un accomodamento. Cipriano fu riconsegnato alla Francia con lai??i??accordo che le autoritAi?? transalpine lo restituissero agli italiani. Consegna che avvenne, attenuatisi i clamori della vicenda, il 7 settembre. Fu processato dalla Corte di Assise del Circolo di Santa Maria Capua Vetere. La difesa cercA? di far riconoscere dalla corte che lai??i??imputato aveva agito per motivi politici, sostenne che ai???Cipriano A? da considerarsi un partigiano del Borbone e basta. Quanto poi alle buone azioni in difesa degli umili, basta far riferimento ai numerosi contadini che spontaneamente hanno voluto fare testimonianza, onde rendere di pubblico dominio le restituzioni di denaro e suppellettili, nonchAi?? il rilascio di molte personeai???, ma il Presidente rigettA? ogni richiesta. Durante il processo Cipriano affermA?: ai???Ho scorso la campagna onoratamente, non ho fatto estorsioni, ho ricevuto denari da diverse persone dabbene e con questo ho soddisfatto ai bisogni della bandaai??? e lai??i??ho fatto ai???per difendere il mio sopranoai???. Cipriano non negA? gli addebiti, ma dichiarA? di avere agito per motivi politici e che gli si attribuivano colpe non sue ma di altri capibanda che agivano nella zona. Ai??A sua discolpa, chiese al giudice di mettere a verbale i nomi dei capibanda che combatterono ai suoi ordini, attribuendo a costoro, che agirono durante la sua latitanza, tutte le azioni delittuose, ai???sempre che mi occorse incontrarmi non mancai di dolermi con loro delle tante grida che dappertutto si levavano per gli atti obbrobriosi ai quali si lasciavano andare, e di esortarli a impedire ogni eccessoai???. Sostenne pure che: ai???si sta indagando su anni di guerra civile in cui per mantenere una colonna armata di cinquecento uomini era indispensabile ricorrere a ricatti, sequestri e furti. Eppure cai??i??A? chi concesse denari di propria iniziativa e si vide scrivere il suo nome in un registro da Giovanni Dai??i??Avanzo: al ritorno di Francesco II chi aveva finanziato i combattenti sarebbero stati ripagatiai???. Le ragioni della difesa non furono prese in considerazione, la sentenza era scontata. Il 13 marzo del 1864 la Corte dai??i??Assise di Santa Maria Capua Vetere condannA? alla pena di morte i due fratelli Della Gala, ai lavori forzati Papa e a venti anni Dai??i??Avanzo. Dopo pochi giorni un decreto reale commutA? le condanne a morte in carcere a vita. Ai??Secondo gli accordi con la Francia, lai??i??estradizione era stata concessa a patto che il governo torinese non applicasse la pena capitale ai detenuti. Cipriano fu rinchiuso nel Bagno del cantiere della Foce a Genova e Giona in quello di Portoferraio, luoghi dove trascorsero il resto della loro vita. Si trattA? di una clemenza di facciata. Le condizioni di vita nelle prigioni piemontesi erano cosAi?? inumane che una condanna a piA? di 40 giorni equivaleva alla sentenza capitale. Cipriano: ai???venne rinchiuso in una cella di rigore, lunga 2 metri, larga 1,20, alta 2. Gli venne attaccata al piede una grossa catena di circa 20 chilogrammi di peso, infissa nel muro che non gli lascia che un metro di ambito. La luce e lai??i??aria non gli giunge che per un piccolo finestrino praticato nella porta e munito di forti sbarre, ed al quale la catena non gli consente di potersi avvicinare. Il letto A? un banco di pietra, con sopra un piccolo stramazzo ed una coperta di lana; ai piedi sta un foro che fa ufficio di latrina. Rimpetto alla porta sta una sentinella, vigilata a sua volta da altre due, e chiuse in un corridoio con finestre a sbarre e porte robustissime. Ad ogni tre ore i guardiani visitano il detenuto, per ispezionarlo e provvederlo della razione Ai??giornaliera di minestra, pane ed acqua. Per sei mesi A? proibito ai guardiani ed impiegati di comunicare con lui e di indirizzargli la parola. Nello stesso modo A? tenuto il fratello Giona a Portoferraio. Dicesi che il Cipriano La Gala si lagnasse perchAi?? lo si tiene come una bestia feroce, e che dicesse essere mille volte preferibile la morte a quella triste esistenzaai???. Con sentenza del 13 novembre 1865 quarantasette correi di Cipriano Della Gala furono condannati a pene durissime che andavano da un minimo di anni tre di reclusione ai lavori forzati a vita. Altri correi, arrestati successivamente o presentatisi spontaneamente, subirono la stessa sorte. Mentre i carcerieri di Genova si occupavano del corpo di Cipriano, Ai??gli intellettuali italiani ne curavano lai??i??immagine. E fu cosAi?? che un valoroso capo partigiano, che aveva combattuto per la libertAi?? della sua terra riuscendo a mettere in crisi lai??i??imponente forza di occupazione piemontese, diventA?, e qui ripeto i giudizi riportati allai??i??inizio di questo testo: un uomo feroce e crudele dalla voce femminea, un imbecille sospettoso, un criminale privo dai??i??istruzione, rozzo nei modi, dedito al volgare malandrinaggio.Fonti:
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A. Dai??i??Ambra,Ai??I briganti Della Gala,Ai??daAi??http://www.eleaml.org, 2012.
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F. Faeta,Ai??Strategie dell’occhio: saggi di etnografia visiva,Ai??Milano 2003.
C.G. Gallotti,Ai??Processo dei quattro dellai??i??Aunis,Ai??Napoli 1864.
B.G. Miraglia,Ai??Parere frenologico sui famosi delinquenti Cipriano e Giona La Gala, Domenico Papa e Giovanni Dai??i??Avanzo,Ai??Aversa 1864.
F. Molfese,Ai??Storia del brigantaggio dopo lai??i??UnitAi??,Ai??Milano 1966.
P. Moschiano,Ai??Il brigantaggio postunitario nel Vallo di Lauro,Ai??Marigliano 1989.
G. Oldrini,Ai??La cultura filosofica napoletana dellai??i??Ottocento,Ai??Roma-Bari 1973.
G. Oldrini,Ai??Lai??i??ottocento filosofico napoletano nella letteratura dellai??i??ultimo decennio,Napoli 1986.
P. Perna,Ai??Il brigantaggio nolano 1860-1866,Ai??Marigliano 1985.
P. Zerella,Ai??Alla radice del brigantaggio,Ai??daAi??http://www.arteinsieme.net
La frammassoneria e lai??i??abolizione della pena di morteAi??in “La CiviltAi?? cattolica”, a. XVI, 16/03/1865, Roma 1865

2 pensieri su “La biografia del Capobrigante Cipriano Della Gala

  1. La biografia di Cipriano Della Gala è stata scritta per wikiVALLOpedia, un progetto attivo da un anno per recuperare la memoria e il ricordo delle persone vissute nel Vallo di Lauro, un piccolo territorio della provincia di Avellino, e per contribuire allo sviluppo di una nuova memoria culturale. WikiVALLOpedia è presente su Google+, facebook, twitter e You Tube.

  2. Ferdinà,Perchè non provi a ricostruire le storie dei briganti nell’agro avellinese-Nolano?
    E Jamm jà che da 150 ci stanno facendo come la schifezza,facciamola riemrgere sta verità!

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