Donne che hanno fatto grande il Sud: Aurora Sanseverino

200px-Aurora_SanseverinoAurora Sanseverino A? stata una poetessa,Ai??e mecenate. Donna polivalente, appassionata di diverse forme di arte, fu anche tra i piA? importanti salottieriAi??e committentiAi??di musica del Regno di Napoli.Ai??Nacque a Saponara nel feudo di proprietAi?? della sua famiglia nella Calabria Citeriore il 28 aprile 1669. Nacque da Carlo principe di Bisignano, conte di Chiaromonte e della Saponara fu e da Maria Fardella principessa di Pacecco di nobilissima famiglia Trapanese.

Sin dalla piA? giovane etAi?? i suoi genitori notarono l’indole non comune della piccola e i suoi talenti, cosa che li spinse a prestare un’enorme attenzione alla sua educazione ed istruzione. Ella apprese sotto la guida di vari precettori il latino, nel quale divenne ben presto esperta traduttrice di molte delle opere che sono giunte oggi sino a noi. Fu anche abilissima nello studio della filosofia, grazie alla quale affinA? il suo ingegno e il suo intelletto. Era dotta anche in musica e storia, ma la sua passione era la poesia. All’etAi?? di tredici anni fu data in moglie il conte Girolamo Acquaviva di Conversano del quale rimase perA? presto vedova. Per distrarla dai tristi eventi, fu in seguito condotta dal padre a Palermo, dove si distinse non solo per la sua bellezza, ma anche per le sue facoltAi?? intellettive.Tornata in Napoli si legA? in seconde nozze con NiccolA? Gaetani d’Aragona conte di Alife, che fu poi Duca di Laurenzana.

A quel tempo Napoli fioriva meravigliosamente in materia di discipline letterarie ed umanistiche e da ogni dove accorrevano letterati illustri a competere in maestria. Questo A? il periodo dei Ai??Cornelj, dei Capoa, dei Caropresi, che diedero nuova linfa alla filosofia, mentre nel campo giuridico si trovavano de’ Biscardi, Ai??Aulisj, Ai??Argento, e soprattutto il Gravina, il piA? illustre di tutti. Era questa l’epoca in cui il Vico, applicando la piA? sublime metafisica alle filologiche erudizioni, apriva il campo a nuove cognizioni sul corso politico delle nazioni, sulla scienza del governo, e sull’origine della ragione delle genti. Ma gli studi di poesia non erano certo da meno; ed essendo Aurora empre al passo con le tendenze letterarie del momento, cercA? di formare il suo gusto prendendo a modello i nostri piA? grandi autori, e s’ingegnA? di rappresentare nelle sue rime la robusta maniera del Casa condita della soavitAi?? petrarchesca. Alla sua bellezza esteriore si aggiungevano le sue doti d’ingegno e un contegno affabile e signorile. Il suo era uno dei piA? rinomati salotti in cui si riunivano letterati ed oratori. Amante della musica, si dilettava assai bene nel canto componendo lei stessa delle arie e delle cantate. Inusuale forse a quel tempo, era la sua passione per la caccia, che la vedeva come una novella Atalanta, far arrivare nelle case degli amici napoletani, cinghiali da lei uccisi.

Avventurosa fu ella non meno per le doti dello spirito, che per gli avvenimenti di sua vita, e per la prole che ella ebbe, avendo data in isposa al suo maggior figliuolo il conte di Alife la principessa Maria Maddalena di Croix de’ Duchi d’Aure. Le splendide pompe e quasi reali, onde si festeggiarono sAi?? nobili sposalizie furono descritte in una lettera indirizzata al Signor Silvio Stampiglia in Vienna nel Dicembre del 1711, e queste medesime vennero da illustri poeti in Napoli ed altrove celebrate. Oltre di essere stata Aurora annoverata fra gli Arcadi lo fu ancora tra gli accademici spensierati di Rossano ed ascritta ad altre letterarie adunanze. Ella si spense a Piedimonte Matese nel 1730 lasciandoci un esempio di raffinatezza non comune neppure per le nobildonne dell’epoca.

Di seguito si riporta un sonetto da lei composto.

Che fai, alma, che pensi? AvrAi?? mai pace

De’ tuoi stanchi pensier l’acerba guerra,

che in dubbia lance il viver mio disserra

Tra gelo ardente e tra gelata face?

S’io miro al ben, che sAi?? mi alletta e piace,

Dice, chi piA? di me felice in terra,

Ma il geloso tormento, che mi atterra

Ogni mia gioja poi turba e disface.

CosAi?? muovon fra lor fiera tempesta

Contrari venti, e il timido nocchiero

Si aggira indarno in quella parte e in questa.

Lassa e ben calco io pur dubbio sentiero,

E la speme or si affretta ed or si arresta,

E mi attrista egualmente il falso e il vero.

 

Chiara Foti coordinatrice giovanile CDS

fonte:Ai??Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli ornata de’ loro rispettivi ritratti compilata da diversi letterati nazionaliai???, Vol. 2 Napoli (1814)

Ai??

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