Genova e Napoli unite sotto San Giorgio

Scaled ImagePer addolcirvi il ritorno da Ferragosto, vi racconterò una delle tante storie che legano le due città sorelle, Genova e Napoli.
La fratellanza calcistica, infatti, è solo uno dei tantissimi incontri fra la civiltà genovese e quella napoletana, che spesso hanno mischiato le storie dei carruggi genovesi a quelle dei vicarielli di Spaccanapoli.

Questa volta l’incrocio è veramente fantastico: parliamo di uno dei santi protettori di Genova e di Napoli, San Giorgio l’ammazzadraghi.

Ammazzadraghi? Ma che nome è? Mica stiamo parlando di Harry Potter!
Le leggende antiche, però, sono ancora più belle di un libro di magia: Giorgio era un cavaliere della Cappadocia che viaggiava con uno scudo biancocrociato e che si recò nel IV Sec. D.C. in una città chiamata Salem, in Libia.
In questa città, infatti, vi era un drago che riposava in un lago (qualcuno ha detto “Mostro di Lochness”?) e che spesso si recava ad uccidere i cittadini con il suo fiato infuocato.
Per tenerlo a bada, i cittadini della città offrirono al drago tutte le pecore dei loro pascoli. Una volta finite le pecore, fu deciso di offrirgli un sacrificio umano ogni anno, fino al giorno in cui i popolani decisero di sacrificare Silene, la bellissima figlia del re di Libia.

Fu qui che intervenne San Giorgio: venuto a sapere del sacrificio della bellissima ragazza, il cavaliere si recò in città annunciando che Dio gli aveva parlato: “se vi convertirete tutti alla Parola di Dio, sarete battezzati e salvati dall’ira del drago”.
Il re, disperato, esortò il popolo a tentare quest’ultima via, con una preghiera collettiva. Arrivato il mostro in città, San Giorgio sguainò la spada, tagliò la testa al drago e liberò la popolazione dalla maledizione.
Una fanciulla, il cavaliere, il re, il mostro, Dio ed il lieto fine: il tipico poema cavalleresco.

La conclusione che a noi interessa, però, è un’altra: le gesta così prodigiose di Giorgio diventarono leggenda durante le Crociate, durante le quali i Templari raccontavano le sue numerose gesta, attribuendogli le più fantasiose e varie avventure, un po’ come si fa adesso con le fanfiction.
Non servì poi molto per renderlo “il Cavaliere Santo, il Santo protettore dei Cavalieri”.
Poiché Genova era una roccaforte proprio dei cavalieri Templari ed ancor prima il porto più importante dell’impero Bizantino, il culto del santo fu introdotto proprio nel 500 D.C. e, successivamente, fu raccontata dal Vescovo di Genova nel 13° secolo, durante le crociate alle quali i cavalieri genovesi parteciparono.
Lo stesso simbolo della città riprende il suo scudo crociato e, soprattutto, nel gonfalone è disegnata la scena dell’uccisione del drago.

E che c’entra Napoli?
Andate nella Basilica di San Giorgio Maggiore, a Via Duomo. Si tratta di un edificio costruito inglobando un antico tempio dell’ottavo secolo D.C.: dietro un quadro, infatti, si nasconde un affresco originale nel quale è ritratta la scena presente nel gonfalone del Comune di Genova e che noi di Storie di Napoli siamo riusciti a fotografare.

Perché poi a Napoli è così importante San Giorgio, tanto da diventare un santo protettore della città?
Ce lo spiegano i Borbone-Due Sicilie: il casato reale è a capo dell’Ordine Costantiniano di… San Giorgio.
Attualmente ancora esistente, il capo dell’ordine è Carlo di Borbone-Due Sicilie, pretendente al trono di Napoli.

di Federico Quagliuolo tramite Storie di Napoli

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