Gennaro Fergola

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EROI BORBONICI: Gen. Gennaro Fergola

Gennaro Fergola (1793 ai??i?? 1870) A? stato un generale dell’esercito del Regno delle Due Sicilie. Facente parte di una famigliaAi??di scienziati e artisti, tra cui ricordiamo i pittori Luigi Fergola e Salvatore Fergola ed il matematico Nicola Fergola. A prosecuzione della tradizione di famiglia, il figlio di Gennaro, Emanuele Fergola divenne un noto matematico ed astronomo. Gennaro Fergola fu allievo esterno del Collegio Militare della Nunziatella dove il 5 gennaio 1814 ottenne la nomina a secondo tenente dell’arma di artiglieria. (Non compiva ancora il quarto lustro , quando nel mese di Decembre 1813 subiva esame come alunno esterno del Real Collegio Politecnico della Nunziatella, ove finito suoi studi scentifici, li 5 Gennaio 1814 usciva all’Esercito nell’arma di Artiglieria col grado di Alunno Sottotenente, e cominciava la sua carriera Militare nella Campagna del 1815, e nell’assedio di Ancona dall’anno stesso). Entrato in servizio attivo, partecipA? nel 1815 alla Campagna d’Italia e alla difesa della fortezza di Ancona al comando del generale De Montemayor. In seguito alla restaurazione di Ferdinando I di Borbone sul trono del Regno delle Due Sicilie, nel 1820 fu promosso primo tenente ed inviato in Sicilia con la spedizione comandata dal generale Florestano Pepe a ristabilire lai??i??ordine. Negli anni successivi percorse una rapida carriera, ottenendo le promozioni a capitano (1827); maggiore comandante della fabbrica di armi e munizioni di Torre Annunziata e successivamente degli arsenali di Palermo e Messina (1845); tenente colonnello (1847), grado con il quale assunse il comando dellai??i??artiglieria del forte palermitano di Castellammare. Nel 1848 partecipA? al contrasto dell’insurrezione di Palermo ed ottenne la croce di diritto dellai??i??Ordine di San Giorgio. Nominato sottoispettore dell’arma di artiglieria, nel 1854 ottenne il grado di colonnello, con cui fu trasferito dalla Sicilia a Capua, dove assunse il comando del Reggimento di artiglieria ai???Reginaai???. Nello stesso periodo ottenne anche la direzione della Scuola di applicazione per gli alfieri d’artiglieria e del genio usciti dalla Nunziatella. LasciA? questi incarichi il 13 giugno 1859, quando fu promosso generale di brigata e nominato ispettore di artiglieria in Sicilia.
In seguito all’invasione delle truppe garibaldine, il 9 agosto 1860 le truppe napoletane abbandonarono la Sicilia e Fergola assunse il comando superiore delle fortezze di Messina, Augusta e Siracusa. Da questa posizione tentA? di condurre operazioni in soccorso di Reggio Calabria, la quale era stata nel frattempo attaccata dalle truppe garibaldine, ma senza successo. (Ritiratasi la truppa nella Cittadella li 26 Luglio egli rimane nella fortezza, ove il 9 Agosto dello stesso anno ricevA? per sovrano ordine il Comando Supremo della Cittadella, e delle Piazze di Siracusa ed Augusta. Dal 9 Agosto sudetto fine al 13 Marzo 1861, durante qual tempo fu promesso Maresciallo di Campo li 8 Ottobre 1860, comandA? la Cittadella, e la sua prudenza, le maniere gentili, ed il suo sapere militare, gli fecero ottenere la fiducia della Guarnigione intera, che per la sua fedeltAi?? ed attaccamento al Re ed alla Bandiera fu l’ammirazione dai??i?? Europa, ed il Re volendo dargli un attestalo di suo compiacimento lo insignAi?? della Gran Croce del Real Ordine Militare di s. Giorgio della Riunione. Onoratissimo sotto tutti i rapporti, onestissimo particolarmente in fatto d’Amministrazione. Religioso al sommo grado, buon Generale, ottimo padre di famiglia , sono le qualitAi?? che adornano e distinguono questo onorato soldato, ch’A? stato un esempio di fedeltAi?? ed onoratezza. Giunto in Napoli dopo la resa di Messina si A? ritirato in seno di sua famiglia, ove con tenue pensione onoratamenteAi??.)
Lai??i??8 ottobre 1860 Francesco II delle Due Sicilie lo promosse maresciallo di campo, plaudendo al comportamento della guarnigione. In seguito alla resa della fortezza di Gaeta (14 febbraio 1861) la piazzaforte di Messina comandata da Fergola fu posta sotto assedio dal generale piemontese Enrico Cialdini, che minacciando rappresaglie intimA? la resa. Sotto il comando di Gennaro Fergola, Messina resistette otto mesi fino al 13 marzo 1861.
A seguito della resa, ed in ragione della lunga resistenza, non fu concesso l’onore delle armi alla guarnigione e gli ufficiali vennero tutti arrestati. In segno di riconoscenza per l’attaccamento al Regno delle Due Sicilie, Gennaro Fergola fu decorato da Francesco II delle Due Sicilie con la gran croce dellai??i??Ordine di San Giorgio.
La fine del Regno delle Due Sicilie, che comai??i??A? noto ebbe quale sommo artefice Giuseppe Garibaldi, fu caratterizzata dal voltafaccia di molti ufficiali e funzionari di quello Stato. Se questo A? vero, lo A? nella misura in cui tanti altri ufficiali fedelissimi alla dinastia regnante si batterono fino in fondo, tenendo alto il vessillo bianco con i gigli dei Borbone sulle fortezze di Gaeta, di Messina e di Civitella del Tronto.
Ancora oggi vivono i discendenti di un esercito dimenticato, che i denigratori di parte unitaria italiana vollero definire ai???lai??i??esercito di Franceschielloai???. Era un esercito armato e strutturato regolarmente in modo puntuale, ai cui vertici cai??i??erano generali dai??i??indiscusso valore, che da giovanissimi avevano servito anche il re francese Murat. Un esercito dissoltosi nel nulla. Una compagine militare annegata nel mare magnum dellai??i??Italia unita e risorgimentale. Centinaia di nomi che non significano nulla per la storia italiana, ma non per quella napoletana.
Fergola il 20 agosto fu impotente di fronte allo sbarco garibaldino in Calabria ma organizzA? una spedizione per soccorrere Reggio, assalita dai garibaldini, ponendo mille uomini al comando del colonnello Francesco Cobianchi. Ma lai??i??impresa fallAi?? per il tradimento della flotta napoletana, che non rese possibile lo sbarco. Pur trovandosi isolato dal resto dellai??i??esercito che combatteva sulle rive del Volturno, in un territorio ostile, circondato dai garibaldini, mantenne unita la guarnigione, tra mille difficoltAi??, fronteggiando anche tentativi di contestazione disfattista. Espulse addirittura il colonnello Ferrara che proponeva di cedere ai piemontesi la fortezza di Messina, dopo la capitolazione di Gaeta.
Ma il momento piA? difficile giunse quando il generale piemontese Enrico Cialdini, espugnata la fortezza di Gaeta il 14 febbraio 1861, si diresse a Messina, chiedendo con una lettera a Fergola lai??i??immediata resa della piazza, minacciando fucilazioni e rappresaglie, definendolo vile e assassino qualora avesse colpito la cittAi??. Il generale napoletano gli rispose: Ai??Le sarAi?? facile scorgere che cesserei di essere un onorato soldato se mi regolassi in diverso modo da quello che praticoAi??. Cialdini gli rispose che doveva arrendersi perchAi?? era avvenuto un cambiamento di governo, ma Fergola fu fermo, affermando Ai??che tale riconoscimento A? valido solamente quando le potenze dai??i??Europa lo avranno sanzionatoAi??. Ancora, rivolgendosi a Cialdini scrisse: Ai??Se trovandosi del caso mio, Ella, generale dai??i??armata, cederebbe una fortezza ad una semplice intimazione, coprendosi cosAi?? dai??i??obbrobrio e meritando lo sprezzo generale? No! Ella farebbe quello che fo io. DAi?? il nome di ribelli a degli onorati soldatiAi?? continuando Ai??Io e il mio presidio che da me dipende facciamo il nostro dovere; nAi?? posso ideare chai??i??Ella abbia un diverso pensare, perchAi?? in tal caso non saprei riconoscere in lei il soldato, il generaleAi??. Resistette otto mesi, con dignitAi??, ma dovette piegarsi allai??i??impari lotta con i cannoni rigati del nemico il 13 marzo 1861. FirmA? la resa, non prima dai??i??aver indirizzato un commovente messaggio ai suoi soldati, precisando che non avrebbe ceduto se il bombardamento nemico non avesse minacciato la vita di mille tra donne e ragazzi, familiari dei militari, giunti da Gaeta. Scrisse: Ai??Cediamo alla forza, perchAi?? sopraffatti dalla superioritAi?? dei mezzi e non dal valore dei vincitoriAi??. Cialdini, furibondo per la subita resistenza, non concesse lai??i??onore delle armi alla guarnigione e fece arrestare gli ufficiali dello stato maggiore borbonico con lai??i??accusa infondata dai??i??aver indotto Fergola alla prolungata difesa della piazza. La sera del 12 marzo 1861, scrisse alle sue truppe: ai???Uffiziali, Sottouffiziali e Soldati, A? questo lai??i??ultimo ordine che io vi rivolgo, e la mano mi trema nel vergarlo. AllorchAi?? presi il comando di questa Fortezza e di voi tutti, sacro giurammo di difendere fino agli estremi questo interessante sito fortificato che la MaestAi?? del Re aveva affidato al nostro onore e alla nostra fedeltAi??. Avete ben veduto che tutti abbiamo mantenuto il giuramento, serbando fedeltAi??, attaccamento e devozione al nostro amatissimo sovrano Francesco.
Immensi sono stati gli sforzi che per lo spazio di cinque giorni si son fatti colle nostre artiglierie per distruggere i lavori di attacco che il nemico costruiva sulle alture della cittAi?? di Messina ed in altri siti ancora, ma poco effetto Ai?? provocato il nostro fuoco, sAi?? perchAi?? quasi tutti i lavori erano al di lAi?? della portata delle nostre artiglierie, sAi?? perchAi?? altri trovavansi mascherati da casamenti ed oggetti occasionali. Veduto dunque che inutile si rendeva qualunque altro nostro mezzo di difesa, e che eravamo a causa dello incendio sviluppatosi minacciati da una sicura esplosione della gran polveriera Norimbergh e suo magazzino attiguo anche pieno di polvere, se non vi si apportava un pronto rimedio, A? chiesta per ben due volte per mezzo di parlamentari una tregua al nemico per la durata di 24 ore. Ma vedendo egli di quanto aveva col suo fuoco prodotto di danno e della trista posizione in cui eravamo, Ai?? rigettato la mia domanda, e mi ha fatto sentire che dovevamo arrenderci a discrezione, e che se a tanto non divenivamo e non gli si dava risposta decisiva per le ore 9 della sera, avrebbe riaperto il fuoco con lai??i??aggiunta di altre batterie che ancora non erano punto a vista della fortezza. In tale stato di cose, riunito il consiglio di difesa e sentitone anche il parere, A? stato forza sottoporci a quanto il nemico imponeva. Quindi mio malgrado e vostro, domani la Piazza sarAi?? resa. CosAi?? non avrei giammai ceduto, ma gli incendi che seco noi minacciavano 1000 e piA? tra donne e fanciulli mal ricoverati, e che vi si appartengono, e la nostra eccezionale posizione, perchAi?? le potenze europee Ai??n permesso una aggressione non mai letta nelle istorie, e noi da chicchessia sperar non potevamo soccorso di sorte, mi Ai??nno obbligato a cedere. Cediamo alla forza perchAi?? sopraffatti dalla superioritAi?? dei mezzi e non dal valore dei vincitori. Certo che la nostra resistenza non avrebbe salvata la Monarchia, sagrificata con la resa di Gaeta; non ci restava che salvar solo lai??i??onore militare e nazionale: e mi lusingo che lo stesso nemico ci farAi?? giustizia di concedercene lai??i??orgoglio, come spero che voi me la farete: nel convenire dai??i??aver visto con voi fino allai??i??ultimo i disagi, le privazioni, ed i pericoli. Un dovere perA? mi resta a compiere ed A? quello di esternare a voi tutti i miei sentiti e distinti ringraziamenti per aver saputo ognuno cosAi?? bene secondare le mie vedute nel difendere questa Real Cittadella, ove rinchiusi per circa 8 mesi abbiamo dato le piA? grandi prove di abnegazione e di fedeltAi?? al nostro Augusto Sovrano Francesco II. Se lai??i??abbiano particolarmente perA? i signori generali De Martino, Combianchi ed Anguissola, Ten. Col. Recco, Capitani Lamonica, Di Gennaro e Lauria; e fra tutti il mio capo di stato maggiore ed Uffiziali dello stesso signor Ten. Col. Guillamat, Capitano Cavalieri e Subalterni Gaeta e Brath. Io vi ringrazio tutti di cuore, poichAi?? tutti avete gareggiato nella difesa della rocca. Accettate tutti vi prego tali miei ringraziamenti che partono da un cuore leale e riconoscente. Miei bravi compagni dai??i??armi, nella mia lunga carriera militare di 47 anni A? veduto diverse peripezie non dissimili alla presente, ma perA? la provvidenza o presto o tardi ha fatto sempre rilucere la sua giustizia quando meno si attendeva, per cui non ci perdiamo dai??i??animo, e confidando in essa auguriamoci giorni piA? felici, i quali compenseranno i tristi e dolorosi che abbiamo sofferti. Mi avevo prefisso di porre ai piedi del Real Trono le mie umili suppliche per chiedere alla munificenza Sovrana un compenso speciale al vostro attaccamento, alla vostra sperimentata fedeltAi??, ma la sorte avversa delle armi me lo Ai?? impedito e con dolore mi divido da voi tutti, ma porterA? scolpito profondamente nellai??i??anima mia la rimembranza di voi, della vostra fede. Della vostra lealtAi??, del vostro militare coraggio. Non so quale sarAi?? il mio destino ed il vostro in avvenire, ma se la mia etAi?? mi permetterAi?? in seguito potervi rivedere, sarAi?? sempre una vera gioia per me poter stringere la mano a qualcuno dei difensori di questa Real Fortezza, ai quali nA? le minacce, nA? i pericoli, nA? le lusinghe, nA? i pravi esempi, nA? men la morte seppe far declinare da quella via dai??i??onore che solo A? sprone e ricompensa al prode che pel suo Re combatte per vincere o morire. Addio miei bravi camerati! Addio! La sventura ci divide, fede e lealtAi?? fu la nostra divisa, e questa non si spogli giammai da noi, ciascuno di voi porti scolpita in core la nobile parola, che lai??i??univa con nodo indissolubile al nostro sventurato, ma eroico sovranoai???.
A Napoli, come in Sicilia, non vai??i??A? strada o piazza che sia stata intitolata a Gennaro Fergola, colpevole dai??i??essere stato uno strenuo difensore dellai??i??autonomia meridionale.

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