G. Rinaldi “Il Regno delle Due Sicilie: tutta la veritAi??”

58243_1393135467999_5373574_nLai??i??autore de ai???Il Regno delle Due Sicilie. Tutta la veritAi??ai???, effettua un altro passaggio sempre sulle bugie che ci sono state propinate: ai???Una delle tante calunnie intese a ridicolizzare, anche dopo la conquista piemontese, quello che era stato lai??i??esercito di un regno indipendente, sia pure con le sue luci e le sue ombre, A? la diffusione di un fantasmagorico regolamento della marina napoletana definitoAi??Facite ammuina.Ai??Si sosteneva cioA? ai??i?? e cai??i??A? ancora oggi chi mostruosamente continua a sostenerlo ai??i?? che nel regolamento della Marina militare del Regno delle Due Sicilie, ci fosse una manovra definita appuntoAi??Facite ammuina.Ai??Questa manovra avrebbe previsto che, allai??i??ordineAi??Facite ammuina,Ai??tutti i presenti sullai??i??imbarcazione si sarebbero spostati da una parte allai??i??altra, da sopra a sotto e viceversa, solo appunto per fareAi??ammuina, cioA? creare confusione, per dare modo a chi osservasse che ci fosse un grosso impegno lavorativo. Il tutto sarebbe stato scritto, addirittura, in dialetto napoletano. Poco importa il fatto, oggettivo, che non esiste nei regolamenti a stampa della Real Marina Napoletana, pubblicati uno nel 1818 ed uno nel 1823, una simile mostruositAi??, o il fatto giAi?? ricordato che Cavour, in quanto ministro della Marina sarda, adottA? ordinanze, manovre, segnali di bandiera e perfino le uniformi della marina napoletanaai???.
Alcune pagine dellai??i??opera di Rinaldi sono dedicate ad un personaggio leggendario, la mitica ultima Regina di Napoli. Siamo adesso sugli spalti di Gaeta assediata dalle truppe piemontesi: allai??i??interno della cittAi?? Fedelissima ci sono i soldati napoletani, gli allievi della Nunziatella che hanno raggiunto il loro re Francesco II, i cannonieri e i marinai dellai??i??Armata di mare: ai???Sin dai primi scontri il re aveva voluto essere presente in mezzo ai soldati, ispezionando le batterie piA? impegnate nella battaglia, dove talvota dirigeva personalmente il tiro. Al suo fianco cai??i??era quasi sempre Maria Sofia che il trambusto della battaglia sembrava accendere di entusiamo. Sempre serena e coraggiosa, la Regina si aggirava tra bastioni e batterie, sfidando quasi il fuoco nemico senza dar segno di turbamento e spronando con la sua presenza i soldati. Anche le piA? inesperte reclute, sotto lo sguardo incitante e affettuoso di quella regina cosAi?? giovane che sembrava dar corpo e realtAi?? tangibile ai loro confusi ideali, esibivano tutto il loro entusiasmo cercando di far sfoggio di coraggioai???.
Maria Sofia rimase sugli spalti di Gaeta, sino alla fine: ai???Erano state esercitate affettuose pressioni perchAi?? anchai??i??ella si recasse a Roma con la suocera e a Monaco dai suoi parenti, per aspettarvi, al sicuro, che la situazione si risolvesse in qualche maniera. Non fu possibile convincerla ad abbandonare il marito e lasciare la fortezza assediata: Maria Sofia era fermamente decisa a condividere i rischi del marito e dei difensori della cittAi??. La Ai??vera eroina del dramma era lei, Maria Sofia di Wittelsbach, impavida sotto le cannonate dei piemontesi, insieme con i soldati napoletani che difendevano lai??i??ultimo lembo della loro Patria. Un testimone dellai??i??assedio annotA?: la regina passeggia oggi sulle batterie. Le cannonate arrivano di tempo in tempo vicino a lei; il loro fischio la fa sorridereai???. Lai??i??ultima regina di Napoli, Maria Sofia di Wittelsbach, fu tra coloro che non si arresero mai.
(Gianfranco Lucariello ai??i?? Cronache di Napoli ai??i?? 4 febbraio 2002)

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