Guido D’Orso “La rivoluzione meridionale”


313176_2031125377348_1747672592_nNel primo capitolo de ai???La rivoluzione meridionaleai???, che qui riproponiamo, Guido Dorso individua e analizza i limiti del processo di unificazione, realizzatasi non nei termini di una auspicabile grande rivoluzione condivisa dalle masse popolari, ma come mera estensione dellai??i??apparato burocratico-militare sabaudo. Venivano cosAi?? a generarsi, nelle dinamiche politiche nazionali alcuni tratti illiberali destinati a perdurare almeno fino alla caduta del fascismo.

Sul finire del 1925, anno decisivo nel passaggio alla dittatura aperta da parte del regime mussoliniano, usciva per le edizioni della ai???Rivoluzione liberaleai??? il volume ai???La rivoluzione meridionaleai??? di Guido Dorso, esponente del nuovo meridionalismo democratico e collaboratore anche del quotidiano di Piero Gobetti.

Si trattava di un volume importante, destinato a fare da spartiacque per molti versi rispetto al vecchio meridionalismo dei Fortunato e dei De Viti De Marco. Lai??i??intellettuale irpino individuava infatti la nascita della questione meridionale nel Risorgimento stesso. Ad essere criticato non era in realtAi?? il processo di unificazione, di cui anzi si affermava il valore, ma le particolari modalitAi?? con cui quello si era realizzato. ai???La rivoluzione meridionaleai??? si apriva proprio con il capitolo denominato ai???Il Risorgimento e la conquista regiaai???, il testo sotto riprodotto. Nello scritto Dorso individua e analizza i limiti del processo di unificazione come grande rivoluzione nazionale condivisa dalle masse popolari. Sottolineando questo dato lai??i??autore riprendeva un tema, quello del carattere minoritario dellai??i??epopea risorgimentale, giAi?? presente nel dibattito politico italiano sin dallai??i??apparizione del volume di Alfredo Oriani ai???La lotta politica in Italiaai??? (1892). Se Oriani aveva perA? celebrato lai??i??incontro/scontro tra le duplici minoranze costituite dal Piemonte e dal gruppo democratico-mazzianiano conclusosi con la sostanziale vittoria del primo, per Dorso la radice del distacco tra paese legale e paese reale era dovuta proprio al verificarsi del Ai??dissolvimento di tutte le correnti ideali che si disputarono la direttiva della rivoluzione, nel grigio incedere della conquista piemonteseAi??. Pensando il Risorgimento in termini di grande rivoluzione, insieme per la conquista dellai??i??indipendenza e della libertAi?? politica, lo studioso meridionale denunciava la scelta dellai??i??apparato burocratico-militare sabaudo di costruire il nuovo Stato italiano come sua mera estensione Ai??dal Piemonte alle altre regioni italiane, attraverso una serie di aggiramenti, di compromessi, di accorgimentiAi??. In questo modo si era sAi?? unificato il paese ma, al contempo, si era cancellata lai??i??indispensabile connessione tra indipendenza nazionale e cittadinanza attiva per le masse popolari che lo spirito rivoluzionario del Risorgimento potenzialmente proponeva. Ai??Il meccanismo della conquista fu quello di evitare, di eludere le soluzioni ideali, per stendere su di esse il velo della transazione politicaAi??, scrive Dorso.

La transazione politica appare dunque il tratto dominante di questo Risorgimento dimezzato dai moderati, di cui Cavour viene considerato lai??i??ispiratore principale. Lo statista piemontese avrebbe sempre tentato Ai??di spegnere ogni intransigenza ideale, che avesse potuto maturare, per lo meno nelle Ai??lites, una piA? accesa passione di libertAi??Ai??, isolando Ai??gli uomini che si rifiutavano tenacemente di aderire al suo sistemaAi?? e affogando cosAi?? Ai??nello stretto circolo di conservazione della monarchia piemontese, lai??i??incendio romantico del RisorgimentoAi??. Cavour, per Dorso, A? dunque il maestro del trasformismo che avrebbe poi caratterizzato lai??i??Italia liberale, e la Ai??conquista regiaAi??, oltre che illustrazione dellai??i??integrazione su basi conservatrici delle classi dirigenti degli Stati preunitari nella nuova statualitAi?? appena nata (tema poi ripreso da Gramsci nei ai???Quaderni del Carcereai???), A? usata quale metafora di un sistema di potere destinato, nel corso degli sviluppi della nostra storia nazionale, a corrompere la spinta dal basso, democratica prima e socialista poi, nel momento stesso in cui questai??i??ultima avrebbe riproposto la questione della libertAi??, Ai??una delle necessitAi?? ideali rimaste insolute nel processo formativo dello Stato italianoAi??.

Incentrato sullai??i??assenza di opposizioni solide, il sistema politico italiano risultava secondo Dorso privo di Ai??un vero e proprio centro di stabilitAi??Ai??. Per questo esso tendeva ad assumere Ai??diverse fisionomieAi?? e Ai??doveva vivere continuamente di espedienti, sempre piA? necessari e sempre piA? numerosi a mano a mano che il paese progrediva verso forme piA? alte di maturazione civileAi??. In tale quadro il riconoscimento della sovranitAi?? rappresentativa, lungi dallai??i??essere una costante, era accettato Ai??sol quando non eccedeva i dati storici della conquista regia, anzi meglio quando si prestava compiacentemente a nasconderli dietro la parvenza di un giuoco politico anonimoAi??. Tale illiberalitAi?? di fondo avrebbe accompagnato anche il periodo giolittiano, dove la Ai??conquista regiaAi?? si sarebbe tradotta nellai??i??ingabbiamento delle nuove forze sociali rappresentate dal socialismo dentro la cornice industrial-protezionistica voluta da Giolitti, sacrificando nuovamente le masse contadine e il Mezzogiorno ad un destino di marginalitAi?? e subalternitAi??. Travolto infine anche questai??i??assetto dal primo conflitto mondiale, sarebbe giunto il fascismo a fare da ancora di salvezza del regime creatosi a partire dal 1860. Anche lai??i??arrivo al potere del fascismo, avrebbe spiegato Dorso nella introduzione scritta per la ristampa della ai???Rivoluzione meridionaleai??? uscita nel 1944, era in realtAi?? il frutto di Ai??un nuovo compromesso istituzionaleAi??. Questai??i??ultimo sarebbe stato messo in crisi dallo scatenarsi della violenza fascista in occasione del delitto Matteotti, ma la scelta di casa Savoia Ai??in nome di un costituzionalismo formale, che tante volte era stato violato, e che giAi?? non esisteva piA?Ai?? di Ai??accordare i pieni poteriAi?? a Mussolini avrebbe permesso la sua ricostruzione su basi profondamente mutate, permettendo al duce di fascistizzare lo Stato e di legare ancor di piA? a sAi?? pezzi della classe dirigente liberale. Nel patto scellerato con il fascismo tramontavano definitivamente gli ideali risorgimentali, la cui ereditAi?? sarebbe stata raccolta invece dallai??i??antifascismo, che con lai??i??occasione aperta dalla Resistenza avrebbe ricollegato la riconquista dellai??i??indipendenza nazionale con la costruzione della democrazia aperta alle masse popolari (ai???Introduzioneai??? aAi??La rivoluzione meridionale, Einaudi, Torino 1997, pp. 14 e 16, pp. 18-19).

 

Tommaso Baris

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