Carlo Antonio Gastaldi (brigante), di Gustavo Buratti

Carlo Antonio Gastaldi da soldato dellai??i??esercito piemontese, sceso al sud per reprimere il brigantaggio, diventa brigante della banda del sergente Pasquale Domenico Romano di Gioia del Colle, in provincia di Bari.
Nacque il 7 novembre 1834 in Piemonte a Vagliumina (oggi quarantasei abitanti), piccola frazione di Graglia, in provincia di Biella. Il padre era selciatore, lui cardatore.
Nel 1855 fu arruolato in fanteria. CombattA? contro gli austroungarici a Palestro, meritandosi una medaglia dai??i??argento. Ma la vita militare non era per lui. Venne condannato piA? volte, dal Tribunale di guerra, al carcere. Due volte fu graziato dal re piemontese.
Il 1861 fu lai??i??anno dellai??i??Italia ai???unitaai???. Lai??i??esercito piemontese, per unire il sud al regno sabaudo, scese nellai??i??ex Regno delle Due Sicilie con unai??i??imponente armata per combattere la Resistenza del popolo meridionale. Anche Carlo Gastaldi, numero di matricola 17056, nel ai???Corpo Cacciatori Franchiai??? del 16Ai?? Reggimento di Fanteria, IV Battaglione, partAi?? per dare la caccia ai ai???brigantiai???.
Fu prima a Taranto e poi a Brindisi. Nelle Puglie era in atto una delle piA? grosse rivolte contadine, capitanata da Pasquale Domenico Romano, ex sergente dello sconfitto esercito borbonico e ora comandante generale, nominato dal Comitato borbonico segreto di Gioia del Colle.
Un grande successo della banda brigantesca del sergente Romano, che contava oltre 200 uomini sotto la bandiera bianca gigliata borbonica, fu la riconquista di Gioia del Colle, suo paese natale, avvenuta il 28 luglio 1861. Ma la vittoria durA? poco. La vendetta dei piemontesi fu terribile. Secondo quanto si dice nella tradizione popolare furono massacrati 150 rivoltosi.
Intanto Carlo Gastaldi, per aver venduto due mazzi di cartucce ed una coperta da campo viene prima rimesso in prigione e poi destinato per ai???cattiva condottaai??? al Corpo disciplinare di Finestrelle (Torino). Ma durante il trasferimento, sotto scorta dei carabinieri, nella notte tra il 17 ed il 18 novembre 1862, nei pressi di Fasano, riesce a scappare. Viene dichiarato disertore per la terza volta.
Abbandonato lai??i??esercito piemontese, mentre era alla macchia incontra i briganti del sergente Romano e si arruola con loro. Erano povera gente come lui.
Entra subito nelle simpatie del comandante Romano, diventandone amico e confidente, una specie di segretario-luogotenente. E non solo. Il Gastaldi ottiene anche le confidenze piA? segrete ed intime del Comandante: personali ed amorose. Perso lai??i??amore di Lauretta dai??i??Onghia,Ai??Enrico La Morte(era questo il nome di battaglia che si era dato il sergente Romano) si consolava come poteva con altre ragazze che incontrava nelle masserie che lo ospitavano.
Il Gastaldi partecipa attivamente a tutte le scorribande brigantesche del Romano. Il 21 novembre 1862 si ottiene la vittoriosa battaglia di Carovigno. Il giorno dopo viene assaltata la masseria Santoria, a cinque chilometri da Torre Santa Susanna, dove viene sequestrato il massaro Giuseppe de Biase, vecchio liberale, che poi verrAi?? ucciso. A queste azioni partecipa anche il comandante Cosimo Mazzei di San Marzano, dettoAi??Pizzichicchio, che aveva unito la sua banda a quella del Romano. Nei giorni successivi si A? ad Erchie, Avetrana, Grottaglie, Massafra, Mottola.
La mattina del 24 novembre 1862 la banda Romano si acquartiera nel bosco delle Pianelle, nei pressi di Martina Franca, che giAi?? nei primi anni del secolo era stato la base per le imprese del prete brigante don Ciro Annicchiarico. Da qui il Romano manda dei corrieri in Basilicata per proporre unai??i??intesa al capobrigante Carmine Donatelli Crocco. Ma non se farAi?? niente.
Il 1Ai?? dicembre 1862 la compagnia fa sosta alla masseria dei monaci di San Domenico. Sono presenti tutti i comandanti delle bande del Salento e del Barese. Nella notte i piemontesi sferrano un attacco di sorpresa. Eai??i?? una disfatta per i briganti. Ne muoiono in tanti; muore anche il comandante Giuseppe Nicola La Veneziana, vengono feritiAi??PizzichicchioAi??e Quartulli. Molti fuggono. Pasquale Romano, che con 40 uomini era andato alla ricerca di provviste e foraggio, non partecipa alla battaglia. Si salva anche Carlo Gastaldi.
I comandanti superstiti decidono di sciogliere la compagnia e prendono strade diverse. Il Romano rimane alle Pianelle con una quarantina dei piA? fedeli: tra questi vi A? Carlo Gastaldi.
Curati i feriti e recuperati i fuggiaschi dispersi, dopo qualche giorno si parte per la masseria Santa Chiara di Noci. Qui il Gastaldi consegna al prete don Vito Nicola Tinella (che si trovava lAi?? per celebrare una messa ai briganti) una lettera da far recapitare ad un fratello che si trovava a Napoli. Ma il prete anzichAi?? spedirla, apre e legge la lettera, che strappa poi in quattro pezzi e si mette in tasca. La lettera verrAi?? consegnata dallo stesso don Tinella alla polizia, che lo aveva arrestato, a dimostrazione che non aveva voluto collaborare con i briganti.
Nella lettera, in realtAi?? indirizzata al padre, Gastaldi tra lai??i??altro parlava delle battaglie vittoriose degli uomini capitanati dal Romano, che non erano Ai??briganti come erano spacciatiAi??.
Dopo varie scaramucce con i piemontesi, il sergente Romano decide di ritirarsi con i pochi a lui rimasti fedeli nel bosco di Vallata, nei pressi del suo paese Gioia del Colle. La sera del 6 gennaio 1863 i piemontesi circondano il bosco. Eai??i?? la fine. Ventidue ai???brigantiai??? restano uccisi sul campo, Tra essi il sergente Pasquale Domenico Romano. Pochi si salvano, o facendo finta di esser morti, o dandosi alla fuga. Tra gli scampati vi A? Carlo Gastaldi, che qualche mese dopo, con la speranza di aver salva la vita, si consegna ai piemontesi a Bari. Subisce due processi; nel primo per fatti inerenti al brigantaggio viene condannato a 15 anni, nel secondo per la diserzione la condanna A? di 18 anni di lavori forzati. A seguito di questa sentenza il Gastaldi viene radiato definitivamente dallai??i??esercito. Eai??i?? lai??i??ultima notizia che abbiamo di lui: poi piA? nulla.
Ma il Gastaldi merita di essere ricordato, se non altro perchAi?? ebbe il coraggio di schierarsi al fianco del piA? idealista dei ai???brigantiai??? del Mezzogiorno.
Gustavo Buratti, grande studioso delle minoranze linguistiche esistenti in Italia, scrive la storia del Gastaldi in dialetto piemontese con traduzione italiana a fronte. Nella traduzione ho notato qualche inesattezza, specialmente dal punto di vista geografico sui paesi pugliesi.
Mi piace chiudere la mia recensione con un passo tratto dalla nota di edizione che introduce il libro: Ai??Il Piemonte non sono solo i SavoAi??ia, sono anche e soprattutto i Gastaldi, i contadini delle Langhe, del Cuneense, delle sue campagne. Sono i Nuto Revelli, i Gustavo BurattiAi??. E con loro e tramite loro A? possibile un incontro tra Nord e Sud.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>