Le mafie nelle province meridionali

di Giulio Larosa

Si parla di come i ai???fratelli d’Italiaai??? hanno hanno creato le condizioni per lo sviluppo delle mafie nelle provincie meridionali, nessuno sa o per lo meno parla di come questi fenomeni siano stati importati al sud in seguito all’invasione delle camicie rosse. Da anni nelle province del nord esistevano associazioni di stampo mafioso e le gendarmerie non riuscivano a contenerle.

Di seguito tre brani tratti dal sito ai???superevaai??? riguardanti tre cittAi?? del nord Italia: Cremona, Bologna e Cesena.

Cremona:

Da uno studio di Marco Adorni sulla criminalitAi?? nel parmense dai francesi al Regno dai??i??Italia, sono emerse alcune risultanze che portano ad individuare alcuni criminali cremonesi che operavano a Cremona ed in altre cittAi??, Parma compresa. Si trattava di una banda capeggiata da Filippo Pasqualini, detto il ai???matto della Torricellaai???, perchAi?? nativo di Torricella nei pressi di Cremona, giustiziato nel 1807 perchAi?? ritenuto colpevole di un assalto a mano armata ad un commissario di guerra fra Parma e Piacenza. Di unai??i??altra banda faceva parte Angelo Gazoli, ambulante domiciliato a Cremona che fu a lungo complice e collaboratore di ladri e svaliggiatori. Inoltre si raccontano i particolari di una banda cremonese-parmense costuita da ai???malandrini armati di schioppette, pistole e trombone, tutti contraffatti o tinti nel voltoai??? (allorquando attuavano rapine e sequestri). Dopo una serie di eventi criminali sembra ad Adorni di poter dire che ai???la criminalitAi?? cremonese fosse piA? accorta tatticamente, piA? organizzata e rifornita in armi di quella parmense, tantai??i??A? che il Baiocchi, indubbiamente lai??i??uomo di maggiore spicco della triade criminale Baiocchi-Menozzi- Zanluca, ha verso la prima entusiastiche ed ammirative paroleai???.

Bologna:

Nel diciannovesimo secolo a Bologna la vita grama di tanti uomini senza occupazione stabile, il ritmo della criminalitAi?? strettamente correlato al ritmo della fame, costituiscono lai??i??humus da cui parte una criminalitAi?? feroce che invade le strade e le piazze e determina soprattutto furti e omicidi, compiuti in particolare da una temibile associazione a delinquere. A metAi?? del secolo si verificavano le imprese dellai??i??Associazione dei Malfattori che imperversava sino a quando negli anni sessanta veniva definitivamente sgominata. Rapidamente riusciva a ramificarsi anche in territori limitrofi, come, ad esempio, nella zona di Parma.

Lai??i??Associazione dei Malfattori era una vera e propria organizzazione mafiosa, capace di intimidire testimoni e taglieggiati e dai??i??infiltrarsi allai??i??interno della macchina istituzionale, con una ferrea

passo del libro con

trasporto e pathos.

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divisione del territorio, gestito in ogni zona, da un boss diverso.

I capi dai??i??accusa contro i Malfattori andavano da un furto alla Zecca allai??i??attentato contro il questore Pinna, da una rapina allai??i??ufficio merci della stazione da dove, in piA? di dieci, travestiti da carabinieri, portavano via 85.000 lire allai??i??omicidio di due funzionari di polizia, Grasselli e Fumagalli.

In quegli anni si viveva a Bologna una situazione molto precaria in relazione allai??i??ordine pubblico, paragonabile, con le dovute proporzioni, a quella della fine del secondo millennio. Non casualmente i giornali bolognesi sostenevano che la polizia era carente dei mezzi necessari per far terminare ai???questa vergognosissima piaga che discredita orribilmente Bologna e potrebbe recarle immenso danno, perchA? il forestiere non frequenta la cittAi??… Eai??i?? vergogna! Che in una delle principali cittAi?? dai??i??Italia, sotto un governo di libertAi?? e progresso, il cittadino non possa passeggiare sicuro per le vie, nA? ridursi tranquillo la sera al domestico tetto. Eai??i?? vergogna, che gli assassini con un ardire straordinario assaltino di giorno e di notte, spoglino, feriscano e uccidano e nelle case e nelle piazze e nei vicoli ed alla vicinanza degli stessi corpi di guardia.ai???

Cesena:

In relazione al 1875, nel territorio cesenate, tre sono i documenti rilevanti che concernono lai??i??associazione dei malfattori. Il primo risale al 3 aprile, relativo allai??i??assassinio di Antonio Lugaresi, avvenuto nel 1859. Risulta difficile scoprire gli assassini di Lugaresi, ritenuto colpevole dai??i??aver consumato diversi reati ai danni di Domenico Brunelli, fra cui un cospicuo furto di galline. Il Brunelli commissiona la morte del Lugaresi a due sicari: ai???Gli assassini erano due, indicati di giusta statura e coperti in volto di una maschera, i quali commesso il crimine si allontanarono attraversando lai??i??ortaglia coltivata dai coloni che erano intenti a lavorare e che da costoro furono vistiai???. Viene ipotizzata una certa reticenza, da parte dei contadini che han visto gli assassini, a fare i nomi alle competenti autoritAi??. Il secondo documento risale al 10 aprile 1875 relativo allai??i??assassinio di Pietro Nori, aderente allai??i??associazione, che, ospitato da un socio, poi lo deruba di A? 75. Una volta scoperto viene condannato a morte dai suoi stessi compari, giacchAi?? tradendo lai??i??ospitalitAi?? ha compiuto una intollerabile infamia. Il terzo ed ultimo documento A? del 16 giugno 1875: ai???Relazione sul processo allai??i??Associazione malfattori di Cesenaai???, dove viene opportunamente valorizzato lai??i??operato dellai??i??ispettore di polizia, avvocato Leurini, che aveva ottenuto eccellenti risultati nella repressione dellai??i??associazione cesenate ed a cui viene attribuita, dal Ministro dellai??i??Interno, una gratificazione di A? 400.

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