La conquista del Mezzogiorno d’Italia

regno_2_siciliemercoledAi?? 19 marzo 2008

Di Nunzio Miccoli

Garibaldi A? celebrato da liberali, repubblicani, fascisti, socialisti e comunisti, in Italia, Francia, Svizzera, Inghilterra, Ungheria e America Latina; prima del fascismo, parlA? di fascio, si faceva chiamare duce ed aveva adottato il saluto romano.

Nel 1860, lai??i??impresa dei mille di Garibaldi, diretta contro il mezzogiorno borbonico, fu unai??i??azione organizzata dal governo piemontese e dallai??i??Inghilterra, che, in incognito, fornirono soldi, armi e navi; il sud fu conquistato e annesso al Piemonte grazie allai??i??audacia di Garibaldi ed al tradimento comprato di tanti ufficiali napoletani; il governo di Napoli era informato dei preparativi ed il generale Carlo Filangeri, a capo del governo borbonico, prendeva sul serio la minaccia di Garibaldi.

Lai??i??Inghilterra era stata ostile verso Ferdinando II di Borbone per lo zolfo siciliano assegnato ai francesi; In Sicilia la flotta napoletana dava fastidio agli inglesi, che vi controllavano traffico di vino, marsala, limoni, velluto e zolfo.

Nel 1859 gli inglesi pensavano che lai??i??Italia unita avrebbe potuto bilanciare la Francia e chiedevano per lai??i??Italia liberismo e la fine delle dogane. PerciA? i preparativi dellai??i??antipapista Garibaldi raccoglievano molte simpatie a Londra, dove visse in esilio anche Mazzini.

Prima dellai??i??impresa dei mille, nel 1844 ci fu una spedizione armata nel regno di Napoli, con i fratelliAi??Bandiera, e nel 1857 unai??i??altra, con Carlo Pisacane, entrambe fallite. I fratelli Bandiera, ufficiali della marina austriaca e mazziniani, tentarono di provocare una rivolta repubblicana in Calabria, dove sbarcarono a Sapri il 16.6.1844, con diciotto uomini, furono assaliti da gendarmi e contadini e uccisi.

Mazzini spinse per convincere Garibaldi a ritentare lai??i??impresa, perA? questo, visti i precedenti, era prudente e fece preparativi adeguati, chiese a Cavour appoggi in Sicilia, denaro ed armi. Nel 1859 Mazzini mandA? sullai??i??isola due fedelissimi, i siciliani Rosolino Pilo e Francesco Crispi, cercava di accelerare i tempi.

Al contrario di Mazzini, Garibaldi era in buoni rapporti con Vittorio Emanuele II che, prima di convertirsi allai??i??unitAi??, aveva represso i moti mazziniani; a Londra Mazzini, anche se repubblicano, raccoglieva fondi per lai??i??Italia nelle logge massoniche, sostenuto dal deputato Lord Gladstone e dal governo di Lord Palmerston. Con la mediazione dellai??i??Inghilterra, anche i Savoia si decisero a servirsi di Mazzini.

Le simpatie inglesi per Garibaldi e per la causa italiana, sponsorizzata dai circoli liberali vicini a Lord Palmerston, erano alimentate dallai??i??antipapismo inglese; a Londra era nata lai??i??associazione Amici dellai??i??Italia, Mazzini nai??i??era lai??i??animatore, dai??i??accordo con il governo inglese, vi raccoglieva denaro per la spedizione in Sicilia.

Per Garibaldi a Malta furono creati depositi dai??i??armi, vicino Genova si confezionavano bombe per lui, in Sicilia il siciliano Rosalino Pilo, dai??i??accordo con Cavour, preparava il terreno e si rivolse ai baroni latifondisti, contigui alla mafia, i quali controllavano piccole milizie personali. Francesco Crispi comunicava a Garibaldi che lai??i??isola era vicina alla rivolta.

Inglesi, americani, italiani, lai??i??Ansaldo e la SocietAi?? Nazionale di La Farina, una societAi?? segreta che faceva cospirazioni, fornirono armi; nacque un Fondo per Garibaldi creato da Mazzini; i quotidiani londinesi promuovevano sottoscrizioni ed il governo di Londra non frapponeva ostacoli. Dopo lo sbarco a Marsala dei mille, arrivarono anche 800 volontari inglesi, per tutti erano pronte le camicie rosse, adottate da Garibaldi in Sudamerica, il rosso serviva a nascondere il sangue.

Il siciliano Risalino Pilo, sbarcato a Messina, aveva ricevuto dalla loggia massonica ai???Trionfo Ligureai??? un cospicuo finanziamento, la loggia massonica di Nino Bixio gli fece avere un altro finanziamento, a cui si aggiunsero soldi di altre logge. I siciliani Pilo e Corrao organizzarono delle rivolte in Sicilia con armi arrivate da Malta, chi, tra i siciliani, si faceva reclutare, era pagato; la compagnia armatoriale Rubattino di Genova fornAi?? a Garibaldi due piroscafi per la Sicilia. La SocietAi?? Nazionale di La Farina aveva due milioni franchi oro per corrompere funzionari e ufficiali borbonici, le logge massoniche scozzesi raccoglievano per Garibaldi denaro in Inghilterra, Canada e Stati Uniti. Si finse che i due piroscafi della societAi?? Ribattino, che trasportarono i mille, fossero stati presi con la forza, perA? le navi erano fornite delle mappe del regno di Napoli; Cavour fece anche presidiare i mari da attraversare ed andA? a Genova a controllare i preparativi della spedizione.

Il marchese Gaspare Trecchi faceva da tramite tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, Costantino Nigra tra Cavour e Napoleone III; Nigra comunicA? falsamente allai??i??imperatore francese che il governo piemontese non era stato capace di fermare Garibaldi. Le navi inglesi pattugliavano le acque siciliane, ufficialmente per proteggere dallai??i??insurrezione i sudditi e le proprietAi?? britanniche in Sicilia.

Lai??i??ammiraglio Persano, al comando di una flotta, e Giuseppe La Farina diedero lai??i??avvio alla spedizione segreta di GaribaldAi??, perA? i Borboni di Napoli erano informati, a Torino arrivarono le proteste di Napoli per i preparativi.fatti a Genova. I volontari sbarcati a Marsala furono 1084, poi arrivarono anche cacciatori delle Alpi, volontari inglesi, lai??i??artiglieria ed il genio con 18 operai; vi erano pochi meridionali e degli stranieri.

Le navi napoletane, che dovevano intercettare lo sbarco, si mossero con strana inerzia, mentre quelle britanniche erano a Marsala, dove era una colonia inglese interessata al vino; perciA? Garibaldi, protetto dagli inglesi, scelse di sbarcare proprio a Marsala, per lai??i??operazione, il console inglese Collins chiese protezione al comando navale inglese di Malta.

In Sicilia occidentale, dove era piA? sviluppata la mafia, una ricca comunitAi?? inglese era interessata alAi??commercio di vino, tessuti, olio, agrumi e zolfo; i velieri inglesi informavano le navi di Garibaldi sulle posizioni delle navi napoletane, pescatori siciliani fecero altrettanto; perciA? i due piroscafi di Garibaldi procedettero tranquilli, le navi napoletane non si videro.

Da terra non si sparA? sulle due navi, ufficialmente per paura di colpire le navi inglesi, lo sbarco fu aiutato dai pescatori di Marsala legati agli inglesi, i quali accolsero a braccia aperte gli sbarcati. Con lo sbarco, fu dichiarata decaduta la dinastia borbonica, a vantaggio di Vittorio Emanuele II, e Garibaldi fu proclamato dittatore provvisorio dellai??i??isola.

Tre giorni dopo lo sbarco, i mille erano diventati 15.000, con lai??i??arruolamento di picciotti siciliani; la Sicilia non voleva essere nAi?? italiana, nAi?? napoletana, ma voleva lai??i??autonomia, con Garibaldi voleva raggiungere lai??i??autonomia; dal punto di vista economico, lai??i??isola era in mano ai baroni latifondisti. Nei paesi vi erano fratellanze o sette o partiti che dipendevano da un possidente, alcuni contadini facevano le guardie armate nei campi o campieri, poi si trasformarono in gabellotti o esattori o mafiosi per conto dei baroni.

La Sicilia voleva staccarsi dal regno di Napoli, nel 1849 fu repressa la ribellione di Messina ed allora si formarono i protagonisti dellai??i??impresa garibaldina, cioA? Francesco Crispi, Rosolino Pilo e Giuseppe La Farina; questi cercarono agganci ed uomini capaci di menare le mani, perciA? si accostarono anche alla mafia, avvicinarono baroni e gabellotti.

I baroni aiutarono ad arruolare i picciotti ed il barone Santai??i??Anna di Alcamo incontrA? Garibaldi, i primi decreti di Garibaldi prevedevano la distribuzione di alcune terre demaniali ed ecclesiastiche a favore dei combattenti, perA? i baroni temevano la rivoluzione sociale dei contadini. In Sicilia Garibaldi fece unai??i??amnistia che portA? alla liberazione del carcere di tanti mafiosi. Credendo alle promesse di Garibaldi, i contadini si ribellarono e occuparono le terre siciliane; a luglio del 1860 Nino Bixio, per proteggere gli interesso dai??i??inglesi e latifondisti, fece una repressione, a Bronte i proprietari erano inglesi.

Francesco Crispi, ministro degli interni siciliano del governo di Garibaldi, era stato sollecitato dagli inglesi ad intervenire; Bixio decretA? lo stato dai??i??assedio, cinque contadini furono condannati a morte e 25 furono condannati allai??i??ergastolo.

Francesco II, per salvarsi, emanA? la costituzione, indisse le elezioni, concesse unai??i??amnistia, adottA? il tricolore con il suo stemma e fece entrare dei liberali al governo. In Sicilia, il conte Nisco di Siracusa tramava a vantaggio del Piemonte; il generale Alessandro Nunziante diede le dimissioni, passA? ai piemontesi e riparA? allai??i??estero, era in contatto con Cavour e Persano.

A Calatafimi, il generale Francesco Landi tradAi??, per la sua ritirata, i garibaldini gli avevano promesso 14.000 ducati, il generale Ferdinando Lanza tradAi?? e fu il primo ad incontrare Garibaldi in Sicilia; il generale Giuseppe Letizia aveva migliaia di soldati a Palermo, perA? firmA? lo stesso la capitolazione e poi entrA? nellai??i??esercito piemontese; anche il generale Camillo Bonaparte, di stanza a Palermo, fu riciclato tra i vincitori. In Sicilia, il generale Francesco Bonanno perse una brigata e ottenne una pensione dal governo italiano; il maresciallo Flores, comandante in capo in Puglia, trattA? la resa con Garibaldi e poi chiese di entrare nellai??i??esercito italiano.

Il 15.8.1860 Cavour, dai??i??accordo con lai??i??ammiraglio piemontese Persano, finanziA? un colpo di stato a Napoli, prima che arrivasse Garibaldi; tra i ministri del governo di Francesco II vi era Liborio Romano che, purtroppo, era in contatto con Cavour; Liborio Romano invitA? Francesco II a lasciare il regno affermando che dietro Garibaldi cai??i??era il Piemonte e dietro il Piemonte, la Francia e lai??i??Inghilterra. Il ministro della guerra napoletano Salvatore Pianell si trasferAi?? a Torino e passA? allai??i??esercito piemontese.

Francesco II, per combattere in posizione strategica, si trasferi a Gaeta, la resistenza napoletana doveva avvenire tra il Volturno ed il Garigliano; Francesco II, con queste truppe, era in grado di fronteggiare Garibaldi, ma non i piemontesi.

Con Francesco II erano ancora 45.000 soldati napoletani, piA? 4000 bavaresi e svizzeri. Nel 1859 si erano ribellate quattro compagnie di soldati svizzeri, sulle tasche dei loro caduti furono trovate lire piemontesi, il generale traditore Nunziante convinse il re a sciogliere quei reggimenti e cosAi?? ne furono imbarcati 3000. A Napoli la camorra controllava i rioni popolari e, con lai??i??arrivo di Garibaldi, anche in questa cittAi?? i camorristi furono legittimati, giAi?? amnistiati da Francesco II. Il prefetto napoletano Liborio Romano, in contatto con Cavour e Garibaldi, coinvolse i camorristi nellai??i??ordine pubblico e li fece entrare nella sua polizia costituzionale.

Nel luglio del 1860 Liborio divenne ministro degli interni del governo provvisorio di Garibaldi a Napoli, a capo della polizia cai??i??erano quattro uomini della camorra; i camorristi avevano la coccarda tricolore e la guardia nazionale di Liborio era fatta anche di camorristi. Con Garibaldi e camorra a Napoli, crebbe il contrabbando e perdette la dogana, la camorra garantiva la tranquillitAi?? e controllava lai??i??esito dei falsi plebisciti.

Cavour aveva spinto Persano anche a corrompere gli ufficiali della flotta napoletana, perciA? a Milazzo il cannoneggiamento dal mare delle navi borboniche, passate ai garibaldini, favorAi?? la vittoria di Garibaldi; il mancato blocco marino napoletano favorAi?? gli sbarchi dei garibaldini. Il comandante Marino Caracciolo non ostacolA? lo sbarco a Marsala, il napoletano Amilcare Anguissola mise la sua fregata a disposizione di Persano, Giovanni Vacca fece altrettanto. Il capitano Napoleone Scrugni fu lai??i??artefice delle diserzioni in massa nella flotta, Garibaldi lo nominA? ministro della marina nel suo governo costituito a Napoli. A Napoli, trenta navi su trentasei abbassarono il tricolore con lo stemma dei Borboni, per adottare il tricolore con lo stemma dei Savoia. In Calabria il generale Fileno Briganti fu accusato di tradimento dai suoi soldati e ucciso a fucilate; Giuseppe Caldarelli, capitolA? a Cosenza, fu minacciato dai soldati e chiese la protezione ai garibaldini, poi passA? alle camicie rosse; Giuseppe Ghio chiese protezione a Garibaldi dai suoi soldati, poi si presentA? a Napoli in uniforme piemontese.

Sedici alti ufficiali erano responsabili dei tracolli in Sicilia, Calabria e Puglia, parte per tradimento, parte per aviditAi?? e calcolo, perchAi?? volevano conservare i loro privilegi con i Savoia; tre furono degradati dai borboni, altri si rifugiarono presso i piemontesi, una parte entrA? nei ranghi del loro esercito. Il 12.10.1860 le truppe di Vittorio Emanuele II, senza dichiarazione di guerra, passarono il Tronto, cosAi?? penetrarono nel napoletano 39.000 piemontesi, a cui poi si aggiunsero 25.000 garibaldini, avevano contro 50.000 napoletani; dopo la feroce battaglia al Volturno, per lai??i??assedio di Capua, i garibaldini passarono la mano ai piemontesi. I napoletani furono sconfitti al Volturno e al Garigliano, mentre le navi napoletane passate al Piemonte sostenevano, con i bombardamenti, lai??i??esercito piemontese e garibaldino.

Resistevano le fortezze di Gaeta, Capua, Messina e Civitella del Tronto; Gaeta fu sotto assedio dallai??i??11.11.1860 al 14.2.1861, la regina Maria Sofia animava la resistenza. Lai??i??artiglieria piemontese bombardA? Gaeta e Capua, morirono tanti civili; a Gaeta comandava lai??i??assedio il generale Enrico Cialdini, sprezzante verso i napoletani. La flotta francese allai??i??inizio aveva impedito alle navi piemontesi di intervenire nel golfo, poi si ritirA?, Napoleone III aveva deciso di far cadere il regno di Napoli.

A Gaeta le bombe colpirono ospedale e chiesa e Cialdini si rifiutA? di sospendere il fuoco, le vittime furono gettate in una fossa comune, perirono 895 militari e 100 civili, Gaeta fu ridotta ad un cumulo di macerie; per impedire la diffusione di tifo, centinaia di cadaveri furono coperti di calce, lai??i??economia gaetana fu messa in ginocchio, furono devastati 300 frantoi e la flotta peschereccia, in un trentennio partirono dalla cittAi?? 10.000 emigranti.

Nelle votazioni per il plebiscito, i seggi erano controllati dai camorristi con la coccarda tricolore, da garibaldini e piemontesi; votarono ungheresi e inglesi, ma non i militari borbonici, votarono solo il 19% degli aventi diritto; in Sicilia ci fu compravendita di schede, a Caltanissetta fu impedita la propaganda per il no. Alla fine, nel napoletano si ebbero 1.302.064 si e 10.302 no, in Sicilia 432.053 si e 709 no.

I latifondisti temevano garibaldini e contadini e perciA? chiedevano lai??i??annessione accelerata al Piemonte ed un governo di garanzia. Chi era contro lai??i??unitAi?? era considerato fuorilegge; Francesco II sperava nellai??i??aiuto di Austria e Francia e, quando abbandonA? Napoli, creA? un consiglio di reggenza sperando di tornareAi??dallai??i??esilio di Roma.

Tutti i civili napoletani in armi erano considerati briganti e fucilati, giudicati da tribunali militari e con il codice penale di guerra; da Gaeta, Francesco II aveva autorizzato la creazione di milizie mobili, guidate da suoi ufficiali, che dovevano spingere la popolazione alla ribellione. A Tagliacozzo, in Abruzzo, queste milizie distrussero una colonna piemontese di 400 uomini, bande di volontari borbonici e milizie di ex soldati fecero sollevare Isernia; si sollevarono migliaia di contadini, appoggiati dai comitati borbonici di Roma e Marsiglia.

Francesco II e Maria Sofia erano partiti senza denaro e preziosi, lasciarono anche i loro depositi al Banco di Napoli, con lai??i??arrivo dei garibaldini, tutto scomparve; il patrimonio dei Borboni fu confiscato e Garibaldi impose ai banchieri di versargli il denaro depositato, pena la fucilazione.

Cavour fece raccogliere informazioni sulla gestione economica garibaldina, si denunciarono furti, sperperi e spese non giustificate. Il colonnello ungherese Fidel Kupa denunciA? che tra i garibaldini cai??i??erano profittatori che non avevano mai combattuto, percepivano la paga e si vendevano i cappotti e le coperte in dotazione allai??i??esercito, alcuni di loro riscuotevano la paga piA? di una volta. I garibaldini praticarono anche la compravendita degli impieghi e alimentavano le clientele, mentre i camorristi mantenevano lai??i??ordine pubblico.

Si concesse una pensione ai collaborazionisti del Piemonte e ai napoletani rifugiati in Piemonte, lai??i??Italia iniziava con favoritismi, clientele, opportunismi e ruberie; furono assegnate pensioni alle donne dei camorristi e le cose non cambiarono quando si passA? dalla dittatura di Garibaldi al governo luogotenenziale piemontese. Cavour si lamentava per i tanti benefici e gli uffici assegnati a quelli che avevano passato di campo.

Intanto, nel meridione cresceva la ribellione armata, i militari presi con gli insorti, non erano considerati prigionieri di guerra ed erano fucilati. Dopo la battaglia del Volturno e la caduta di Capua, i prigionieri napoletani furono 12.000, trasferiti ai campi di prigionia al nord, con lai??i??invito a passare allai??i??esercito piemontese, perA? la maggioranza di loro rifiutA?.

Gli ufficiali borbonici potevano chiedere la pensione, il congedo oppure entrare nellai??i??esercito italiano, previo giuramento ed esame del curriculum, da parte di una commissione militare; perA? il direttore di polizia, Silvio Spaventa, fece arrestare decine dai??i??ufficiali borbonici come sospetti. Per Farini solo 300 ufficiali borbonici meritavano di essere inseriti nellai??i??esercito, Cavour riservava disprezzo ai soldati borbonici ed ai deputati meridionali del parlamento nazionale; alla fine, nellai??i??esercito italiano furono ammessi 2.311 ufficiali borbonici, mentre i soldati furono rispediti a casa. Ai campi di prigionia al nord, allestiti per i napoletani, si arrivava in nave, in treno e a piedi; per costringere questi soldati a cambiare livrea, erano tenuti affamati ed al freddo; ciA? malgrado, solo una minima parte di loro entrA? nellai??i??esercito piemontese. Negli anni immediatamente successivi, tanti napoletani non risposero alla leva militare obbligatoria piemontese e divennero sbandati e briganti.

Tra il 1860 e il 1861 nei campi di prigionia arrivarono 21.000 persone; mentre i primi campi di prigionia avevano carattere temporaneo, i campi di rieducazione divennero permanenti, era liberato solo chi si arruolava, la fortezza peggiore che ospitava questi sventurati era Finestrelle. Su quattro contingenti alla chiamata risposero in 5400 tra 20.000, i renitenti alla leva erano imprigionati e si fecero rastrellamenti per trovare giovani che si erano sottratti al servizio militare, alcuni di loro furono messi in prigione senza processo.

La fortezza di Finestrelle, carcere militare, fu luogo di pena di soldati pontifici e borbonici, ospitA? 1.000 prigionieri mentre San Maurizio Canadese ne ospitA? 6.000, vi esplosero rivolte domate dai bersaglieri; il freddo, la mancanza di cibo e dai??i??igiene costrinsero alcuni ad accettare lai??i??arruolamento ma poi disertarono.

A Finestrelle la vita media era di tre mesi, i morti erano gettati nella calce viva; complessivamente, 80.000 meridionali si rifiutarono di servire la bandiera italiana, a volte si rifugiavano nello stato pontificio o facevano i briganti.

Per Garibaldi avevano combattuto 24.000 uomini, con la vittoria si raddoppiarono di numero, comai??i??A? accaduto con la resistenza, il miracolo avvenne quando si cominciA? a parlare di pensioni. I latifondisti chiedevano sicurezza ai piemontesi, i liberali temevano garibaldini e repubblicani. Poi si concesse anche ai garibaldini di entrare nellai??i??esercito piemontese, con una pensione, previo esame di una commissione militare. Un ufficiale garibaldino, che non aveva mai combattuto, si appropriA? di cavalli, viveri e preziosi; cai??i??erano falsi combattenti volontari desiderosi di mangiare a sbafo. Non esistevano elenchi di volontari, alla commissione di scrutinio per lai??i??arruolamento del generale Fanti, pervenivano raccomandazioni di Liborio Romano, Silvio Spaventa, Pasquale Mancini. Cavour sosteneva la legione ungherese, che lo aiutava nella repressione del brigantaggio e lo doveva aiutare a fomentare una rivoluzione in Ungheria, per mezzo di Kossuth, per impossessarsi del Veneto.

Il generale Cialdini sminuAi?? lai??i??importanza dei volontari garibaldini, salvati dallai??i??esercito piemontese quanto i borbonici si stavano riorganizzando; nel 1862 il governo presieduto da Urbano Rattazzi sciolse il corpo dei volontari e inserAi?? nellai??i??esercito regolare 1584 ufficiali garibaldini, previo esame della commissione scrutatrice.

Il Piemonte estese il suo sistema di tassazione al sud, che aveva solo cinque imposte, invece il Piemonte ne aveva 22, perciA? tante furono le proteste nel napoletano. I governi luogotenenziali ricorsero al clientelismo ed al favoritismo, Napoli viveva la crisi dellai??i??ex capitale, perciA? ci furono licenziamenti nellai??i??amministrazione, alla zecca, allai??i??arsenale, ai cantieri navali, allo stabilimento ferroviario; aumentavano le tasse e diminuivano le commesse, con i licenziamenti, vennero i tumulti e le repressioni; le aziende che vivevano di commesse pubbliche erano tutte in crisi.

Aboliti i dazi, il mercato libero condannA? lai??i??industria meridionale senza commesse, nel 1865 fu introdotta lai??i??imposta di ricchezza mobile, furono vendute le terre demaniali del mezzogiorno e, fino al 1898, gli investimenti pubblici furono maggiori al nord che al sud.

Dal 1865 la capitale fu trasferita a Firenze ed il Banco di Napoli potAi?? aprire filiali al nord, fu perA? favorito il trasferimento di capitali al nord e non il contrario, perciA? diminuirono le riserve auree del Banco di Napoli e aumentarono quelle della Banca Nazionale del Piemonte. Nel 1898, quando nacque la Banca dai??i??Italia, che sostituAi?? i vecchi istituti dai??i??emissione, il Mezzogiorno ricevette 20.000 azioni, il centro-nord 280.000.

Le prime rivolte dei briganti avvennero in Abruzzo, i borbonici sconfissero a piA? riprese i garibaldini, mentre i latifondisti arruolavano personale per le camicie rosse, che doveva combattere i contadini. Ad Isernia e Pettorano furono trucidati decine di garibaldini, ad Ariano Irpino, provincia dai??i??Avellino, a causa degli usi civici, furono trucidati 140 liberali; cai??i??era in ballo lo sfruttamento di terre comuni da pascolo e di terre demaniali; i proprietari terrieri avevano messo gli occhi su quelle terre e sulle proprietAi?? ecclesiastiche ed avevano i capitali per comprarle.

I cafoni si aggrapparono ai borbonici contro i ricchi galantuomini filo-piemontesi, quindi arrivA? la repressione piemontese; nella battaglia di Macerone il generale Cialdini prevalse contro contadini e briganti, il generale Fanti affidA? ai tribunali militari la competenza sui briganti; il generale Ferdinando Pinelli arrivA? in Abruzzo, su sollecitazione dei latifondisti di AscolAi??, per reprimere le sommosse contadine.

Le bande dei ribelli si moltiplicavano nei boschi e nelle montagne, la normalizzazione si ebbe dopo dieci anni, con i cannoni, le rappresaglie, i fucili, le spie e le taglie, i piemontesi distrussero paesi interi; le bande armate crescevano con malcontenti, delusi, sbandati e disoccupati; ad un certo punto si chiese, per pacificare, la fucilazione solo dei capi briganti, ma i comandanti fecero passare tutti i fucilati per capi.

Anche i garibaldini chiedevano assistenza ai piemontesi, alcuni di loro protestarono e furono uccisi dalla polizia, altri passarono ai briganti; a Roma e Marsiglia erano nati comitati borbonici, diretti da ufficiali borbonici anche stranieri, che dirigevano il brigantaggio a mezzo dai??i??ufficiali loro emissari; queste bande arrivarono al numero di 250, alimentavano una guerra civile e sembravano imprendibili, dallai??i??estero arrivarono anche nobili per combattere per i borboni.

In Lucania il capobrigante Carmine Crocco riunAi?? 1.000 uomini, era stato disertore borbonico, garibaldino e poi brigante, i suoi uomini erano in gran parte ex soldati borbonici, innalzava la bandiera delle due Sicilie e inneggiava a re Francesco II; era un guerrigliero che sfuggiva allo scontro aperto, era sostenuto dal clero e da parte della nobiltAi?? locale fedele ai Borboni. Crocco fu tradito da un suo uomo, Giuseppe Caruso, che lo vendette ai piemontese.

I piemontesi, alla ricerca di briganti, distrussero lai??i??abbazia di San Bernardo, erano visti come conquistatori, alcuni loro ufficiali parlavano francese e si servivano dai??i??interpreti. Alla frontiera pontificia operava la banda di Luigi Alonzi, detto Chiavone, sergente dellai??i??esercito borbonico, che aveva unai??i??organizzazione militare e tanti stranieri, in tutto 430 uomini, con ufficiali e cannoni; gli ambienti legittimisti europei erano con i borboni, tanti nobili stranieri combatterono come ufficiali per i borboni e furono fucilati dai piemontesi.

A Marsiglia il comitato borbonico era diretto dal generale Clary e tanti francesi si arruolarono nel partito borbonico, cosAi?? a Barcellona ed a Roma. In Basilicata e Puglia operava il brigante Pasquale Domenico Romano, sergente borbonico, arruolA? contadini ed ex soldati, della sua banda facevano parte anche un toscano e due piemontesi; Romano aveva un regolamento ed era appoggiato dai comitati borbonici di Roma e Parigi, voleva congiungersi alle forze di Crocco, nel 1863 fu finito a sciabolate dai piemontesi.

Il brigante Cosimo Giordano operA? tra Matese e il Sannio e nel 1888 morAi?? al carcere di Favignana, a Napoli la banda dei fratelli La Gala rapAi?? il direttore del Banco di Napoli e nai??i??ottenne un riscatto; tra le bande non mancavano le donne, i nemici dei briganti erano i piemontesi e i galantuomini, cioA? i borghesi liberali.

Per risolvere il problema del brigantaggio, nel luglio 1861 il comando delle operazioni passA? al generale Cialdini, appoggiato da volontari guidati dai proprietari terrieri, spesso protettori di mafiosi e camorristi, e dalla legione ungherese; dal 1861 al 1863 il governo impiegA? circa 100.000 uomini in questa guerra civile, a Teramo chi ospitava briganti era fucilato e chi non collaborava con i piemontesi, cioA? non denunciava i briganti, aveva la casa saccheggiata e bruciata.

Si voleva creare il deserto attorno alle bande, furono poste taglie suoi briganti, chi riforniva di viveri i briganti, era fucilato. Furono distrutte case e paesi, non si risparmiarono vecchi, donne e bambini, dallai??i??estate del 1861 i piemontesi saccheggiarono e incendiarono sedici paesi. I galantuomini meridionali si nascondevano dietro i piemontesi, la repressione avveniva con il consenso dei notabili locali.

PerA? quando ci fu la crisi dellai??i??Aspromonte del 1862, in cui Garibaldi, che voleva prendere Roma, fu ferito dai piemontesi, timorosi delle reazioni francesi, il generale La Marmora proclamA? lo stato dai??i??assedio nel mezzogiorno anche contro i garibaldini; con il sollievo dei latifondisti che non li vedevano sempre di buon occhio; ora il nemico sembrava anche Garibaldi.

Lo statuto albertino del 1848 era stato calpestato, le fucilazioni erano sommarie e la libertAi?? di stampa era limitata, tra il giugno 1861 e il dicembre 1863 perirono migliaia di briganti e altrettanti furono gli arrestati; le bande di briganti controllavano le vie di comunicazione in Irpinia, Benevento, Salerno, Abruzzo, Molise e Lucania, le fucilazioni avvenivano, senza processo, violando il codice penale e lo statuto. Poi intervenne a loro favore lai??i??amnistia, concessa soprattutto per aiutare Garibaldi.

Nemmeno i briganti scherzavano, requisivano, ricattavano, uccidevano, ce lai??i??avevano con galantuomini, piemontesi e garibaldini; i deputati meridionali chiesero una commissione dai??i??inchiesta sul brigantaggio ed intanto, per tranquillizzare i Savoia, condannavano il governo borbonico. Nel Molise, una banda era diretta da Cosimo Giordano, ex caporale borbonico, uccise liberali e spie piemontesi; alcuni militari piemontesi furono massacrati da donne con le pietre. Allora nessuno affrontA? la questione sociale meridionale, i generali piemontesi, che si alternarono al comando delle operazioni, come Cialdini, La Marmora e Pallavicini, dirigevano prefetti, sindaci e giudici. Mentre al nord era applicato lo statuto, al sud vigeva una legislazione speciale di guerra.

La commissione parlamentare si spostA? al sud e non sentAi?? i contadini, lai??i??idea fissa era che i briganti eranoAi??aizzati dai borbonici, il materiale della commissione fu raccolto il 23.7.1863; questo brigantaggio era alimentato dalla miseria e dalle tasse, perciA? la commissione propose strade, ferrovie, istruzione e terre ai contadini; chiese la fine della fucilazione e benefici ai briganti pentiti.

Invece il 15.8.1863 fu introdotta la legge Pica, con il reato di brigantaggio, furono applicati strumenti repressivi su 12.000 persone; tra il 1860 e il 1870 caddero circa 45.000 uomini, piA? che nelle guerre risorgimentali; anche delle donne furono briganti, il cadavere di Michelina De Cesare fu denudato e mostrato a tutti.

I militari preparavano i briganti, vivi o morti, per i fotografi, bisognava rappresentare i briganti come rozzi, arretrati, ignoranti, violenti, brutti, crudeli ed incivili. Il generale Pallavicini vinse la guerra al brigantaggio con tutti i mezzi, anche con la propaganda.

I corpi dei briganti morti erano fotografati con la lingua penzoloni e lo sguardo sbarrato, un trofeo come gli animali cacciati, alcuni di loro avevano segni di sevizie; le foto delle donne dei briganti ottennero molto successo nelle botteghe dei fotografi, erano state seviziate, denudate, percosse, abusate, poste con i seni scoperti. Il brigante Domenico Straface fu ucciso, decapitato e la sua testa fu messa sotto spirito; si consegnavano le teste per la taglia, la lotta era dura perchAi?? le bande godevano di consenso popolare.

Alcuni studiosi parlarono di tare ereditarie dei briganti, Cesare Lombroso considerava i meridionali una razza inferiore, perciA? i suoi seguaci misuravano i crani dei briganti; Lombroso arrivA? in Italia meridionale ed individuA? le cause fisiologiche delle devianze dei briganti meridionali, teorizzA? il tipo antropologico del brigante; i briganti erano diventati casi clinici e razza inferiore.

I tribunali militari, che dovevano giudicare i briganti, arrivarono a dodici, perA? molti briganti erano fucilati nel luogo di cattura, nonostante lo Statuto; il Piemonte proclamA? dieci volte lo stato dai??i??assedio, con uso di fucili e cannoni, nel 1849 a Genova, nel 1852 in Sardegna, nel 1862 in Aspromonte, nel 1866 e nel 1894 in Sicilia, nel 1898 a Napoli, Milano, Firenze e Livorno.

Il generale piemontese Luigi Manabrea paragonava i meridionali agli ottentotti, in Sicilia si unirono i proprietari terrieri, aristocratici e borghesi, contigui alla mafia; a causa di tasse e della leva, nel 1862 fu la rivolta dellai??i??isola; la Sicilia aveva sperato nellai??i??autonomia, per i siciliani, se Napoli era lontana, Torino era lontanissima.

In Sicilia erano frequenti sequestri e furti, cai??i??erano faide tra famiglie mafiose e lo stato compiva repressioni, la popolazione detestava il governo italiano. Il brigantaggio siciliano nasceva anche per sfuggire al rastrellamento ed al reclutamento, erano tanti i renitenti; i soldati, per ottenere informazioni sui renitenti, ricorrevano alla tortura, a Licata tagliarono lai??i??acqua ad un paese e presero in ostaggio le famiglie di ricercati, incendiarono anche delle case.

Chi protestava era accusato di simpatie borboniche, i lavori sporchi furono affidati alla legione ungherese, che era alle dipendenze del ministero della guerra; la gente vedeva questi ungheresi come mercenari dei conquistatori. Gli ungheresi chiamavano i cafoni, irochesi, erano violenti, tra loro cai??i??erano anche polacchi e tedeschi, tanti di loro ottennero la medaglia al valore dai Savoia; per stroncare il brigantaggio, bisognava atterrire la popolazione, perA? si utilizzavano anche spie e taglie. I metodi repressivi erano appoggiati dai notabili meridionali.

Del brigantaggio meridionale si occupavano anche i giornali stranieri che equiparavano il sud dai??i??Italia al Far West, i briganti erano evirati e le loro donne stuprate; i giornali di Londra scrivevano che lai??i??unitAi?? era stata unai??i??impostura, con stampa imbavagliata, repressioni e prigioni piene. In Francia qualcuno paragonA? i briganti ai patrioti polacchi, in Spagna si scrisse che in Italia meridionale sai??i??incendiavano paesi e si fucilavano persone che chiedevano lai??i??indipendenza.

I soldati punivano chi accoglieva i briganti, incendiando paesi e fucilando, erano a caccia di simpatizzanti borbonici e briganti, il generale Cialdini ordinA? che dai??i??alcuni paesi non rimanesse pietra su pietra; soldati e carabinieri erano stati uccisi dai briganti e si voleva una rapida rappresaglia.

Furono bombardati paesi con i mortai, furono fucilati gli abitanti, alcuni furono finiti alla baionetta, le donne erano violentate; i soldati promettevano la vita a chi consegnava gioielli e denaro, ma poi non mantenevano la parola. Si distrussero chiese e si applicA? la rappresaglia di guerra, furono risparmiate solo le case delle spie; per decenni, i paesi del Sannio furono bollati come covo di briganti, 21 paesi della zona furono distrutti dalle rappresaglie piemontesi.

Nel 1870 finAi?? il brigantaggio e cominciA? lai??i??emigrazione, Francesco Saverio Nitti affermA? che la carte del brigantaggio e dellai??i??emigrazione coincidevano; comunque, lai??i??Italia assegnA? ai militari impegnati nella repressione 7.391 ricompense.

Quando Garibaldi reclutava volontari per le sue imprese, sapeva che sarebbe stato sconfessato dal re solo se la sua impresa fosse fallita, le autoritAi?? militari piemontesi non reagirono ai reclutamenti di Garibaldi, perchAi?? sapevano che aveva il tacito appoggio del re. I volontari di Garibaldi viaggiavano gratuitamente sui treni, con armi fornite dal re.

A cause della reazione negativa delle grandi potenze, Garibaldi fu poi fermato ad Aspromonte e arrestato, perA? non fu possibile processarlo, per non far emergere le responsabilitAi?? della corona, comunque, potette godere d’una provvidenziale amnistia generale. Quando Mazzini era esule a Londra, ricercato dalla polizia italiana, a causa dei suoi moti repubblicani di Genova, il re lo contattA? segretamente, per preparare azioni rivoluzionarie.

Nel 1863 Garibaldi, per protestare contro le leggi marziali in Sicilia, diede le dimissioni da deputato e si recA? a Londra; lai??i??anno dopo fu richiamato da Vittorio Emanuele II, per fomentare unai??i??altra rivoluzione in Europa orientale e nei Balcani. Nel 1965 la capitale fu trasferita a Firenze, perA? a Roma esisteva un comitato rivoluzionario, finanziato dal governo italiano, con il compito di preparare lai??i??insurrezione, un altro comitato del genere operava a Roma.

Vittorio Emanuele II, era anticlericale ed era stato scomunicato da Pio IX, preferiva la compagnia dei militari a quella dei civili, curava personalmente la diplomazia; aveva una sua diplomazia segreta e spie allai??i??estero; allai??i??oscuro del governo, era in rapporto con avventurieri e con Garibaldi.

Denaro dai??i??agenti piemontesi doveva servire allo scatenamento di una rivoluzione anche a Roma, con lai??i??aiuto di Garibaldi, in modo da dare alle truppe italiane il pretesto per intervenire e ristabilire lai??i??ordine; il capo del governo, Rattazzi, per incarico del re, aveva fatto avere finanziamenti a Garibaldi. La Francia venne a conoscenza del progetto, perciA? il governo italiano fece arrestare Garibaldi che fu rispedito nellai??i??isola di Caprera.

Garibaldi non avrebbe percorso molta strada in Sicilia senza lai??i??aiuto di Cavour, baroni e mafiosi, i picciotti garibaldini erano spesso mafiosi e delinquenti comuni, allora la mafia era soprattutto agraria. Garibaldi, con la sua riforma, agraria attaccA? la proprietAi?? ecclesiastica ma risparmiA? il latifondo dei baroni, perciA? ci fu la rivolta dei contadini che volevano la terra.

Contro i napoletani, i baroni prima furono con inglesi e piemontesi, poi alimentarono le spinte autonomistiche dellai??i??isola. Con lai??i??unitAi??, vennero le tasse e la costrizione obbligatoria, i renitenti si diedero al brigantaggio ed iniziA? cosAi?? il governo militare dellai??i??isola, che convinse il popolo dai??i??essere ancora sotto una dominazione straniera.

I briganti godevano della protezione dei baroni; lai??i??aristocrazia, cioA? i baroni latifondisti, controllava la mafia e questa controllava il brigantaggio. PerA? baroni e liberali erano anche collegati alla massoneria. La prima loggia massonica italiana fu dai??i??obbedienza inglese e fu fondata in Toscana, lai??i??8.10.1859 nacque a Torino, per volere di Cavour, la massoneria moderna italiana, Garibaldi ne era il Gran Maestro.

A battezzarla con lai??i??antico nome dellai??i??Italia, cioA? Ausonia, fu Livio Zambeccari, colonnello garibaldino, cospiratore, principe di rosacroce del rito scozzese, proveniente dallai??i??esilio di Londra. Livio Zambeccari, con i suoi carbonari, voleva fare lai??i??unitAi?? con un piccolo esercito di guastatori.

A Napoli le logge avevano giAi?? imboccato la strada dellai??i??illuminismo e della cospirazione politica. Napoleone Bonaparte aveva fatto suo fratello Giuseppe capo dei massoni dellai??i??Arte Reale, anche i carbonari avevano i simboli dellai??i??Arte Reale; la prima loggia di Livio Zambeccari, lai??i??Ausonia, fu la pietra angolare su cui si costruAi?? il Grande Oriente Dai??i??Italia, legato ai Savoia.

La massoneria risorgimentale italiana, bisognosa di credito per i suoi progetti, si accostA? ai banchieri francesi, soprattutto ai massoni Rothschild e Hambro. Anche la rivoluzione francese del 1789 era stato il prodotto di unai??i??occulta regia massonica, come del resto la rivoluzione americana.

Lai??i??armatore Raffaele Rubattino, massone iniziato allai??i??Arte Reale, fornAi?? due navi per la spedizione dei mille. Lo stato maggiore dei mille era dai??i??obbedienza massonica, Garibaldi fu eletto primo massone dai??i??Italia, con lai??i??insegna della fenice resuscitata.

Alla carboneria, una filiazione della massoneria, partecipavano anche criminali, essa si era sviluppata in Italia, Francia e Spagna; fu creata da Filippo Buonarrotti, socialista rivoluzionario amico di Robespierre, che voleva la distruzione del dispotismo e praticava lai??i??assassinio politico.

Ad essa successero tutte le organizzazioni rivoluzionarie successive dai??i??Europa, la maggior parte dei dirigenti carbonari erano massoni. Alla carboneria si opponeva la setta controrivoluzionaria dei sanfedisti, che assassinava liberali e carbonari e parteggiava per i preti.

Nel 1848 Carlo Alberto, che aveva represso mazziniani e repubblicani nel 1821, nel 1831 e nel 1833, aveva deciso di adottare la causa italiana e aveva dichiarato guerra allai??i??Austria e perciA? chiamA? Garibaldi. A Napoli era ministro dellai??i??interno il camorrista Liborio Romano, che era capo della camorra e della polizia segreta.

Cavour, per mezzo dei generali Farini e Cialdini, cercava di convincere Napoleone III che lai??i??unico modo per impedire a Garibaldi di attaccare Roma, era di mandare lai??i??esercito italiano ad invadere il napoletano. I due generali assicurarono che le truppe italiane non sarebbero entrate a Roma, Napoleone III diede il suo assenso.

Conquistato il mezzogiorno, il re nominA? Garibaldi generale dellai??i??esercito sardo, questo chiese di essere nominato governatore del regno di Napoli, ma il re rifiutA?, preferendogli Farini, che avrebbe causato molti lutti al sud, con le sue repressioni.

Diari e memorie sul risorgimento sono stati manipolati, avvenne per i diari di Gioberti, Cavour, Crispi e Salandra. Il Ministro Ferdinando Martini, dopo la prima guerra mondiale, conosceva la capacitAi?? dei governi di inventare una loro versione della storia. Alla fine del secolo scorso, la pubblicazione di un diario di Domenico Farini, presidente del consiglio, fu bloccata da parte del re.

Giolitti respinse la richiesta di aprire gli archivi di stato o quello che ne rimaneva dal 1815 in poi e nel 1912 disse in Parlamento che altrimenti ne sarebbe derivato un considerevole danno allo stato. Lo scopo degli storici del risorgimento era di dimostrare che gli italiani erano stati a favore dellai??i??unitAi?? stessa. Lo storico Nicomede Bianchi in privato affermava che, in realtAi??, il compito assegnatogli era di fare propaganda politica a vantaggio della monarchia. Nel 1858 Felice Orsini fece un attentato a Napoleone III e fu ghigliottinato, era un terrorista al servizio dei servizi segreti piemontesi, la sua vedova ricevette una pensione dal Piemonte.

Probabilmente, visti i processi nazionali, non era sbagliato desiderare lai??i??unitAi?? dai??i??Italia, perA? la si fece in modo di non sviluppare le virtA? a lo spirito patriottico tra gli italiani. Alla morte di Cavour, i suoi documenti vennero in parte distrutti, in parte requisiti dal re, Alessandro Luzio arrivA? ad affermare che i documenti ufficiali erano un cumulo dai??i??inesattezze, con occultamento della veritAi??.

Il funzionario della pubblica istruzione, Castelli, fece prestare agli storici universitari un giuramento di fedeltAi?? al regime, con velate minacce di censura, procedimenti giudiziari e intralci alla carriera. I documenti di Cavour furono censurati nella parte che in cui si dimostrava che egli aveva finanziato i

movimenti insurrezionali europei. Nel 1910 Luigi Bollea chiese il permesso di accedere ai documenti ufficiali per una storia del Risorgimento, fu impedito dal governo con minacce di procedimenti giudiziari.

Alessandro Luzio, sotto il fascismo, fu incaricato dal governo di guidare una commissione per curare una nuova edizione delle lettere di Cavour; perA? rifiutA? lai??i??autorizzazione a studiosi che volevano consultare alcuni documenti sotto la sua custodia, rifiutA? lai??i??autorizzazione anche ad Adolfo Amodeo, valente storico, il quale alla fine sentenziA? che le migliori storie del Risorgimento erano state scritte da stranieri.

Gli archivi di casa Savoia furono donati allo stato italiano dopo essere stati in parte distrutti, i Savoia ricevevano copia dei documenti importanti dei ministri e arrivarono a confiscare i documenti di Cavour, perciA? erano a conoscenza di tutti i fatti. Il re, secondo lo statuto albertino del 1848, non era responsabile delle azioni del governo, perA? lo ispirava e lo dirigeva.

I briganti uccisi in combattimento e fucilati furono oltre diecimila ed i militari caduti furono piA? che nelle guerre risorgimentali, una vera guerra civile; la lotta brigantaggio, in rapporto con la popolazione relativa dellai??i??epoca e del mezzogiorno, fece piA? morti della resistenza.

Il governo borbonico e quello pontificio avevano armato e incoraggiato il banditismo, per contrastare gli invasori piemontesi; in precedenza, a Roma, le fazioni politiche in lotta si erano appoggiate anche a briganti. Lai??i??alta aristocrazia, nella sua storia, ha sempre ospitato e si A? servita sempre di banditi.

Molti sacerdoti benedicevano le armi dei briganti, i briganti erano spesso persone devote e la popolazione considerava i briganti eroi coraggiosi che lottavano contro i soprusi dello stato, che imponeva tasse, leva e privatizzava le terre demaniali comuni, utilizzate per il pascolo e per il legnatico.

Il brigantaggio fu stroncato senza risolvere quello della criminalitAi?? e della povertAi?? al sud, cosAi?? cominciA? lai??i??emigrazione degli italiani, in media mezzo milione di persone lai??i??anno, dallai??i??unitAi?? al 1913. I Savoia vollero lai??i??Italia senza consenso e centralizzata, per combattere le forse autonomistiche; invece in Germania si ricercA? il consenso, perciA? preferAi?? prima lai??i??unione doganale e poi la confederazione. PerA? per una confederazione italiana si erano espressi Napoleone III e Gioberti, mentre Cavour allai??i??inizio voleva solo lai??i??unione dellai??i??Alta Italia.

In Italia si preferisce adattare la storia al presente, a causa della propaganda, non si sono fatti film dalla parte dei napoletani, mentre in Usa si sono fatti film dalla parte degli indiani e degli stati confederati del sud, i quali oggi hanno anche dei musei che ricordano la loro guerra secessionista.

Bibliografia:
– Controstoria dellai??i??UnitAi?? dai??i??Italia ai??i?? di Gigi di Fiore – Rizzoli Editore,

  • ai??i?? Ai??I Savoia ai??i?? di Denis Mack Smith ai??i?? Rizzoli Editore,
  • ai??i?? Ai??Storia della mafia ai??i?? di Giuseppe Carlo Marino ai??i?? Newton Editore,
  • ai??i?? Ai??La massoneria in Italia ai??i?? di Enrico Nassi ai??i?? Newton Editore,
  • ai??i?? Ai??Italia, nascita di una nazione ai??i?? di Mario Schettini ai??i?? Newton Editore,
  • ai??i?? Ai??Storia dellai??i??Italia dal risorgimento ai giorni nostri ai??i?? di Sergio Romano ai??i?? Longanesi Editore,
  • ai??i?? Ai??Garibaldi ai??i?? di Jasper Ridley ai??i?? Laterza Editore,
  • ai??i?? Ai??La Storia manipolata ai??i?? di Mack Smith ai??i?? Laterza Editore,
  • ai??i?? Ai??Gli italiani sotto la chiesa – di Giordano Bruno Guerri ai??i?? Mondadori Editore.

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