GIUSEPPE NICOLA SUMMA ALIAS NINCO NANCO

ninconanco

Nato ad Avigliano il piccolo Giuseppe Summa, aveva presto seguito con profitto le orme dei genitori: I tormenti subiti dalle popolazioni meridionali allai??i??annessione del regno delle Due Sicilie lo videro presto a capo di una banda di legittimisti, che aveva il suo santuario nel bosco d i Lagopesole .

 

Conosciuto ormai come Ninco-Nanco, il giovane dominava nella Lucania e, inalberando la bandiera del legittimismo borbonico, sai??i??era creato dal 1861 unai??i??immagine epica di indomito generale di guerriglieri. Il suo petto era adorno di medaglie e firmava i suoi messaggi come ai???Generale delle Truppe Francescaneai???. La memoria storica lo descrive come un indomito ed ambizioso guerrigliero, ma Ninco-Nanco doveva avere, oltre alla scaltrezza, altre doti: sapeva scegliersi amici giusti e al di sopra di ogni sospetto. La legge Pica permise la repressione senza limiti di qualunque resistenza: si trattava, in pratica, dellai??i??applicazione dello stato dai??i??assedio interno.

Senza bisogno di un processo si potevano mettere per un anno agli arresti domiciliari i vagabondi, le persone senza occupazione fissa, i sospetti fiancheggiatori dei legittimisti appellati ignomignosamente briganti. Nelle province dichiarate infestate da briganti ogni banda armata di piA? di tre persone, complici inclusi, poteva essere giudicata da una corte marziale. Naturalmente alla sospensione dei diritti costituzionali (il concetto di diritti umani di fatto ancora non esisteva) si accompagnarono misure come la punizione collettiva per i delitti dei singoli e le rappresaglie contro i villaggi.

Dopo lai??i??approvazione della legge la forza del contingente di repressione toccA? un picco di 120 mila unitAi?? per poi scendere negli anni successivi a 90mila uomini prima e poi a 50mila: quasi la metAi?? dellai??i??esercito unitario. Quasi tutte le armi (carabinieri, fanteria, cavalleria, artiglieria) parteciparono al sanguinoso conflitto insieme alla guardia nazionale.

La guerra al brigantaggio fu durissima come testimonia il bilancio dei compensi alla vessazione: 4 medaglie dai??i??oro al valor militare, 6 croci dellai??i??ordine militare di Savoia, 2.375 medaglie dai??i??argento e 5.012 menzioni onorevoli. I territori dove il brigantaggio era maggiormente diffuso furono divisi in tre zone: Caserta, Gaeta, Avellino. Ognuna di esse fu frazionata in sottozone, in cui vennero creati distaccamenti e colonne mobili. Su una forza complessiva nel 1861 di 18.461 carabinieri, un totale di 6.887 (il 37,3 per cento) furono dislocati nel meridione, Sicilia inclusa. Il loro ruolo fu preminente: ebbero una medaglia dai??i??oro, 4 croci dellai??i??ordine militare di Savoia, 531 medaglie dai??i??argento e 748 menzioni onorevoli.

UNA EROICA RESISTENZA.

Gli echi della legge Pica erano ovviamente arrivati anche nella lontana Basilicata, ma Ninco-Nanco non se ne curava troppo. Il 2 febbraio 1864 la sua banda annientA? alcuni bersaglieri, fanti leggeri scelti in prima linea nella lotta. al brigantaggio.

Cinque giorni dopo, a capo di 25 dei suoi a cavallo, Ninco-Nanco sorprese quattro carabinieri ed un vicebrigadiere di ritorno alla stazione di Acerenza dopo una perlustrazione e intimA? loro di arrendersi. I carabinieri non si arresero: per tre ore nella contrada di Ralle (comun e di Genzano) infuriA? il combattimento, in cui rimasero uccisi tre carabinieri.

Gli altri due scamparono alla morte per un pelo, grazie allai??i??arrivo di guardie nazionali condotte dal sindaco di Genzano.

I briganti si ritirarono lasciando sul terreno un solo ferito ai???.Si trattA? di un episodio di guerriglia come tanti altri, ma la lezione inferta suscitA? unai??i??ondata di sdegno e rabbia tra i possidenti liberali e tra i militari di stanza.

ai???La memoria degli estinti durerAi?? fin che il mondo dura, ed una aureola di gloria circonderAi?? le loro tombe ( ai??i?? ). Eai??i?? un grido di vendetta quello che prorompe dal petto esanime degli invasori sabaudi. Raccogliete lai??i??appello, vendicateli e siate inesorabili come il destino!ai???.Ai??Questo fu lai??i??ordine del giorno diffuso dal luogotenente generale delle truppe di Basilicata.

Poco dopo la macchina della propaganda governativa si mise in moto. Vale la pena di leggere il proclama piA? che servile del prefetto della Basilicata, Veglio, affisso per tutte le strade lai??i??11 febbraio:

ai???Lucani! Nel giorno 7 Febbraio corrente cinque Reali Carabinieri della stazione di Acerenza furono presso Genzano sorpresi dalla banda di Ninco-Nanco forte di venticinque assassini.

Essi circondati, assaliti si difesero per tre ore. Tre caddero estinti, ma nessuno si arrese, perchAi?? i soldati Italiani combattono sempre, non si arrendono mai.

Ai colpi dei due Carabinieri superstiti mortalmente ferito rimase un brigante: essi due soli tennero testa finchAi?? sopravvenne il Sindaco di Genzano guidando la brava sua Guardia Nazionale. I briganti si volsero allora in fuga perchAi?? i vili non sanno uccidere se non col tradimento e lai??i??insidia. Lucani!

Due Carabinieri Reali bastaronoa tenere in rispetto lai??i??intera banda di Ninco-Nanco.

Che ne sarebbe dei briganti se tutte le Guardie Nazionali si levassero in massa, unite e compatte in un solo desiderio di distrugger e questi assassini che disonorano la terra italiana, che uccidono i nostri figli, che contaminano quanto vi ha di piA? sacro allai??i??onore di un cittadino?

Si levi questai??i??onta che da tre anni pesa sulla nostra Provincia: si mostri che il tempo di questi assassini A? finito.

Chi ha cuore ed onore risponderAi?? alla mia voce e la Storia dirAi??: ai???Le Guardie Nazionali di Basilicata mostrarono ancora una volta che impunemente non si assassina nel loro territorio: esse non vollero piA? i briganti e li hanno distrutti.

Si imiti lai??i??esempio del Sindaco di Genzano: A? alla testa dei suoi militi che ogni Sindaco ha il suo postoai???.

E chiaro che le guardie nazionali erano ancora una spina nel fianco per la maglia di controlli sul territorio e i sindaci erano un altro anello debole della catena. Dalla lettura di questo documento si ricava lai??i??impressione che il sindaco di Genzano fosse unai??i??eccezione di vassallaggio al nuovo padrone.

Lai??i??appello alla vendetta venne concretamente raccolto dai carabinieri della stazione di Avigliano. Il 13 marzo si verificA? un colpo di fortuna. Una pattuglia di carabinieri (maresciallo Francesco Rebola, carabinieri Tobia Segoni, Giuseppe Grimoldi, Gaetano Salandi), che era accompagnata da un drappello di volontari, si imbatte in un gruppo di 15 individui, metAi?? dei quali a cavallo, che si dirigevano verso una pagliaia. Secondo il rapporto dei carabinieri era difficile distinguere a distanza se fossero briganti o guardie nazionali.

Si decise comunque di dare lai??i??assalto, ma dopo un miglio e mezzo di corsa a rompicollo si scoprAi?? che erano guardie nazionali e che avevano circondato la pagliaia. Con mezzi spicciativi il padrone della pagliaia, Giovanni Lorusso, fu costretto a parlare. ConfessA? che lAi?? si nascondeva il brigante Nicola Lorusso, detto Carciuso, e con lui il temibile Ninco-Nanco.

Restava da spiegare come mai le guardie nazionali, tradizionalmen e di basso livello, fossero arrivate in modo cosAi?? tempestivo alla pagliaia e che fine avesse fatto la banda di Ninco-Nanco.I carabinieri intimarono la resa, ma dallai??i??interno non giuns e alcuna risposta.

Fu allora appiccato il fuoco alla pagliaia ripetendo lai??i??invito alla resa. Due guardie nazionali ed il carabiniere Segoni si predisposero per controllare le vie dai??i??uscita. Il primo ad arrendersi fu Carciuso, seguito da Ninco-Nanco, immediatamente afferrato dai soldati.

Ma a quel punto si verificA? quel che forse nessuno poteva immaginare .

Il bandito negA? di essere Ninco-Nanco e una guardia nazionale, Nicola Coviello Summa, gli sparA? a bruciapelo, uccidendolo, dopo che il partigiano borbonico fu spogliato da qualsiasi armatura.

Nel trambusto fu ammazzato anche il brigante Mangiullo. PerchAi???

PerchAi?? le cronache posteriori riferiscono di colluttazioni mai avvenute tra il carabiniere ed il brigante?

Finora i documenti tacciono, ma non A? peregrina lai??i??ipotesi che quel colpo di fucile non fosse cosAi?? ai???inopportunoai???, come lo definAi?? la circolare periodica dei Carabinieri del primo trimestre 1864 ma ben premeditato.

di Fiore Marro

ninco nanco

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>