Storia della prima lavatrice italiana, quella nata a Napoli.

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La prima lavatrice in Italia? Nel regno borbonico naturalmente

Storia della prima lavatrice italiana, quella nata a Napoli.

Di Fiore Marro

Caserta 4 marzo 2020

Gennaro De Crescenzo, presidente nazionale del Movimento Neoborbonico riporta nel libro : Le industrie del Regno di Napoli, Napoli, 2002 che la prima lavatrice italiana “moderna”, tra le prime in Europa funzionante con un motore fu costruita e installata nel Regno delle Due Sicilie, a Napoli, nel 1851 su modello brevettato di Luigi Armingaud. Era una macchina enorme, capace di lavare fino a 1.000 camicie e oltre 2.000 lenzuola.

Ecco la descrizione che ne fa un libro conservato nell’Archivio di Stato di Napoli (Disamina eseguita dal Reale Istituto d’Incoraggiamento de’ saggi esposti nella solenne mostra industriale del 30 maggio 1853, Napoli, 1855):

«L’apparecchio da far bucato già da molto tempo occupava la mente de’ tecnici perché considerevole  è la mano d’opera, grande il tempo e la spesa richiesta, specialmente nelle pie case di pubblica beneficenza per la nettezza  e la conservazione della biancheria. L’apparato del sig. Armingaud si compone di caldaja per la produzione del vapore; di grandi recipienti che sono a’ suoi lati, dove va riposta la biancheria, quindi vi sono chiavi per l’immissione del ranno, altre per rendere indipendente l’uso dell’un recipiente dall’altro, e via innanzi. Uno di tali apparati è in pratica son già due anni nel real Albergo de’ Poveri per 2.000 lenzuole, ed un altro se n’è piantato nell’asilo  di S. Maria della Vita e serve per 1.000 camice. I risultamenti sono stati soddisfacentissimi, e quali li aveva preveduti l’abile costruttore».

La lavatrice è ben più antica di quanto pensi. La storia della prima lavatrice italiana.

Suona stonato tutto ciò quando poi ci si ritrova in uno stadio del nord, dove perlopiù, specie  quando gioca  il Napoli, ma anche tante altre squadra sudiste, ci si imbatte in cori tipo : Benvenuti in Italia ma lavatevi.

Il caso oggi vuole che nella terra dove si può vantare un primato del genere, proprio nel Regno delle Due Sicilie e Napoli cioè la patria della lavatrice italiana, si è avuto l’esperienza nel settore è e che continuata anche successivamente tanto che la fabbrica di lavatrici Whirlpool di Napoli, qualche anno fa, è stata dichiarata la migliore tra le 66 del gruppo disseminate nel mondo.

Peccato che però il 1 novembre 2019 l’azienda ha deciso di chiudere proprio questo stabilimento, lasciando senza lavoro oltre 400 dipendenti.

La prima macchina per lavare – una lavatrice, insomma – pare sia datata 1767 e fu creata  da un teologo (ossia uno studioso della religione) di Ratisbona, in Germania.

L’inventore, Jacob Christian Schäffern, aveva costruito un apparecchio con una rudimentale centrifuga azionata a mano. La centrifuga è un dispositivo che, ruotando, separa i solidi dai liquidi (in questo caso i panni dall’acqua che li lava) grazie all’azione della forza centrifuga. Secondo altri, pare che il prototipo di questa macchina risalga addirittura a un secolo prima, nel 1677. Si dice che John Hoskins, nobile inglese, abbia creato un sistema per lavare i panni con un cestello di corda intrecciata che veniva fatto ruotare a mano sotto un getto d’acqua.

La lavatrice più simile, per funzionamento, a quella moderna è considerata la macchina costruita nel 1860 dall’inglese Thomas Bradford.

Questa “proto-lavatrice”, ossia lavatrice preistorica, aveva una gabbia ottagonale in legno (una sorta di cestello), inserita in una scatola più grande, sempre in legno, riempita di acqua saponata. Per azionare il tutto si usava una manovella che faceva ruotare nell’acqua la scatola più piccola. L’anno dopo, a questo marchingegno venne aggiunto uno strizzatore a rullo .

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