Intervista per il Roma a Salvatore Ronghi: Futuro? Più che al mio “io” sono interessato al futuro dei nostri figli.

intervista a ronghi

Intervista per il Roma a Salvatore Ronghi: Futuro? Più che al mio “io” sono interessato al futuro dei nostri figli. 

Di Fiore Marro

Caserta 14 novembre 2019

Salvatore Ronghi nato a Napoli,   dove vive,  ha dedicato la propria vita, prima come sindacalista e poi come politico, alle problematiche meridionali. L’identità territoriale, il lavoro, lo sviluppo economico e sociale sono stati i temi che lo hanno visto protagonista prima nella CISNAL, poi diventata Ugl, e, poi, in Alleanza Nazionale. A seguito dello scioglimento di AN, non aderì al  costituente  Popolo della Libertà ma preferì  sostenere Movimenti territoriali meridionali fino alla costituzione di “Sud Protagonista”.

Da anni si batte per far riconoscere al Sud la “fiscalità di vantaggio” per attrarre capitali privati finalizzati alla nascita di nuove aziende, particolarmente manifatturiere, per creare lavoro stabile e di qualità e per elevare al 50% la percentuale degli investimenti pubblici finalizzati alle grandi opere infrastrutturali nel Sud.

D) Come possiamo far comprendere ai nostri elettori che la tua provenienza ideologica non ha difficoltà ad unire questo tuo tragitto politico con il progetto di ‘Sud Protagonista’ ? Raccontaci la tua visione di destra del meridionalismo?

R) La mia identità marca la differenza, innanzitutto, sul piano dell’approccio alla ‘Questione Meridionale’. Ciò perché, mentre il centro sinistra, soprattutto il M5S, è per le politiche assistenzialistiche e di subordinazione alle scelte romane, la mia visione mi fa schierare contro l’assistenzialismo e a favore del lavoro stabile  e di qualità che si ottiene con lo sviluppo reale e sostenibile, iniziando con la rivendicazione delle opere infrastrutturali.   Mi  batto  per la valorizzazione delle eccellenze del Sud e della nostra tipicità, che esprimono la nostra storia e la nostra cultura e, quindi, l’identità  Per fare ciò, il Sud va considerata come ‘priorità nazionale’ perché l’Italia può crescere solo se c’è lo sviluppo del Sud. Oggi, mentre il Paese è in una situazione economica stagnante, il Mezzogiorno è in piena  recessione, con -0,2% di crescita, che bisogna affrontare con un Piano Straordinario Meridionale. Questo obiettivo non si può raggiungere con un nuovo  partito del Sud perché lo sviluppo del Sud è questione nazionale e bisogna trovare le giuste alleanze con soggetti politici nazionali per realizzarlo. Noi l’abbiamo trovata con Giorgia Meloni, che potrebbe trainare l’intero centrodestra su questa sfida.

D) La tua adesione con Mpa, esperienza per te positiva ? Un percorso che rifaresti?

R) Ho creduto nel progetto di un movimento politico identitario territoriale, ma, poi, solo dopo qualche anno, si è rilevato il solito ‘orticello’ per pochi interessati  alle proprie poltrone ma non alla “Questione Meridionale”. Io credo che non è più tempo di ‘esperimenti’, ma del fare . Due milioni di meridionali, dei quali il 50% al di sotto dei 35 anni , in questi ultimi anni, hanno abbandonato la nostra terra per cercare futuro altrove  e vengono sostituiti da extracomunitari. A questo si aggiunga che nel Sud  non si fanno più figli ed è scattata la trappola demografica. Urge invertire la tendenza per non perdere definitivamente la nostra identità e la possibilità che lo sviluppo del Sud possa favorire la crescita dell’Italia.

D) Il tuo progetto di Macroregione?

R) Il progetto di Sud Protagonista riguarda la Macroregione del Mediterraneo, l’unica rimasta inattuata tra quelle previste dall’Unione Europea e che può costituire uno strumento di sviluppo per il Sud Italia, quale baricentro dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo ed aprire nuove opportunità economiche internazionali. In questo contesto, il ruolo da protagonista sarà svolto dalla città di Napoli, che deve tornare ad essere la Capitale del Sud per le sue immense ricchezze, naturali, storiche, artistiche, culturali, accademiche e scientifiche.

D) Oggi il mondo meridionalista si sta affidando a uomini come Pino Aprile, che è espressione di chiara matrice progressista; il tuo meridionalismo, invece, parte da Angelo Manna, che è di tutt’altra estrazione. Come fa combaciare questi orientamenti?

R) Le due visioni non combaciano perché il progetto dell’amico Pino Aprile nasce dichiaratamente contro la parte politica dei “sovranisti”, rappresentata da Salvini e Meloni, che, con la loro politica per gli Italiani, stanno aggregando consensi in maniera crescente e rappresentano la maggioranza in Italia. Credo che, per rendere il Sud protagonista, non si possa partire da un progetto “contro qualcuno o contro qualcosa”, ma da un progetto costruttivo ed aperto a dialogare e a fare sinergia con le forze politiche che, oggi, esprimono fortemente il sentimento e la volontà popolare. Chi aveva il carisma, i contenuti e la  giusta  cultura ed onestà per creare il Partito del Sud era Angelo Manna, l’unico meridionale che, al Parlamento, non ha rinnegato le proprie origini e le proprie idee. Angelo tentò, negli anni ’90, di dar vita al “Fronte del Sud”, ma i litigi iniziarono ancor prima di partire. Noi meridionali siamo troppo individualisti, amiamo lamentarci del fatto che siamo mal rappresentati, ma troviamo mille motivi per non fare “squadra” e, invece di sforzarci di trovare la soluzione alla questione del Sud, cerchiamo il “nemico” da criticare perché è più facile polemizzare che costruire.

D) Esiste una tua idea di cosa sono le Due Sicilie?

R) Oltre ad apprezzare il  Movimento che presiedi,  evidenzio che esso rappresenta la grande storia della civiltà del Sud e dei suoi primati in numerosi settori, come quello industriale, dei trasporti, della cultura, dell’Università, della ricerca scientifica.  Esso ci ricorda chi eravamo e chi, ancora oggi, tornando protagonisti delle politiche dell’Italia, possiamo ancora essere: la terra della produzione, del lavoro e delle eccellenze economiche e culturali.

D) Il futuro di Salvatore Ronghi, i propositi, le speranze?

R) Più che al mio “io” sono interessato al futuro dei nostri figli. Lo dicevo prima: non abbiamo più tempo, è ora di passare all’azione se vogliamo salvare il nostro Popolo, la nostra identità e la scommessa si gioca sulle prossime elezioni Regionali. Tra il 2016 e il 2017 devo dare atto al Presidente De Luca di aver compreso  la  gravità della situazione del Sud e di aver tentato di  creare una sorte di ‘fronte meridionale’ con gli altri Presidenti delle Regioni, tutti di centrosinistra; dopo due anni, si arrese criticando fortemente il PD di non averlo sostenuto in questo intento. Nel 2018, i meridionali, abbandonando il PD, si sono rivolti al M5S e, a meno di un anno di governo, si stanno già allontanando dopo aver preso atto del fallimento di questo Movimento.  Ora tanti meridionali stanno guardando al centrodestra e finanche a Salvini ed è quanto dire. Io credo che ci sono tutte le prospettive per ribaltare la  guida  delle attuali Regioni meridionali, auspicando che arrivi anche quella ventata di rinnovamento nelle figure dei candidati Presidenti  per  rilanciare una nuova stagione politica all’insegna del “prima il Sud” . Le prossime elezioni regionali potranno essere, inoltre, una grande occasione per far sì che, nelle Regioni meridionali, siedano donne ed uomini legati alla nostra terra e che rispondano al nostro Popolo e non ai partiti romani. Io sarò in campo per questo.

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