Il mio intervento presso il Consiglio Regionale della Campania sulla questione Regionalismo Differenziato

fiore in regione 19 luglio 2019 mio intervento

Il mio intervento presso il Consiglio Regionale della Campania sulla questione Regionalismo Differenziato

Un 2% di tassa, sui prodotti del nord che vengono commercializzati al sud.

Di Fiore Marro

Caserta 20 luglio 2019

Cercherò come promesso di essere breve, tranquillizzo tutti che sarà così, d’altronde come dice la mia compagna in quei rari momenti d intimità, ho il dono della sintesi…

Quando mi trovo in un contesto politico ben definito ho sempre difficoltà a far comprendere questa scelta non convenzionale che noi neoborbonici abbiamo voluto seguire. Dunque è opportuno stare attenti, per non offendere la sensibilità degli amici politici che ci ospitano ed esprimersi in modo misurato. Ciò che diceva Pino Aprile sui LEP è importante, ma è anche importante ciò che diceva Augusto ( Forges Davanzati) di sederci e discutere nuove proposte sulla fiscalità dettata dalle autonomie differenziate, tuttavia ciò che manca, a mio sommesso avviso, è proporre qualcosa che stravolga il dibattito. Ci dicono che noi Duosiciliani abbiamo perso uno Stato perché avevamo i dazi doganali, considerati qualcosa di obsoleto, ma questa critica al nostro regno fu certamente frutto di malafede, poiché, attualmente, i leghisti quando hanno visto che i cinesi e i popoli dell’est europeo li stavano scavalcando economicamente, volevano ripristinare proprio tali imposte.

Prima chiedevo a Alfonso ( Longobardi) se attraverso la Regione Campania si potesse trovare un modo non per richiedere una sorta di elemosina ai tavoli governativi, ma se c’era l’opportunità di legiferare direttamente con l’ente regionale per una azione concreta. Purtroppo pare di no, allora per la mia idea tutto deve passare attraverso la politica nazionale, passare attraverso quel 47% di deputati nati nelle nostre contrade di cui si stava sottolineando in sala precedentemente la presenza. Tuttavia la mia lunga esperienza di incontri con i politici, che siano convegni di centro-destra (Ronghi) o del centro (Colucci), le conclusioni sono state alla fine, quelle di sottolineare comunque e sempre la seguente linea: “ Ma noi siamo italiani.”

Il problema non è essere o meno italiani, non è in discussione questo dato oggettivo. Ripeto: noi perdemmo uno stato perché c’erano questi dazi “obsoleti” che bloccavano il commercio internazionale almeno a detta degli invasori. Ora poiché il 90% del prodotto oggetto di acquisto da parte della nostra gente nei supermercati, nelle banche, nelle assicurazioni e in quasi tutti i consumi dei nostri territori è formato da prodotti che arrivano dal nord, dalla Padania, noi, dunque, a mio parere, dovremmo trovare una formula per mettere una sorta di dazio, di imposta, di tassa, comunque lo si voglia chiamare, a questi prodotti che arrivano dal settentrione.

Certo è necessario pensare alla ripresa del Sud in termini economici, di infrastrutture, di servizi, industria ecc. però tutto questo richiederà tempi lunghi, troppo lunghi, e al sud non abbiamo più tempo, perché, malgrado i tentativi dei 5stelle per frenare questa manovra truffaldina dell’autonomia, alla fine i padani otterranno ciò che vogliono, dunque ci toccherà fare un percorso duro, come fino ad oggi mai abbiamo ancora fatto. Si dice che siamo sporchi brutti e cattivi ma non è vero, noi siamo fin troppo belli e buoni, di questo a volte siamo orgogliosi ci specchiamo nell’acqua come Narciso, ma come lui rischiamo di caderci dentro. Un poco di durezza in più, un poco di concretezza in più, un poco di pretese in più, certamente non guasta!

Il 47% di deputati italiani provenienti dal Sud sono una cifra enorme, allora perché non difendono la loro terra? Perché non trovano delle soluzioni concrete come hanno fatto i promotori delle autonomie al nord? Forse un parziale mea culpa dobbiamo farcelo anche noi di comitati o i neoborbonici, del Parlamento delle Due Sicilie, perché se non siamo arrivati alla maggioranza degli uomini e donne del nostro sud, anche se è vero che lo spazio mediatico e il denaro sono sempre stati scarsi ( ricordo che i nostri movimenti vivono di auto-sovvenzionamenti), la responsabilità è anche un poco nostra.

Dunque personalmente oggi in qualità di presidente di Comitati Due Sicilie propongo di trovare un modo per scrivere una proposta di legge dove si richieda una percentuale, anche magari solo un 2%, sui prodotti del nord che vengono commercializzati al sud. Immaginate in questo modo quanto denaro possiamo drenare verso le nostre terre, per colmare tante lacune, tanti ritardi, dalla sanità al sistema scolastico, che sono purtroppo presenti nelle nostre regioni.

Grazie di questa opportunità.

5 pensieri su “Il mio intervento presso il Consiglio Regionale della Campania sulla questione Regionalismo Differenziato

  1. mi sembra una formula correttissima e la tecnologia attuale potrebbe facilitare rendendone l’applicazione automatica…fra l’altro incrementerebbe la produzione locale e chi si puo’ permettere di spendere di piu’ illudendosi di comprare meglio almeno non fa danno. Potrebbe essere una norma generale in un progetto di autonomie generalizzato, con l’effetto di incrementare e valorizzare le produzioni locali, in primis dei prodotti tipici ma anche dei tanti di cui in loco c’è specializzazone, che costeranon meno in loco, e di piu’ ovviamente altrove.

  2. Solo il 2% sembra poco, io applicherei, a seconda dei prodotti, tasse aggiuntive dal 5% al 10%. Potrebbe essere benissimo una tassa regionale. Inoltre è necessario approvare la regionalizzazione delle imposte che le società del nord, con sedi produttive al SUD, pagano come tasse ogni anno. L’IVA deve essere versata alla regione dove la ditta ha la sede produttiva e NON alla regione dove la ditta ha la sede legale, Inoltre deve essere d’obbligo che i lavoratori impiegati nelle ditte che producono al SUD devono essere tutti residenti lì dove è sito lo stabilimento, al massimo nel raggio di 10 km.

  3. Carissimo presidente, hai toccato uno dei tanti tasti dolenti. Il principale? Il più ovvio? Non lo so, ma è uno dei tasti, uno dei tanti che occorrerebbe iniziare a toccare e soprattutto iniziare a fargli fare (al tasto) cassa di risonanza. Ma, a parer mio, il tasto del dazio è un effetto, la causa sta altrove, da un lato la trovo nella classe digerente (più che dirigente) che abbiamo a Sud, in qualsiasi partito, ma anche nel sindacato, negli uffici pubblici, nella classe imprenditoriale, e da un altro lato la trovo in una piattaforma culturale- politica e, quindi, anche sociale ed economica che occorre elaborare dalle nostre parti. Ci vuole una piattaforma culturale perché occorre vincere la resistenza dei tanti capoccioni del Sud che sono più nordisti dei nordisti e che hanno potere. Bisogna entrare nei giornali, nelle tv, fare conferenze, convegni, incontri, insomma bisogna occupare culturalmente tutti gli spazi per poter far veicolare le nostre idee, le quali, però, hanno bisogno di essere elaborate in una sorta di ‘sunto Bignami’, perché ognuno dovunque si trovi e qualsiasi cosa faccia deve essere civicamente responsabile delle sue azioni. E soprattutto occorre marciare insieme, uniti, altrimenti continueremo a marcire. Grazie e buon lavoro!

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