Intervista per il giornale Roma a Carlangelo Scillamà Chiarandà

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Quotidiano Roma di giovedì 30 maggio 2019

Intervista per il giornale Roma a Carlangelo Scillamà Chiarandà: il teatro tra innovazione e tradizione nel segno delle Due Sicilie

Di Fiore Marro

Caserta 24 maggio 2019

Scrivere i Leoni delle Due Sicilie, mi ha dato l’opportunità di conoscere e confrontarmi con una realtà che non conoscevo. Il volersi richiamare a “Nazione” , dei Comitati, e non a “fazione” ha fatto il resto.

Carlangelo Scillamà Chiarandà, nato a Caltagirone (CT) nel 1954 , vive e lavora a Roma dove i suoi testi sono rappresentati, è responsabile per il Lazio dei CDS dal 2013, cultore raffinato, autore teatrale sensibile, la mia intervista nasce soprattutto per parlare del suo “Inno di Paisiello, ma anche per conoscere più a fondo un personaggio di spessore del cosmo duosiciliano.

D) Qual è stato l’input che ti ha ispirato a scrivere delle Due Sicilie?

R) Tutto è cominciato anni fa, a Gaeta , era il 2007, stavo cercando una idea di commedia che avesse i colori ed i profumi della mia terra, del mio Meridione. Inizialmente pensavo a qualcosa che avesse a che fare con i sapori ed i colori della cucina mediterranea , una cucina che da sempre aveva legato Napoli con la Sicilia , la mia terra d’origine, ma non riuscivo a trovare l’ispirazione , la storia giusta.

D) Ti capisco, la vastità degli argomenti e la profondità degli ideali erano difficilmente rappresentali in una sintesi, solo un poeta poteva riuscirci. Ma qualcuno ti è stato vicino?

R) Si. Fu, infatti, proprio allora che chiesi consiglio ad un caro amico, ora scomparso il Prof. Antonio Nicoletta; cercavo un personaggio che potesse guidarmi nel costruire questa storia e Antonio, quasi rammaricato che non ci avessi pensato io stesso, mi suggerì senza esitazione la Regina Maria Sofia di Borbone, la moglie dell’ultimo nostro Re, l’Aquiletta Bavara come la evocò Gabriele D’Annunzio, la combattente indomita di Gaeta.

D) Ti sei scelto un personaggio difficile, anche perché la narrazione dell’epoca risorgimentale non premia la verità. Ti sei documentato allora sulla regina Maria Sofia?

R) Conoscevo poco di Maria Sofia e di quel periodo di privazioni e di gloria per lei, per l’ultimo sovrano delle Due Sicilie e per tutti quegli eroi che diedero la vita e si immolarono per la loro Patria, anche la mia, le Due Sicilie. Per un romanzo come per una commedia la parte letteraria, poetica spesso ha la meglio sulla verità, sullo svolgimento reale dei fatti, ma questo non mi bastava, non poteva bastarmi volevo costruire una storia che non perdesse di vista i fatti reali che si svolsero in quei luoghi fino alla capitolazione del febbraio 1861. Mesi di approfondimento, di ricerca storica e di emozioni profonde e di empatia con quei soldati, con quegli ufficiali, con quella famiglia Reale così provata dall’inganno e dal tradimento. Maria Sofia era come se fosse lì, presente , a rivivere giorno per giorno quei giorni che segnarono la fine di un Regno florido e l’inizio della questione meridionale.

D) Ma io so che sei andato oltre la prosa poetica della tua commedia su Maria Sofia, ha creato, direi parole poetiche, che diventano un vero e proprio simbolo della nostra martoriata terra.

R) Ultimata la commedia , pensando a quegli eroi, con in mente la bellissima musica del nostro Inno di Paisiello le parole, un giorno, vennero quasi da sole , si rincorrevano “ Terra amata i nostri cuori battono forti .. “ “ un solo cuore che per sempre ti amerà “. Certo le esitazioni, nel mettermi a confronto con la versione originale “ Iddio conservi il Re “ settecentesca o con la versione più moderna del compianto Riccardo Pazzaglia, sempre vivo nel nostro ricordo, mi metteva un po’ soggezione (“ mi fruntava ! “ come si dice da noi in Sicilia), ma ha poi prevalso la consapevolezza che il mio “Inno” era diverso perché voleva essere di sprone e di speranza per tutti i concittadini delle Due Sicilie; non c’era più un Re ma la nostra grande Nazione sotto le ceneri era ed è ancora viva, era la voce dei soldati di Gaeta , del loro riscatto, del futuro: “ Patria nostra tanto amata , sorgi di nuovo libera e sovrana “ . Anche nei confronti della bellissima versione di Riccardo Pazzaglia, che con malinconia ricordava il tamburino sconfitto, queste nuove parole non guardavano più alla sconfitta , ma al futuro, erano di speranza e di “risorgimento” questa volta usato nel giusto modo; risorgere dall’oblio, dalle menzogne, dagli inganni in cui uno Stato illiberale, fratricida ci aveva costretti. Qualcuno mi ha criticato, qualcuno non ha gradito, che io abbia proposto un nuovo testo dell’Inno ma io, quelle parole, le ho scritte con il cuore pensando alla Patria che tutti noi speriamo di poter onorare nuovamente e l’ho immaginata cantate dai soldati di Gaeta che lasciavano sconfitti  l’ultimo lembo di Patria.

D) La tua adesione al progetto dei Comitati Due Sicilie nasce da quale spunto?

R) Scrivere i Leoni delle Due Sicilie, mi ha dato l’opportunità di conoscere e confrontarmi con una realtà che non conoscevo quella del mondo Duosiciliano e con la Dirigenza dei Comitati delle Due Sicilie. Il volersi richiamare a “Nazione”, dei Comitati, e non a “fazione” ha fatto il resto. Ho trovato dei compatrioti e dei cari amici, entusiasti e pieni di progetti per formare e ricostruire una identità Duosiciliana.

D) le tue considerazione sullo stato attuale del cosmo duosiciliano?

R) Un mondo variegato, saturo di personalismi e programmi divergenti, talvolta in contrasto fra loro. La Patria Duosiciliana non può comunque aspettare che i tempi maturino per una rappresentanza che sia esclusivamente meridionale e che curi gli interessi e le necessità del Sud in Europa e nel mondo; auspico quindi che pian piano i nostri rappresentanti in Italia e in Europa, ovunque militino, siano fortemente responsabilizzati dei loro doveri nei confronti dei propri territori e della propria gente.

Riconoscimenti: • Anno 2003 : Roma – Schegge d’Autore 2003 , segnalazione per la drammaturgia con il testo “ Ritratto di signora con foulard giallo” • Anno 2010 : Rovereto – Teatro della Cartiera – Nell’ambito del Festival Internazionale “ DIVERSE PAROLE DIVERSE” , Testo Italiano selezionato “La pulitrice il bancario e quel diavolo d’una mucca” • Anno 2014 : Roma – Schegge d’Autore 2014, premio miglior spettacolo con il testo “ Cene..rompila” • Anno 2015 : Roma – Schegge d’Autore 2015, premio miglior atto unico con il testo “ La pulitrice , il bancario e quel diavolo d’una mucca” Della sua drammaturgia hanno scritto : Dante Cappelletti, Daniela De Sanctis, Vittorio Borgioli, Alfio Petrini , Franco Cordelli, Vincenzo Sanfilippo. Dante Cappelletti (su METTI CHE IL DIAVOLO CI RI …METTA LA CODA) : “Una notte quasi d’amore per due giovani ammodo “ dicevamo che si tratta di un vaudeville, e la commedia ha del genere tutti i canoni della leggerezza” ; Daniela De Sanctis (su PERDUTAMENTE TUA ..OLLIE) : “Come in altri lavori di questo autore, su uno spunto semplice si innestano degli elementi di originalità, piccoli ma determinanti, come succede anche nella vita”; Vittorio Borgioli (su FESTA DI BENVENUTO): “Uno spiraglio di ripresa del teatro-recitato, nel buio della commedia moderna dopo tanti tentativi di spettacoli sperimentali e di avanguardia “; Alfio Petrini (su SOLO & CLOE): “Non ci sono drammaturghi ? Ci sono molti drammaturghi e pochi poeti. I poeti sono pochi perché sono pochi i drammaturghi che hanno un forte comportamento poetico rispetto alle cose che raccontano. Carlangelo Scillamà – di cui ho visto Solo & Cloe al Teatro degli Archi – fa parte a pieno titolo del primo grande genere di teatro “; Vincenzo Sanfilippo (su LA PULITRICE IL BANCARIO E QUEL DIAVOLO D’UNA MUCCA): “ il titolo di per sé sembra adatto per una favola contemporanea ..tutto ciò lascia appena trasparire l’importanza dell’argomento trattato “; Franco Cordelli (su RITRATTO DI SIGNORA CON FOULARD GIALLO ): “ il Ritratto è avvolto da un’atmosfera irreale in cui ogni elemento assume una valenza allusiva. Lo scioglimento finale illumina di colpo lo scenario traducendo l’enigmatica avventura nel salvifico percorso “.

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