Porto Italia, gente che sbarca e gente deportata

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Porto Italia, gente che sbarca e gente deportata

Di Fiore Marro

Caserta 28 agosto 2018

In questo scorcio di fine agosto, oltre all’inizio del campionato di calcio e la tragedia di Genova, la stragrande maggioranza degli italiani si occupa con vivo interesse della querelle della nave Diciotti e dei suoi “ospiti”, ai più indigesti, dividendo l’opinione in una sorta di novelli Guelfi e Ghibellini, lo scontro è ancora peggiore nelle terre del Borbone, dove la lotta si sta realizzando attorno la figura del ministro degli interni Matteo Salvini della Lega Nord, fatto strano ma non raro da noi, che è territorio dove calcisticamente vive la stragrande maggioranza di tifosi di calcio di squadre nordiste, dove resiste il mito del Uomo Padano, del romagnolo Benito Mussolini, del ligure Palmiro Togliatti, fino ai giorni nostri dove il lombardo Silvio Berlusconi e il toscano Matteo Renzi sono ancora icone per una larga sacca di elettori terronici, insomma se non scendono dalle valli padane non li vogliamo …; per fortuna, almeno la questione dei clandestini della nave della Guardia Costiera italiana da pochi giorni si è risolta con la discesa a terra di quest’ultimi per intercessione della Chiesa Cattolica, che ha deciso di ospitare e occuparsi di loro, cittadini perlopiù somali in fuga dalle proscrizioni che stanno decimando la popolazione del paese africano.

La battaglia a favore e contro ha distolto, come capita sempre, il paese da tanti altri problemi sociali, ma questa è un’altra storia, classica degli italiani, oggi tutti tesi all’accoglienza del derelitto, basta che non si tratti di derelitti nostrani, quelli è meglio fare come il governo Sabaudo, che italianamente subito dopo l’unificazione tentarono di realizzare uno stabilimento penale in un’isola dell’oceano atlantico, nel Borneo o in Patagonia dove deportare gli ex soldati dell’esercito Napoletano, italiani di seconda fascia come sono i pensionati e i poveri di oggi.

L’operazione tentata con più stati Europei, ma mai riuscita, perché gli stati Europei di una volta erano meno barbari dei Toscopadani di ieri e di adesso. Noi duosiciliani dobbiamo quindi ringraziare l’Europa, se non siamo finiti in un’isola sperduta nel mondo. Il tentativo savojardo di liberarsi di noialtri iniziò nel 1862 quando l’allora Ministro degli Esteri Durando, contatta il Governo Portoghese per avere un’isola di Timo Est, nell’oceano Atlantico dove rinchiudere i soldati del governo Borbonico che si sono rifiutati di passare con il governo Sabaudo. Il rifiuto sdegnato dei portoghesi fa dirottare l’interesse, nel 1867, del Presidente del consiglio Luigi Federico Menabrea, nato nell’estremo Nord Italia, a Chambéry , infatti è sua convinta opinione che “I meridionali dovrebbero essere deportati in un luogo disabitato e lontano migliaia di chilometri dall’Italia. In Patagonia, per esempio”.

Menabrea si rivolge pure agli Inglesi per chiedere un penitenziario in Eritrea un’area del Mar Rosso. Anche Albione si declina e allora per dare termine alla “soluzione finale”dei ribelli terroni si rivolgono il 16 settembre del 1868 contattando il Ministro Della Croce a Buenos Aires.

Obiettivo: ottenere la disponibilità di una zona “nelle regioni dell’America del Sud e più particolarmente in quelle bagnate dal Rio Negro, che i geografi indicano come limite fra i territori dell’Argentina e le regioni deserte della Patagonia”. Chiedono espressamente al governo Argentino una porzione di terreno in Patagonia per costruire un penitenziario capace di ospitare circa 15.000 prigionieri, ma il rifiuto dell’Argentina li costringe a rivolgersi al Bey di Tunisi, anche da questo ottiene un rifiuto.

Gli ultimi tentativi risalgono al 1873. Il lombardo Carlo Cadorna, Ministro a Londra, prende contatto con il conte Granville, Ministro degli Esteri inglese, ancora per il Borneo. E ancora una volta, da Londra, arriva un rifiuto. Nel frattempo, le carceri dell’Italia Unita traboccano di meridionali e i briganti continuavano a combattere. Allora Menabrea scoraggiato dà ordine alla marina Sabauda di trovare un posto isolato,dove interrarci, perché con l’introduzione della tassa sul macinato, la rivolta è più intensa. Per nostra fortuna, nemmeno la Marina trova dove sistemarci, e per disgrazia del nord viviamo ancora nel sud.

Questi poveri nordisti sono sfortunati perché proprio dall’isola di Socotra (tra la Somalia e lo Yemen), dove volevano costruire il carcere a vita per i duosiciliani ora pare arrivano questi benedetti rifugiati politici o presunti tali, che non vogliono ricevere, sarà per vendicarsi del rifiuto di allora? Una cosa però va detta l’Europa di allora e quella di adesso quando si tratta di Italia se ne lavano le mani e per deportati e rifugiati, clandestini emigrante c’è sempre un nordista pronto a dettare la strada.

Un pensiero su “Porto Italia, gente che sbarca e gente deportata

  1. Io non riesco a capire perche’ l’Italia tutta protesa nel Mediterraneo non si faccia protagonista di tutto il traffico passeggeri e merci via mare con hab Napoli, cosi’ che tutti si possano spostare da porto a porto salendo con documenti foto e biglietto, cosi’ nessuno sarebbe clandestino o sfruttato dai novelli loschi pirati coperti e finti umanitari…. Un tempo, prima delle navi turismo che sono oggi grattacieli ambulanti, era questo il turismo, o il trasferimento legato ad attivita’ o interessi economici o culturali… Insomma, nessuno era cladestino e sfruttato, come invece e’ la condizione di tanti che si spostano oggi, facendosi derubare di tutto quello che portano con se’ alla partenza…
    Sara’ che io sogno mini viaggi per mare, come un tempo facevo nell’alto Adriatico, e con tutte le mete che ci sono nel mediterraneo, non riesco a capire come mai non lo si trasformi veramente nel “mare nostrum” che un tempo era… altro che tragedie e problemi infiniti di oggi, che sembrano costruiti ad hoc e senza soluzione quando sono solo frutto di insipienza e mancanza di ‘fantasia’ … o peggio perfida volonta’ di creare tensioni per rimestare nel torbido!

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