Cassa Depositi e Prestiti , Fede di Credito nel Regno delle due Sicilie

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Cassa Depositi e Prestiti , Fede di Credito nel Regno delle due Sicilie

Di Fiore Marro

Caserta 26 luglio 2018

La creazione del primo istituto da cui sarebbe derivata la Cassa Depositi e Prestiti risale al Regno delle due Sicilie.

Le intendenze di finanza esistevano nel territorio del Regno delle Due Sicilie sotto la denominazione borbonica e costituivano “Uffici provinciali diretti” comprendenti tutti i servizi dell’Amministrazione finanziaria. Successivamente, essendosi ravvisata la necessità e l’opportunità dell’unificazione legislativa e amministrativa, sorsero le Direzioni compartimentali per alcuni rami del servizio.

Oltre alle direzioni compartimentali, le intendenze assorbirono le Ispezioni distrettuali e gli uffici finanziari, sia amministrativi che ispettivi, posti tutti alle dipendenze dirette delle intendenze stesse. In tal modo l’intendente veniva ad assicurare un potere disciplinare uniforme e determinava unità di indirizzo .

Per comprenderne l’importanza è necessario innanzitutto spiegare che cosa fosse una fede di credito: il depositario del danaro allo sportello del Banco, diveniva, almeno in teoria, creditore dello Stato, cioè il Re, considerato il soggetto più ricco e solvibile del paese.

Infatti la fede non attestava un deposito, ma un credito, da cui fede di credito. La differenza è giuridicamente rilevante. Infatti, nel contratto di deposito la perdita senza colpa del danaro esime il depositario dalla restituzione, mentre nel caso di credito sorge l’obbligazione di restituire il corrispondente in ogni caso.

La fede di credito circolava, con generale soddisfazione del pubblico, da una mano all’altra e veniva prontamente trasformata in numerario in periferia dai tesorieri e dagli esattori regi.

Inoltre sotto l’amministrazione borbonica, il Banco delle Due Sicilie, diversamente dai vecchi banchi che erano istituzioni non statali, divenne un settore della pubblica amministrazione, passò cioè alle dipendenze del governo regio. Era diretto da una sola persona, il Reggente, ed era diviso in due settori (Casse) aventi funzioni diverse, almeno formalmente. Entrambe le casse accettavano depositi in monete di argento e di rame.

A fronte del deposito rilasciavano una fede di credito o un altro dei titoli della tradizione napoletana. Bisogna aggiungere che il Banco prese a distinguere tra fedi in argento e fedi in rame.

Le Casse convertivano in moneta d’argento le fedi in argento e in rame le fedi in rame. La non intercambiabilità tra argento e rame si spiega con il fatto che le monete d’argento valevano quanto il metallo fino contenuto nel singolo conio, mentre le monete di rame circolavano per un valore nominale che era significativamente superiore al prezzo del rame. La coniazione del rame era un privilegio dello Stato.

Il privato poteva acquistare monete di rame alla zecca, ovviamente al loro valore nominale, ma non farle coniare. Il pagamento in argento di una fede in rame avrebbe dato luogo a un regalo a favore del portatore del titolo e (collettivamente) un danno per i possessori di monete d’argento.

Le fedi in oro furono istituite nei decenni successivi. Nelle Due Sicilie le due unità monetarie (il ducato e lo scudo, fra loro intercambiabili) erano in argento e così pure gran parte dei coni circolanti.

Il Banco Nazionale delle due Sicilie nasce ( dal 1809 dopo la fusione con il Banco di Corte modifica la propria denominazione in Banco delle Due Sicilie) nel 1808 Gioacchino Murat che proprio in quell’anno viene nominato re di Napoli da Napoleone Bonaparte dopo che il trono sottratto ai Borbone si era reso vacante per la nomina di Giuseppe Bonaparte a re di Spagna.

Il Banco delle due Sicilie non scompare dopo la Restaurazione, anzi continua l’attività dei banchi pubblici, svolgendo la funzione di ramo finanziario della Corte da un lato, e curando i rapporti con il mondo commerciale e industriale napoletano dall’altro. Nel 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia, l’Istituto cambia denominazione in Banco di Napoli e viene riconosciuto come ente pubblico, cui viene affidata la funzione di istituto di emissione. Oggi per volere dei padroni padani il Banco di Napoli già Banco delle Due Sicilie è un agglomerato di sportelli bancari al servizio dell’istituto di credito piemontese conosciuto come Intesa Sanpaolo Spa.

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