“Giornata Regionale del Ricordo per i Martiri di Pietrarsa e per tutti i morti sul lavoro”.

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“Giornata Regionale del Ricordo per i Martiri di Pietrarsa e per tutti i morti sul lavoro”.

La lettera inviata alle varie espressioni del Consiglio regionale della Campania                                                                                                   

      Al Presidente del Consiglio regionale della Campania Rosa D’Amelio

                                                   Ai Presidenti dei Gruppi Consiliari

                                                   Mario Casillo (PD)

                                                   Armando Cesaro (FI)

                                                   Carmine De Pascale (De Luca Presidente)

                                                   Gennaro Saiello (M5S)

                                                   Francesco Borrelli (C.Libera, Psi, Davvero Verdi)

                                                   Carmine Mocerino (Caldoro Presidente)

                                                   Giovanni Zannino (Cd-Sc)

                                                   Maria Ricchiuti (L’Italia è Popolare)

                                                   Francesco Moxedano (Gruppo Misto)

Oggetto: 6 agosto 1863 “Giornata Regionale del Ricordo per i Martiri di Pietrarsa e per tutti i morti sul lavoro”.

Proposta al Consiglio Regionale

In Italia la Festa dei Lavoratori si celebra il 1° Maggio e ricorda la strage di lavoratori che avvenne durante la manifestazione di protesta del 4 maggio 1886 in Piazza Haymarket, a Chicago, ma molti   Italiani non sanno che, trentatrè anni prima, il 6 agosto 1863,   nello stabilimento di Pietrarsa, ci fu la prima strage di lavoratori in lotta per difendere il lavoro.

Tre anni dopo l’occupazione del Regno Borbonico, a Pietrarsa, località situata tra Portici, San Giorgio a Cremano e il quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio,  nota per il “Real Opificio Borbonico”, voluto da Ferdinando II di Borbone, nel 1830, si consumò la tragedia dei lavoratori che combatterono per impedire il ridimensionamento e poi la chiusura  della grande fabbrica metalmeccanica per precisa scelta da parte dei Piemontesi.

Come è noto, infatti, lo Stato piemontese inglobò con la forza il Regno delle due Sicilie dal quale nacque il Regno d’Italia.

Anche l’industria borbonica, allora fiorente, subì tale nuovo scenario imposto dal governo piemontese, che non aveva alcun interesse a tenerla in vita, con le sue tante eccellenze e i suoi primati, assolutamente mancati nel regno piemontese.

Così, anche l’attivissimo   stabilimento di Pietrarsa fu privatizzato ed affidato a tale Iacopo Bozza.

Lo stabilimento di Pietrarsa era la più grande fabbrica metalmeccanica d’Italia. Prima del 1860, occupava 1050 operai mentre l’Ansaldo a Genova ne occupava 480 e la Fiat a Torino non era ancora nata. Dal 1830 e fino al 1885, vennero realizzate centinaia di locomotive, migliaia di carrozze, vetture ferroviarie, caldaie a vapore e altro materiale oltre ad eseguire riparazioni e manutenzione dei manufatti. Dal 1863, per precise volontà politiche, ne iniziò il declino.

Il nuovo proprietario, Iacopo Bozza, ridusse immediatamente la paga portandola da 35 a 30 grani, cominciò a licenziare riducendo il numero di occupati a poco meno di 450 lavoratori. Queste azioni fecero montare in breve tempo la giustificata rabbia fino a giungere a quel triste 6 agosto del 1863.

Quel giorno quasi tutti gli operai dello stabilimento di Pietrarsa, abbandonato il posto di lavoro, si radunarono nel cortile ed inveirono e protestarono contro il padrone Bozza, il quale chiese immediatamente l’intervento dei bersaglieri che, da occupanti, garantivano l’ordine pubblico e davano la caccia ai patrioti sudisti definiti “briganti” .

I militari giunsero davanti allo stabilimento e baionetta in canna, si lanciarono sugli operai menando fendenti e sparando ad altezza d’uomo.

Al termine degli  “scontri”  rimasero sul selciato operai morti e feriti.

I dati ufficiali raccontano di quattro morti (Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Domenico Del Grosso, e Aniello Olivieri) e di dieci feriti ricoverati in ospedale.

Questi i dati riportati nell’Archivio di Stato di Napoli ma il “popolo” racconta che ci furono altri morti e tantissimi feriti che non si portarono in ospedale per il timore di subire gravi e ulteriori  conseguenze.

Questi drammatici fatti non valsero a salvare lo stabilimento nel quale, in meno di dieci anni, restarono solo cento operai fino alla scomparsa del “Reale Opificio di Pietrarsa” , divenuto, oggi, un museo.

Per ricordare tutto ciò, nel 2013 il Comune di Portici decise di apporre una targa per “I Martiri di Pietrarsa” nel 150° anniversario della strage e, il 1° Maggio 2017, il Comune di Napoli ha intitolato, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio,  la “Piazza Martiri di Pietrarsa”.

Se i Governi centrali, che si sono succeduti, hanno voluto negare quella di Pietrarsa che è stata la prima strage di lavoratori che difendevano il lavoro nel  meridione ed il suo forte valore simbolico per il Sud, la Regione Campania non può far finta di nulla e, nel rispetto della storia di questa Regione e dei suoi morti, dovrebbe, unanimemente riconoscere e ricordare “I Martiri di Pietrarsa” e i morti sul lavoro nella nostra regione.

Per questo, proponiamo a codesto Consiglio regionale di volere prendere in esame di deliberare affinché il 6 agosto sia scelta come data della “Giornata Regionale del ricordo per i Martiri di Pietrarsa e  per tutti i morti sul lavoro”.

Confidando della vostra condivisione, porgo distinti saluti.

Napoli, 10 luglio 2018

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