Industrializzazione nel 1871 – Confronto con la realtAi?? attuale

 

 

 

Luca LongoLa seguente tabella riporta il confronto fra lai??i??ai???Industrializzazione relativaai???Ai??nel 1871 e il ai???PIL pro capiteai??? nel 2012, per singola Regione.

La tabella esprime, in pratica, il livello di industrializzazione dopo 10 anni dallai??i??UnitAi?? dai??i??Italia e segue unai??i??altra analisi sulle Province pubblicata in agosto.

Come si evince dai dati, nel 1871 la Campania era al 5Ai?? posto, la Sicilia al 7Ai?? su 16 Regioni;Ai??nel 2012Ai??la Campania A? al penultimo, la Sicilia al terzai??i??ultimo.

Credo non servano commentiai??i??

Napoli, 03/10/2014

Luca Longo

POS. INDUSTRIALIZZAZIONE RELATIVA 1871 POS. PIL PRO CAPITE 2012
1 Liguria Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 1,48 1 Lombardia 129,1
2 Lombardia Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 1,37 2 Emilia 123,7
3 Piemonte Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 1,13 3 Veneto 115,0
4 Toscana Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 1,07 4 Lazio 114,9
5 Campania Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 1,01 5 Toscana 109,9
6 Veneto Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,99 6 Piemonte 109,2
7 Sicilia Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,98 7 Liguria 106,4
8 Lazio Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,96 8 Marche 99,9
9 Emilia Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,85 9 Umbria 89,7
10 Marche Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,83 10 Abruzzi 84,7
11 Sardegna Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,80 11 Sardegna 75,3
12 Puglie Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,78 12 Basilicata 68,8
13 Calabria Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,69 13 Puglie 66,5
14 Umbria Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,68 14 Sicilia 63,7
15 Basilicata Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,67 15 Campania 63,2
16 Abruzzi Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? 0,58 16 Calabria 63,1

 

SVIMEZ, SUD sempre piA? al ribasso – Necessario un MOVIMENTO politico identitario

Luca LongoNapoli, 28/08/2014

Stralci dall’ultimo Rapporto SVIMEZ.

 

ai??i?? ai???Un Paese diviso e diseguale, dove il Sud scivola sempre piA? nellai??i??arretramento: nel 2013 il divario di Pil pro capite A? tornato ai livelli di dieci anni fa, negli anni di crisi 2008-2013 i consumi di delle famiglie sono crollati quasi del 13%, gli investimenti nellai??i??industria addirittura del 53%, i tassi di iscrizione allai??i??UniversitAi?? tornano ai primi anni Duemila e per la prima volta il numero di occupati ha sfondato al ribasso la soglia psicologica dei 6 milioni, il livello piA? basso dal 1977. Una terra a rischio desertificazione industriale e umana, dove si continua a emigrare, non fare figli e impoverirsi: in cinque anni le famiglie assolutamente povere sono aumentate di due volte e mezzo, da 443mila a 1 milione e 14mila nuclei.

Pil e Mezzogiorno – In base a valutazioni SVIMEZ nel 2013 il Pil A? crollato nel Mezzogiorno del 3,5%, approfondendo la flessione dellai??i??anno precedente (-3,2%), con un calo superiore di quasi due percentuali rispetto al Centro-Nord (-1,4%). Da rilevare che per il sesto anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno registra segno negativo, a testimonianza della criticitAi?? dellai??i??area. Il peggior andamento del Pil meridionale nel 2013 A? dovuto soprattutto ad una piA? sfavorevole dinamica della domanda interna, sia per i consumi che per gli investimenti. Anche gli andamenti di lungo periodo confermano un Paese spaccato e diseguale: negli anni di crisi 2008-2013 il Sud ha perso -13,3% contro il 7% del Centro-Nord. Il divario di Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2013 A? sceso al 56,6%, tornando ai livelli di dieci anni fa.

Nel periodo 2001-2013 Italia peggio della Grecia ai??i?? Dal 2001 al 2013 il tasso di crescita cumulato A? stato + 15% in Germania, +19% in Spagna, + 14,3% in Francia. Segno positivo perfino in Grecia, +1,6%. Negativa lai??i??Italia, con -0,2%, tirata giA? sostanzialmente dal Mezzogiorno, che perde oltre il 7%, contro il +2% del Centro-Nord.

 

Pil per abitante e divari storici ai??i?? In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2013 A? sceso al 56,6% del valore del Centro Nord, tornando ai livelli del 2003, con un Pil pro capite pari a 16.888 euro.

 

In valori assoluti, a livello nazionale, il Pil A? stato di 25.457 euro, risultante dalla media tra i 29.837 euro del Centro-Nord e i 16.888 del Mezzogiorno. Nel 2013 la regione piA? ricca A? stata la Valle dai??i??Aosta, con 34.442 euro, seguita dal Trentino Alto Adige (34.170), dalla Lombardia (33.055), lai??i??Emilia Romagna (31.239 euro) e Lazio (29.379 euro). Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite piA? elevato A? stata lai??i??Abruzzo (21.845 euro). Seguono il Molise (19.374), la Sardegna (18.620), la Basilicata (17.006 euro), la Puglia (16.512), la Campania (16.291), la Sicilia (16.152). La regione piA? povera A? la Calabria, con 15.989 euro.

Ancora in calo la spesa pubblica per investimenti al Sud ai??i?? Nel 2012 la spesa aggiuntiva per il Sud A? scesa al 67,3% del totale nazionale, ben al di sotto della quota dellai??i??80% fissata per la ripartizione delle risorse aggiuntive tra aree depresse del Centro-Nord e del Sud del Paese. Particolarmente preoccupanti i tagli agli investimenti in infrastrutture; se nel Centro-Nord si mantengono i livelli di spesa per opere pubbliche di 40 anni fa, al Sud oggi si spende 1/5 di quanto si faceva negli anni ai??i??70. Dinamiche divergenti anche sul fronte degli investimenti delle imprese pubbliche nazionali: al Sud nel 2012 sono crollati del 12,8% rispetto al 2011, mentre al Centro-Nord nello stesso periodo sono saliti del 2,9%.

Il Sud A? ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che lai??i??assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire allai??i??area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente.

Nel 2013 occupati al Sud come nel 1977 ai??i?? Il Mezzogiorno tra il 2008 ed il 2013 registra una caduta dellai??i??occupazione del 9%, a fronte del -2,4% del Centro-Nord. Delle 985mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro, ben 583mila sono residenti nel Mezzogiorno. Nel Sud,dunque, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani si concentra il 60% delle perdite determinate dalla crisi. La nuova flessione riporta il numero degli occupati del Sud per la prima volta nella storia a 5,8 milioni, sotto la soglia psicologica dei 6 milioni; il livello piA? basso almeno dal 1977, anno da cui sono disponibili le serie storiche basi di dati. Tornare indietro ai livelli di quasi quarantai??i??anni fa testimonia, da un lato, il processo di crescita mai decollato, e, dallai??i??altro, il livello di smottamento del mercato del lavoro meridionale e la modifica della geografia del lavoro.

Da segnalare inoltre nel 2013 lai??i??aumento del tasso di disoccupazione. Quello ai???ufficialeai??? nel 2013 A? stato del 19,7% al Sud e del 9,1% al Centro-Nord, a testimonianza del permanente squilibrio strutturale del nostro mercato del lavoro.

Il Sud sarAi?? quindi interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando cosAi?? a pesare per il 27% sul totale nazionale a fronte dellai??i??attuale 34,3%.

 

Il Sud sempre piA? povero – In Italia oltre due milioni di famiglie si trovavano nel 2013 al di sotto della soglia di povertAi?? assoluta, equamente divise tra Centro-Nord e Sud (1 milione e 14mila famiglie per ripartizione), con un aumento di 1 milione 150mila famiglie rispetto al 2007. La povertAi?? assoluta A? aumentata al Sud rispetto allai??i??anno scorso del 2,8% contro lo 0,5% del Centro-Nord. Nel periodo 2007-2013 al Sud le famiglie assolutamente povere sono cresciute oltre due volte e mezzo, da 443mila a 1 milione 14mila, il 40% in piA? solo nellai??i??ultimo anno.ai???

 

Ai??Ai?? Al Sud necessita un Movimento politico identitario e unitario che, in primis, lo difenda dal resto dellai??i??Italia e che ne rivendichi con forza le aspirazioni all’autonomia.

 

La Grecia, negli ultimi 12 anni, ha fatto meglio del Sud (+ 1,6% contro il – 7,2%)…

Luca Longo

NAPOLI e SUD – Valore aggiunto procapite nel 1871 a confronto con quello di oggi

Luca LongoLa seguente tabella riporta il confronto fra l'”Industrializzazione relativa”Ai??nel 1871 e il “Valore aggiunto pro capite” nel 2012.

L'”Industrializzazione relativa”Ai??corrisponde al rapporto fra il valore aggiuntoAi??industriale e la popolazione maschile da 15 anni e piA?, ed A? un parametro sostanzialmente paragonabile al “Valore aggiunto pro capite”.

Come si evince dai dati, nel 1871 NAPOLI era al 5Ai?? posto, oggi (nel 2012 le statistiche piA? recenti) A? al 62Ai?? posto; A? la provincia italiana ad aver perso piA? posizioni nel periodo considerato. Diciamo che A? quellaAi??cui l’UnitAi?? d’Italia ha recato piA? danni…

Anche le altre provinceAi??ex duosiciliane (in grassetto) hanno quasi tutte perso drammaticamente posizioni, in particolar modo le campane e le siciliane.

Luca Longo

POS. INDUSTRIALIZZAZIONE RELATIVA 1871 POS. VALORE AGGIUNTO PRO CAPITE 2012
1 Milano 1,69 1 Milano 37.642,12
2 Genova 1,64 2 Bologna 31.357,85
3 Livorno 1,59 3 Roma 30.660,71
4 Como 1,54 4 Modena 30.138,35
5 Napoli 1,44 5 Parma 29.381,53
6 Torino 1,41 6 ForlAi??Ai?? 29.039,67
7 Venezia 1,37 7 Firenze 28.678,77
8 Bergamo 1,36 8 Mantova 28.364,92
9 Novara 1,35 9 Bergamo 28.099,02
10 Cremona 1,34 10 Treviso 27.904,49
11 Brescia 1,30 11 Reggio Emilia 27.818,04
12 Massa Carrara 1,27 12 Verona 27.685,66
13 Agrigento 1,22 13 Padova 27.574,79
14 Firenze 1,22 14 Cuneo 27.475,13
15 Palermo 1,21 15 Vicenza 27.411,48
16 Lucca 1,20 16 Venezia 27.339,00
17 Caltanissetta 1,17 17 Brescia 27.077,02
18 Vicenza 1,07 18 Piacenza 27.065,03
19 Mantova 1,03 19 Ravenna 26.921,76
20 Verona 1,03 20 Udine 26.807,72
21 Pavia 1,00 21 Sondrio 26.761,73
22 Pisa 0,99 22 Belluno 26.455,35
23 Cagliari 0,96 23 Lucca 25.852,49
24 Roma 0,96 24 Torino 25.776,08
25 Bologna 0,95 25 Siena 25.624,67
26 Salerno 0,95 26 Cremona 25.536,35
27 Ancona 0,94 27 Ancona 25.500,87
28 Treviso 0,92 28 Genova 25.446,04
29 Modena 0,91 29 Alessandria 25.330,15
30 Rovigo 0,91 30 Como 25.096,68
31 Belluno 0,90 31 Pisa 25.092,29
32 Cuneo 0,90 32 Novara 24.909,14
33 Parma 0,88 33 Ferrara 24.742,80
34 Catania 0,87 34 Grosseto 24.194,60
35 Padova 0,87 35 PesaroAi?? 24.174,13
36 Trapani 0,85 36 Arezzo 23.679,79
37 ForlAi?? 0,84 37 Imperia 23.451,18
38 Pesaro 0,83 38 Rovigo 23.091,48
39 Foggia 0,82 39 Livorno 23.013,54
40 Ravenna 0,81 40 Pavia 22.707,85
41 Caserta 0,80 41 Ascoli Piceno 22.506,88
42 Udine 0,80 42 Macerata 22.499,57
43 Lecce 0,79 43 Perugia 22.130,95
44 Macerata 0,79 44 Massa Carrara 20.907,13
45 Siracusa 0,79 45 Chieti 20.032,11
46 Catanzaro 0,78 46 Teramo 19.714,07
47 Reggio Emilia 0,78 47 L’Aquila 19.147,93
48 Alessandria 0,76 48 Sassari 18.761,50
49 Bari 0,76 49 Campobasso 18.565,75
50 Piacenza 0,76 50 Cagliari 18.445,03
51 Ferrara 0,74 51 Potenza 16.839,55
52 Siena 0,74 52 Catanzaro 16.810,53
53 Ascoli Piceno 0,73 53 Bari 16.798,99
54 Arezzo 0,71 54 Messina 16.160,65
55 Messina 0,70 55 Palermo 15.755,69
56 Reggio Calabria 0,70 56 Salerno 15.613,58
57 Benevento 0,69 57 Siracusa 15.305,47
58 Perugia 0,68 58 Cosenza 15.197,75
59 Potenza 0,67 59 Avellino 15.077,34
60 Avellino 0,63 60 Catania 14.930,69
61 L’Aquila 0,63 61 Lecce 14.855,89
62 Imperia 0,61 62 Napoli 14.694,14
63 Chieti 0,60 63 Reggio Calabria 14.662,49
64 Cosenza 0,60 64 Benevento 14.459,93
65 Campobasso 0,57 65 Trapani 14.223,71
66 Sondrio 0,56 66 Foggia 13.932,68
67 Grosseto 0,53 67 Caltanissetta 13.388,84
68 Sassari 0,53 68 Caserta 13.317,23
69 Teramo 0,48 69 Agrigento 13.024,52

Macroregione: autonomo modello di sviluppo socio-economico per il Sud

SvimezMi scuso, ma ogni tanto ritorno su temi piA? volte da me proposti in passato, per evidenziare quella che A? una mia forte convinzione: la necessitAi?? di un Movimento unitario che difenda strenuamente gli interessi del Sud di fronte alla perdurante crisi economica e al persistente dualismo Nord/Sud e cheAi??si faccia promotore di un programma politico tendente al riconoscimento dell’Autonomia per i territori dell’antico Regno delle Due Sicilie. Continua a leggere

Benvenuta piccola duosiciliana!

Vol_fiocco_rosa_itaIl Vicepresidente dei CDS nazionali Luca Longo e sua moglie Simona ci hanno comunicato che ieri, 04.12.2013, A? nata la loro seconda figlia. La piccola si chiama Anna. Il direttivo nazionale dei Comitati delle Due Sicilie, dAi?? il benvenuto alla nuova arrivata nella grande famiglia delle Due Sicilie.

 

Il direttivo tutto.

Il Sole 24 Ore – QUALITA’ DELLA VITA

Luca Longo

Napoli allai??i??ultimo posto (107Ai??), Palermo al penultimo (106Ai??).

Sembra proprio che le due Capitali del Sud (Regno di Napoli e Regno di Sicilia) siano cadute molto in bassoai??i??

Siamo sicuri che lai??i??UnitAi?? dai??i??Italia le abbia favorite?

Le dovevano ai???liberareai??? per finire cosAi???

Chi debbono ringraziare, anche dei nostri conterranei del 1860?

Per me il Pil pro capite rimane sempre il parametro piA? importante:

Napoli A? al 96Ai?? posto, con ai??i?? 14.694 che corrisponde al 39% di Milano (1Ai?? posto).

Stiamo parlando della terza e della seconda cittAi?? dai??i??Italia.

Milioni di persone (la provincia di Napoli) vivono con poco piA? di un terzo del reddito dellai??i??area piA? ricca dai??i??Italia.

Tutto questo A? giusto, A? normale?

Ai??Luca Longo

SCOZIA: Con l’indipendenza piA? di 100mila assunzioni

Luca Longo

Da ai???Il Sole 24 Oreai???

La Scozia cerca lavoratori stranieri: Ai??Con l’indipendenza piA? di 100mila assunzioniAi??

<< Altro che Ai??the most stingy nation in the worldAi??, la nazione piA? tirchia del mondo. La Scozia accelera sull’autonomia, scaldando un elettorato in bilico per il referendum secessionista del 2014. Ma nelle piA? di 660 pagine della Ai??Guide for independenceAi?? pubblicata dallo Scottish National Party, la parola A? un’altra: benefit. Per le imprese, con una corporate tax sulla scia del regime super agevolato dell’Irlanda. E per i giovani: Edimburgo, da succursale all’estremo nord di Londra, si candida a capitale degli high skilled workers. I neoprofessionisti ad altissimo tasso di competenze in fuga da universitAi?? e aziende incagliate nelle crisi.

A? vero: non A? solo sui top graduates europei e asiatici che si gioca la partita di Alex Salmond, primo ministro della Scozia e leader di un Snp rimbalzato dai bassifondi elettorali al timone politico di Edimburgo. La Guide for Indipendence insiste su terreni piA? corposi. Come il taglio alle aliquote sulle imprese, giA? dal 20% di Londra a un 17% che si avvicina al fisco leggero di Lussemburgo (15%) e Dublino (12,5%). O la rivendicazione di una quota dell’81% sulla produzione dei giacimenti di petrolio e gas naturale del Mare del Nord. L’oro nero sulla costa est dell’Isola sforna meno barili di un tempo, ma il patrimonio resta valutato dai 6 ai 12 miliardi di sterline l’anno.

L’apertura ai migranti piA? qualificati, prima e dopo gli studi universitari, cavalca il boom occupazionale previsto da Salmond in caso di devolution. Il solo taglio di tre punti alla corporate tax, secondo Salmond, potrebbe creare fino a 27mila posti di lavoro grazie all’indotto dei big “attratti” a nord del Vallo con il nuovo schema fiscale. E il rialzo dell’export del 50%, previsto entro il 2017 in caso di indipendenza, significherebbe almeno 112mila assunzioni. Quale risorsa migliore delle migliaia di giovani e giovanissimi che scelgono l’Isola per gli studi universitari? Nel mirino ci sono soprattutto i ricercatori di area scientifica e tecnologica, Ai??cruciali per la strategia industrialeAi??, e i talenti fuori dai confini Ue. Il pacchetto non esclude ritocchi alla regole d’accesso sui visti, per Ai??incentivare gli studenti extra-comunitari a continuare i propri studi in ScoziaAi??. I neoassunti, a quanto A? emerso, sarebbero destinati soprattutto alle zone meno sviluppate del paese, come motore in piA? nello sviluppo industriale. Le lauree triennali, nei 19 atenei del Paese, sono a costo zero per i cittadini scozzesi e dell’area Ue. >>

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Lai??i??indipendenza, o almeno una autonomia sostanziale, A? solo benefica per quelle regioni che al momento sono ai margini dellai??i??economia occidentale, pur facendone parte geograficamente e politicamente.

Luca Longo

Ai??

Ai??

1871 – INDUSTRIALIZZAZIONE RELATIVA DELLE PROVINCE ITALIANE

Luca LongoQuesta A? una tabella relativa al grado di industrializzazione delle Province italiane nel 1871.

Come si evince dai dati, Napoli era al 5Ai?? posto su 69 Province, Palermo al 15Ai??.

Le due antiche Capitali del Regno erano ai primi posti, ma anche altre Province, vedi Agrigento, Caltanissetta, Salerno erano ben posizionate.

La classifica si riferisce al 1871, quindi ben 11 dopo l’invasione del Regno delle Due Sicilie.

ChissAi?? quale era il grado di industrializzazione nel 1859…

Luca Longo

POS. INDUSTRIALIZ. RELATIVA 1871
1 Milano 1,69
2 Genova 1,64
3 Livorno 1,59
4 Como 1,54
5 Napoli 1,44
6 Torino 1,41
7 Venezia 1,37
8 Bergamo 1,36
9 Novara 1,35
10 Cremona 1,34
11 Brescia 1,30
12 Massa Carrara 1,27
13 Agrigento 1,22
14 Firenze 1,22
15 Palermo 1,21
16 Lucca 1,20
17 Caltanissetta 1,17
18 Vicenza 1,07
19 Mantova 1,03
20 Verona 1,03
21 Pavia 1,00
22 Pisa 0,99
23 Cagliari 0,96
24 Roma 0,96
25 Bologna 0,95
26 Salerno 0,95
27 Ancona 0,94
28 Treviso 0,92
29 Modena 0,91
30 Rovigo 0,91
31 Belluno 0,90
32 Cuneo 0,90
33 Parma 0,88
34 Catania 0,87
35 Padova 0,87
36 Trapani 0,85
37 ForlAi?? 0,84
38 Pesaro 0,83
39 Foggia 0,82
40 Ravenna 0,81
41 Caserta 0,80
42 Udine 0,80
43 Lecce 0,79
44 Macerata 0,79
45 Siracusa 0,79
46 Catanzaro 0,78
47 Reggio Emilia 0,78
48 Alessandria 0,76
49 Bari 0,76
50 Piacenza 0,76
51 Ferrara 0,74
52 Siena 0,74
53 Ascoli Piceno 0,73
54 Arezzo 0,71
55 Messina 0,70
56 Reggio Calabria 0,70
57 Benevento 0,69
58 Perugia 0,68
59 Potenza 0,67
60 Avellino 0,63
61 L’Aquila 0,63
62 Imperia 0,61
63 Chieti 0,60
64 Cosenza 0,60
65 Campobasso 0,57
66 Sondrio 0,56
67 Grosseto 0,53
68 Sassari 0,53
69 Teramo 0,48

ANTICIPAZIONI SUI PRINCIPALI ANDAMENTI ECONOMICI

imagesdal RAPPORTO SVIMEZ 2013 SULLai??i??ECONOMIA DEL MEZZOGIORNO

ai??i??

3. Dopo la mancata ripresa nel 2010 ai??i?? 2011, il Sud in piA? forte recessioneAi??nel 2012

Nel 2012 lai??i??attivitAi?? economica A? diminuita sia nel Centro-Nord che nel Mezzogiorno, evidenziando il carattere nazionale della crisi. La flessione A? stata piA? forte nelle regioni del Sud, che risentono della maggiore fragilitAi?? strutturale del sistema delle imprese, le quali, per dimensione, caratteristiche settoriali e capacitAi?? competitiva, sono meno attrezzate a resistere a una dinamicaAi??negativa del ciclo cosAi?? lunga e pervasiva. Continua a leggere

1968-2008 – 40 ANNI DI POMIGLIANO: L’INDUSTRIA DI STATO AL SUD


images2008-03-21Ai??

Di Luca Longo

Invece di importare manodopera meridionale al Nord, costruiamo fabbriche al Sud per dare lavoro ai disoccupati.Ai??Queste furono le ragioni sociali che portarono alla nascita dello stabilimento di Pomigliano dai??i??Arco (NA) e della prima utilitaria dellai??i??Alfa Romeo, chiamata appunto ai???Alfasudai???. Continua a leggere