Luca Longo: “Per il Sud? Autonomia e massimo utilizzo dei Fondi europei”

 

Luca-Longo

Questa è la seconda ed ultima tappa che noi di Comitati Due Sicilie abbiamo voluto percorrere, attraverso due interviste, per presentare i candidati, esponenti del nostro movimento, alle prossime elezioni comunali di Napoli nel Partito del sud

 

 

1.Buonasera dott. Longo, potrebbe presentarsi illustrando ai nostri amici chi è lei e qual è stata la sua esperienza nel delicato settore dell’economia come responsabile finanziario di una grande azienda? Continua a leggere

GAETA 2016 – INDUSTRIALIZZAZIONE NELLE DUE SICILIE

Gaeta Luca Longo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luca Longo

 

Questo brevi appunti, presentati a Gaeta, sono basati sull’opera decennale di due studiosi dell’Università degli Studi di Roma, con il supporto istituzionale fornito dalla Banca d’Italia. 

Gaeta 6 febbraio 2016

<< Tra l’Unità e la Grande Guerra le sole fonti statistiche sulle economie regionali almeno teoricamente esaustive, ripetute nel tempo, ragionevolmente omogenee sono i censimenti demografici del 1861, 1871, 1881, 1901, e 1911; nel 1891 imperversava la crisi, per risparmiare, ahinoi, il censimento non venne fatto. Dal 1871 in poi questi censimenti contengono una classificazione dettagliata della forza lavoro, industria per industria.Si appoggia direttamente a questi dati, in mancanza di statistiche migliori, l’analisi diacronica dell’industrializzazione regionale >> (Fenoaltea). Continua a leggere

FISCO, SVIMEZ: NEL 2013 AI COMUNI DEL SUD TRASFERIMENTI SOLO PER IL 53,5 DEL FABBISOGNO STANDARD

Luca-Longo

di Luca Longo Vicepresidente nazionale Comitati Due Sicilie

Roma 2 aprile 2015

<< In Italia il sistema dei trasferimenti dallo Stato ai Comuni delle regioni a statuto ordinario non riduce ma accresce il divario tra ricchi e poveri: in base a  simulazioni SVIMEZ sugli schemi proposti da Luca Antonini e Piero Giarda, nel 2013 ai comuni del Centro-Nord è stato trasferito rispettivamente il 25% e quasi il 300% in più del fabbisogno teorico standard,mentre ai comuni meridionali è arrivato soltanto il 53,5% di quanto ipotizzato. È quanto emerge dallo studio “La finanza dei Comuni nel disegno di legge di stabilità 2015 e i principi della Costituzione” di Federico Pica e Fabrizio Greggi pubblicato sulla “Rivista economica del Mezzogiorno”, trimestrale della SVIMEZ diretto da Riccardo Padovani. Continua a leggere

Valore aggiunto industriale al 1871 – Province duosiciliane eccellenti

Luca-Longo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luca Longo

Nel 1871, a pochi anni dalla fine del Regno, nelle ex Due Sicilie c’erano ancora delle eccellenze a livello industriale, come si evince dalla seguente tabella sul “Valore aggiunto industriale” per Provincia.

In particolare, Napoli e Palermo erano rispettivamente al 4° e 9° posto su 69 Province italiane nella classifica generale.

Per quanto concerne i singoli settori industriali, Napoli era al primo posto in 2 settori e Palermo altrettanto in altri 2. Continua a leggere

Valore aggiunto industriale al 1871 – Eccellenze duosiciliane

raduno a caserta luca longo

 

 

 

 

 

 

Luca Longo al raduno dell’11 e 12 ottobre 2014 a Caserta 

Nel 1871, 11 anni dopo lo sbarco dei “Mille”, il territorio duosiciliano presentava ancora delle eccellenze a livello industriale, come si evince dalla seguente tabella sul “Valore aggiunto industriale”.

In particolare, Campania e Sicilia erano rispettivamente al 3° e 5° posto su 16 Regioni italiane nella classifica generale.

Per quanto concerne i singoli settori industriali, la Sicilia era al primo posto in 3 settori, al secondo posto in uno, la Campania al secondo in 2 settori. Continua a leggere

Industrializzazione nel 1871 – Confronto con la realtà attuale

 

 

 

Luca LongoLa seguente tabella riporta il confronto fra l’”Industrializzazione relativa” nel 1871 e il “PIL pro capite” nel 2012, per singola Regione.

La tabella esprime, in pratica, il livello di industrializzazione dopo 10 anni dall’Unità d’Italia e segue un’altra analisi sulle Province pubblicata in agosto.

Come si evince dai dati, nel 1871 la Campania era al 5° posto, la Sicilia al 7° su 16 Regioni; nel 2012 la Campania è al penultimo, la Sicilia al terz’ultimo.

Credo non servano commenti…

Napoli, 03/10/2014

Luca Longo

POS. INDUSTRIALIZZAZIONE RELATIVA 1871 POS. PIL PRO CAPITE 2012
1 Liguria           1,48 1 Lombardia 129,1
2 Lombardia           1,37 2 Emilia 123,7
3 Piemonte           1,13 3 Veneto 115,0
4 Toscana           1,07 4 Lazio 114,9
5 Campania           1,01 5 Toscana 109,9
6 Veneto           0,99 6 Piemonte 109,2
7 Sicilia           0,98 7 Liguria 106,4
8 Lazio           0,96 8 Marche 99,9
9 Emilia           0,85 9 Umbria 89,7
10 Marche           0,83 10 Abruzzi 84,7
11 Sardegna           0,80 11 Sardegna 75,3
12 Puglie           0,78 12 Basilicata 68,8
13 Calabria           0,69 13 Puglie 66,5
14 Umbria           0,68 14 Sicilia 63,7
15 Basilicata           0,67 15 Campania 63,2
16 Abruzzi           0,58 16 Calabria 63,1

 

SVIMEZ, SUD sempre più al ribasso – Necessario un MOVIMENTO politico identitario

Luca LongoNapoli, 28/08/2014

Stralci dall’ultimo Rapporto SVIMEZ.

 

“Un Paese diviso e diseguale, dove il Sud scivola sempre più nell’arretramento: nel 2013 il divario di Pil pro capite è tornato ai livelli di dieci anni fa, negli anni di crisi 2008-2013 i consumi di delle famiglie sono crollati quasi del 13%, gli investimenti nell’industria addirittura del 53%, i tassi di iscrizione all’Università tornano ai primi anni Duemila e per la prima volta il numero di occupati ha sfondato al ribasso la soglia psicologica dei 6 milioni, il livello più basso dal 1977. Una terra a rischio desertificazione industriale e umana, dove si continua a emigrare, non fare figli e impoverirsi: in cinque anni le famiglie assolutamente povere sono aumentate di due volte e mezzo, da 443mila a 1 milione e 14mila nuclei.

Pil e Mezzogiorno – In base a valutazioni SVIMEZ nel 2013 il Pil è crollato nel Mezzogiorno del 3,5%, approfondendo la flessione dell’anno precedente (-3,2%), con un calo superiore di quasi due percentuali rispetto al Centro-Nord (-1,4%). Da rilevare che per il sesto anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno registra segno negativo, a testimonianza della criticità dell’area. Il peggior andamento del Pil meridionale nel 2013 è dovuto soprattutto ad una più sfavorevole dinamica della domanda interna, sia per i consumi che per gli investimenti. Anche gli andamenti di lungo periodo confermano un Paese spaccato e diseguale: negli anni di crisi 2008-2013 il Sud ha perso -13,3% contro il 7% del Centro-Nord. Il divario di Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2013 è sceso al 56,6%, tornando ai livelli di dieci anni fa.

Nel periodo 2001-2013 Italia peggio della Grecia – Dal 2001 al 2013 il tasso di crescita cumulato è stato + 15% in Germania, +19% in Spagna, + 14,3% in Francia. Segno positivo perfino in Grecia, +1,6%. Negativa l’Italia, con -0,2%, tirata giù sostanzialmente dal Mezzogiorno, che perde oltre il 7%, contro il +2% del Centro-Nord.

 

Pil per abitante e divari storici – In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2013 è sceso al 56,6% del valore del Centro Nord, tornando ai livelli del 2003, con un Pil pro capite pari a 16.888 euro.

 

In valori assoluti, a livello nazionale, il Pil è stato di 25.457 euro, risultante dalla media tra i 29.837 euro del Centro-Nord e i 16.888 del Mezzogiorno. Nel 2013 la regione più ricca è stata la Valle d’Aosta, con 34.442 euro, seguita dal Trentino Alto Adige (34.170), dalla Lombardia (33.055), l’Emilia Romagna (31.239 euro) e Lazio (29.379 euro). Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite più elevato è stata l’Abruzzo (21.845 euro). Seguono il Molise (19.374), la Sardegna (18.620), la Basilicata (17.006 euro), la Puglia (16.512), la Campania (16.291), la Sicilia (16.152). La regione più povera è la Calabria, con 15.989 euro.

Ancora in calo la spesa pubblica per investimenti al Sud Nel 2012 la spesa aggiuntiva per il Sud è scesa al 67,3% del totale nazionale, ben al di sotto della quota dell’80% fissata per la ripartizione delle risorse aggiuntive tra aree depresse del Centro-Nord e del Sud del Paese. Particolarmente preoccupanti i tagli agli investimenti in infrastrutture; se nel Centro-Nord si mantengono i livelli di spesa per opere pubbliche di 40 anni fa, al Sud oggi si spende 1/5 di quanto si faceva negli anni ’70. Dinamiche divergenti anche sul fronte degli investimenti delle imprese pubbliche nazionali: al Sud nel 2012 sono crollati del 12,8% rispetto al 2011, mentre al Centro-Nord nello stesso periodo sono saliti del 2,9%.

Il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente.

Nel 2013 occupati al Sud come nel 1977 – Il Mezzogiorno tra il 2008 ed il 2013 registra una caduta dell’occupazione del 9%, a fronte del -2,4% del Centro-Nord. Delle 985mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro, ben 583mila sono residenti nel Mezzogiorno. Nel Sud,dunque, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani si concentra il 60% delle perdite determinate dalla crisi. La nuova flessione riporta il numero degli occupati del Sud per la prima volta nella storia a 5,8 milioni, sotto la soglia psicologica dei 6 milioni; il livello più basso almeno dal 1977, anno da cui sono disponibili le serie storiche basi di dati. Tornare indietro ai livelli di quasi quarant’anni fa testimonia, da un lato, il processo di crescita mai decollato, e, dall’altro, il livello di smottamento del mercato del lavoro meridionale e la modifica della geografia del lavoro.

Da segnalare inoltre nel 2013 l’aumento del tasso di disoccupazione. Quello “ufficiale” nel 2013 è stato del 19,7% al Sud e del 9,1% al Centro-Nord, a testimonianza del permanente squilibrio strutturale del nostro mercato del lavoro.

Il Sud sarà quindi interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando così a pesare per il 27% sul totale nazionale a fronte dell’attuale 34,3%.

 

Il Sud sempre più povero – In Italia oltre due milioni di famiglie si trovavano nel 2013 al di sotto della soglia di povertà assoluta, equamente divise tra Centro-Nord e Sud (1 milione e 14mila famiglie per ripartizione), con un aumento di 1 milione 150mila famiglie rispetto al 2007. La povertà assoluta è aumentata al Sud rispetto all’anno scorso del 2,8% contro lo 0,5% del Centro-Nord. Nel periodo 2007-2013 al Sud le famiglie assolutamente povere sono cresciute oltre due volte e mezzo, da 443mila a 1 milione 14mila, il 40% in più solo nell’ultimo anno.”

 

   Al Sud necessita un Movimento politico identitario e unitario che, in primis, lo difenda dal resto dell’Italia e che ne rivendichi con forza le aspirazioni all’autonomia.

 

La Grecia, negli ultimi 12 anni, ha fatto meglio del Sud (+ 1,6% contro il – 7,2%)…

Luca Longo

NAPOLI e SUD – Valore aggiunto procapite nel 1871 a confronto con quello di oggi

Luca LongoLa seguente tabella riporta il confronto fra l'”Industrializzazione relativa” nel 1871 e il “Valore aggiunto pro capite” nel 2012.

L'”Industrializzazione relativa” corrisponde al rapporto fra il valore aggiunto industriale e la popolazione maschile da 15 anni e più, ed è un parametro sostanzialmente paragonabile al “Valore aggiunto pro capite”.

Come si evince dai dati, nel 1871 NAPOLI era al 5° posto, oggi (nel 2012 le statistiche più recenti) è al 62° posto; è la provincia italiana ad aver perso più posizioni nel periodo considerato. Diciamo che è quella cui l’Unità d’Italia ha recato più danni…

Anche le altre province ex duosiciliane (in grassetto) hanno quasi tutte perso drammaticamente posizioni, in particolar modo le campane e le siciliane.

Luca Longo

POS. INDUSTRIALIZZAZIONE RELATIVA 1871 POS. VALORE AGGIUNTO PRO CAPITE 2012
1 Milano 1,69 1 Milano 37.642,12
2 Genova 1,64 2 Bologna 31.357,85
3 Livorno 1,59 3 Roma 30.660,71
4 Como 1,54 4 Modena 30.138,35
5 Napoli 1,44 5 Parma 29.381,53
6 Torino 1,41 6 Forlì  29.039,67
7 Venezia 1,37 7 Firenze 28.678,77
8 Bergamo 1,36 8 Mantova 28.364,92
9 Novara 1,35 9 Bergamo 28.099,02
10 Cremona 1,34 10 Treviso 27.904,49
11 Brescia 1,30 11 Reggio Emilia 27.818,04
12 Massa Carrara 1,27 12 Verona 27.685,66
13 Agrigento 1,22 13 Padova 27.574,79
14 Firenze 1,22 14 Cuneo 27.475,13
15 Palermo 1,21 15 Vicenza 27.411,48
16 Lucca 1,20 16 Venezia 27.339,00
17 Caltanissetta 1,17 17 Brescia 27.077,02
18 Vicenza 1,07 18 Piacenza 27.065,03
19 Mantova 1,03 19 Ravenna 26.921,76
20 Verona 1,03 20 Udine 26.807,72
21 Pavia 1,00 21 Sondrio 26.761,73
22 Pisa 0,99 22 Belluno 26.455,35
23 Cagliari 0,96 23 Lucca 25.852,49
24 Roma 0,96 24 Torino 25.776,08
25 Bologna 0,95 25 Siena 25.624,67
26 Salerno 0,95 26 Cremona 25.536,35
27 Ancona 0,94 27 Ancona 25.500,87
28 Treviso 0,92 28 Genova 25.446,04
29 Modena 0,91 29 Alessandria 25.330,15
30 Rovigo 0,91 30 Como 25.096,68
31 Belluno 0,90 31 Pisa 25.092,29
32 Cuneo 0,90 32 Novara 24.909,14
33 Parma 0,88 33 Ferrara 24.742,80
34 Catania 0,87 34 Grosseto 24.194,60
35 Padova 0,87 35 Pesaro  24.174,13
36 Trapani 0,85 36 Arezzo 23.679,79
37 Forlì 0,84 37 Imperia 23.451,18
38 Pesaro 0,83 38 Rovigo 23.091,48
39 Foggia 0,82 39 Livorno 23.013,54
40 Ravenna 0,81 40 Pavia 22.707,85
41 Caserta 0,80 41 Ascoli Piceno 22.506,88
42 Udine 0,80 42 Macerata 22.499,57
43 Lecce 0,79 43 Perugia 22.130,95
44 Macerata 0,79 44 Massa Carrara 20.907,13
45 Siracusa 0,79 45 Chieti 20.032,11
46 Catanzaro 0,78 46 Teramo 19.714,07
47 Reggio Emilia 0,78 47 L’Aquila 19.147,93
48 Alessandria 0,76 48 Sassari 18.761,50
49 Bari 0,76 49 Campobasso 18.565,75
50 Piacenza 0,76 50 Cagliari 18.445,03
51 Ferrara 0,74 51 Potenza 16.839,55
52 Siena 0,74 52 Catanzaro 16.810,53
53 Ascoli Piceno 0,73 53 Bari 16.798,99
54 Arezzo 0,71 54 Messina 16.160,65
55 Messina 0,70 55 Palermo 15.755,69
56 Reggio Calabria 0,70 56 Salerno 15.613,58
57 Benevento 0,69 57 Siracusa 15.305,47
58 Perugia 0,68 58 Cosenza 15.197,75
59 Potenza 0,67 59 Avellino 15.077,34
60 Avellino 0,63 60 Catania 14.930,69
61 L’Aquila 0,63 61 Lecce 14.855,89
62 Imperia 0,61 62 Napoli 14.694,14
63 Chieti 0,60 63 Reggio Calabria 14.662,49
64 Cosenza 0,60 64 Benevento 14.459,93
65 Campobasso 0,57 65 Trapani 14.223,71
66 Sondrio 0,56 66 Foggia 13.932,68
67 Grosseto 0,53 67 Caltanissetta 13.388,84
68 Sassari 0,53 68 Caserta 13.317,23
69 Teramo 0,48 69 Agrigento 13.024,52

Macroregione: autonomo modello di sviluppo socio-economico per il Sud

SvimezMi scuso, ma ogni tanto ritorno su temi più volte da me proposti in passato, per evidenziare quella che è una mia forte convinzione: la necessità di un Movimento unitario che difenda strenuamente gli interessi del Sud di fronte alla perdurante crisi economica e al persistente dualismo Nord/Sud e che si faccia promotore di un programma politico tendente al riconoscimento dell’Autonomia per i territori dell’antico Regno delle Due Sicilie. Continua a leggere