Nascita di un mito

castelluccia1Ci capita spesso di non chiederci il perché di certe cose e in modo automatico usiamo degli attrezzi o consumiamo dei prodotti tipici apprezzandone solo il gusto ignari di cosa nasconde la sua storia.

È il caso di uno dei più tipici e apprezzati prodotti della nostra economia, la mozzarella di bufala, sappiamo che è possibile produrla solo in tre aree d’Italia: la pianura pontina, il casertano e la Piana del Sele e in ognuna di queste aree il gusto di questo latticino assume profumi e sapori diversi.

A rivendicarne la paternità insiste una vecchia diatriba tra il casertano e il salernitano, due splendide aree dove la mozzarella ha raggiunto il top della qualità.

Quella che vi propongo è una racconto che che viaggia tra storia e mito, i personaggi, realmente esistiti, sono il giudice di Montecorvino Matteo De Simone e il provisor castri Alberto De Regio della Rocca di Battipaglia e l’anno in questione è il mese di maggio dell’A.D. 1251 ….

Assaggiate Matteo, sono il piacevole risultato di un incidente della lavorazione del formaggio, un giovane pastore piuttosto distratto versò dell’acqua bollente nel paiolo dove si lavorava il formaggio credendolo vuoto per lavarlo ma che di fatto conteneva ancora la cagliata prima che fosse scaricata nelle forme di vimini.

Il maldestro subì una sonora dose di legnate dal padre dopodiché si preoccupò di recuperare la massa di formaggio ma il tentativo, anch’esso maldestro generò quello che io definisco un miracolo della Nostra Signora, la grana della cagliata a contatto con l’acqua bollente si fuse in una unico globo di pasta filacciosa.

Il pastore ne estrasse un pezzo e lo assaggiò con molta curiosità giudicandolo di buon sapore.

Il malfatto ormai era generato, la massa elastica venne rotta in parti più piccole e immerse dentro una congula piena di una salamoia fredda, fu lo scrupolo di non precare quel prodotto che indusse il pastore a consumarlo e offrirlo a me e ai suoi vicini, da quel giorno una parte del latte viene trasformato in palle bianche.

Ti assicuro che non hai mangiato niente di simile in vita tua e il ragazzo che ha provocato l’incidente ora è autorizzato a versare l’acqua bollente invece di beccarsi la quotidiana dose di randellate.”

De Simone prende tra le dita una di quelle palle bianche, nel sollevarla il liquido, simile al latte, gli scivola tra le dita, al contatto quella specie di formaggio gli trasmette la sensazione di morbidezza, elasticità e la superficie è liscia ma delicata, vellutata, la squarcia tra le dita e l’interno è identico all’esterno, quel liquido però continua a fuoriuscire dalla palla ma col pallido biancore del latte sempre più accentuato, dentro non esiste nessun vuoto apparente che possa contenerlo, una magia che non riesce a comprendere.

Matteo porta alla bocca una delle semisfere con le mani ormai completamente unte di latte e nel morderla si bagna le labbra con quel gustoso liquido, il formaggio è dolce, delicato, gommoso e delizioso, in quell’attimo sono gli occhi a esprimere il piacere della scoperta e nessuna vergogna oltrepassa il suo sguardo mentre un rivolo dl prezioso liquido bianco scorre dai lati della bocca.

In un attimo anche l’altra metà scompare nella bocca e lo stesso accade ad un’altra palla.

Conclusa quella meravigliosa esperienza Matteo De Simone non ha parole per descrivere le sensazioni che ha provato, Albero De Regio divertito dopo aver visto la scena e anticipa le parole che avrebbero seguito l’esclamazione stupefatta del giudice “Lo so, è quasi impossibile esprimere qualsiasi concetto, lo stesso è capitato a me quando assaggiate per la prima volta, è qualcosa di nuovo, sconosciuto ma questo scrigno bianco racchiude nel suo interno tutti i sapori di questa terra, ne senti i suoi frutti, assapori il sole che la bacia, odori i profumi del suo oro bianco e delle erbe che hanno nutrito le manze, voli con la mente ad accarezzare le sue acque, questo il tesoro che rimarrà nei miei ricordi ora che dovrò lasciare il castello, di sicuro il sapore di questo formaggio sarà uno dei rimpianti che mi trascinerò fino alla morte”.

Brano tratto dal romanzo storico “Le chiavi” di Vincenzo Tortorella

Programma per il Raduno CDS nella serata 5 ottobre 2019

cds belvedere 5 e 6 ottobre 2019

Napoli, 29 settembre 2019

di Lucia Di Mauro

Andrò, qui, ad illustrare il programma della serata di sabato 5 ottobre, prima giornata del Raduno CDS 2019.

In primis è prevista la presentazione di tre lavori bibliografici:

  1. La minestra è maritata di Gennaro Avano. Il prof. Gennaro Avano, in questo suo scritto, ha voluto ricostruire il percorso storico della gastronomia meridionale, dalla dietologia greca ippocratico-galenica passando per le tavole di Federico II fino ai nostri giorni. Nelle intenzioni dell’autore il libro non vuole essere un mero ricettario ma una via per ripercorrere il come formativo di quell’humus duosiciliano, causa ed effetto dell’identità della nostra gente mediterranea, pluralismo di culture che hanno saputo fondersi in un equilibrio di diversità. Questa è la nostra ricchezza, che ci caratterizza come un unicum al mondo.
  2. Discorsi Duosiciliani di Cosimo de Gioia. Cosimo de Gioia, un ingegnere che ha fatto del proprio rigoroso habitat formativo uno strumento di pensiero e di ricerca (anche storica), propone in queste sue pagine una riflessione sulla figura e sugli scritti di don Massimo Cuofano, esponente simbolo delle avanguardie del meridionalismo borbonico e persona di profondo riferimento umano. Al lettore si propone una scrittura coinvolgente ma non banale, nei cui temi l’autore si inoltra con rispetto e desiderio di verità, aprendo la strada ad ulteriori riflessioni.(Qui si può leggerne un estratto)
  3. Mario Bellotti, “nostro” Coordinatore per il nord Italia, inoltre, illustrerà il suo lavoro di prossima pubblicazione, di cui ci presenta un primo assaggio in questa pagina: ”Nel testo che sto per pubblicare avanzo l’ipotesi che il nostro re Ferdinando (Ferrante) I di Napoli sia stato per tutti gli Italiani un’immensa occasione persa per diventare la prima tra le nazioni europee. La nostra missione, oggi più di ieri, è disvelare, approfondendoli, gli argomenti identitari, vera arma di difesa contro i falsi meridionalisti”.

Il prosieguo della serata si svolgerà con la riflessione dell’avvocato Franco De Angelis, abilmente declinata in dieci punti “roccaforte”, dai quali chiunque voglia iniziare un dialogo con il meridionalismo duosiciliano non può prescindere.

Ecco, di seguito, quanto suggerisce alla nostra discussione il De Angelis.

I DIECI COMANDAMENTI DEL SUD

Premesso che una nazione democratica come gli Stati Uniti d’ America, dopo la cruenta e devastante guerra civile tra gli Unionisti del nord e i Confederati del Sud, abbia voluto pacifica la nazione Americana onorando i caduti di ambo le parti, lasciando che i Confederati vinti continuassero ad esibire pubblicamente le proprie bandiere, a raccontare le proprie battaglie e la loro storia, senza nessun ammonimento da parte dell’autorità federali, In Italia invece si è preferito tacitare questo periodo storico derublicandolo ad una semplice annessione, impedendo di fatto qualsiasi manifestazione pubblica ed esibizione di simboli e bandiere del Regno delle due Sicilie.

Pertanto, come premesso,chiunque, politico, partito, movimento o Istituzione si voglia sedere con noi identitari intorno un tavolo per ragioni meramente elettorali, deve dimostrare di rispettare e far

riconoscere a tutti i livelli polito/ istituzionale, i seguenti punti:

1. Riconoscere ufficialmente il Regno delle Due Sicilie, quale territorio facente parte dell’Italia.

2. Riconoscere la sua storia iniziata nel 1130 d.c. con la nascita del Regno di Sicilia per opera del

normanno Ruggero II, e terminata il 20 marzo 1861, con la reggenza di Francesco II di Borbone.

Un territorio e i suoi confini che malgrado l’avvicendarsi delle Corone Europee, quali, Normanni,

Svevi, Angioini, Aragonesi, Asburgo e infine i Borbone, rimasero piu’ o meno gli stessi per 731

anni, da cui è scaturita una vocazione naturale all’ europeismo.

3. Riconoscere ed autorizzare l’esibizione di simboli, bandiere, ricorrenze storiche e i Reggenti

legate al periodo sopra detto.

4. Riscrivere la Storia dell’ invasione da parte dei Piemontesi/Francesi, attingendo dalla bibliografia

di scrittori e storici del Sud.

5. Inserire testi scolastici che abbiano rivisitato la storia dell’invasione.

6. Riconoscere la figura di S.A.R. Carlo di Borbone, quale erede del Regno della dinastia dei

Borbone.

7. Onorare il Sacrario, in tutte le ricorrenze nazionali ufficialmente riconosciute, di Francesco II di

Borbone, quale ultimo Sovrano del Regno delle Due Sicilie.

8. Ultimo ma non meno importante, le scuse ufficiali del Presidente di turno della Repubblica

Italiana.

9. Considerare le regioni del SUD come una macro regione.

10. Ridefinire culturalmente, storicamente e geograficamente,come atto identitario, gli Antichi

Confini che fino al 20 marzo 1861 distinguevano il Regno delle Due Sicilie dallo Stato Pontificio.

Dulcis in fundo ci sarà il momento degli interventi personali e della discussione

In un contesto epocale dove la ricerca del consenso, dei numeri esponenziali, della quantità privilegia l’impatto emotivo e superficiale alle questioni trattate, Comitati Due Sicilie si propone con piccole, permettetemi il termine, “perle” di qualità, nella certezza che proprio nella qualità potremo dissotterrare e ricreare radici d’identità.

Lucia Di Mauro

(segretario nazionale CDS)