Il mio nome è Algemondo

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Di Vincenzo Tortorella

“Il mio nome è Algemondo, sono un nobile arimanno di Benevento e sono qui disteso sul mio letto in attesa che la morte venga a raccogliermi.

Ero membro della corte del principe di Benevento Grimoaldo, quarto nella serie fino alla sua morte alla quale ho contribuito in modo eclatante solo pochi anni fa, nell’817 per essere precisi. Continua a leggere

Intervista per il Roma a Francesco Vaccaro e la sua Stella di Scampia.

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Intervista per il Roma a Francesco Vaccaro e la sua Stella di Scampia.

Di Fiore Marro

Caserta 14 giugno 2018

Ho avuto modo, durante un corso di lingua napoletana (una bellissima intuizione di Davide Brandi), di fare la conoscenza del professore Francesco Vaccaro, cultore della lingua napoletana e di tutto ciò che riguarda la storia del sud italico. Il libro di cui tratta la mia intervista è “La Stella di Scampia” edito nel 2012, una risposta alla negatività di Gomorra . Nato a Napoli nel 1941, dove ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio presso l’Università di Napoli, iscritto all’albo dei Dottori Commercialisti di Napoli, del quale tuttora fa parte come Consigliere del Senato, dal 1997 fa funzione di Giudice, Continua a leggere

Di Maio e Il “Reddito di Cittadinanza”, per le Due Sicilie non è una novità.

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Di Maio e Il “Reddito di Cittadinanza”, per le Due Sicilie non è una novità.

Quando c’era  Ferdinando, non funzionavano solo i treni …

Di Fiore Marro

Caserta 6 giugno 2018

Passata la sbornia elettorale e poi quella da parto trigemellare per allestire il Governo, finalmente si torna a parlare di cose da fare e, come promesso in fase di campagna elettorale, i nuovi ministri ancora in fase di “bagnasciuga” ripropongono quanto promesso in campagna elettorale; il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha promesso di chiamare al suo dicastero coloro i quali lo affiancarono durante la prima era della lotta alla Terra dei Fuochi; il vicepremier leghista Matteo Salvini, Continua a leggere

Incontro identitario a Acri ( Cs) – Consuma Sud.

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Incontro identitario a Acri ( Cs) – Consuma Sud.

Tema della prima edizione  è la valorizzazione del comparto agroalimentare ed  enogastronomico.

Di Fiore Marro

Caserta 1 giugno 2018

Come dice Eugenio Bennato : Pure a Calabria mo se arrevutata… e così che questa “voglia matta” di reagire ai luoghi comuni, che si raccontano sulla gente del sud, spinge sempre più  cittadini, che un tempo furono delle Due Sicilie, a organizzarsi e a manifestare, in ogni dove il loro orgoglio territoriale, ora con una festa delle Tammorre, ora con  un convegno all’insegna del buon cibo meridionale e della tradizione folkloristica, percorsi di storia, appartenenza, cultura, e enogastronomico delle eccellenze e tipicità, che parte e coinvolge la Sicilia, l’Abruzzo, la Campania,la Basilicata, la Puglia e la Calabria, che in questa occasione, ha aggregato cultura, tradizione e specialità autoctone, del territorio. Continua a leggere

“La Tammorra dei Briganti”! Dal 15 al 17 giugno a Giugliano in Campania.

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“La Tammorra dei Briganti”! Dal 15 al 17 giugno a Giugliano in Campania.

Di Fiore Marro

Caserta 23 maggio 2018

Pino Aprile apre la 6a edizione dell’evento La Tammorra dei Briganti (Storia, Suoni e Sapori del Sud) con un convegno a Piazza Gramsci venerdì 15 giugno alle 18:00.

La Tammorra dei Briganti (Storia, Suoni e Sapori del Sud) è l’immagine che dà il titolo alla manifestazione che da anni si svolge nel territorio giuglianese con l’arrivo dell’estate. Continua a leggere

BELVEDERE DI S. LEUCIO ” I Colori del Sud” Convegno conclusivo

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BELVEDERE DI S. LEUCIO ” I Colori del Sud” Convegno conclusivo

Promozione dei prodotti agroalimentari delle due Sicilie

Di Fiore Marro

Caserta 16 maggio 2018

La giornata conclusiva del progetto di gemellaggio tra l’istituto Galileo Ferraris di Caserta e la Scuola di indirizzo alberghiero don Calogero de Vincenti di Bisacquino Palermo, organizzato, a nostro avviso in modo proficuo dal corpo insegnanti dell’istituto scolastico di Terra di Lavoro, si A? svolta ieri, martedì15 maggio 2018, presso il Belvedere di San Leucio. Continua a leggere

Antica Farmacia Napoletana

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Antica Farmacia Napoletana

Appunti sulla regolamentazione tra Medico e Speziale.

Di Fiore Marro

Caserta

Il Regno delle due Sicilie ha trovato la sua unità, almeno a partire dal 1200, con la prima monarchia moderna di Federico II.

Nel 1227 Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re delle due Sicilie, volle assolutamente separare e regolamentare l’esercizio della professione medica e quella dello speziale (di nuova istituzione), definendone i rapporti e vietando loro ogni forma di associazione.

Il paragrafo 46 delle sue Costituzioni Melfitane  prescrive: Il medico non potrà esercitare la farmacia né far società con un farmacista. Questi confectionari (preparatori, ndr) dovranno prestare giuramento ed eseguire gli ordini dei medici senza frode e le loro “staciones” (laboratori o farmacie, ndr) dovranno occupare il territorio secondo un disegno precostituito (pianta organica, ndr).

In questo modo, in Italia, per la prima volta in tutto il mondo – dato che altrove vivevano, metaforicamente, ancora nelle caverne, sugli alberi, nelle capanne o sotto le tende -, volle eliminare l’evidente conflitto di interessi (condizione giuridica che si verifica quando viene affidata un’alta responsabilità decisionale a un soggetto che ha interessi personali o professionali in contrasto con l’imparzialità richiesta da tale responsabilità, che può venire meno a causa degli  interessi in causa) dei medici nei confronti dei malati, interponendo una terza professionalità tra diagnosi e terapia, sia per controllarne la necessità e la correttezza, sia per garantirne la perfezione e quindi l’efficacia.

L’Imperatore volle così sancire la funzione sociale ed etica del Farmacista che opera in Farmacia.

Molti secoli dopo, precisamente il 31 maggio 1730 la Congregazione degli Speziali di Medicina di Napoli fonda in via San Paolo, traversa di via Tribunali, la Venerabile Arciconfraternita dei SS. Pellegrino ed Emiliano, santi che diventano, fra i vari, patroni degli Speziali Napoletani, per preciso volere dei Governatori eletti a reggere la Congregazione. Secondo un’antica leggenda, infatti, San Pellegrino, noto come eremita, dopo aver condotto gran parte della sua vita in giro per il mondo, si stabilisce in Napoli dove muore ed ha sepoltura. Sembra che il suo vero nome sia sconosciuto e per tal motivo egli sia denominato Pellegrino; a lui va ascritto il merito di aver scoperto una cura che, per la prima volta, libera i napoletani dall’imperversare della peste.

Sant’Emiliano, invece, è noto come medico la sua storia è legata alle persecuzioni in Africa nell’anno 484 sotto il re ariano Unnarico. La chiesa ed il palazzo ad essa annesso passano successivamente al Duca di Bagnoli, cui l’Ordine degli Speziali di Medicina di Napoli si rivolge per ottenere la concessione in enfiteusi della chiesa; 1’atto notarile stabilisce che vengano pagati ducati 18 di carlini d’argento annui. La Venerabile Arciconfraternita dei SS. Pellegrino ed Emiliano svolge una vasta attività sia religiosa che assistenziale, redige e pubblica, traendone utili, il Ricettario e la Tariffa dei medicinali, soggetti ad approvazione del Protomedico pro tempore, e si dota di proprie leggi per la tutela degli interessi della categoria.

Contestualmente gli Speziali assumono l’incarico di riedificare dalle fondamenta la chiesa, in gravi condizioni, godendo perciò anche del beneplacito delle autorità sia civili che ecclesiastiche.

Nel 1732 a Napoli l’incaricato per la riorganizzazione dell’università Monsignor Galiani nota che nello Studium napoletano “mancarvi anche la cattedra per insegnare la natura dei minerali, coll’uso de’ quali infiniti medicamenti si compongono. E sebbene sia una cattedra per insegnare a’ giovani l’uso dei semplici, e la natura delle erbe ch’entrano nella composizione d’infinite medicine, cioè della Botanica; ad ogni modo in questa le lezioni per i giovani sono di niuna utilità, poiché la descrizione di ciascun erba non viene accompagnata dall’osservazione oculare dell’erba medesima, non essendovi nello studio, l’orto dei semplici, come negli altri studi d’Europa”. La cattedra, senza orto per le esercitazioni, per richiesta al Ceto degli Speziali è assegnata ad Orazio Biancardo

Casarano ( Le) processo a GIUSEPPE GARIBALDI sul tema EROE O INVASORE?

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Casarano ( Le) processo a GIUSEPPE GARIBALDI sul tema EROE O INVASORE?

Di Fiore Marro

Caserta 14 maggio 2018

Nella famosa canzone, tra l’altro bellissima di Eugenio Bennato :” Brigante se More” manca qualche strofa riguardo la reazione pugliese,  all’invasione Tosco – Padana,  causata a opera di Garibaldi, ma ieri 13 maggio 2018 a Casarano ( Le),  grazie a agli organizzatori di un processo ( In contumacia), è finalmente  arrivata forte e chiara, la risposta che tutti da 157 anni aspettavamo, anche se un poco in ritardo, comunque la reazione è arrivata forte e chiara. La storia risorgimentale che è stata raccontata è un “Falso Storico”.

Su iniziativa de L’ASTRONAVE VERDE, associazione culturale di Casarano, si e’ tenuto presso l’auditorium comunale  il riuscitissimo processo virtuale a GIUSEPPE GARIBALDI sul tema EROE O INVASORE?

La sala pienissima testimoniava l’interesse dei cittadini, più che sullo stesso GARIBALDI, verso la QUESTIONE MERIDIONALE, sempre viva tra le nostre genti.

L’accusa era affidata ai prof. Aldo D’ANTICO e Salvatore MARRA, sostenitori di un GARIBALDI “INVASORE, MASSONE E MERCENARIO PER CONTO DEI PIEMONTESI E DEGLI INGLESI”. La difesa dal prof. Maurizio NOCERA ed avv. Giovanni BELLISARIO, accaniti sostenitori di un GARIBALDI EROE che, “tra le altre, oltre a liberare il meridione dai cupi e schiavisti BORBONI, mirava a realizzare una sorta di tardo rivoluzione francese o, meglio ancora, un GARIBALDI PRECURSORE DELLE RIVOLUZIONI SOCIALISTE con tanto di lodi al fenomeno dell’ILLUMINISMO”.

Il “PROCESSO” si e’ rivelato molto INTERESSANTE e non sono mancate le approvazioni e le indignazioni del pubblico.

Tra gli indignati, Tommaso Bruno che ci ha comunicato il suo sdegno :  “Non sono riuscito a trattenere la mia contrarietà verso la difesa tesa a minimizzare le innumerevoli stragi compiute verso inermi cittadini e militari del REGNO dagli eserciti GARIBALDINO E PIEMONTESE che, per saccheggiare il REGNO DUOSICILIANO, INVASERO dapprima la Sicilia e, passando per tutto il SUD, il nostro “benemerito eroe”, compiuta l’ultima strage di GAETA, consegnava l’ormai ex REGNO ai suoi mandanti piemontesi ed inglesi con l’aggiunta del riverente ed eloquente”OBBEDISCO”.

Anche a Napoli si diede vita  a un tribunale per un PROCESSO A GARIBALDI, era il 13 aprile 2002, incaricato del’accusa fu il prof. Gennaro De Crescenzo presidente nazionale del Movimento Neoborbonico, che introdusse il capo d’imputazione, leggendo una lettera che il nizzardo indirizzò a Adelaide Cairoli madre  di  Benedetto e Enrico Cairoli, garibaldesi della prima. “ Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Ho la coscienza di non aver fatto del male. Nonostante ciò, non rifarei la via dell’Italia Meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi là cagionato solo squallore e suscitato solo odio”. Una confessione diretta dei danni causati ai popoli del regno delle Due Sicilie.

Complimenti a tutti gli organizzatori dell’evento di Casarano. Dai più considerato un vero successo che ha coinvolto, anche emotivamente, tante persone, al di là dei responsi , a dimostrazione che non è vero che la storia è passata, anzi la verità rimane anche a distanza di tempo,  sempre di più attuale.

Lecce e la Puglia, per Forbes tra i 7 luoghi favolosi e convenienti in Italia

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Santa Maria di Leuca ( Le)

Lecce e la Puglia, per Forbes tra i 7 luoghi favolosi e convenienti in Italia

Di Fiore Marro

Caserta  11 maggio 2018

Forbes incorona la Puglia, Lecce con Otranto e Santa Maria Di Leuca tra i migliori posti e convenienti in Italia.

Lecce e la Puglia, per Forbes tra i 7 luoghi favolosi e convenienti in Italia Di Fiore Marro Caserta Forbes incorona la Puglia, Lecce con Otranto e Santa Maria Di Leuca tra i posti migliori e più convenienti in Italia. Continua a leggere

La minestra è maritata.

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Intervista a Gennaro  Avano, autore del libro : La minestra è maritata.

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Di Fiore Marro

Caserta  11 maggio 2018

Gennaro Avano  classe1971, napoletano, insegna al Liceo Artistico Statale di Fermo e ha ricoperto la funzione di referente per le didattiche speciali per gli alunni in situazione di handicap per un decennio. Attualmente riveste l’incarico di amministratore per il comune di Montefiore dell’Aso (AP) ove risiede dal 2005. Artista visivo e musicista, dagli anni Novanta è stato sperimentatore e animatore di numerosi sodalizi artistici e culturali, tra i quali annovera con orgoglio essere stato trai i primi firmatari dei Comitati Due Sicilie, con i quali continua a collaborare. Ha esposto e si è esibito in numerose mostre e performance audiovisive in Italia e all’estero; come saggista e recensore d’arte ha curato i testi di vari cataloghi, tra cui La rete (2011) e La sensibilità della forma (2013) del Maestro Ciro Maddaluno, patrocinato dai Comuni di Fermo, Porto Sant’Elpidio, Monte Vidon Corrado e Provincia di Fermo; e cofirmatario del catalogo La storia muta (2017) di Claudio Cuomo, per la mostra di Palazzo Coveri a Firenze. Da anni impegnato in una ricerca sulla cultura meridionale e sugli sviluppi dei fenomeni artistici nel Meridione ha pubblicato Tracce per una storia delle arti duosiciliane (Vozza 2006) e La minestra è maritata, ritratto storico della gastronomia meridionale (Effepi Libri 2016) che vanta la prefazione di Alfonso Iaccarino. Ed è il libro di cui parliamo.

1) parliamo del tuo lavoro letterario, un libro che attraverso il cibo tratta anche e soprattutto altro?

Innanzitutto mi preme dire che per me il meridionalismo non è una forma di tifoseria, una contrapposizione, quanto la missione di testimoniare una cultura che, benché reduce da una secolare opera di smantellamento,  resta ancora la massima espressione della cultura [voglio essere riduttivo] italiana. Permanendo nei secoli come il possente tempio di Nettuno a Paestum. Ecco, per me quello è il simbolo del Meridione, un gigante cui tutti hanno attentato ma che nessuno è riuscito ad abbattere.  Inutile dire che dopo la vicenda unitaria,  molto di ciò che era espressione dell’identità meridionale fu delegittimato e grandi masse migranti, deprivate di ogni cosa, recavano con se solo i saperi immateriali, tra cui la gastronomia. Essa perciò, all’indomani di questa diaspora, rimase la maggiore espressione dell’identità.

2) La tua Napoli, attraverso gli occhi innamorati di chi non la vive tutti i giorni?

Non ho mai perduto una relazione con la mia città, anche se non vi risiedo da molti anni. A Napoli vivono i miei genitori, i miei fratelli, e ivi conservo carissime amicizie, compresa quella con Alfonso e Livia Iaccarino, i grandi ristoratori cui devo la prefazione del mio saggio “La minestra è maritata”.

3) I tuoi trascorsi identitari oggi, quali propositi, quali prospettive?

Non sento francamente il cammino finora percorso come un “trascorso”. I valori che avverto e il messaggio che tento di esprimere attraverso i saggi, come insegnante e come genitore, sono una costante della mia vita. Anche la mia permanenza lontano da Napoli diventa in quest’ottica una missione: testimoniare la cultura di Napoli e, più ampiamente, del Meridione.  Il pensiero meridiano è, filosoficamente parlando, secondo me, la grande alternativa al “regno dell’utile”, alla società del consumo che ha caratterizzato tutto il mondo occidentale dell’ultimo secolo e mezzo.

4) La nostra collaborazione è nata con la fondazione dei CDS, vale la pena proseguire il cammino intrapreso o ritieni il progetto Comitati Due Sicilie un percorso al capolinea? Diciamo che dopo un decennio il lavoro svolto dai Comitati si è consolidato e si configura come tassello importante nel ricco scenario dell’associazionismo meridionalista. Credo però che molto ci sia da fare, pertanto lo ritengo un percorso che ha una solida ragion d’essere.

5) A distanza di oltre un decennio, quali sono le tue aspettative per un sud migliore?

Io credo, e spero, in una sempre maggiore consapevolezza dell’identità meridionale. Credo che in questa frenetica anomia che colpisce i valori, e l’identità stessa dell’Occidente, il “genio materno meridiano” rappresenti una sorta di tregua. Un immotus instabilis, letteralmente “fermo in movimento”, uno stile di pensiero che, vichianamente parlando, rappresenta una nuova età degli eroi. Una categoria di cui abbiamo oggi gran bisogno. Il Meridione deve però, attraverso una progressiva consapevolezza, pervenire ad una coesione -sotto ogni aspetto- che ancora, ahimè, manca.

6) Il tuo prossimo impegno letterario di cosa tratterà?

Attendo a breve l’uscita di una seconda parte della ricognizione sulla cultura gastronomica meridionale, il lavoro si intitola “La letteratura gastronomica del Meridione d’Italia” e sarà pubblicato dall’editore salentino Besa- Controluce. Sono però già da tempo impegnato su un altro aspetto della cultura meridionale con un lavoro che ha per oggetto il rito misterico e l’esoterismo nella musica meridionale.