Intervista per il Roma a Francesco Vaccaro e la sua Stella di Scampia.

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Intervista per il Roma a Francesco Vaccaro e la sua Stella di Scampia.

Di Fiore Marro

Caserta 14 giugno 2018

Ho avuto modo, durante un corso di lingua napoletana (una bellissima intuizione di Davide Brandi), di fare la conoscenza del professore Francesco Vaccaro, cultore della lingua napoletana e di tutto ciò che riguarda la storia del sud italico. Il libro di cui tratta la mia intervista è “La Stella di Scampia” edito nel 2012, una risposta alla negatività di Gomorra . Nato a Napoli nel 1941, dove ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio presso l’Università di Napoli, iscritto all’albo dei Dottori Commercialisti di Napoli, del quale tuttora fa parte come Consigliere del Senato, dal 1997 fa funzione di Giudice, Continua a leggere

“Q.M. – Questione Meridionale”, il progetto editoriale identitario

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“Q.M. – Questione Meridionale”, il progetto editoriale identitario

Di Fiore Marro

Caserta 31 maggio 2018

C’è stato un appello dell’amico Rino Genovese, che esortava a seguire e soprattutto leggere un libro importantissimo, per chi vuole sapere di più, sulla Questione Meridionale, dopo che anche il vostro bravo cronista ha letto l’ottima pubblicazione della Giammarino Editore, raccolgo immodestamente, il testimone, dell’invito lanciato da Genovese e sollecito gli amici che mi leggono dalle pagine di Belvederenews, e chiedono come fare per leggere “Q.M. – Questione Meridionale”, di cercare la nuova pubblicazione di approfondimento trimestrale che ha sostituito Il Brigante Magazine. Continua a leggere

11 maggio 1860: Garibaldi e i Mille sbarcano a Marsala

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11 maggio 1860: Garibaldi e i Mille sbarcano a Marsala

11 maggio 2018

https://quibrianzanews.com/

Ferdinando Carlo Maria di Borbone, per tutti Ferdinando II, diceva una sacrosanta verità. il suo Regno delle due Sicilie era difeso dall’acqua salata e dall’acqua benedetta. Ovvero dal mare e, nella sua parte settentrionale, dalla presenza dello Stato Pontificio in quel momento protetto dalla Francia. Suo figlio Francesco II, suo successore al trono, non poteva immaginare che l’11 maggio 1860, Giuseppe Garibaldi potesse sbarcare con i Mille a Marsala. Continua a leggere

La minestra è maritata.

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Intervista a Gennaro  Avano, autore del libro : La minestra è maritata.

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Di Fiore Marro

Caserta  11 maggio 2018

Gennaro Avano  classe1971, napoletano, insegna al Liceo Artistico Statale di Fermo e ha ricoperto la funzione di referente per le didattiche speciali per gli alunni in situazione di handicap per un decennio. Attualmente riveste l’incarico di amministratore per il comune di Montefiore dell’Aso (AP) ove risiede dal 2005. Artista visivo e musicista, dagli anni Novanta è stato sperimentatore e animatore di numerosi sodalizi artistici e culturali, tra i quali annovera con orgoglio essere stato trai i primi firmatari dei Comitati Due Sicilie, con i quali continua a collaborare. Ha esposto e si è esibito in numerose mostre e performance audiovisive in Italia e all’estero; come saggista e recensore d’arte ha curato i testi di vari cataloghi, tra cui La rete (2011) e La sensibilità della forma (2013) del Maestro Ciro Maddaluno, patrocinato dai Comuni di Fermo, Porto Sant’Elpidio, Monte Vidon Corrado e Provincia di Fermo; e cofirmatario del catalogo La storia muta (2017) di Claudio Cuomo, per la mostra di Palazzo Coveri a Firenze. Da anni impegnato in una ricerca sulla cultura meridionale e sugli sviluppi dei fenomeni artistici nel Meridione ha pubblicato Tracce per una storia delle arti duosiciliane (Vozza 2006) e La minestra è maritata, ritratto storico della gastronomia meridionale (Effepi Libri 2016) che vanta la prefazione di Alfonso Iaccarino. Ed è il libro di cui parliamo.

1) parliamo del tuo lavoro letterario, un libro che attraverso il cibo tratta anche e soprattutto altro?

Innanzitutto mi preme dire che per me il meridionalismo non è una forma di tifoseria, una contrapposizione, quanto la missione di testimoniare una cultura che, benché reduce da una secolare opera di smantellamento,  resta ancora la massima espressione della cultura [voglio essere riduttivo] italiana. Permanendo nei secoli come il possente tempio di Nettuno a Paestum. Ecco, per me quello è il simbolo del Meridione, un gigante cui tutti hanno attentato ma che nessuno è riuscito ad abbattere.  Inutile dire che dopo la vicenda unitaria,  molto di ciò che era espressione dell’identità meridionale fu delegittimato e grandi masse migranti, deprivate di ogni cosa, recavano con se solo i saperi immateriali, tra cui la gastronomia. Essa perciò, all’indomani di questa diaspora, rimase la maggiore espressione dell’identità.

2) La tua Napoli, attraverso gli occhi innamorati di chi non la vive tutti i giorni?

Non ho mai perduto una relazione con la mia città, anche se non vi risiedo da molti anni. A Napoli vivono i miei genitori, i miei fratelli, e ivi conservo carissime amicizie, compresa quella con Alfonso e Livia Iaccarino, i grandi ristoratori cui devo la prefazione del mio saggio “La minestra è maritata”.

3) I tuoi trascorsi identitari oggi, quali propositi, quali prospettive?

Non sento francamente il cammino finora percorso come un “trascorso”. I valori che avverto e il messaggio che tento di esprimere attraverso i saggi, come insegnante e come genitore, sono una costante della mia vita. Anche la mia permanenza lontano da Napoli diventa in quest’ottica una missione: testimoniare la cultura di Napoli e, più ampiamente, del Meridione.  Il pensiero meridiano è, filosoficamente parlando, secondo me, la grande alternativa al “regno dell’utile”, alla società del consumo che ha caratterizzato tutto il mondo occidentale dell’ultimo secolo e mezzo.

4) La nostra collaborazione è nata con la fondazione dei CDS, vale la pena proseguire il cammino intrapreso o ritieni il progetto Comitati Due Sicilie un percorso al capolinea? Diciamo che dopo un decennio il lavoro svolto dai Comitati si è consolidato e si configura come tassello importante nel ricco scenario dell’associazionismo meridionalista. Credo però che molto ci sia da fare, pertanto lo ritengo un percorso che ha una solida ragion d’essere.

5) A distanza di oltre un decennio, quali sono le tue aspettative per un sud migliore?

Io credo, e spero, in una sempre maggiore consapevolezza dell’identità meridionale. Credo che in questa frenetica anomia che colpisce i valori, e l’identità stessa dell’Occidente, il “genio materno meridiano” rappresenti una sorta di tregua. Un immotus instabilis, letteralmente “fermo in movimento”, uno stile di pensiero che, vichianamente parlando, rappresenta una nuova età degli eroi. Una categoria di cui abbiamo oggi gran bisogno. Il Meridione deve però, attraverso una progressiva consapevolezza, pervenire ad una coesione -sotto ogni aspetto- che ancora, ahimè, manca.

6) Il tuo prossimo impegno letterario di cosa tratterà?

Attendo a breve l’uscita di una seconda parte della ricognizione sulla cultura gastronomica meridionale, il lavoro si intitola “La letteratura gastronomica del Meridione d’Italia” e sarà pubblicato dall’editore salentino Besa- Controluce. Sono però già da tempo impegnato su un altro aspetto della cultura meridionale con un lavoro che ha per oggetto il rito misterico e l’esoterismo nella musica meridionale.

SUD 34 per un’equità Sud/Nord che aspettiamo da oltre 150 anni

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SUD 34 per un’equità Sud/Nord che aspettiamo da oltre 150 anni

Di Fiore Marro

Caserta 1 febbraio 2018

Da due mesi sui social e sul web sta girando una petizione da firmare su change.org  (“Sud 34”).

La pagina indica : “Nelle Regioni del Mezzogiorno vive il 34% della popolazione italiana, a cui va, però, solo il 28% della spesa pubblica, inclusi i fondi europei che dovrebbero essere aggiuntivi; per voci decisive per lo sviluppo sociale, economico, turistico, come gli investimenti ferroviari, anche meno del 20%. E questo dura da un secolo e mezzo. Ma, ancora oggi, lo Stato spende 4.350 euro in meno per ogni meridionale; 85 miliardi in meno all’anno; 850 miliardi in meno negli ultimi dieci anni. Per l’assistenza alle famiglie, quasi 400 euro pro capite a Trieste, meno di 10 a Vibo Valentia. C’è un’Italia storta da raddrizzare, prima che si spezzi. “Sud 34%” si chiama così, perché mira a ottenere l’equa ripartizione della spesa pubblica ordinaria, in modo che i fondi europei siano finalmente aggiuntivi. I diritti non sono un concetto astratto, ma persone, ammalati, bambini, studenti, pendolari, i cui fabbisogni non possono diminuire secondo il luogo di residenza o il reddito. In Italia è passata l’idea che i diritti si comprano o si ereditano: se vivi in una regione ricca, lo Stato ti deve garantire una sanità migliore; se hai già asili nido, riceverai più soldi, alle città del Sud che non ne hanno, zero euro; se hai già i treni, ne avrai altri e sempre migliori; al Sud, littorine a gasolio. Se sei del Sud, hai e avrai sempre meno; per avere asili, treni, università attrezzate, dovrai emigrare. Il tutto è aggravato dalla devastazione ambientale che il Sud, ridotto a discarica dei veleni del Nord, è costretto a subire. Un divario economico e di diritti dovuto a politiche distorte dello Stato. Questo va corretto. La Costituzione prevede diritti civili e sociali “garantiti su tutto il territorio nazionale”. I firmatari di “Sud 34%” chiedono equità nella ripartizione delle risorse ordinarie e che il ciclo di fondi europei 2014-2020, di cui la gran parte non è stata ancora spesa, sia realmente aggiuntiva. Il voto è l’unico diritto non legato al reddito (per ora?). Il Mezzogiorno eleggerà il 34% del prossimo Parlamento e ci sono milioni di meridionali residenti al Centronord, coscienti delle ragioni politiche e storiche che li hanno costretti a emigrare. Poiché l’equità è dovere di tutti, “Sud 34%” si rivolge, a uno a uno, ai candidati di qualsiasi schieramento, cui chiede un impegno sottoscritto pubblicamente a intraprendere azioni concrete per la parità di diritti per le persone, le imprese, i prodotti, l’ambiente e i beni culturali del Sud Italia. E su chi si impegnerà in tal senso chiederemo agli onesti, ovunque residenti, di far convergere i loro voti. (È ovviamente esclusa la Lega Nord, per il suo programma razzista: “Prima il Nord”, “Prima il Veneto”).

“Agenda Sud 34%”, per le prossime elezioni propone tre punti irrinunciabili:

1 – ISTRUZIONE: dal riequilibrio dei criteri per la gestione delle università, oggi legati alla ricchezza del territorio (più hai, più ti viene dato), dunque penalizzanti per quelle meridionali; alla riammissione nei programmi di Letteratura del Novecento degli autori e poeti del Sud, esclusi (pur se premi Nobel) dal 2010; alla spesa per gli asili, calibrata non sul numero di bambini che ne hanno bisogno, ma sul numero di asili che si hanno già.

2 – SANITÀ: riequilibrio dei livelli di assistenza (lea), oggi calibrati su chi ha speranza di vita più lunga e cure e presidi sanitari già migliori; un meccanismo che produce un incremento esponenziale della spesa per chi ha più e una continua riduzione per chi già riceve meno risorse e meno cure. Tanto che 14 persone su 100, a Sud, hanno ormai smesso di curarsi e il sistema sanitario sposta malati, soldi (circa 4 miliardi all’anno) e posti letto da Sud a Nord.

3 – COLLEGAMENTI: riequilibrio della spesa per le ferrovie e correzione delle norme che regionalizzano il servizio locale, al punto che solo Regioni del Nord e alcune del Centro possono permetterselo, condannando il Sud a linee sempre più inefficienti (velocità media inferiore a quella dei primi del Novecento) o del tutto assenti (mille chilometri in meno in 70 anni): e la città europea capitale della Cultura nel 2019, Matera, è ancora irraggiungibile con le Ferrovie dello Stato. Si inaugura incompleta la Salerno-Reggio Calabria come se bastasse ribattezzarla da A3 ad A2, mentre la superstrada jonica forse sarà finita a un secolo dall’avvio.

L’hanno già firmata oltre diciottomila persone: gruppi e movimenti culturali duosiciliani,meridionalisti e identitari, politici di diverso colore, scrittori e giornalisti (in testa Pino Aprile, Lorenzo Del Boca, Lino Patruno), artisti (Mimmo Cavallo e Al Bano tra gli altri), leader di movimenti ( Gennaro De Crescenzo, Nando Dicè, il sottoscritto), uomini dello sport, docenti universitari.

Tutti uniti da una volontà precisa: quella di chiedere (in questa campagna elettorale che sarà ricordata come una delle peggiori nel pessimo panorama politico italiano degli ultimi anni e non solo) ai candidati di impegnarsi pubblicamente a sostenere il diritto dei meridionali ad avere la stessa spesa pubblica pro-capite degli altri italiani, almeno per istruzione, sanità, trasporti.

Faccio mio l’appello e anche l’invito a firmare questa petizione che rappresenta un segnale e una provocazione in un Paese duale che sembra ormai aver dimenticato per sempre il Sud e i meridionali lasciandoli al loro  destino già indicato dall’Istat: quello di un deserto senza giovani (e senza  speranze).

Si è voluto lanciare questa corsa per denunciare e mettere all’indice la propaganda (“è finita la crisi”)dei politici e delle false informazioni della stampa di regime, che ricorda magari i famosi boom degli anni ’50 e ’60 (boom per il Nord e non certo per il Sud che continuava a patire, soffrire e a partire). Firmiamo e andiamo avanti e così facendo, magari stoppiamo le continue umiliazioni (media, e stadi in primis il Napoli!) con il Sud e Napoli soprattutto  carichi di luoghi comuni e razzismi…

Anche per questo Sud34.

 

 

 

 

 

“Matilde Serao, ‘a Signora” l’ottavo volume della Collana “Italiane”

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Intervista a Nadia Verdile – sul suo ultimo lavoro letteraio

“Matilde Serao, ‘a Signora” l’ottavo volume della Collana “Italiane”

 di Fiore Marro

Caserta 26 gennaio 2018

Nadia Verdile, la Prof per eccellenza, come viene indicata dalle allieve e dagli allievi del Liceo Artistico “San Leucio” di Caserta, ho avuto modo di conoscerla in una serata casertana, presso il Circolo Sociale, in occasione della presentazione del libro dedicato a Michele Pezza (Fra’ Diavolo) a opera di una sua discendete, Maria Alba Pezza; era il 23 settembre 2006 e capii al primo impatto di trovarmi dinnanzi a una persona speciale, una guerrigliera della penna e dell’anima, profonda napoletana. Le sue lotte per Carditello, la portarono a esporsi al punto di ritrovarsi minacciata di morte assieme all’allora Ministro dei Beni Culturali Massimo Bray, titolare del dicastero nel Governo Letta, dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014; entrambi minacciati dalla malavita locale o chi per essa, per aver interferito in loschi affari, per essersi intromessi in una questione, quella del Real Sito Borbonico nel comune di San Tammaro, al centro di molti, troppi, appetiti. Il libro di cui parliamo è l’ultimo dei tanti da lei scritti, perdonate però se cito quello di Nadia che amo più di tutti gli altri: Carissima compagna mia … da San Leucio lettere private di Ferdinando IV a Maria Carolina, Pisa, Il Campano, 2015, pp. 104; un gingillo tradotto in parole.

“Matilde Serao, ‘a Signora”, edito da Pacini Fazzi, nel novembre 2017, 116 pagine, è il libro che apre l’intervista di oggi. È l’ottavo volume della Collana “Italiane” che Nadia Verdile dirige.

1)In “Donna Matilde” troveremo cose che non sappiamo di lei?

Ho provato a raccontare la donna. Matilde Serao è conosciuta da tutti come giornalista, come scrittrice. Della sua vita privata si sa meno. Il mio desiderio era quello di far scoprire cosa è stata la vita della Signora, vissuta a cavallo di due secoli quando Napoli era ancora capitale morale della cultura; una donna che è stata lavoratrice instancabile della parola e allo stesso tempo madre, amica, compagna, figlia. In ognuno di questi ruoli lei ha dato il meglio di sé. La sua penna, la sua verve, il suo solido e razionale amore per Napoli e la sua gente me l’hanno fatta amare e sentire sulla pelle.

2)Nel tuo impegno per Carditello, per San Leucio, quali novità ci sono?

La reggia di Carditello è ormai in fase di rinascita. Dopo l’acquisizione al patrimonio dello Stato, esattamente quattro anni fa, grazie allo straordinario impegno di Massimo Bray, oggi è in attesa del secondo lotto di restauri che riguarderanno la palazzina centrale, quella dove era l’appartamento reale. È gestita da una Fondazione presieduta da Luigi Nicolais e vive anche grazie all’impegno instancabile dei volontari di Agenda 21 che curano le aperture che si tengono ogni domenica mattina. Gratuite. Una favola a lieto fine che meriterebbe anche San Leucio. Anche per questo sito ci vorrebbe una Fondazione. Quel luogo straordinario merita di essere conosciuto di più e meglio come di più e meglio deve essere conosciuto lo Statuto che rese uguali, per legge, le donne e gli uomini nel lontano 1789.

3)Il tuo lavoro sociale, le tue passioni, si sono spinti fino al punto di essere stata minacciata dalla malavita; tutto ciò ti ha riservato più amici o nemici?

Sono una donna fortunata. Ho tantissime persone che mi vogliono bene e questo è uno straordinario scudo contro i nemici.

4)Ti sei trovata sola nella lotta per il recupero della reggia o hai trovato una realtà sociale solidale e attiva, contrariamente a quanto spesso viene descritto sui media nazionali?

A lottare per Carditello siamo stati tantissimi e tantissimi sono quelli che continuano su questa strada. Un mondo di associazioni, singole persone, gruppi, intellettuali, semplici appassionati; mi piace ricordare Tommaso Cestrone che era stato individuato dal giudice Valerio Colandrea come ausiliario del custode giudiziario e che tanto lavoro ha fatto nella piccola reggia ma anche Francesco D’Amore della Coldiretti perennemente al fianco del Real Sito.

5) Nadia, tu sei una storica. Che ruolo hanno avuto i tuoi studi nell’impegno sociale che hai portato avanti per il recupero dei beni culturali del nostro territorio?

Senza studio della storia non c’è né presente né futuro. Difendere il nostro territorio è un dovere morale prima che sociale. Le radici sono l’essenza della nostra pianta, della nostra vita.

6)Come hai fatto a mettete assieme, in questi anni, la passione borbonica con la tua anima ideologicamente schierata a sinistra?

La storia dei Borbone è una storia raccontata per troppi anni a senso unico, nel caso specifico in senso contrario. Chi si occupa di storia ha un solo Vangelo: i documenti. A loro mi sono appassionata, la loro lettura racconta tanta altra storia, una storia fatta anche di bellezze, di cultura, di riforme, di modernità.

7)Ti descrivono come una “femminista”, termine oggi sospetto ed impopolare, ci spieghi il tuo significato personale di questo termine?

Il femminismo ha permesso a me e alle donne di poter parlare. Il femminismo è stata la grande rivoluzione degli ultimi due secoli. È stato la presa di coscienza di un genere, l’autodeterminazione di un mondo tenuto in scacco dalla storia. Senza il femminismo questa intervista non ci sarebbe stata.

8)Sei stata eletta donna dell’anno. Come donna meridionale cosa ha significato questo per te, considerando il fatto che oggi le donne meridionali sono la categoria a più alta disoccupazione del paese?

Essere insignita del premio “Donna dell’anno” dall’Ande di Potenza è stato un dono meraviglioso. L’Ande (Associazione Nazionale Donne Elettrici) è nata per educare le donne alla politica, quando per la prima volta, nell’Italia repubblicana, esercitavano il diritto al voto. Averlo ricevuto per la Collana “Italiane” di cui sono la direttrice e che vede impegnata la casa editrice Pacini Fazzi, Maria Pacini e Francesca Fazzi, madre e figlia straordinarie, è stato il valore aggiunto. Sono un’ottimista di natura, credo che fare di necessità virtù sia un ottimo mezzo per riuscire meglio. Se riesco io a fare delle cose per la mia terra vuol dire che lo possiamo fare tutte e tutti. Io una fra tutti.

9)Quale delle opere di cui sei autrice ha un posto speciale nella tua classifica affettiva?

Oltre al libro sulla Reggia di Carditello porto nel cuore due lavori. Uno è “Maria Luisa di Borbone, la duchessa infanta” e l’altro è l’ultimo, “Matilde, ‘a Signora”, entrambi pubblicati con Pacini Fazzi di Lucca. Raccontano della vita di due donne straordinarie che in barba alle difficoltà hanno saputo far bene per il proprio territorio, per la propria gente. Due donne che mi hanno insegnato molto, che mi hanno dato molto.

 

Note biografiche

Nadia Verdile è nata a Napoli, vive a Caserta, le sue origini sono molisane. Scrittrice e giornalista, collabora con il quotidiano «Il Mattino». Ha diciotto libri all’attivo, molti suoi saggi sono stati pubblicati in riviste nazionali ed internazionali. Relatrice in convegni e seminari di studio, come storica, da anni, dedica le sue ricerche alla riscrittura della Storia delle Donne collaborando con la Fondazione Valerio per la Storia delle Donne, la Colorado State University per il progetto Female Biography Project, la Società per l’Enciclopedia delle donne. È membro della Società Italiana delle Storiche. È direttrice della Collana editoriale “Italiane”.

Segni particolari: ottimista di natura è intollerante verso stereotipi e pregiudizi.

Premi

2017 – Premio Donna dell’Anno – per la Collana Italiane

2016 – Premio Venere Sinuessana – per la promozione culturale nel territorio e per l’impegno giornalistico a difesa dei beni culturali

2015 – Premio Terre del Sud – per l’impegno giornalistico a difesa del territorio e dei beni culturali

2015 – Premio Donna Coraggio – per l’impegno giornalistico profuso nella difesa della Reggia di Carditello

2011 – Premio Terza Napoli – La città che eccelle – per la ricerca storica sulle donne

2007 – Premio Olmo – per il giornalismo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un caffè con l’autore:Intervista a Pasquale Pollio per il Roma

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Un caffè con l’autore:Intervista a Pasquale Pollio per il giornale Roma

Di Fiore Marro

Caserta 30 novembre 2017

Pasquale Pollio nato a Napoli il 4 febbraio 1964, da sempre interessato alla politica ed ai problemi sociali. Nel 2006 per la prima volta si candida alle elezioni comunali a Napoli nella lista civica “Noi con Malvano”.Nel 2007 insieme all’editore Giuseppe Vozza, il compianto Nicola D’Auria, Fiore Marro e il commercialista Pietro Matrisciano, fonda i Comitati delle Due Sicilie, unico napoletano del gruppo, è stato proprio attraverso la militanza CDS promotore di numerose iniziative sportive e culturali, soprattutto organizza la Nazionale delle Due Sicilie. Autonomista convinto, Continua a leggere

Fiore Marro Intervista Antonio Ciano per il giornale Roma

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Fiore Marro IntervistaAi?? Antonio Ciano per il giornale Roma.

Versione integrale.

di Fiore Marro

Caserta Ai??3 novembre 2017

Antonio Ciano da Gaeta, cittAi?? che fu ultimo baluardo della resistenza borbonica e che ha restituito, con Ciano, una nuova voglia di resistenza identitaria, giAi?? da quel lontano 1995 quando il Capitano di Lungo Corso gaetano, pubblicA?, grazie allai??i??impegno del compiantoAi?? Lucio Barone, ai???I Savoia e il massacro del Sudai???, un libro che A? stata la pietra miliare della riscoperta identitaria dei popoli del ex regno delle Due Sicilie. Impegnato politicamente, A? stato assessore al Demanio per il Comune di Gaeta, non ha mai nascosto la sua appartenenza progressista, Continua a leggere

Francesco Traversa, eroico generale bitontino caduto a Gaeta

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Francesco Traversa, eroico generale bitontino caduto a Gaeta

Bitonto giovedAi?? 03 agosto 2017
di Marino Pagano

Tempo di roventi polemiche, temiamo non solo estive, tra Consiglio regionale della Puglia e alcuni storici dell’ateneo barese in merito ad una recente deliberazione dell’assise di via Capruzzi che ha indicato nel 13 febbraio la giornata istituita al ricordo delle vittime meridionali durante il difficile percorso che portA? all’UnitAi?? d’Italia.

Un periodo, quello risorgimentale, soprattutto con riferimento alla parte conclusiva dello spinoso percorso di unificazione del Paese, che ancora oggi innesca vivo dibattito. Questo, se da una parte non A?, per ovvie ragioni, positivo, dall’altra indica perA? l’alto tasso di attualitAi?? di un determinato discorso storico.
Un fenomeno che accade quando, a torto o a ragione, si intravede in un preciso passato le negative scaturigini di problemi che evidentemente non trovano ancora soluzioni. Accade cosAi?? sull’UnitAi?? d’Italia, da molti meridionali e meridionalisti vista come la clava originante alcuni dei ritardi economici e sociali del Sud. In quest’ottica s’inserisce la deliberazione dell’assemblea regionale. Parte dei docenti impegnati nella ricerca storica stanno invece esprimendo agitata posizione contraria. La data scelta dal consiglio A? il 13 febbraio, giorno in cui nel 1861 cadeva Gaeta, ultima roccaforte borbonica, con Messina e Civitella del Tronto, a cedere, dopo strenua resistenza durata poco piA? di 100 giorni, ai cannoni di Enrico Cialdini, ancora oggi scandalosamente presente nella toponomastica di moltissime cittAi?? italiane, efferato e truce esempio di politica militare assolutamente sorda rispetto alle reali esigenze delle popolazioni meridionali e appunto impegnato in quel frangente a garantire l’acquisizione all’istituendo regno d’Italia della fortezza gaetana.

Targa in memoria di Traversa Ai?? BitontoLive.it

Francesco Traversa a Gaeta
In quel momento un bitontino, uno dei figli piA? illustri della storia della nostra cittAi??, un nome che altri contesti civici avrebbero probabilmente elevato con orgoglio a emblema e gemma del proprio tracciato comunitario, rese il suo estremo tributo.
Ci riferiamo al generale Francesco Gaetano Traversa. Degna invece di nota in suo ricordo, su di una piccolissima arteria cittadina, un’iscrizione in memoria, collocata nel 1998.
Vediamo ora di sintetizzare il suo profilo e capire perchAi??, per la sua personalitAi??, puA? ben parlarsi di una vita all’insegna della probitAi?? piA? irreprensibile, se non del pieno eroismo, qualitAi?? del resto a lui giAi?? riconosciute da vasta produzione bibliografica.
Cercheremo comunque di spiegare le ragioni intrinseche di queste oggettive qualitAi??, su cui sarAi?? sempre importante far luce in sede di ricerca storica e nella necessaria individuazione dei migliori cittadini della storia di Bitonto.

Traversa, vita e carriera
Francesco Traversa nacque a Bitonto il 3 luglio del 1786 da Giovan Battista e Cherubina Damiani. Entrato giAi?? a 18 anni nella Reale Accademia Militare della Nunziatella, A? poi promosso a 2Ai?? tenente del Corpo del Genio.
Esce dalla Nunziatella il 4 aprile 1808.
Da qui una lunga e prestigiosa carriera, destinato alla sotto direzione di Napoli e poi delle piazze di Salerno, Lagonegro, San Lorenzo la Padula e Palinuro. Traversa sarAi?? impegnato durante le avventure francesi nel Regno di Napoli, per tutelare le terre del Sud da quello che non poteva che esser visto come invasore. Nel 1812, in altri passaggi, fu fatto prigioniero a Ponza (dove tentA? di ammodernare le difese del luogo, cosAi?? come giAi?? a Capri) dagli inglesi e condotto a Malta. CombattAi?? poi Gioacchino Murat e, tornato il Regno ai Borbone, ecco la sua scalata.
Fu addetto, fino agli anni 30 dell’800, alla stima e misurazione dei lavori, e poi alla tutela, del tempio votivo in onore di san Francesco di Paola, nella grande area che decenni dopo diverrAi?? nota come piazza del Plebiscito (i plebisciti farsa di annessione, magari ne parleremo una prossima volta). Un luogo di fede assai simbolico per casa Borbone.
Vedremo poi Traversa a Monteleone (attuale Vibo Valentia), Barletta, Siracusa, Reggio Calabria e Gaeta (territorio che poi conoscerAi?? bene e rincontrerAi?? ) e Pescara.
Non si contano i titoli conseguiti e le cariche accumulate negli anni. Nel 1841, ecco la promozione a tenente colonnello e la nomina a sotto ispettore dell’Arma del Genio. Fu poi anche maresciallo di campo.
Traversa a difesa di Gaeta: il suo ruolo, la sua morte
Tutti questi alti momenti professionali gli valsero unanime e convinta attestazione di capacitAi?? e autorevolezza.
Davvero tanta la stima accumulata sul campo. CosAi??, all’etAi?? non trascurabile di 74 anni, l’8 ottobre del 1860, A? promosso tenente generale. Per la precisione, diventa direttore generale dell’Arma del Genio. Una sorta di riconoscimento da parte del monarca Francesco II e dei vertici militari della Corona.
Traversa A? chiamato direttamente a Gaeta, a dirigere, insieme ad altri colleghi, l’ultima difesa della cittAi??.
Il bitontino trovA? un organico particolarmente ridotto, a causa delle numerose diserzioni. Una lo colpAi?? amaramente: quella di suo figlio Luigi.
Il suo apporto fu per molto tempo grande ed energico. Considerata la carica ricevuta, si occupA? soprattutto di allestire e salvaguardare le sussistenze per i militari. Era addetto anche ad operare presso situazioni dove occorrevano lavori di emergenza a seguito di bombardamenti “italiani” particolarmente incisivi e violenti. A sua cura il ripristino delle batterie (fondamentali unitAi?? dell’artiglieria) in loco. E fu proprio durante un accertamento in tal senso che il generale trovA? morte.
Era stata colpita la batteria Cappelletti e Traversa vi si era recato per ordinare al colonnello Paolo de Sangro le disposizioni utili allo sgombero immediato delle macerie dopo la rottura della breccia. Era il 5 febbraio del 1861.
Il 13, appunto, arriverAi?? la capitolazione di Gaeta: 17 gli ufficiali morti borbonici, 826 perdite in tutto per le Due Sicilie e solo 50 tra Regno di Sardegna ed ex ufficiali dell’esercito napoletano.
Gli effetti della deflagrazione di alcuni depositi di munizioni, vicini proprio alla batteria che il generale stava visitando, coinvolsero tragicamente l’anziano e valoroso Traversa, seppellito sotto mille pietre e materiale di tutti i tipi.
MorAi?? con lui anche il de Sangro. Acquisiamo queste notizie da alcune pubblicazioni, tra le quali A? doveroso citare la piccola monografia “Il tenente generale Francesco Traversa dalla Nunziatella a Gaeta”, a firma di Giuseppe Catenacci e del compianto Roberto Maria Selvaggi, edito nel 1998 (edizioni Associazione nazionale ex allievi Nunziatella di Gaeta). Ci vorrAi?? un giorno per recuperare il suo corpo, provato e sfigurato. Il sovrano Francesco II, si lesse subito, rimase “altamente commosso” alla triste notizia. Una morte che senza retorica, ripetiamo, non esitiamo a definire eroica, quantomeno perchAi?? fino all’ultimo, e fino al martirio-testimonianza, Traversa fu fedele alla sua patria. E la sua patria era il Regno della Due Sicilie. Era il piA? anziano tra gli ufficiali a Gaeta.

Bitonto vanta allora questa nobile figura. Non siamo stati solo la cittAi?? del grandissimo e ispirato Vincenzo Rogadeo o dei preti liberali o dei “patrioti” risorgimentali o, ancora, dei protagonisti direttamente a Napoli del clima che poi portA? alla caduta del Regno (si pensi a Giuseppe Scivittaro). Bitonto, ampliando il discorso, A? anche la terra dove il Borbone ha sconfitto gli austriaci e conquistato il Sud nel 1734, paese dove poi nascerAi?? l’importante Maria Cristina di Savoia nel 1852, intitolato alla consorte di Ferdinando II, beata per la chiesa cattolica. Oppure, per tornare al 700, la cittAi?? di origine di Antonio Planelli, musicista ed eclettico erudito, estensore materiale dello statuto della Real Seteria di San Leucio, a Caserta, simbolo ed esperimento sociale del periodo per gli storici piA? illuminato della dinastia.
Di Francesco Traversa colpisce il tratto umano. In una lettera destinata agli ufficiali, ai sottufficiali e ai soldati del Genio alle sue dipendenze (missiva che leggiamo grazie al volume “La gloriosa fine di un Regno”, sempre edizioni Allievi Nunziatella, 2011, a firma ancora di Catenacci e di Francesco Maurizio Di Giovine), ben consapevole delle difficoltAi?? e forse anche della china che il conflitto a Gaeta avrebbe presto preso, si dichiarA? giAi?? fiero dei suoi ragazzi: “(…) ed io, che starA? sempre con voi per dirigere ed agevolare i vostri sforzi, sarA? fortunato ed orgoglioso di poter dire che erano miei dipendenti gli ufficiali, sottufficiali e soldati del Genio di Gaeta”. Una lettera datata giAi?? 5 novembre 1860. Comunicazioni cosAi??, da parte sua, davvero tante. Con estrema solerzia e sollecitudine il generale si preoccupava, in ogni minimo dettaglio, dei problemi e delle esigenze dei sottoposti. Non mancava un tono quasi paterno (“il vostro vecchio generale vi dice che”…) di sollecitudine e spesso anche di lodi verso l’operato dei soldati o di rimproveri. CosAi?? come costante era la sua ansia attorno alle disponibilitAi??, anche alimentari, dei vari comparti. Fu grazie a lui se l’esercito accampato sul Garigliano e la stessa fortezza ricevettero pane in quantitAi?? durante quei giorni.
Per espressa volontAi?? del re, Traversa, assieme ad altri generali, fu seppellito nel duomo di Gaeta, dove tuttora riposa.
Il suo petto fu ricoperto dalle decorazioni di Francesco I, di prima classe, dell’ordine Piano e della medaglia di Santa Elena.

La fine di un Regno
Intanto, la storia si era compiuta. Francesco II, firmata la resa e persa Gaeta, parte per Roma, dopo che giAi?? aveva lasciato con dolore Napoli. Dopo anni di esilio, anche parigino, morAi?? nel 1894 nell’allora austriaco Trentino, durante un viaggio per cure termali. Visse in condizioni economiche semplici e dignitose, certo non lussuose, del resto l’UnitAi?? aveva depauperato di tutto casa Borbone. Lo stato italiano avrebbe riconosciuto e restituito tutto se solo Francesco avesse formalmente rinunciato ad ogni pretesa di ritorno sul trono. “Il mio onore non A? in vendita”, disse l’ex monarca.
Ai suoi soldati, ricordando il sacrificio di molti (quindi anche del nostro Taversa), poco prima di partire da Gaeta scrisse: “Generali, ufficiali e soldati, vi ringrazio tutti: a tutti stringo la mano con effusione di affetto e riconoscenza. Non vi dico addio ma a rivederci. Conservatemi intatta la vostra lealtAi??, come vi conserverAi?? eternamente la sua gratitudine e la sua affezioni il vostro re”.
Una pagina di storia, durata dal 1734 al 1860-1861, cominciata formalmente proprio a Bitonto, finiva per sempre, con un grande bitontino morto sul campo a difesa del suo re. L’UnitAi?? non si discute, vero. Lo stesso puA? dirsi anche del coraggio del generale Francesco Traversa. Non consegniamolo all’oblio.

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Papa tweet nella festa di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: bene si compie senza ricompense

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