Francesco Traversa, eroico generale bitontino caduto a Gaeta

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Francesco Traversa, eroico generale bitontino caduto a Gaeta

Bitonto giovedì 03 agosto 2017
di Marino Pagano

Tempo di roventi polemiche, temiamo non solo estive, tra Consiglio regionale della Puglia e alcuni storici dell’ateneo barese in merito ad una recente deliberazione dell’assise di via Capruzzi che ha indicato nel 13 febbraio la giornata istituita al ricordo delle vittime meridionali durante il difficile percorso che portò all’Unità d’Italia.

Un periodo, quello risorgimentale, soprattutto con riferimento alla parte conclusiva dello spinoso percorso di unificazione del Paese, che ancora oggi innesca vivo dibattito. Questo, se da una parte non è, per ovvie ragioni, positivo, dall’altra indica però l’alto tasso di attualità di un determinato discorso storico.
Un fenomeno che accade quando, a torto o a ragione, si intravede in un preciso passato le negative scaturigini di problemi che evidentemente non trovano ancora soluzioni. Accade così sull’Unità d’Italia, da molti meridionali e meridionalisti vista come la clava originante alcuni dei ritardi economici e sociali del Sud. In quest’ottica s’inserisce la deliberazione dell’assemblea regionale. Parte dei docenti impegnati nella ricerca storica stanno invece esprimendo agitata posizione contraria. La data scelta dal consiglio è il 13 febbraio, giorno in cui nel 1861 cadeva Gaeta, ultima roccaforte borbonica, con Messina e Civitella del Tronto, a cedere, dopo strenua resistenza durata poco più di 100 giorni, ai cannoni di Enrico Cialdini, ancora oggi scandalosamente presente nella toponomastica di moltissime città italiane, efferato e truce esempio di politica militare assolutamente sorda rispetto alle reali esigenze delle popolazioni meridionali e appunto impegnato in quel frangente a garantire l’acquisizione all’istituendo regno d’Italia della fortezza gaetana.

Targa in memoria di Traversa © BitontoLive.it

Francesco Traversa a Gaeta
In quel momento un bitontino, uno dei figli più illustri della storia della nostra città, un nome che altri contesti civici avrebbero probabilmente elevato con orgoglio a emblema e gemma del proprio tracciato comunitario, rese il suo estremo tributo.
Ci riferiamo al generale Francesco Gaetano Traversa. Degna invece di nota in suo ricordo, su di una piccolissima arteria cittadina, un’iscrizione in memoria, collocata nel 1998.
Vediamo ora di sintetizzare il suo profilo e capire perché, per la sua personalità, può ben parlarsi di una vita all’insegna della probità più irreprensibile, se non del pieno eroismo, qualità del resto a lui già riconosciute da vasta produzione bibliografica.
Cercheremo comunque di spiegare le ragioni intrinseche di queste oggettive qualità, su cui sarà sempre importante far luce in sede di ricerca storica e nella necessaria individuazione dei migliori cittadini della storia di Bitonto.

Traversa, vita e carriera
Francesco Traversa nacque a Bitonto il 3 luglio del 1786 da Giovan Battista e Cherubina Damiani. Entrato già a 18 anni nella Reale Accademia Militare della Nunziatella, è poi promosso a 2° tenente del Corpo del Genio.
Esce dalla Nunziatella il 4 aprile 1808.
Da qui una lunga e prestigiosa carriera, destinato alla sotto direzione di Napoli e poi delle piazze di Salerno, Lagonegro, San Lorenzo la Padula e Palinuro. Traversa sarà impegnato durante le avventure francesi nel Regno di Napoli, per tutelare le terre del Sud da quello che non poteva che esser visto come invasore. Nel 1812, in altri passaggi, fu fatto prigioniero a Ponza (dove tentò di ammodernare le difese del luogo, così come già a Capri) dagli inglesi e condotto a Malta. Combatté poi Gioacchino Murat e, tornato il Regno ai Borbone, ecco la sua scalata.
Fu addetto, fino agli anni 30 dell’800, alla stima e misurazione dei lavori, e poi alla tutela, del tempio votivo in onore di san Francesco di Paola, nella grande area che decenni dopo diverrà nota come piazza del Plebiscito (i plebisciti farsa di annessione, magari ne parleremo una prossima volta). Un luogo di fede assai simbolico per casa Borbone.
Vedremo poi Traversa a Monteleone (attuale Vibo Valentia), Barletta, Siracusa, Reggio Calabria e Gaeta (territorio che poi conoscerà bene e rincontrerà ) e Pescara.
Non si contano i titoli conseguiti e le cariche accumulate negli anni. Nel 1841, ecco la promozione a tenente colonnello e la nomina a sotto ispettore dell’Arma del Genio. Fu poi anche maresciallo di campo.
Traversa a difesa di Gaeta: il suo ruolo, la sua morte
Tutti questi alti momenti professionali gli valsero unanime e convinta attestazione di capacità e autorevolezza.
Davvero tanta la stima accumulata sul campo. Così, all’età non trascurabile di 74 anni, l’8 ottobre del 1860, è promosso tenente generale. Per la precisione, diventa direttore generale dell’Arma del Genio. Una sorta di riconoscimento da parte del monarca Francesco II e dei vertici militari della Corona.
Traversa è chiamato direttamente a Gaeta, a dirigere, insieme ad altri colleghi, l’ultima difesa della città.
Il bitontino trovò un organico particolarmente ridotto, a causa delle numerose diserzioni. Una lo colpì amaramente: quella di suo figlio Luigi.
Il suo apporto fu per molto tempo grande ed energico. Considerata la carica ricevuta, si occupò soprattutto di allestire e salvaguardare le sussistenze per i militari. Era addetto anche ad operare presso situazioni dove occorrevano lavori di emergenza a seguito di bombardamenti “italiani” particolarmente incisivi e violenti. A sua cura il ripristino delle batterie (fondamentali unità dell’artiglieria) in loco. E fu proprio durante un accertamento in tal senso che il generale trovò morte.
Era stata colpita la batteria Cappelletti e Traversa vi si era recato per ordinare al colonnello Paolo de Sangro le disposizioni utili allo sgombero immediato delle macerie dopo la rottura della breccia. Era il 5 febbraio del 1861.
Il 13, appunto, arriverà la capitolazione di Gaeta: 17 gli ufficiali morti borbonici, 826 perdite in tutto per le Due Sicilie e solo 50 tra Regno di Sardegna ed ex ufficiali dell’esercito napoletano.
Gli effetti della deflagrazione di alcuni depositi di munizioni, vicini proprio alla batteria che il generale stava visitando, coinvolsero tragicamente l’anziano e valoroso Traversa, seppellito sotto mille pietre e materiale di tutti i tipi.
Morì con lui anche il de Sangro. Acquisiamo queste notizie da alcune pubblicazioni, tra le quali è doveroso citare la piccola monografia “Il tenente generale Francesco Traversa dalla Nunziatella a Gaeta”, a firma di Giuseppe Catenacci e del compianto Roberto Maria Selvaggi, edito nel 1998 (edizioni Associazione nazionale ex allievi Nunziatella di Gaeta). Ci vorrà un giorno per recuperare il suo corpo, provato e sfigurato. Il sovrano Francesco II, si lesse subito, rimase “altamente commosso” alla triste notizia. Una morte che senza retorica, ripetiamo, non esitiamo a definire eroica, quantomeno perché fino all’ultimo, e fino al martirio-testimonianza, Traversa fu fedele alla sua patria. E la sua patria era il Regno della Due Sicilie. Era il più anziano tra gli ufficiali a Gaeta.

Bitonto vanta allora questa nobile figura. Non siamo stati solo la città del grandissimo e ispirato Vincenzo Rogadeo o dei preti liberali o dei “patrioti” risorgimentali o, ancora, dei protagonisti direttamente a Napoli del clima che poi portò alla caduta del Regno (si pensi a Giuseppe Scivittaro). Bitonto, ampliando il discorso, è anche la terra dove il Borbone ha sconfitto gli austriaci e conquistato il Sud nel 1734, paese dove poi nascerà l’importante Maria Cristina di Savoia nel 1852, intitolato alla consorte di Ferdinando II, beata per la chiesa cattolica. Oppure, per tornare al 700, la città di origine di Antonio Planelli, musicista ed eclettico erudito, estensore materiale dello statuto della Real Seteria di San Leucio, a Caserta, simbolo ed esperimento sociale del periodo per gli storici più illuminato della dinastia.
Di Francesco Traversa colpisce il tratto umano. In una lettera destinata agli ufficiali, ai sottufficiali e ai soldati del Genio alle sue dipendenze (missiva che leggiamo grazie al volume “La gloriosa fine di un Regno”, sempre edizioni Allievi Nunziatella, 2011, a firma ancora di Catenacci e di Francesco Maurizio Di Giovine), ben consapevole delle difficoltà e forse anche della china che il conflitto a Gaeta avrebbe presto preso, si dichiarò già fiero dei suoi ragazzi: “(…) ed io, che starò sempre con voi per dirigere ed agevolare i vostri sforzi, sarò fortunato ed orgoglioso di poter dire che erano miei dipendenti gli ufficiali, sottufficiali e soldati del Genio di Gaeta”. Una lettera datata già 5 novembre 1860. Comunicazioni così, da parte sua, davvero tante. Con estrema solerzia e sollecitudine il generale si preoccupava, in ogni minimo dettaglio, dei problemi e delle esigenze dei sottoposti. Non mancava un tono quasi paterno (“il vostro vecchio generale vi dice che”…) di sollecitudine e spesso anche di lodi verso l’operato dei soldati o di rimproveri. Così come costante era la sua ansia attorno alle disponibilità, anche alimentari, dei vari comparti. Fu grazie a lui se l’esercito accampato sul Garigliano e la stessa fortezza ricevettero pane in quantità durante quei giorni.
Per espressa volontà del re, Traversa, assieme ad altri generali, fu seppellito nel duomo di Gaeta, dove tuttora riposa.
Il suo petto fu ricoperto dalle decorazioni di Francesco I, di prima classe, dell’ordine Piano e della medaglia di Santa Elena.

La fine di un Regno
Intanto, la storia si era compiuta. Francesco II, firmata la resa e persa Gaeta, parte per Roma, dopo che già aveva lasciato con dolore Napoli. Dopo anni di esilio, anche parigino, morì nel 1894 nell’allora austriaco Trentino, durante un viaggio per cure termali. Visse in condizioni economiche semplici e dignitose, certo non lussuose, del resto l’Unità aveva depauperato di tutto casa Borbone. Lo stato italiano avrebbe riconosciuto e restituito tutto se solo Francesco avesse formalmente rinunciato ad ogni pretesa di ritorno sul trono. “Il mio onore non è in vendita”, disse l’ex monarca.
Ai suoi soldati, ricordando il sacrificio di molti (quindi anche del nostro Taversa), poco prima di partire da Gaeta scrisse: “Generali, ufficiali e soldati, vi ringrazio tutti: a tutti stringo la mano con effusione di affetto e riconoscenza. Non vi dico addio ma a rivederci. Conservatemi intatta la vostra lealtà, come vi conserverà eternamente la sua gratitudine e la sua affezioni il vostro re”.
Una pagina di storia, durata dal 1734 al 1860-1861, cominciata formalmente proprio a Bitonto, finiva per sempre, con un grande bitontino morto sul campo a difesa del suo re. L’Unità non si discute, vero. Lo stesso può dirsi anche del coraggio del generale Francesco Traversa. Non consegniamolo all’oblio.

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Papa tweet nella festa di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: bene si compie senza ricompense

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Papa tweet nella festa di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: bene si compie senza ricompense

di Roberta Gisotti

“Il bene si compie ed è efficace soprattutto quando è fatto senza cercare ricompensa, nelle concrete situazioni della vita quotidiana”.Questo  il tweet del Papa nell’odierna Festa di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo e dottore della Chiesa, Continua a leggere

Roma – Anche Pollio dei CDS per la proposta di legge per una Macroregione Meridionale

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di Fiore Marro
Caserta 20 luglio 2017

 

Roma – Anche Pollio dei CDS per la proposta di legge per una Macroregione Meridionale
Venerdì 21 luglio a Roma a partire dalle ore 11.00 nella Sala Stampa della Camera dei deputati, il Movimento Nazionale, sodalizio che sta lavorando attorno all’idea di riunire tutte le forze sane del Centrodestra, presenterà la sua proposta di legge per la  Macroregione Meridionale, punto fondamentale per far ripartire il Sud del Paese.
La Macroregione Meridionale è l’unica opportunità per mettere a sistema le risorse ed abbattere i costi della politica, ultima possibilità a nostro parere, per ridare fiato al martoriato territorio sudista – dice Pasquale Pollio- socio fondatore dei CDS, che all’interno del sodalizio filo borbonico detiene la carica di Responsabile dei Rapporti Politici, il quale sarà presente al suddetto evento in veste di Responsabile Nazionale Identità e Cultura del progetto politico Movimento Nazionale; questo gruppo vanta tra i suoi maggiori referenti Salvatore Ronghi, indiscusso e fiero leader del centrodestra partenopeo e non solo.
I Comitati Due Sicilie come da sempre, senza mai soffermarsi sul colore o sulla ideologia dei “compagni di viaggio”, come accaduto a Napoli nell’ultima tornata elettorale al Comune, dove abbiamo appoggiato il candidato e non la sua ideologia, ma sostenendo sempre ed esclusivamente la bontà e la profondità dei progetti proposti, anche in questo caso, sposano la massima che li contraddistingue e che si rifà a Terenzio il quale amava dire: Tutto ciò che è umano mi interessa, massima che per il nostro movimento è stata riadattata in: Tutto ciò che è meridione ci interessa;
pertanto i Comitati appoggiano di buon grado l’impegno del loro rappresentante per questa nuova partecipazione, invitando i soci e i dirigenti tutti a solidarizzare con il Patriota Pasquale Pollio per questa sua scelta di campo. Dove c’è Identità ci sono i CDS chiosa il segretario nazionale dei Comitati due Sicilie, Chiara Foti.

http://www.belvederenews.net/roma-anche-pollio-dei-cds-la-proposta-legge-macroregione-meridionale/ 

Napoli tra le 10 città più pericolose al mondo? Il movimento neoborbonico insorge e fa cambiare idea al Sun

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La classifica corretta dopo le correzioni neoborboniche.

Napoli tra le 10 città più pericolose al mondo? Il movimento neoborbonico insorge e fa cambiare idea al Sun

Redazione

Napoli 22 luglio 2017

L’11 luglio scorso il tabloid inglese Sun aveva messo Napoli tra le 10 città più pericolose al mondo in un articolo che aveva fatto indignare non poco i napoletani e non solo. Ma da ieri sera qualcosa è cambiato, l’articolo è stato aggiornato e Napoli non compare più nella terribile lista che riporta città dove, nel migliore dei casi, il tasso di criminalità è altissimo. Continua a leggere

Il presidente CDS Fiore Marro & la Dieta borbonica al tempo del Regno delle due Sicilie

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Fiore Marro

Il presidente CDS Fiore Marro & la Dieta borbonica al tempo del Regno delle due Sicilie

Di Redazione Gazzetta di Napoli – 21 luglio 2017

 a cura di Enrico Marotta.

Lei è il presidente del CDS (Comitato Due Sicilie), quali sono i suoi compiti e com’è incardinato il movimento nell’attuale contesto sociale meridionale? Continua a leggere

Fiore Marro intervista, per il giornale “Il Roma”, Mimmo Cavallo

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Un caffè con Mimmo Cavallo

Napoli 15 giugno 2017

Fiore Marro intervista, per il giornale “Il Roma”, il musicista pugliese.

Mimmo Cavallo è la figura magnifica di un meridionalismo che si ribella, con la musica,  allo stereotipo affibbiato da sempre al popolo del sud. Le sue canzoni, avanti anni luce dalla riscoperta identitaria, hanno accompagnato almeno due generazioni di insorgenti, padri e il figli duosiciliani conoscono, cantano e apprezzano fortemente l’impegno musicale del cantautore pugliese. Un figlio del Sud che ha avuto la forza, il coraggio e la volontà di raccontare l’imbroglio e l’abuso storico, Continua a leggere

Intervista ad Angelo Forgione per il Roma Napoli

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Versione integrale

 

Un caffè con Forgione

Intervista ad Angelo Forgione per il Roma

Napoli 18 maggio 2017

La nuova frontiera della divulgazione identitaria passa attraverso le giovani leve arrivate nel periodo post -neoborbonico, firma eccellente di questo nuovo filone letterario è senza dubbio Angelo Forgione, che ha elaborato, in questi tempi, l’idea dell’appartenenza territoriale espressa anche attraverso il mondo del calcio, in questo caso sponda Napoli azzurra. Molto interessanti sono considerate dai più le sue tesi socio – economiche del fenomeno che contraddistingue il nord ricco e opulento al sud sfruttato e tenuto nella incomprensibile ristrettezza. Il suo primo libro, “Made in Naples”,  editore Magenes,  € 15, ha raggiunto un’ottima se non eccelsa distribuzione di vendita, soprattutto nell’antica capitale sebezia. Proviamo a conoscerlo più da vicino. Continua a leggere

Fiore Marro intervista Povia per il quotidiano Roma.

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Un caffè con Povia

Intervista a Povia per il giornale “Roma”

Napoli 6 aprile 2017

Rimbombano ancora forti gli echi di Gaeta, dove Giuseppe Povia ha fatto la parte del leone, con le sue canzoni controcorrenti e con la sua “smisurata preghiera” , Al Sud, un brano che fa bene al cuore di tutti quelli che sono innamorati delle Due Sicilie. Bravo guaglione Povia, faccia pulita, aurea indistinguibile, iato di gentilezza e armonia, una rarità nel mondo della musica, una fortuna per chi lotta per un sud migliore, averlo affianco. Ormai è risaputo che a ogni concerto suo la bandiera gigliata sventola maestosa e che sul palco a fine serata il saluto a Garibaldi ( Chitemmuort’ Garib’a’) non manca mai. Artista non convenzionale, in tempi remoti avrebbe di sicuro rischiato la vita come menestrello e cantore di verità.  Nuovo Contrordine Mondiale è il titolo della sua ultima fatica musicale,  il cantautore vincitore di Sanremo 2006 di frequente al centro di polemiche per le sue idee ed il coraggio di dire sempre quello che pensa senza peli sulla lingua, ma chi è Povia?  Continua a leggere

Angelo Chieffo responsabile provinciale dei Comitati delle Due Sicilie (CDS)

schermata-2017-03-23-alle-14-23-41I Comitati delle Due Sicilie sono un’organizzazione che si pone lo scopo di far riaffiorare la grande storia del Regno delle Due Sicilie per troppo tempo infangata e ignorata dai libri di storia. Pochissimi infatti sono a conoscenza che il nostro Meridione era la nazione più progredita e potente dell’Italia preunitaria, e la terza del mondo. Continua a leggere