Le vaccinazioni nel Regno delle Due Sicilie: un primato dei Borbone

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Le vaccinazioni nel Regno delle Due Sicilie: un primato dei Borbone

    

Articolo di Alessia Mancini

Napoli 23 maggio 2017

In Italia il fronte antivaccini è una corazzata agguerrita. Per questa ragione tante polemiche sta suscitando la decisione del Ministro Lorenzin di procedere ad un Decreto Legge che obblighi di fatto i genitori a vaccinare i propri figli. Le sanzioni per chi iscrive i propri figli da 0 a 16 anni in qualsiasi istituto, senza averli sottoposti ai vaccini previsti per legge e rifiutandosi di vaccinarli anche dopo l’iscrizione, sono altissime. Qualcosa del genere accadde anche nel 1821 a Napoli, e nel Regno delle Due Sicilie. Continua a leggere

Sicilia: 4 aprile 1860 rivolta della Gancia

di Ignazio Coppola

“All’erta tutti ppi lu quattru aprili, sangu ppi sangu,nni l’avemu a fari, sta sette impia l’avemu a finiri, la Sicilia l’avemu a libbirari”.

rivolta-gancia-2Queste erano le parole d’ordine che il 4 aprile di 157 anni fa i congiurati del convento della Gancia cantavano a squarciagola agli ordini dei capipopolo Francesco Riso, mastro fontaniere, e Salvatore La Placa, sensale di bovini. Era la fine di febbraio del 1860 quando il comitato liberale i cui autorevoli rappresentanti erano Michele Amari, Filippo Cordova, il marchese di Torrearsa, Mariano Stabile, Matteo Reali, Vito D’ondes Reggio contattarono appunto Francesco Riso e Salvatore la Placa, due capipopolo in grado, grazie al loro ascendente, di raggruppare gente sveglia e pronta a menar le mani. Continua a leggere

I tradimenti che hanno fatto l’Italia: la battaglia di Calatafimi

siamosemprequanoiapollonitravaso15ago1945A cura di: Manfredi Mosca

La battaglia di Calatafimi, piuttosto che nei libri di storia o sui quadri, andrebbe rappresentata più appropriatamente su “Scherzi a parte”.

Quando un esercito di oltre 2000 soldati, armati e ben equipaggiati, posizionato su un’altura da dove domina il nemico e lo può distruggere facilmente a cannonate, a fucilate e perfino facendo rotolare massi e pietre, quando queste truppe, di fronte ad un assalto suicida alla baionetta si ritirano e lasciano che il nemico, inferiore di numero, male equipaggiato raggiunga la vetta dell’altura, le domande sono ovvie. Continua a leggere

Cronaca del Plebiscito – Io voto No

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Cronaca del Plebiscito – Io voto No

Di Vincenzo Tortorella

Verona 23 febbraio 2017

Montesano, 21 ottobre 1861. Gravi e violenti fatti sono avvenuti in questa cittadina il giorno del plebiscito sul Regno d’italia, ecco come si sono svolti i fatti.

La popolazione del paese certa dell’immunità dichiarata nei giorni precedenti circa la libertà di scelta si è recata baldanzosa alle urne. Continua a leggere

La fine del mito unitario: Cialdini

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La fine del mito unitario: Cialdini  

di Lucia Di Mauro

Napoli 23 novembre 2016

Enrico Cialdini

Se per conoscere qualche notizia sul generale Cialdini ci si dovesse affidare ai manuali universitari si apprenderebbe molto poco , alcune volte solo il nome. Questo fatto risulta essere alquanto anomalo nell’apologetica risorgimentale che celebrava, ad esempio, un Garibaldi, personaggio mercenario ed assassino, tramite figure di santini assimilabili a quelli con cui la chiesa rappresentava Cristo stesso. Continua a leggere

I soldi avuti da Garibaldi per combattere nel Regno delle Due Sicilie

                                                                      Un fiume di danaro in valuta turca. Dagli archivi della 10massoneria arriva una novità incredibile sulla storia d’Italiae in particolare del Meridione. La guerra combattuta nell’800 tra igaribaldini e l’esercito dei Borbone, è stata “truccata” da alcuni finanziamenti clandestini. Tanti soldi, milioni per l’epoca che hanno gonfiato le tasche dei piemontesi e corrotto diversi generali dell’esercito del Regno delle Due Sicilie. Continua a leggere

BRIGANTAGGIO FRAGNETELLESE


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BRIGANTAGGIO FRAGNETELLESE

di Erminio de Biase 

Napoli 22 agosto 2016

Il verde di queste campagne circostanti, il sangue di chi, in esse, fu barbaramente trucidato dai bersaglieri piemontesi nell’agosto del 1861 ed il pallore dei volti degli scampati a quei massacri, sublimano qui, emblematicamente, il tricolore italiano. Continua a leggere

La tassa sul macinato nel Regno d’Italia

1234La tassa sul macinato nel Regno d’Italia

di Mauro Terracciano

Napoli 25 luglio 2016

<<Il mugnaio doveva pagare al fisco la tassa in ragione dei giri; ma a seconda della diversità tra mulino e mulino, anzi da macina a macina, il prodotto di un ugual numero di giri variava… si aggiunga che il mugnaio, tenuto a pagare la tassa in ragione dei giri, nel farsi rimborsare dal cliente… doveva e non poteva fare altrimenti che conteggiargli la tassa secondo il peso. E giri e peso non andavano mai d’accordo ; e fisco, mugnai, clienti, ognuno si riteneva danneggiato e derubato e ingannato>>
(da ”Il mulino del Po” di Riccardo Bacchelli vol 3, pag 85)
Con queste parole Riccardo Bacchelli nella sua opera presentava la famigerata tassa sul macinato, imposta dalla Destra con regio decreto del 7 luglio 1868 per pareggiare il bilancio. La tariffa fissata fu piuttosto onerosa : il grano veniva a costare 2 lire al quintale, il granturco e la segala 1 lira, l’avena 1 lira e 20 centesimi. Il legislatore arrivò a tassare addirittura i legumi secchi e le castagne ma a prezzo modico. L’imposta entrò in vigore dall’ 1 Gennaio 1869 e i primi giorni del mese furono funestati da rivolte popolari che avevano come obiettivo l’eliminazione del balzello. Le sollevazioni avevano avuto inizio già negli ultimi giorni del 1868 a Gattatico, Nogarole di Villafranca, Collecchio e Castelnuovo di Sotto, ma fu con l’inizio del nuovo anno che il movimento di protesta si fece generale. Le insurrezioni avvennero soprattutto al Nord e in alcuni casi la repressione fu sanguinosa. Al Sud le sollevazioni furono in minor numero. Direbbe Matteo Salvini che lì i contadini non avevano gli attributi per ribellarsi, ma la verità è un’altra e va ricercata nel fatto che negli anni immediatamente precedenti il Meridione fu teatro del brigantaggio. Nel 1869 , come negli anni del brigantaggio, alla testa delle rivolte ci furono i contadini; al suono delle campane si riunivano e tutti insieme davano sfogo alla propria rabbia. Ci furono morti, feriti, prigionieri, furono incendiati gli archivi comunali, fu calpestata la bandiera nazionale, furono prese d’assalto le case dei ricchi…
Le folle inneggiavano al Papa, alla religione, al governo austriaco e chiedevano l’abolizione della tassa. Le rivolte durarono fino a metà gennaio, quando le truppe nazionali ebbero la meglio. I contadini avevano perso, ma almeno stava sorgendo in loro una coscienza di classe. I grandi assenti in queste rivolte furono i repubblicani; se escludiamo la banda dei Manini infatti i seguaci di Mazzini non parteciparono attivamente ai moti : Don Peppino infatti aveva preso le distanze da quelle rivendicazioni, quando forse poteva essere il momento opportuno per attuare la sospirata rivoluzione in senso repubblicano agendo di concerto con i contadini. Ma torniamo alla tassa : i deputati italiani non avevano alcun interesse nei confronti delle istanze dei contadini e la battaglia in Parlamento  fu solo un motivo per la Destra e la Sinistra per scannarsi a vicenda. La tassa negli anni seguenti al 1869 fu addirittura inasprita due volte, prima nel 1870, poi tra il ’73 e il ’76, fatto che causò la crisi e la caduta del governo della Destra . L’imposta fu abolita solo nel 1884 dal governo Depretis.

Le origini del “facite ammuina”

le-origini-del-facite-ammuina-142320di Livio Trapanese

Ricostruiamo uno dei tanti falsi sul Regno borbonico, la leggenda del “facite ammuina”, nata, come altre, negli anni successivi all’unificazione. Falsi denigratori, poi diventati “verità”, seppure mai verificata: ecco come nacque una norma totalmente inventata, di cui si dava addirittura il numero dell’articolo (il 27 del Regolamento della Marina borbonica). Continua a leggere