Cassa Depositi e Prestiti , Fede di Credito nel Regno delle due Sicilie

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Cassa Depositi e Prestiti , Fede di Credito nel Regno delle due Sicilie

Di Fiore Marro

Caserta 26 luglio 2018

La creazione del primo istituto da cui sarebbe derivata la Cassa Depositi e Prestiti risale al Regno delle due Sicilie.

Le intendenze di finanza esistevano nel territorio del Regno delle Due Sicilie sotto la denominazione borbonica e costituivano “Uffici provinciali diretti” comprendenti tutti i servizi dell’Amministrazione finanziaria. Successivamente, essendosi ravvisata la necessità e l’opportunità dell’unificazione legislativa e amministrativa, sorsero le Direzioni compartimentali per alcuni rami del servizio. Continua a leggere

La strage di Bronte dell’Agosto 1860: un monumento per non dimenticare le vergogne di Garibaldi e Nino Bixio

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Foto Salvatore cabibbo.

La strage di Bronte dell’Agosto 1860: un monumento per non dimenticare le vergogne di Garibaldi e Nino Bixio

Di Fiore Marro

Caserta 18 luglio 2018

Nel luogo dove avvenne l’eccidio dei poveri malcapitati cittadini brontesi, colpevoli di avere creduto ingenuamente che davvero si stava facendo l’Italia, nel posto dove è avvenuta la fucilazione, sorge orgogliosamente,  il monumento  voluto dall’amministrazione comunale, con delibera nell’anno 1985, che commissionò l’opera poi  eseguita magistralmente,  da uno scultore di Bronte, Continua a leggere

Il Placito Capuano, comunemente considerato l’atto di nascita dell’ italiano volgare.

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Il Placito Capuano, comunemente considerato l’atto di nascita dell’ italiano volgare.

Di Fiore Marro

Caserta 17 luglio 2018

Ho scoperto la storia del Placito Capuano grazie al mio amico Giovanni Salemi, che volle invitarmi a una conferenza a Capua, una decina di anni orsono, presso il Palazzo Lanza, dove alcune bravissime studiose del periodo in questione, recitavano il testo, in maniera sublime. Continua a leggere

Il Borbone e i rifugiati, una dinastia avanti anni luce

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Il Borbone e i rifugiati, una dinastia avanti anni luce

Di Fiore Marro

Caserta 12 luglio 2018

Re Ferdinando I è passato alla storia come una sorta di incapace, per i più benevoli è il Re Nasone o Re Lazzarone, per chi invece ha fatto del disprezzo la sua ragione sul periodo borbonico, Ferdinando I è “gretto ed ignorante, un uomo dai tratti rustici, curato più nel fisico che nello spirito”, Alessandro Dumas docet. Continua a leggere

A proposito del ponte sospeso in ferro sul Garigliano

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A proposito del ponte sospeso in ferro sul Garigliano

Di Fiore Marro

Caserta 4 luglio 2018

Luigi Giura, lucano di Maschito in provincia di Potenza, nato 14 ottobre 1795 e morto a Napoli, il 1º ottobre 1864, è stato un ingegnere e architetto nel periodo borbonico. Ispettore del Corpo Ponti e Strade del Regno delle Due Sicilie, è noto per la progettazione e realizzazione del ponte Real Ferdinando sul Garigliano, secondo ponte sospeso d’Europa, il primo ponte sospeso a catene di ferro in Italia, a tale proposito c ‘è al riguardo un interessante episodio che merita di essere raccontato, Continua a leggere

L’importanza della toponomastica

di Lucia Di Mauro

Napoli, 30 giugno 2018

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Per le culture antiche attribuire il nome a qualcosa o a qualcuno era simile a scrivere una scheda identificativa, da cui si poteva dedurre storia, significati e persino aspettative di famiglie e comunità.

Una prova dell’importanza che nel passato veniva data all’imposizione di un nome può essere, ad esempio, l’idea, secondo la tradizione ebraica, dell’impossibilità di dare un nome a Dio. Il nome, infatti, nell’antico testamento, indica l’essenza della persona stessa, la sua identità più intima, per tale motivo può imporre il nome ad una persona soltanto colui che la conosce profondamente; ovviamente Dio, essendo il “Totalmente altro”, sfugge alla nostra conoscenza e quindi, non potendo essere definito in alcun modo, deve essere chiamato soltanto come “Colui che è”.

Il nome, dunque, racconta molto degli uomini, ma anche di ogni realtà naturale, geografica, culturale, storica; per questo lo studio della della toponomastica, particolarmente di quella storica, è importantissimo.

La toponomastica è una voce dal passato che trasmette messaggi, ignorarla significa sottovalutare, persino misconoscere l’identità del popolo che abita un determinato luogo.

Così percorrendo con lo sguardo una cartina del meridione italiano, o meglio di quello che fu il glorioso Regno delle due Sicilie, ci si po’ rendere conto del grande e tormentato itinerario storico di quelle terre.

Analizzando, ad esempio, alcune tra le vie “principali, le arterie maggiori di collegamento, della città di Napoli,  si osserva subito come abbiano mutato di nome al cambiare dei tanti nuovi padroni, così via Toledo è diventata via Roma, il Rettifilo prese il nome di Corso Umberto ICorso Vittorio Emanuele in origine si chiamava Corso Maria Teresa e piazza plebiscito “fu la morte ‘e largo do’ palazzo” (Federico Salvatore), ecc.; tuttavia non si può ignorare che  molte altre vie, come via Tribunali, via Duomo, Via Port’Alba, Via Posillipo, Via Ponti Rossi, Via Santa Teresa degli Scalzi, ecc, non hanno cambiato nome. Esistono, in verità, nella città Partenopea dei luoghi che appartengono soltanto alla sua gente e che non prescindono dalla storia ma la assorbono in sé.

Il popolo di Napoli, infatti, sempre dominato, ha saputo rielaborare, fondendole tra loro, le culture con cui è venuto in contatto, trasformandole secondo la sua identità.

Il segreto di Napoli  forse è proprio racchiuso nelle sue due anime una di miseria, l’altra di nobiltà; una che ha nome Neapolis, nuova città, come ce ne sono tante sulla terra, capace di adattarsi al giogo dei nuovi signori del potere, fino a perdere se stessa, e l’altra, Partenope, unica meraviglia al mondo e magica trasformatrice di tutto ciò che le si avvicina per sfiorarla, in se stessa.

(L’importanza della toponomastica)

Il mio nome è Algemondo

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Di Vincenzo Tortorella

“Il mio nome è Algemondo, sono un nobile arimanno di Benevento e sono qui disteso sul mio letto in attesa che la morte venga a raccogliermi.

Ero membro della corte del principe di Benevento Grimoaldo, quarto nella serie fino alla sua morte alla quale ho contribuito in modo eclatante solo pochi anni fa, nell’817 per essere precisi. Continua a leggere

LA STORIA HA CONSEGNATO L’IMMAGINE DI RE MANFREDI DI SVEVIA LEGATA ALLA CITTò CHE PORTA IL SUO NOME

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LA STORIA HA CONSEGNATO L’IMMAGINE DI RE MANFREDI DI SVEVIA LEGATA ALLA CITTÀ CHE PORTA IL SUO NOME

Quel feeling tra Napoli e Manfredonia

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Tra i numerosi eventi che ebbero a sfondo il porto, quello del giugno 1797 allorquando sbarcò a Manfredonia l’arciduchessa Maria Clementina per sposare Francesco Gennaro figlio di Ferdinando IV di Borbone Continua a leggere

Antica Farmacia Napoletana

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Antica Farmacia Napoletana

Appunti sulla regolamentazione tra Medico e Speziale.

Di Fiore Marro

Caserta

Il Regno delle due Sicilie ha trovato la sua unità, almeno a partire dal 1200, con la prima monarchia moderna di Federico II.

Nel 1227 Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re delle due Sicilie, volle assolutamente separare e regolamentare l’esercizio della professione medica e quella dello speziale (di nuova istituzione), definendone i rapporti e vietando loro ogni forma di associazione.

Il paragrafo 46 delle sue Costituzioni Melfitane  prescrive: Il medico non potrà esercitare la farmacia né far società con un farmacista. Questi confectionari (preparatori, ndr) dovranno prestare giuramento ed eseguire gli ordini dei medici senza frode e le loro “staciones” (laboratori o farmacie, ndr) dovranno occupare il territorio secondo un disegno precostituito (pianta organica, ndr).

In questo modo, in Italia, per la prima volta in tutto il mondo – dato che altrove vivevano, metaforicamente, ancora nelle caverne, sugli alberi, nelle capanne o sotto le tende -, volle eliminare l’evidente conflitto di interessi (condizione giuridica che si verifica quando viene affidata un’alta responsabilità decisionale a un soggetto che ha interessi personali o professionali in contrasto con l’imparzialità richiesta da tale responsabilità, che può venire meno a causa degli  interessi in causa) dei medici nei confronti dei malati, interponendo una terza professionalità tra diagnosi e terapia, sia per controllarne la necessità e la correttezza, sia per garantirne la perfezione e quindi l’efficacia.

L’Imperatore volle così sancire la funzione sociale ed etica del Farmacista che opera in Farmacia.

Molti secoli dopo, precisamente il 31 maggio 1730 la Congregazione degli Speziali di Medicina di Napoli fonda in via San Paolo, traversa di via Tribunali, la Venerabile Arciconfraternita dei SS. Pellegrino ed Emiliano, santi che diventano, fra i vari, patroni degli Speziali Napoletani, per preciso volere dei Governatori eletti a reggere la Congregazione. Secondo un’antica leggenda, infatti, San Pellegrino, noto come eremita, dopo aver condotto gran parte della sua vita in giro per il mondo, si stabilisce in Napoli dove muore ed ha sepoltura. Sembra che il suo vero nome sia sconosciuto e per tal motivo egli sia denominato Pellegrino; a lui va ascritto il merito di aver scoperto una cura che, per la prima volta, libera i napoletani dall’imperversare della peste.

Sant’Emiliano, invece, è noto come medico la sua storia è legata alle persecuzioni in Africa nell’anno 484 sotto il re ariano Unnarico. La chiesa ed il palazzo ad essa annesso passano successivamente al Duca di Bagnoli, cui l’Ordine degli Speziali di Medicina di Napoli si rivolge per ottenere la concessione in enfiteusi della chiesa; 1’atto notarile stabilisce che vengano pagati ducati 18 di carlini d’argento annui. La Venerabile Arciconfraternita dei SS. Pellegrino ed Emiliano svolge una vasta attività sia religiosa che assistenziale, redige e pubblica, traendone utili, il Ricettario e la Tariffa dei medicinali, soggetti ad approvazione del Protomedico pro tempore, e si dota di proprie leggi per la tutela degli interessi della categoria.

Contestualmente gli Speziali assumono l’incarico di riedificare dalle fondamenta la chiesa, in gravi condizioni, godendo perciò anche del beneplacito delle autorità sia civili che ecclesiastiche.

Nel 1732 a Napoli l’incaricato per la riorganizzazione dell’università Monsignor Galiani nota che nello Studium napoletano “mancarvi anche la cattedra per insegnare la natura dei minerali, coll’uso de’ quali infiniti medicamenti si compongono. E sebbene sia una cattedra per insegnare a’ giovani l’uso dei semplici, e la natura delle erbe ch’entrano nella composizione d’infinite medicine, cioè della Botanica; ad ogni modo in questa le lezioni per i giovani sono di niuna utilità, poiché la descrizione di ciascun erba non viene accompagnata dall’osservazione oculare dell’erba medesima, non essendovi nello studio, l’orto dei semplici, come negli altri studi d’Europa”. La cattedra, senza orto per le esercitazioni, per richiesta al Ceto degli Speziali è assegnata ad Orazio Biancardo

11 maggio 1860: Garibaldi e i Mille sbarcano a Marsala

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11 maggio 1860: Garibaldi e i Mille sbarcano a Marsala

11 maggio 2018

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Ferdinando Carlo Maria di Borbone, per tutti Ferdinando II, diceva una sacrosanta verità. il suo Regno delle due Sicilie era difeso dall’acqua salata e dall’acqua benedetta. Ovvero dal mare e, nella sua parte settentrionale, dalla presenza dello Stato Pontificio in quel momento protetto dalla Francia. Suo figlio Francesco II, suo successore al trono, non poteva immaginare che l’11 maggio 1860, Giuseppe Garibaldi potesse sbarcare con i Mille a Marsala. Continua a leggere